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Crotone, ricoverata in un ospedale psichiatrico la giovane che ha soffocato la madre

carabinieriÈ stata arrestata in tarda serata la ventiduenne che nel primo pomeriggio di oggi aveva ucciso la propria madre, soffocandola. Al termine di un interrogatorio condotto, alla presenza dei suoi avvocati, presso la caserma del Comando Provinciale Carabinieri di Crotone, Federica Manica è stata ritenuta responsabile di omicidio volontario della madre Giovanna Salerno, di 48 anni. La Manica è ora ricoverata preso il reparto di Psichiatria dell’ospedale “S. Giovanni di Dio” di Crotone, ove si trova piantonata in attesa dell’udienza di convalida. Il delitto era stato commesso all’interno dell’abitazione occupata dalla vittima, dal marito pensionato e proprio dalla loro figlia. I Carabinieri, immediatamente intervenuti dopo essere stati allertati da una chiamata giunta sul “112”, avevano trovato il corpo senza vita della vittima riverso sul letto della camera matrimoniale, con accanto un sacchetto di plastica. Ancora aperti gli accertamenti su dinamica e movente, nell’ambito delle indagini condotte dai militari e dirette dal Pubblico Ministero dott.ssa Luisiana Di Vittorio, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Crotone. Nelle prossime ore la salma sarà invece sottoposta a esame autoptico, per chiarire ulteriori aspetti della vicenda.

Omaggio a Michele Barillaro, magistrato poeta. Nei suoi versi il presagio di morte

di Gabriella Lax

michele-barillaroMi troveranno con le mani nel fango e divorato/ d’insetti stanco e forse stremato ma/ finalmente tuo signora Africa”. Un triste presagio dei versi in cui forse per qualche istante il magistrato reggino Michele Barillaro aveva visto la sua morte quello contenuto nelle ultime righe della poesia “Africa”. Un pensiero di sicuro subito accantonato per tornare ai doveri quotidiani. E invece proprio l’Africa, amata terra lontana, lo ha inghiottito nel luglio del 2012, all’età di 44 anni, nei pressi di Otjiwarongo, in Namibia, in incidente stradale. Dal 9 luglio dello stesso anno non aveva più la scorta. Il 17 luglio, poco prima dell’incidente, aveva ricevuto delle minacce di morte inviate alle redazioni fiorentine de La Nazione e La Repubblica, nelle quali veniva esaltato il fatto che fosse stato tolto il dispositivo di protezione che gli era stato assegnato. Per ricordare il giovane magistrato morto in circostanze poco chiare, ieri pomeriggio la sala Monteleone di palazzo Campanella a Reggio Calabria ha ospitato “Aspettando la terra promessa/Storia di un magistrato: Omaggio a Michele Barillaro (1967-2012)”. All’incontro, patrocinato dal Consiglio Regionale della Calabria e coordinato da Tito Tropea, presidente Anassilaos Giovani, c’erano Piero Falcone, presidente del Tribunale di Agrigento, Ottavio Sferlazza, procuratore della Repubblica di Palmi,Titti Siciliano, avvocato e direttore scientifico del Centro Studi Istituto Italiano Anticorruzione. Alla memoria del giovanissimo magistrato sarà conferito il Premio Anassilaos “alla memoria”. “Un esempio alle future generazioni di come dovrebbe essere vissutala vita, col suo senso della morale del dovere e della giustizia”.IMG_0681 copia.jpg Le parole del padre, Raffaele Barillaro nel giorno in cui, alla presenza di tanti amici, leniscono poco una pena senza fine, quella della premorienza di un figlio ai genitori. Brillante magistrato, dal 1996 al 2006 è stato giudice del tribunale di Nicosia in provincia di Enna e consigliere applicato alla Corte d’assise d’appello a Caltanissetta. Tra il 1998 e il 2005 si è occupato di importanti casi, tra cui il “Borsellino ter” sulla strage di via d’Amelio, sull’attentato dell’Addaura contro Giovanni Falcone, sulla “Strage di Gela”, “Omicidio Ciancio”, “Piazza Pulita”. È stato consigliere applicato alla Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta dove ha redatto la sentenza nel processo Borsellino ter sulla strage di via D’Amelio e la sentenza nel processo a Totò Riina e altri per l’attentato all’Addaura contro Giovanni Falcone. Per la sua attività gli fu assegnato il premio internazionale “Rosario Livatino”. Nominato gip a Firenze, si è occupato dell’area anarco-insurrezionalista, ma soprattutto delle infiltrazioni mafiose e delle loro relazioni con l’enorme riciclaggio verso la Cina, che denunciò pubblicamente. Il magistrato, quando ancora non erano state emanate normative anticorruzione ad hoc, si era occupato della truffa aggravata al Servizio Sanitario Nazionale e dell’evasione fiscale a carico dei vertici dell’azienda farmaceutica Menarini.

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“Grazie al suo incessante impegno – racconta Falcone, amico ecompagno dell’avventura professionale siciliana – Nicosia giunse ad essere uno dei tribunali più efficienti ed ancora oggi nel posto è vivo il ricordo della figura di Michele, degli incontri culturali programmati, con alte professionalità nel mondo della magistratura”. Falcone chiarisce “i miei rapporti son rimasti intensi anche dopo il suo trasferimento a Firenze. Eravamo riferimenti l’uno per l’altro. Le minacce che aveva ricevuto per delicati processi gettano ombre inquietanti sulla sua fine e affollano la mente di chi gli aveva voluto bene- quel che resta – sono i valori e gli entusiasmi di Michele che anche altri possono recepire e portare avanti”. E Sferlazza chiarisce la sua conoscenza di Barillaro dal punto di vista professionale (più che dal lato umano) “con un eloquio fluido ed appassionato”. Una conoscenza che continua dopo la scomparsa del magistrato attraverso i suoi scritti e le sue poesie.”Un modello di impegno e passione civile grazie alla sua sensibilità”-dice Sferlazza.

Titti Siciliano invece aveva conosciuto Barillaro per un file rouge che li accomunava “Lui aveva in testa un nuovo modello di giustizia che mi ha toccato ed ha fatto da gancio”. Ricorda il dolore del padre che “convive con l’idea di un figlio che c’è in un’altra dimensione”. Un poeta Barillaro, un magistrato che ha mostrato “passione e curiosità per la vita, mai vissuta con spavalderia e piena di senso di equilibrio”. Un “cercatore del senso” che, forse si è spinto troppo lontano. E poi ricorda che Michele, da giovane, era stato allievo di Gilda Trisolini, illustre poetessa reggina e, da qui, forse l’amore per le liriche, i versi che inizia a scrivere ai tempi del liceo e che prosegue all’università. “Tra cielo e terra” è la raccolta delle sue poesie. “In Michele traspare il dilemma etico della dimensione civile -e chiude – la sua è un’esemplarità che merita di essere proseguita sulle gambe di altri testimoni”. In chiusura l’intervento di Raffaele Barillaro, “Grazie sembra una parola di niente ma ha un enorme significato. La memoria aiuta a mantenere in vita il ricordo di mio figlio e a dare la sensazione che la persona amata è ancora accanto a noi-Ho cercato di mantenere viva la memoria finche lui possa vivere per tramandare un esempio alle future generazioni di come dovrebbe essere vissuto il senso della morale, del dovere, della giustizia”. (foto Marco Costantino)

La terra, caro Michele, non sarà fredda e non sarà mai nera, per le anime dei giusti.

L’ospedale metropolitano sempre più una realtà. Firmato il protocollo tra l’azienda ospedaliera ed il Comune reggino. E dal 3 ottobre parte cardiochirurgia

img-20160922-wa0009Di Gabriella Lax

Inizia a prendere forma “l’ospedale metropolitano”, come è stato battezzato dal sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, il progetto di un nuovo nosocomio, realizzato ampliando gli ospedali Morelli del viale Europa. Stamane a palazzo San Giorgio a battesimo il protocollo d’intesa firmato con il direttore generale dell’azienda Bianchi Morelli Melacrino, Frank Benedetto.

“Si tratta di un altro passo avanti -chiarisce il primo cittadino in conferenza stampa – dopo la vittoria del bando Inail, dopo aver acquisito dal demanio i terreni che servono a riqualificare l’ospedale Morelli, oggi si firma il protocollo d’intesa che consente all’azienda ospedaliera di usufruire dei nostri responsabili degli uffici e dei dirigenti del settore lavori pubblici affinchè possano (gratuitamente) dare una mano per la stesura del progetto esecutivo”. Uno step in più verso i lavori che inizieranno fra sei mesi e che consentiranno alla città metropolitana di avere un presidio ospedaliero “all’avanguardia – prosegue il sindaco – che ha come obiettivo la dignità nei confronti del malato e che possa diventare un centro d’eccellenza che possa far evitare l’emigrazione sanitaria”. Un’opera strategica per Falcomatà poiché “realizzare il nuovo ospedale significa rigenerare un intero quartiere, il viale Europa. Un appuntamento che cambierà la vita dei cittadini e l’assetto urbanistico della città. Non si tratta di una cattedrale nel deserto ma di un’opera per la crescita cittadina. dsc_2555Da sindaco mi vergogno di ciò che è successo a Roma (il riferimento è alla bocciatura della candidatura della capitale per i giochi olimpici nds), mi sento privato di una grande occasione. E le buone occasioni non si possono perdere avendo paura che possano non andare a buon fine. Noi abbiamo ottenuto la fiducia dei cittadini e non possiamo deluderli”. E gli ospedali Riuniti? “Saranno utilizzati – chiude – come una sorta di pertinenza del parco Caserta”. Soddisfazione per il progetto espressa dal consigliere delegato alla sanità Valerio Misefari che ricorda il momento in cui, qualche mese fa, fu partorita l’idea del nuovo ospedale e che plaude all’amministrazione “per l’impegno profuso a livello romano perchè questo progetto possa essere realizzato”. La storia del nuovo progetto parte da lontano, chiarisce Benedetto “Quando ancora non era viva l’esigenza di rispondere alle criticità dell’adeguamento strutturale antisismico degli ospedali Riuniti avevamo fatto un calcolo sui 60 milioni di euro necessari (circa due milioni e mezzo a torre per 23 torri esistenti nella struttura nds)”. Adesso con 180 milioni di euro da investire nella zona del viale Europa si tratta del più grande finanziamento d’Italia”. Entro i prossimi 30 giorni il progetto potrà andare a bando, toccherò all’Inail indire la gara e poi partiranno i lavori da concludersi entro 5 anni, in linea di massima. Buone notizie da cardiochirurgia. “Il prossimo 3 ottobre – afferma il direttore – partirà l’attività ambulatoriale col servizio nazionale per la preparazione agli interventi”. (la seconda foto è di Marco Costantino)

Immigrati: il prefetto, in seduta coi sindaci, dispone la verifica della qualità dei servizi nei centri d’accoglienza

img_9738-copia(foto Marco Costantino)

Ad una settimana dal suo insediamento prosegue l’impegno del neo Prefetto di Reggio Calabria, Michele di Bari, per approfondire la tematica dell’accoglienza dei migranti. Si è svolta oggi una riunione con i sindaci della provincia per un approfondimento del tema dell’accoglienza dei migranti assegnati a questa provincia o qui giunti in seguito agli arrivi di navi nei Porti di Reggio Calabria e di Roccella Jonica. Preliminarmente il Prefetto ha illustrato i dati sulla presenza di migranti nel territorio provinciale. Dall’inizio dell’anno sono giunti nell’ambito delle operazioni del dispositivo “Triton” ben 1.550 migranti di cui 1397 minori stranieri non accompagnati. Attualmente in tutta la provincia è data ospitalità a 562 minori, di cui 432 sono ospitati nel Capoluogo. Sono presenti poi 564 migranti adulti, ospitati in primissima e prima accoglienza; inoltre operano, in provincia, diversi Centri SPRAR che offrono accoglienza di secondo livello a oltre 1000 migranti. Occorre dare dignità all’accoglienza ed assistenza ma nel rispetto della legalità ha fatto presente il Prefetto che ha poi preannunciato l’intendimento di avviare in tutte le strutture di prima e di seconda accoglienza la verifica sulla qualità dei servizi offerti a favore dei richiedenti asilo o di coloro che sono in possesso di protezione internazionale nonché sugli adempimenti delle rispettive associazioni e comunità.

dsc_1065-copiaNell’ambito dei temi trattati, il Prefetto ha ricordato, poi, che è aperto ancora il nuovo bando SPRAR e ha sollecitato i Comuni della provincia che ancora non hanno partecipato a offrire la disponibilità all’accoglienza. In tale direzione ha ricordato le innovazioni introdotte dal Decreto Ministeriale 10 agosto 2016 rispetto alle procedure di accesso al finanziamento delle strutture di accoglienza nella rete SPRAR e ha altresì posto l’attenzione sulle recenti disposizioni di cui alla legge n. 160/2016 relativa all’attivazione, da parte del Prefetto di centri dedicati ai minori stranieri non accompagnati.Il Prefetto di Bari si è poi soffermato sull’azione di governance che intende attuare in questa provincia per dare risposte significative in termini di accoglienza dei migranti ma anche di coesione sociale. A tale riguardo ha rappresentato l’esigenza che la rete di assistenza e di accoglienza dei Comuni, peraltro particolarmente intensificata nelle ultime settimane, sia ulteriormente implementata affinchè possa essere effettivamente assicurata, nell’intera provincia, una vera e propria presenza diffusa dei migranti, per evitare l’eccessiva concentrazione di immigrati in pochi territori. Nell’intendimento che la questione dell’integrazione e dell’accoglienza agli immigrati deve privilegiare la risposta più adeguata in termini di collaborazione e intese tra Istituzioni, Enti competenti, Associazioni e Organismi associativi e di volontariato, il Prefetto ha posto poi particolare accento sulle note criticità inerenti al reperimento di strutture per l’accoglienza dei migranti provenienti dagli sbarchi o qui destinati in base ai piani di riparto ministeriali nonché quella dei minori stranieri non accompagnati, che incide in modo sostanziale sul Comune Capoluogo, quale località di arrivo delle navi. Su tali aspetti il Prefetto ha invitato i Sindaci a manifestare le loro disponibilità a forme di accoglienza e a individuare, nei loro territori, di immobili atti a poter offrire adeguata ospitalità ai migranti. Nel contempo il Prefetto ha evidenziato che le strutture debbono, comunque, essere conformi alle normative in materia di urbanistica, di edilizia e di prevenzione incendi, di igiene e di sicurezza. Il Prefetto infine ha fatto presente che sarà, altresì, diramata una circolare ai Comuni per verificare, nei Comuni in cui sono presenti migranti in prima accoglienza, iniziative per lo svolgimento di attività di volontariato da parte dei migranti.

Interdittive, la prima “gatta da pelare” per il nuovo prefetto Di Bari. Ma l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro…

prefetturadi Gabriella Lax

C‘è già una bella “gatta da pelare” che lo aspetta. Si tratta del coro di voci che si levano da parte dei dipendenti (e delle loro famiglie) delle attività commerciali chiuse a causa delle interdittive antimafia. Si insedierà stamattina il nuovo prefetto di Reggio Calabria Michele Di Bari.  Certo che ci sono due esigenze da tutelare e bisognerà torvare un modo per riuscirci. Da un lato mettere un freno alle attività criminali ed impedire ai tentacoli del malaffaredi utilizzare aziende per incrementare il loro patrimonio. Dall’altro salvaguardare l’occupazione, triste piaga del Sud, che in una città come Reggio viene mortificata e quotidianamente dalla mancanza di posti di lavoro. Ma a dirimere la controversia, la risposta dovrebbe puntualmente arrivare dall’alto. Dal nostro punto di vista “La Repubblica democratica, fondata sul lavoro” costituirebbe un chiaro e valido punto di partenza per le esigenze da contemperare.

Fatto sta che il consiglio comunale, proprio qualche giorno fa, ha approvato una mozione a tutela dei livelli occupazionali delle ditte che sono state colpite da interdittive, trasmettendo l’oridine delgiorno al tavolo nazionale Anci e chiedendo al Governo la possibilità di rivedere la normativa e di estendere l’applicazione della misura di straordinaria e temporanea gestione anche nei casi oggi non tassativamente previsti dalla legge. Questo  (come sottolineato dal sindaco Giuseppe Falcomatà) nel pieno rispetto della ratio contro la criminalità alla base delle interdittive. Con una puntualità che spacca il minuto arriva stamane l’ennesimo appello dei dipendneti del bar Sireneuse e di quello degli ospedali Riuniti, chiusi dal 28 luglio scorso, a causa delle interdittive antimafia.

“Come un fulmine a ciel sereno ci siamo ritrovati nell’arco di poche ore- scrivono i dipendenti-  a subire il dramma della disoccupazione e questo non perché l’azienda ci ha licenziati, né perché, come spesso succede dalle nostre parti, si è avviata una crisi aziendale per la quale saremmo stati messi in cassa integrazione. Tutto ciò è avvenuto per una norma iniqua ed assolutamente lesiva dei diritti dei lavoratori stessi. Ci viene difficile capirne i motivi ed ancora più difficile addentrarci nei meandri di un sistema che ha messo in atto procedure, che se da un lato hanno portato alla revoca della licenze, dall’altro avrebbero dovuto tenere conto in via prioritaria, del mantenimento del livello occupazionale” – queste le parole dei dipendenti del Bar Sireneuse e Ospedale, che continuano -“Sono decisioni che, hanno perso di vista l’aspetto socio-economico, che nel caso che ci riguarda ed in una realtà come la nostra non possono essere poste in secondo piano ne trattate con estrema superficialità”. Epoi, a proposito della mozione comunale, “Questa occasione è stata per noi una possibilità che vorremmo non venisse sprecata” – concludono i dipendenti – “perché al di là dei buoni propositi intuiamo che i tempi non saranno brevi, di questo purtroppo siamo consapevoli e fortemente preoccupati. Auspichiamo che le prese di posizione che su più fronti sono statale ribadite, a tutela del nostro diritto al lavoro, non rappresentino pura demagogia. Non abbiamo bisogno della pacca sulle spalle né della commiserazione dei tanti. Abbiamo necessità di ritornare al più presto alla nostra occupazione”.

Abusi sulla ragazzina, don Zampaglione “I bambini violati sono un grido che sale a Dio”. Il Comune di Reggio vuole costituirsi parte civile

donne violenzeDi Gabriella Lax

Traumi che solo l’amore ed il tempo potranno guarire quelli della giovane di Melito Porto Salvo che per anni ha subito violenze. Un caso che è balzato ieri agli onori della cronaca con l’arresto dei suoi aguzzini nel corso dell’operazione “Ricatto”, messa a segno dai carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria e della compagnia di Melito, su mandato della Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

Hanno volti qualunque, perchè i mostri hanno sembianze umane. Quelle dei parenti, a volte, o dei cari amici di famiglia, o come nel caso della calabrese, del primo amore, con il carico emotivo di speranze ed aspettative che comporta. La comunità reggina ne esce sconvolta ed indignata dopo la diffusione della storia dai particolari scabrosi ed aberranti per le modalità in cui, in questi terribili anni, si sono susseguite le violenze anche di gruppo sulla ragazza. Lunedì alle 18 a piazza Italia ci sarà un presidio di Collettiva Autonomia “#ilsilenzioècomplicità”.

Parroco ed educatore, sulla vicenda interviene don Giovanni Zampaglione, cita il vangelo di Matteo (“Chi invece scandalizza uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da un asino e fosse gettato negli abissi del mare”) e spiega “Mi permetto di dire che i bambini sono il frutto più bello della benedizione che il Creatore ha dato all’uomo e alla donna. E’ triste, vergognoso e disumano vedere questi abusi sui bambini (insieme ad emarginazione, abbandono, sfruttamento per indegni traffici o commerci). Sono un grido che sale a Dio. Coni bambini non si scherza. Bisogna rispettarli ed amarli sempre”.

Ed il Comune di Reggio Calabria annuncia che intende costituirsi parte civile nel processo contro i bruti. Di questa intenzione si fa portatore l’assessore al bilancio Armando Neri che, in una nota, nel tardo pomeriggio di ieri, sottolinea “Fatico a definire uomo chi abusa in gruppo e ripetutamente di una bambina di appena 13 anni. Credo che di fronte a questi episodi di violenza sorda e aberrante, l’indignazione della comunità non possa più bastare, bisogna andare oltre, senza indugio, senza omertà. La solidarietà alle vittime non può bastare. Chiederò al Sindaco Metropolitano Giuseppe Falcomatà, sensibile ed attento nella tutela dei diritti dei più deboli, al Consiglio Regionale tutto, al Presidente della Giunta Mario Oliverio e al Consiglio comunale di Melito Porto Salvo di costituirsi parte civile nel processo contro il branco di Melito Porto Salvo. La comunità melitese, reggina e metropolitana sono fortemente turbate, le istituzioni devono essere tutte presenti per condannare questi gesti disumani, interrotti solo dal provvidenziale intervento delle forze dell’ordine e della magistratura che ringrazio per l’opera meritoria di pulizia che stanno portando avanti sul nostro territorio”.

Risolto in poche ore il giallo di Fossato Jonico, all’origine dell’omicidio di Pizzichemi un debito da 2000 euro

TRIPODI Giuseppe cl. '65Si è risolto in poche ore con l’arresto di un 51enne, Giuseppe Tripodi (in foto), grazie alle indagine condotte dai Carabinieri della compagnia Melito Porto Salvo, il giallo dell’omicidio di Giuseppe Antonio Pizzichemi, avvenuto ieri a Fossato Jonico, frazione di Montebello, provincia di Reggio Calabria. Il 30 agosto 2016 sono da poco trascorse le 18.30 quando la tranquillità di Fossato, piccola frazione del comune di Montebello Jonico (RC) viene di colpo interrotta dal fragore di alcuni colpi di arma da fuoco seguito dalle disperate urla di alcune persone. “venite subito in via dei Mulini hanno sparato ad un uomo”, queste le parole pronunciate al numero di Pronto Intervento 112. Nel giro di pochissimi minuti quindi, la Centrale Operativa della Compagnia Carabinieri di Melito Porto Salvo (RC) inoltra la notizia alle pattuglie presenti sul territorio che tempestivamente giungono sul luogo. Di lì a breve arriverà anche un’ambulanza del 118 sulla quale verrà caricato l’uomo ferito poco prima ma il cui cuore smetterà di battere durante la disperata corsa in ospedale. Il tempestivo intervento massiccio dei carabinieri melitensi si rivelerà risolutivo. Una 15ina di uomini dell’Arma difatti, non perdono un attimo di tempo, iniziano a battere la zona palmo a palmo e, dopo averli individuati, interrogano tutti i testimoni e le persone presenti riuscendo, nel giro di pochissimo tempo, a ricostruire, con assoluta chiarezza, la dinamica dei fatti. La persona uccisa si chiamava Giuseppe Antonio PIZZICHEMI 50enne residente nella frazione di Fossato, titolare di un frantoio che a quanto sembra, negli ultimi tempi aveva dovuto chiudere per problemi economici e con qualche piccolo precedente penale alle spalle per reati di poco conto. A sparare invece, il 51enne Giuseppe TRIPODI, incensurato, padre di 5 figli. I due si conoscevano da tempo ed alla base del gesto, un diverbio per un debito di circa 2.000 euro che la vittima aveva nei confronti di uno dei figli del TRIPODI per alcuni lavori agricoli che quest’ultimo aveva fatto nel tempo ma mai saldati. Nel tardo pomeriggio di ieri, il PIZZICHEMI che si trovava nel cortile antistante l’abitazione del TRIPODI unitamente ad alcuni parenti di quest’ultimo che invece era affacciato al balcone della propria abitazione sito al primo piano. Il TRIPODI avrebbe chiesto all’uomo di saldare quel debito. Da qui il diverbio, sarebbero volate parole grosse fin quando il PIZZICHEMI, in tono di sfida, avrebbe invitato il TRIPODI a raggiungerlo in strada per “chiarire definitivamente la questione”. È a questo punto che il TRIPODI, in parte accecato dalla rabbia ed in parte per un gesto che avrebbe commesso il PIZZICHEMI, tanto da far ritenere all’omicida che l’uomo potesse essere armato, sarebbe rientrato immediatamente in casa e, dopo aver impugnato una pistola Beretta cal. 7.65 regolarmente detenuta, si sarebbe riaffacciato puntando la pistola sull’uomo e facendo fuoco 3 volte. Il PIZZICHEMI avrebbe tentato di trovare riparo dietro un’autovettura ma i tre colpi, che lo hanno attinto all’addome ed a una gamba si sono rivelati fatali. Le immediate e tempestive attività di indagine, svolte con metodi tradizionali, sono state decisive, ed hanno infatti consentito di risalire immediatamente all’identità del killer, che veniva poco dopo rintracciato all’interno della propria abitazione consegnando ai Carabinieri anche l’arma del delitto. Immediatamente dichiarato in stato di arresto e condotto negli uffici della Compagnia Carabinieri di Melito Porto Salvo (RC) lo stesso, già in stato di arresto, veniva interrogato fino a notte fonda, alla presenza del suo difensore, dal magistrato di turno O, rendendo, nel corso dell’atto, piena confessione. Al termine dell’interrogatorio, Giuseppe TRIPODI veniva tradotto presso la casa circondariale “G. PANZERA” di Reggio Calabria.

Comunicato stampa carabinieri di Reggio Calabria