Finisce la latitanza di Antonio Pelle detto “La mamma”. La polizia lo trova in un nascondiglio nella sua abitazione

questura-pelleDi Gabriella Lax

E’ finita la latitanza di Antonio Pelle “la mamma”. Catturato dalla squadra mobile di Reggio Calabria e dal personale del servizio centrale operativo della Polizia di Stato, 54 anni, nato a San Luca, capo della cosca Pelle Vaccareddu di San Luca, latitante dal 2011 ed inserito nell’elenco dei 100 latitanti più pericolosi stilato dal Ministero dell’Interno. L’uomo deve scontare una pena detentiva di 20 anni ed un mese di reclusione per i reati di associazione mafiosa, coltivazione illecita di sostanze stupefacenti, ricettazione, evasione e detenzione abusiva di armi e munizioni. L’arresto è avvenuto appena qualche ora fa. Così il questore Raffaele Grassi sottolinea in conferenza stampa che l’uomo stava per essere inserito nella lista dei 10 ricercati più pericolosi.

“Lo cercavamo da mesi – afferma il capo della Mobile Francesco Rattà – a casa sua aveva realizzato un nascondiglio di gran pregio, tra la stanza da letto ed il bagno, all’altezza del soffitto”. Vi si poteva accedere tramite un’apertura grande quanto una cassaforte domestica, celata dalla carta da parati”.

Una cattura particolarmente significativa, per il procuratore generale Federico Cafiero De Raho “Pelle è il capo della cosca che restò coinvolta nella strage di Duisburg, nel giorno di ferragosto del 2007”. Si tratta di quel Pelle capo dello schieramento criminale che commesso l’omicidio di Maria Strangio, nel Natale 206, e che si inquadra nel contesto più ampio della faida che dal 1991 insanguina San Luca e che vede contrapporsi le cosche Vottari “frunzu”, Pelle “vancheddu”, Romeo “stacchi”, da una parte e Strangio “jachi” e Nirta “versu”, dall’altra. Nel medesimo contesto criminale si inquadrano gli omicidi che hanno insanguinato la zona negli anni tra il 1991 ed il 1993. “La squadra Stato opera incondizionatamente – sottolinea De Raho – Pelle non si aspettava minimamente di essere catturato a casa sua”.

Il provvedimento di fermo fu indirizzato a Pelle il 30 agosto del 2007,di seguito ci fu il provvedimento di custodia cautelare datato 17 settembre dello stesso anno, nelcorso dell’operazione “Fehida”. L’uomo comunque riuscì a sottrarsi ai provvedimenti per venire poi arrestato il 16 ottobre dell’anno successivo mentre si trovava ad Ardore Marina, all’interno di un bunker sotterraneo. Il 19 marzo 2009 è il giorno della condanna a 13 anni di reclusione, provvedimento emesso dal gup di Reggio Calabria. Da qui il racconto di De Raho, secondo il quale, ingurgitando alcuni medicinali Pelle riesce a perdere peso e a dimagrire tanto che il suo stato diviene incompatibile con la custodia in carcere. Un perfetto piano in preparazione della successiva fuga, come si scoprì dopo una serie di intercettazioni. La corte d’appello di Reggio Calabria, il 14 aprile del 2011 sostituisce la custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari. Per un presunto grave stato di anoressia Pelle viene ricoverato nel carcere di Locri da dove riesce a fuggire sottraendosi alla misura restrittiva. Oggi invece la fine della latitanza, con la certezza espressa dal procuratore sul fattoche i capi ‘ndranghetisti, anche quando si nascondono, non si allontanano mai dai loro territori, se non pre brevi periodi.

Palazzo Crupi, l’incanto della “Casa delle farfalle” ancora in mostra fino al 5 ottobre

ec4a0546-copiaDi Gabriella Lax

Tra l’onirico ed il misterioso, affascinante e maestoso è il mondo delle farfalle. Uno spettacolo unico quello offerto a Reggio Calabria, al palazzo della cultura “Paquino Crupi”, dove è allestita la “Casa delle farfalle”, curata dagli entomologi Elvira Castiglione e Francesco Manti. Una mostra che avrebbe dovuto concludersi oggi e che, invece, per il successo registrato in questi giorni, è stata prolungata fino a giovedì 5 ottobre prossimo. img_20161002_114439Dietro le pesanti tende verdi del terzo piano della struttura si apre un mondo incantato in cui piante verdi e fiori fanno da scenari al volo epico delle più svariate specie di lepidotteri tropicali sono provenienti dalle regioni del Costa Rica, dell’Uganda, del Kenia, nel cuore della biodiversità. Ed i due entomologi con grande pazienza riescono a spiegare, a grandi e soprattutto ai bambini, il ciclo della vita di questi esseri piccoli e stupefacenti che “srotolano la loro proboscide quando vogliono mangiare, un po’ come gli elefanti, ma non toccano gli uomini”. Ed entrando nelle stanze si ha proprio l’impressione di fare un salto nello spazio in un atmosfera a tratti preistorica e selvaggia. Può succedere così che farfalle ec4a0569-copiasi poggino sui capelli, sui vestiti dei visitatori. Da un lato i tanti bozzoli, quelle che, un tempo erano state le incubatrici dalle quali nascono gli splendidi esemplari. Un tuffo di colori, dal blu acceso al rosso, dal bianco al mimetico verde. Si passa così dalla farfalla “morpho blu” alla farfalla “civetta” quella che, con due grandi occhi tatuati sulle ali, simula lo sguardo di un uccello notturno e riesce a sfuggire ai predatori. Con l’entomologa Castiglione ci confrontiamo su un mondo così vicino eppure così sconosciuto come quello degli insetti che costituiscono le specie più ec4a0552-copianumerose tra gli esseri viventi. Così imparo che le farfalle vedono i colori ultravioletti, il cui spettro l’occhio umano non è capace di distinguere. E le farfalle ci sentono, ma non con le orecchie come gli esseri umani, piuttosto riescono a decifrare le vibrazioni che i suoni emanano magari con le zampine. E poi una domanda devo farla. E la farfalla famigerata protagonista de “Il silenzio degli innocenti”? L’Acherontia atropos, sfinge testa di morto…è davvero così terribile?. Mi tranquillizzano “di notte fa visita agli alveari e si nutre del loro miele”. Correte al palazzo della Cultura, le farfalle vi aspettano per pochi giorni ancora, nel loro habitat naturale. In attesa che la casa delle farfalle, insieme a tutti gli altri insetti dei due entomologi possano trovare una nuova stabile collocazione, dopo aver abitato per tre anni, fino allo scorso giugno, ad Ecolandia. (foto Marco Costantino)

Renzi “Avendo risolto con la banda larga, l’A3 e le ferrovie, il ponte si farà”. E con il sisma che incombe come la mettiamo?

ponteDi Gabriella Lax

Garantisce che non si tratta di un regalo per Silvio Berlusconi che domani festeggerà i suoi primi 80 anni. Ha rispetto per le idee (se son giuste) seppur provenienti da un’altra parte politica. Il premier Matteo Renzi (ospite telefonico ad Rtl ) non si rimangia una parola sulle dichiarazioni speranzose per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina e di Reggio, l’opera mastodontica, da 98 mila posti di lavoro (anche qui risuona un po’ Silvio…), per sette anni di attività. Non si rimangia una virgola e precisa il presidente che due anni fa le sue parole erano state “Prima la banda larga ed i collegamenti peri treni insieme alla Salerno Reggio Calabria e poi possiamo pensare al ponte”. E dunque, a fronte di una banda larga rilanciata ed esaudiente (a suo dire), delle ferrovie siciliane che vanno bene e dell’A3 che sarà conclusa il prossimo 22 dicembre (se non vedo non credo), adesso si può guardare al ponte in prospettiva benevola. Anche perchè, a suo dire, si eviterebbe il contenzioso milionario tra lo Stato italiano e le società che avevano avuto l’impegno alla costruzione della mirabolante opera. Al premier a cui vogliamo tanto bene (eccezion fatta per il caos creato con la”Buona scuola”) per la stabilità politica, monetaria ed economica che ha contribuito a dare al Paese vorremo fare due appunti. Intanto alla faccia dei treni e collegamenti ricordiamo la situazione pietosa in cui versa tutta la Calabria che, in pochi anni, ha visto dimezzati e rallentati i collegamenti col resto dell’Italia. A ricordarcelo la manifestazione prevista per il 30 settembre per la ferrovia jonica. L’iniziativa consiste nell’invitare la popolazione a prendere il treno nella fascia oraria 8.00 – 20:00, per un viaggio simbolico di 30-60 km e prevede una massiccia e pacifica presenza nelle stazioni e sui treni per rivendicare il diritto alla mobilità ferroviaria su standard europei. Ma soprattutto sa ilpremier che cosa hanno detto gli studi in relazione all’elasticità che dovrebbe avere la struttura contro i terremoti? La zona dello Stretto è, e sarà sempre, soggetta a continui spostamenti. A ricordarlo il disastroso e terrificante sisma nello Stretto di Messina del 1908. Come ho saputo dopo una chiacchierata col geologo reggino Leonardo Tripodi, si è trattato di un cosiddetto terremoto di faglia in quanto nell’area del Nord Africa, l’area dello Stretto di Messina e l’Area a Sud Est della Grecia sono collegate da questa grossa faglia che viene continuamente sollecitata. E sempre sarà sollecitata perchè la continua sollevazione, a centinaia e centinaia di chilometri, determina un’immersione della faglia nordafricana che va a finire sotto la Grecia. Quanti decenni dunque potrebbe resistere un ponte sullo Stretto?

 

Reggio, museo diocesano: week end di scambi all’insegna dell’interculturalità

dsc07739Di Gabriella Lax

Se scambio cambio”. E cosa si può scambiare nella città dello Stretto, storicamente luogo di incontro di civiltà e fioritura di culture? Beni di prima necessità, da consegnare al coordinamento ecclesiale diocesano in vista degli sbarchi che si susseguono a Reggio in cambio dell’ingresso e delle visite gratuite alla centralissima struttura. E allora saranno due giorni di condivisione al museo diocesano di Reggio Calabria in occasione della quarta edizione delle “Giornate nazionali dei musei ecclesiastici nel segno dell’interculturalità”, promosse da AMEI (Associazione Musei Ecclesiastici Italiani). Sabato primo ottobre, dalle 16,30 Saverio Pazzano proporrà un reading letterario con testi sul Mediterraneo e sui temi del “viaggio”, dell’“incontro”, della “bellezza”: Viaggio sempre nei luoghi comuni porrà al centro del racconto il viaggio dentro una bellezza che, attraverso parole, musica, arte, è comune a tutti, oltre ogni steccato. Allestita negli spazi museali la mostra “Anime salve”, un vagito di speranza con le preziose immagini del fotografo Marco Costantino, catturate negli anni in occasione degli arrivi degli immigrati al porto di Reggio. Stamane, al museo diocesano, la presentazione degli eventi, con gli interventi di don Nino Pangallo, Direttore Caritas diocesana, Lucia Lojacono, Direttore Museo diocesano, Bruna Mangiola, Coordinamento diocesano migranti, Alessandro Cartisano, Casa Anawim, Giuggi Palmenta, progetto Macramè.

In tutto quasi cento musei in Italia aderiscono – spiega Lojacono – lo slogan è “Se scambio cambio”, che i vari musei hanno deciso di declinare in vario modo, e che noi abbiamo deciso di dedicare all’interculturalità: scambiamo storia, racconti, canzoni e musica con i ragazzi, minori migranti, ospitati nelle case d’accoglienza e nelle strutture reggine della diocesi, Casa Anawin, Santissima Annunziata, Parrocchia di Cannavò Riparo”. Il museo reggino dunque sabato e domenica promuove aperture straordinarie attuate in base al bando giovani per il sociale, promosso per sostenere azioni volte al rafforzamento della coesione sociale ed economica.

Una dinamica fuori dai luoghi comuni per i quali, museo, e per giunta ecclesiastico,farima con “vecchiume”, i visitatori ospiti potranno scoprire una realtà all’avanguardia, in grado di confrontarsi alla pari con gli altri musei cittadini.

Dodici i punti all’ordine del giorno, ma il consiglio freme per risolvere la vicenda Sogas

20160926_120052Di Gabriella Lax

Erano dodici stamane i punti all’ordine del giorno espressi in consiglio comunale a Reggio Calabria. Ma il pensiero di tutti era chiaramente rivolto alle vicende della Sogas, società di gestione dell’aeroporto reggino, che incalzano. Da un lato la data dell’assemblea dei soci per la ricostituzione del capitale, che sembra sia slittata al 3 ottobre, dall’altro l’udienza per scongiurare il fallimento e la scadenza del bando per la gestione. E allora c’è chi, come il consigliere Massimo Ripepi, lancia appelli durante la fase di preliminari del consiglio, ricordando dietrologie di città calabresi coalizzate contro Reggio. Chiede l’annullamento del bando della gestione Ripepi, ipotesi, dal nostro punto di vista impensabile oltre che dannosa poiché già esiste la revoca della gestione da parte di Enac per la Sogas e senza un bando davvero l’aeroporto sarebbe a rischio chiusura. In soccorso la risposta del consigliere delegato perle società Francesco Gangemi: non è necessario che si partecipi in due al bando (qui per scongiurare coalizioni tra i gestori degli aeroporti di Lamezia Terme e Crotone), nel caso in cui si dovesse partecipare in due il punteggio sarebbe più alto. E’ il consigliere Riccardo Mauro a presentare, a tal proposito, un ordine del giorno approvato dai consiglieri di maggioranza, favorevole antonino Maiolino per l’opposizione, Ripepi astenuto. Nel testo si legge “premesso che è stata richiesta in assemblea Sogas da parte del Comune di Reggio Calabria al Cda di attivare l’azione di responsabilità nei confronti dell’amministratore della stessa; che detta richiesta è stata reiterata nell’ultima assemblea dei soci cosa già fatta anche per altre società con partecipazione comunale (Atam, etc.); considerato che a tutt’oggi non si è dato corso alla richiesta avanzata dal Comune s’invita il sindaco di Reggio Calabria, anche nella sua qualità di sindaco metropolitano, e i consiglieri comunali che fanno parte del consiglio metropolitano di sottoporre all’ordine del giorno al prossimo consiglio metropolitano, impegnandosi ad attivare gli organi di competenza per tutte le azioni di responsabilità anche come città metropolitana quale ente subentrante alla Provincia di Reggio Calabria”. L’intenzione è dunque discutere della vicenda in sede del nuovo consiglio metropolitano.

20160926_120044Declamati poi i componenti delle due commissioni istituite a norma dell’articolo 42 dello statuto comunale. Nella commissione speciale permanente “pari opportunità” ci sono: Lina Barillà, Adele Bertè, Michela Calabrò, Erminia Chizzoniti, Carla Costantino, Novella Floridi, Luigia Florio, Antonella Gioia, Fortunata Giordano, Rita Leuzzi, Celeste Maltese, Maria Martino, Fiorella Megale, Giovanna Micalizzi, Serena Minniti, Elena Panuccio, Maria Gabriella Porpiglia, Daniela Rossi, Annunziata Tortorella. Della Commissione “politiche giovanili” fanno parte: Antonino Caridi, Luca Callea, Mario Cardia, Valeria Cilio, Alex Tripodi, Francesco Cuzzocrea, Luigi Iacopino, Domenico Labocceta, Giuggi Palmenta, Giuseppe Latella, Simone Libri, Marcantonio Malara, Lavinia Martino, Domenico Marra, Bianca Misitano, Giuseppe Princi, Angelica Serra, Massimiliano Tramontana, Domenico Zavettieri.

Dopo l’introduzione affidata alla consigliera Paola Serranò, che ha ne ha tracciato la storia con l’origine francese dell’istituto, è stato approvato il regolamento per l’istituzione ed il funzionamento del consiglio comunale dei ragazzi.

All’unanimità le 4 prese d’atto del verbale di consegna dei beni confiscati, destinati alla realizzazione di progetti volti ad offrire sul territorio servizi con finalità sociali, di housing sociale, illustrati dalla delegata del sindaco Nancy Iachino Si tratta di case popolari da assegnare a persone bisognose, di magazzini e negozi che non saranno privati della finalità per la quale erano nati e saranno utilizzati a scopo di lucro, i cui profitti finiranno in un apposito capitolo di bilancio.

L’approvazione di uno dei due debiti fuori bilancio viene fatta slittare alla prossima seduta del consiglio comunale, mentre vengono accolte con voto favorevole della maggioranza le due variazioni di bilancio presentate dal dirigente del settore tributi Giordano.

“Rizomata”, la cifra artistica di Kreszenzia Gehrer in mostra fino al 27 settembre

rizomata-mostra-di-kreszenzia-gehrerInaugurata lo scorso 25 settembre, presso lo studio fotografico di Giovanna Catalano la mostra di Kreszenzia Gehrer, curata da Eduardo Grillo, dottore di ricerca in semiotica, e allestita da Valentina Tebala, curatrice indipendente. La mostra, intitolata “Rizomata” sarà visitabile fino al 27 settembre e apre una mini rassegna artistica che indagherà, con i mezzi propri delle varie forme d’arte, il tema delle radici.

“Il Rizoma è nozione cardine della filosofia e della semiotica contemporanee; la linea di sviluppo labirintica e inclusiva che caratterizza la nostra cultura. Dei principi che guidano l’espansione rizomatica, uno è quello della ‘Molteplicità’; il Rizoma è un sistema aperto e mobile, infinitamente percorribile, che a ogni nodo consente nuove associazioni, nuove interpretazioni. Il Rizoma assorbe così il suo Ospite, colui che lo percorre, incorporando nel suo svolgimento le nuove interpretazioni, le mappe che egli disegna per orientarsi nel cammino.

La cifra di Kreszenzia Gehrer è il Rizoma. Ogni opera è un passo ulteriore che insegue la dinamica di accumulazione del senso, un costante incremento semantico e formale, di cui la mostra tenta di restituire la derivata.

Se il percorso eidetico-formale di Kreszenzia è rizomatico, lo è anche la cornice tematica. Il punto di partenza è infatti ‘Die Erde’, la Terra, il terreno sul quale si cresce e in cui rimangono le ‘radici’, sempre attive ma nascoste, seppellite. La Terra è il luogo da cui si proviene e al quale non si cessa di tornare; ‘Heimat’, il luogo-Madre sempre vagheggiato, il posto in cui si parla la lingua degli affetti. Ma non si tratta di una reminiscenza idilliaca. Il passo successivo è infatti il non-familiare, il Perturbante, che sempre incombe su ogni ritorno alle radici. Il Perturbante è ciò che spaventa, l’esperienza emotiva che scuote le certezze, ogni volta che emerge la natura ambigua degli oggetti consueti. ‘Das Unheimliche’ è il luogo dell’ambiguità, dell’indecidibilità emotiva.

E l’indecidibilità caratterizza anche i giochi dei bambini. Non sorprende allora che l’ultimo passo sia ‘Die Seele des Spielenden Kindes’, l’anima pura ma sempre in pericolo dei bambini che giocano i loro giochi, in cui l’innocenza si espone ai rischi dell’esperienza.”

Omaggio a Michele Barillaro, magistrato poeta. Nei suoi versi il presagio di morte

di Gabriella Lax

michele-barillaroMi troveranno con le mani nel fango e divorato/ d’insetti stanco e forse stremato ma/ finalmente tuo signora Africa”. Un triste presagio dei versi in cui forse per qualche istante il magistrato reggino Michele Barillaro aveva visto la sua morte quello contenuto nelle ultime righe della poesia “Africa”. Un pensiero di sicuro subito accantonato per tornare ai doveri quotidiani. E invece proprio l’Africa, amata terra lontana, lo ha inghiottito nel luglio del 2012, all’età di 44 anni, nei pressi di Otjiwarongo, in Namibia, in incidente stradale. Dal 9 luglio dello stesso anno non aveva più la scorta. Il 17 luglio, poco prima dell’incidente, aveva ricevuto delle minacce di morte inviate alle redazioni fiorentine de La Nazione e La Repubblica, nelle quali veniva esaltato il fatto che fosse stato tolto il dispositivo di protezione che gli era stato assegnato. Per ricordare il giovane magistrato morto in circostanze poco chiare, ieri pomeriggio la sala Monteleone di palazzo Campanella a Reggio Calabria ha ospitato “Aspettando la terra promessa/Storia di un magistrato: Omaggio a Michele Barillaro (1967-2012)”. All’incontro, patrocinato dal Consiglio Regionale della Calabria e coordinato da Tito Tropea, presidente Anassilaos Giovani, c’erano Piero Falcone, presidente del Tribunale di Agrigento, Ottavio Sferlazza, procuratore della Repubblica di Palmi,Titti Siciliano, avvocato e direttore scientifico del Centro Studi Istituto Italiano Anticorruzione. Alla memoria del giovanissimo magistrato sarà conferito il Premio Anassilaos “alla memoria”. “Un esempio alle future generazioni di come dovrebbe essere vissutala vita, col suo senso della morale del dovere e della giustizia”.IMG_0681 copia.jpg Le parole del padre, Raffaele Barillaro nel giorno in cui, alla presenza di tanti amici, leniscono poco una pena senza fine, quella della premorienza di un figlio ai genitori. Brillante magistrato, dal 1996 al 2006 è stato giudice del tribunale di Nicosia in provincia di Enna e consigliere applicato alla Corte d’assise d’appello a Caltanissetta. Tra il 1998 e il 2005 si è occupato di importanti casi, tra cui il “Borsellino ter” sulla strage di via d’Amelio, sull’attentato dell’Addaura contro Giovanni Falcone, sulla “Strage di Gela”, “Omicidio Ciancio”, “Piazza Pulita”. È stato consigliere applicato alla Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta dove ha redatto la sentenza nel processo Borsellino ter sulla strage di via D’Amelio e la sentenza nel processo a Totò Riina e altri per l’attentato all’Addaura contro Giovanni Falcone. Per la sua attività gli fu assegnato il premio internazionale “Rosario Livatino”. Nominato gip a Firenze, si è occupato dell’area anarco-insurrezionalista, ma soprattutto delle infiltrazioni mafiose e delle loro relazioni con l’enorme riciclaggio verso la Cina, che denunciò pubblicamente. Il magistrato, quando ancora non erano state emanate normative anticorruzione ad hoc, si era occupato della truffa aggravata al Servizio Sanitario Nazionale e dell’evasione fiscale a carico dei vertici dell’azienda farmaceutica Menarini.

img_0667-copia

“Grazie al suo incessante impegno – racconta Falcone, amico ecompagno dell’avventura professionale siciliana – Nicosia giunse ad essere uno dei tribunali più efficienti ed ancora oggi nel posto è vivo il ricordo della figura di Michele, degli incontri culturali programmati, con alte professionalità nel mondo della magistratura”. Falcone chiarisce “i miei rapporti son rimasti intensi anche dopo il suo trasferimento a Firenze. Eravamo riferimenti l’uno per l’altro. Le minacce che aveva ricevuto per delicati processi gettano ombre inquietanti sulla sua fine e affollano la mente di chi gli aveva voluto bene- quel che resta – sono i valori e gli entusiasmi di Michele che anche altri possono recepire e portare avanti”. E Sferlazza chiarisce la sua conoscenza di Barillaro dal punto di vista professionale (più che dal lato umano) “con un eloquio fluido ed appassionato”. Una conoscenza che continua dopo la scomparsa del magistrato attraverso i suoi scritti e le sue poesie.”Un modello di impegno e passione civile grazie alla sua sensibilità”-dice Sferlazza.

Titti Siciliano invece aveva conosciuto Barillaro per un file rouge che li accomunava “Lui aveva in testa un nuovo modello di giustizia che mi ha toccato ed ha fatto da gancio”. Ricorda il dolore del padre che “convive con l’idea di un figlio che c’è in un’altra dimensione”. Un poeta Barillaro, un magistrato che ha mostrato “passione e curiosità per la vita, mai vissuta con spavalderia e piena di senso di equilibrio”. Un “cercatore del senso” che, forse si è spinto troppo lontano. E poi ricorda che Michele, da giovane, era stato allievo di Gilda Trisolini, illustre poetessa reggina e, da qui, forse l’amore per le liriche, i versi che inizia a scrivere ai tempi del liceo e che prosegue all’università. “Tra cielo e terra” è la raccolta delle sue poesie. “In Michele traspare il dilemma etico della dimensione civile -e chiude – la sua è un’esemplarità che merita di essere proseguita sulle gambe di altri testimoni”. In chiusura l’intervento di Raffaele Barillaro, “Grazie sembra una parola di niente ma ha un enorme significato. La memoria aiuta a mantenere in vita il ricordo di mio figlio e a dare la sensazione che la persona amata è ancora accanto a noi-Ho cercato di mantenere viva la memoria finche lui possa vivere per tramandare un esempio alle future generazioni di come dovrebbe essere vissuto il senso della morale, del dovere, della giustizia”. (foto Marco Costantino)

La terra, caro Michele, non sarà fredda e non sarà mai nera, per le anime dei giusti.