Interdittive, la prima “gatta da pelare” per il nuovo prefetto Di Bari. Ma l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro…

prefetturadi Gabriella Lax

C‘è già una bella “gatta da pelare” che lo aspetta. Si tratta del coro di voci che si levano da parte dei dipendenti (e delle loro famiglie) delle attività commerciali chiuse a causa delle interdittive antimafia. Si insedierà stamattina il nuovo prefetto di Reggio Calabria Michele Di Bari.  Certo che ci sono due esigenze da tutelare e bisognerà torvare un modo per riuscirci. Da un lato mettere un freno alle attività criminali ed impedire ai tentacoli del malaffaredi utilizzare aziende per incrementare il loro patrimonio. Dall’altro salvaguardare l’occupazione, triste piaga del Sud, che in una città come Reggio viene mortificata e quotidianamente dalla mancanza di posti di lavoro. Ma a dirimere la controversia, la risposta dovrebbe puntualmente arrivare dall’alto. Dal nostro punto di vista “La Repubblica democratica, fondata sul lavoro” costituirebbe un chiaro e valido punto di partenza per le esigenze da contemperare.

Fatto sta che il consiglio comunale, proprio qualche giorno fa, ha approvato una mozione a tutela dei livelli occupazionali delle ditte che sono state colpite da interdittive, trasmettendo l’oridine delgiorno al tavolo nazionale Anci e chiedendo al Governo la possibilità di rivedere la normativa e di estendere l’applicazione della misura di straordinaria e temporanea gestione anche nei casi oggi non tassativamente previsti dalla legge. Questo  (come sottolineato dal sindaco Giuseppe Falcomatà) nel pieno rispetto della ratio contro la criminalità alla base delle interdittive. Con una puntualità che spacca il minuto arriva stamane l’ennesimo appello dei dipendneti del bar Sireneuse e di quello degli ospedali Riuniti, chiusi dal 28 luglio scorso, a causa delle interdittive antimafia.

“Come un fulmine a ciel sereno ci siamo ritrovati nell’arco di poche ore- scrivono i dipendenti-  a subire il dramma della disoccupazione e questo non perché l’azienda ci ha licenziati, né perché, come spesso succede dalle nostre parti, si è avviata una crisi aziendale per la quale saremmo stati messi in cassa integrazione. Tutto ciò è avvenuto per una norma iniqua ed assolutamente lesiva dei diritti dei lavoratori stessi. Ci viene difficile capirne i motivi ed ancora più difficile addentrarci nei meandri di un sistema che ha messo in atto procedure, che se da un lato hanno portato alla revoca della licenze, dall’altro avrebbero dovuto tenere conto in via prioritaria, del mantenimento del livello occupazionale” – queste le parole dei dipendenti del Bar Sireneuse e Ospedale, che continuano -“Sono decisioni che, hanno perso di vista l’aspetto socio-economico, che nel caso che ci riguarda ed in una realtà come la nostra non possono essere poste in secondo piano ne trattate con estrema superficialità”. Epoi, a proposito della mozione comunale, “Questa occasione è stata per noi una possibilità che vorremmo non venisse sprecata” – concludono i dipendenti – “perché al di là dei buoni propositi intuiamo che i tempi non saranno brevi, di questo purtroppo siamo consapevoli e fortemente preoccupati. Auspichiamo che le prese di posizione che su più fronti sono statale ribadite, a tutela del nostro diritto al lavoro, non rappresentino pura demagogia. Non abbiamo bisogno della pacca sulle spalle né della commiserazione dei tanti. Abbiamo necessità di ritornare al più presto alla nostra occupazione”.

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