Archivio | settembre 5, 2016

Violenza sulla ragazzina a Melito, il garante Marziale “L’età per il consenso sessuale va alzata da 14 a 16 anni”

Di Gabriella Lax

marzialeLe fiaccolate non m’interessano. Se e quando si aprirà il processo il garante si costituirà parte civile”. Antonio Marziale è perentorio nel corso della conferenza stampa a palazzo Campanella stamattina. Di storiacce che riguardano i minori nella sua lunga carriera ne ha viste davvero tante, eppure dopo i fatti di Melito spiega “E’ una storia che va oltre l’immaginario, quello che ho letto è raccapricciate, supera tutto ciò che umanamente si possa pensare. Si sono mischiate tanti fattori – chiarisce – coloro che sapevano ed hanno taciuto li metto sullo stesso piano morale di chi commesso le violenze”. E poi evidenzia “E’ un atteggiamento che non riguarda solo la Calabria o le nostre zone, perchè le coltri di indifferenza sono dappertutto qui risuona di più perchè di mezzo c’è il fattore criminale”.

Durante l’incontro coi giornalisti Marziale ha chiarito che, quando e se, si aprirà il processo, il garante si costituirà parte civile. Gioisce della presa di posizione medesima del presidente ella Regione Mario Oliverio (“Non lasceremo sola una figlia della Calabria”) e della vicinanza del presidente del consiglio regionale Nicola Irto. Accanto a lui, Pietro Marino, presidente dell’Unicef e Mario Nasone di “Crescere insieme”.

Marzile chiederà che il limite per il consenso sessuale sia innalzato da 14 a 16 anni, come già succede in tanti paesi.

 

Interdittive, il prefetto:”Un tema che ho già affrontato e che affronterò con lo spirito costruttivo che deve animare gli uomini e le donne del buon governo”

IMG_9724 copiaDi Gabriella Lax

“Le interdittive antimafia sono uno strumento efficacissimo, anzi il nuovo sistema di white list e della banca unica dei dati consente di accelerare i procedimenti. Ma spesso è ovvio che si tratta di provvedimenti che hanno una immediata ricaduta dal punto di vista lavorativo sulle aziende. Il consiglio comunale ha posto la questione all’ordine del giorno con le domande al Governo per comprendere, in via amministrativa, cosa si può fare perchè un’impresa, sottoposta ad interdittiva possa continuare nell’attività. Un tema che ho già affrontato e che affronterò con lo spirito costruttivo che deve animare gli uomini e le donne del buon governo. Porremo la questione nella giusta dimensione. In termini di urgenza per le ricadute che ha avuto in questo territorio”. Il punto focale che interessa è come questo nuovo prefetto affronterà le emergenze di Reggio Calabria. Per questo motivo, tra le prime domande, ci si è focalizzati sull’attuale tema delle interdittive antimafia. Mattinata densa di appuntamenti per Michele Di Bari che sostiuisce Claudio Sammartino al palazzo di via Miraglia. Di buon ora l’incontro con il procuratore generale Federico Cafiero De Raho, Dopo aver salutato i dirigenti e il personale della prefettura, Di Bari ha incontrando alle 10.30 Giuseppe Falcomatà, sindaco della Città Metropolitana, alle 11.15 l’Arcivescovo Metropolita di Reggio Calabria – Bova e alle 12 il presidente della Provincia. La fitta mattinata si è conclusa alle 13 con l’incontro con gli organi di stampa. “La Calabria – spiega Di Bari, forte di una pregressa missione a Vibo Valentia – è una terra va amata per ciò che è, combattendo strenuamente ciò che non va, in quasiasi ambito,con tutte le misure possibile. E’ un territorio che va promosso e va sostenuto, la parte che mi compete c’è ed è presente. Saremo sul pezzo” chiarisce riportandosi alla sua esperienza di giornalista. E evidenzia poi il rapporto tra la prefettura e il Comune, facendo memoria dell’esperienza commissariele della città dello Stretto. “Anche i comuni come le prefetture siamo chiamati ad applicare le leggi. La prefettura esericita controllo degli ogani del Comune ma non degli atti. Dobbiamo avere cognizione di fatti ed atti che vengono portati alla nostra attenzione. Non so se la ferita si è cicatrizzata, non sono un medico o un infermiere. So che il mio predecessore stava lavorando ad un protocollo di verifica degli appalti, lavoro che perseguiremo in quanto si tratta di un ottimo strumento”. Una stagione quella che si appresta a cominciare, difficile, in una terra difficile, con le emergenze sbarchi, minori non accompagnati e caporalato che bussano alle porte. (foto Marco Costantino)

Il sindaco Falcomatà al prefetto Di Bari: “Pienezza dei diritti miglior auspicio per opera di servizio verso la comunità”

sindaco e prefetto 2«Rivolgo i miei più cordiali saluti, insieme con gli auguri di buon lavoro, al nuovo Prefetto di Reggio Calabria Michele Di Bari, al quale va il benvenuto da parte della comunità reggina, dell’Amministrazione comunale e dalla Città Metropolitana che rappresento». E’ quanto ha dichiarato il Sindaco Metropolitano di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà a margine dell’incontro tenutosi questa mattina a Palazzo San Giorgio con il nuovo Prefetto Michele Di Bari. «Ho accolto con viva soddisfazione le parole del Prefetto Di Bari – ha aggiunto il Sindaco Metropolitano – che nella sua prima lettera pubblica alle istituzioni cittadine ha richiamato la necessità di vivere la pienezza dei diritti. Sono parole importanti soprattutto in una terra difficile e complessa come la nostra, un territorio di frontiera dove le Istituzioni rappresentano un baluardo importante per la comunità. Credo sia il miglior auspicio per l’inizio di un percorso di collaborazione istituzionale, a servizio dei cittadini, per l’affermazione della cultura della legalità sul nostro territorio e per la lotta a tutte le organizzazioni criminali».

Il nuovo prefetto Michele Di Bari: “Entrerò nella Vostra storia per respirare le Vostre speranze”. Magari…

xCon gioia vengo tra Voi per percorrere le strade di un territorio che ha bisogno, nella quotidianità, della forza costruttiva di tutti coloro che avvertono la legalità quale strumento di crescita e di sviluppo.  Tutti siamo chiamati a vivere la pienezza dei diritti, laddove la cultura di una popolazione con antiche radici, conserva intatta la vivacità di un pensiero capace di irrobustire l’intelaiatura di una società laboriosa che guarda al suo futuro con fiducia e rinnovato impegno. Ernest Hemingway asseriva: “Dobbiamo abituarci all’idea che ai più importanti bivi della nostra vita non c’è segnaletica”.  E nei crocevia della nostra vita, i principi costituzionali ed i valori che nel passato hanno progressivamente formato una civiltà in cui ognuno si rispecchiava per seguire scrupolosamente le sue regole, rappresentano un insostituibile tracciato.  In tal modo, il riconoscersi nella solidarietà, nel mutuo soccorso, nella cultura e nella sua storia, hanno rivelato al mondo intero la forza di una Popolazione che sa sempre rialzarsi, anche dopo due distruttivi terremoti, e sa reagire ai soprusi ed alla lesione della dignità umana, la cui azione spesso è rallentata da forme di illegalità. Ed agli uomini ed alle donne che vivono dentro la cornice costituzionale, tanti e animati da passioni forti, le Istituzioni devono assicurare adeguati livelli della qualità della vita, soprattutto nei confronti dei diversamente abili, e prevenire con vigore il malaffare. Entrerò nella Vostra storia  per respirare le Vostre speranze, ma anche per farmi carico della diuturna richiesta di sicurezza che in questa Città metropolitana è fortemente sentita al pari della tutela dei diritti. Nell’esercizio della funzione affidatami dal Governo, su proposta del Signor Ministro dell’Interno, della quale sono onorato, spenderò ogni energia con impegno, lealtà, trasparenza e disponibilità al dialogo e con l’obiettivo di sostenere la rete virtuosa delle relazioni tra Istituzioni, statali e locali, Società civile e Privato sociale. Dedicherò massima attenzione al rispetto dei Diritti della Persona, al buon andamento delle Autonomie,  alla salvaguardia della sicurezza, alla difesa dell’ambiente e del territorio, alla tutela di coloro che vivono in condizione di bisogno. Con tali sentimenti, rivolgo il più cordiale saluto alla popolazione, ai Parlamentari, alle Autorità religiose, politiche, civili e militari, alla Magistratura, al Presidente della Giunta Regionale, ai Sindaci e agli Amministratori regionali e locali, agli Esponenti degli ambienti economici, imprenditoriali e produttivi, ai Rappresentanti delle Organizzazioni dei lavoratori, ai Responsabili e agli Operatori degli Organi d’informazione, alle Organizzazioni ed Associazioni di volontariato, culturali, sportive, ricreative e di servizi e ai Dirigenti degli Uffici Pubblici. (foto marchiodoc.it)

Michele di Bari

Interdittive, la prima “gatta da pelare” per il nuovo prefetto Di Bari. Ma l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro…

prefetturadi Gabriella Lax

C‘è già una bella “gatta da pelare” che lo aspetta. Si tratta del coro di voci che si levano da parte dei dipendenti (e delle loro famiglie) delle attività commerciali chiuse a causa delle interdittive antimafia. Si insedierà stamattina il nuovo prefetto di Reggio Calabria Michele Di Bari.  Certo che ci sono due esigenze da tutelare e bisognerà torvare un modo per riuscirci. Da un lato mettere un freno alle attività criminali ed impedire ai tentacoli del malaffaredi utilizzare aziende per incrementare il loro patrimonio. Dall’altro salvaguardare l’occupazione, triste piaga del Sud, che in una città come Reggio viene mortificata e quotidianamente dalla mancanza di posti di lavoro. Ma a dirimere la controversia, la risposta dovrebbe puntualmente arrivare dall’alto. Dal nostro punto di vista “La Repubblica democratica, fondata sul lavoro” costituirebbe un chiaro e valido punto di partenza per le esigenze da contemperare.

Fatto sta che il consiglio comunale, proprio qualche giorno fa, ha approvato una mozione a tutela dei livelli occupazionali delle ditte che sono state colpite da interdittive, trasmettendo l’oridine delgiorno al tavolo nazionale Anci e chiedendo al Governo la possibilità di rivedere la normativa e di estendere l’applicazione della misura di straordinaria e temporanea gestione anche nei casi oggi non tassativamente previsti dalla legge. Questo  (come sottolineato dal sindaco Giuseppe Falcomatà) nel pieno rispetto della ratio contro la criminalità alla base delle interdittive. Con una puntualità che spacca il minuto arriva stamane l’ennesimo appello dei dipendneti del bar Sireneuse e di quello degli ospedali Riuniti, chiusi dal 28 luglio scorso, a causa delle interdittive antimafia.

“Come un fulmine a ciel sereno ci siamo ritrovati nell’arco di poche ore- scrivono i dipendenti-  a subire il dramma della disoccupazione e questo non perché l’azienda ci ha licenziati, né perché, come spesso succede dalle nostre parti, si è avviata una crisi aziendale per la quale saremmo stati messi in cassa integrazione. Tutto ciò è avvenuto per una norma iniqua ed assolutamente lesiva dei diritti dei lavoratori stessi. Ci viene difficile capirne i motivi ed ancora più difficile addentrarci nei meandri di un sistema che ha messo in atto procedure, che se da un lato hanno portato alla revoca della licenze, dall’altro avrebbero dovuto tenere conto in via prioritaria, del mantenimento del livello occupazionale” – queste le parole dei dipendenti del Bar Sireneuse e Ospedale, che continuano -“Sono decisioni che, hanno perso di vista l’aspetto socio-economico, che nel caso che ci riguarda ed in una realtà come la nostra non possono essere poste in secondo piano ne trattate con estrema superficialità”. Epoi, a proposito della mozione comunale, “Questa occasione è stata per noi una possibilità che vorremmo non venisse sprecata” – concludono i dipendenti – “perché al di là dei buoni propositi intuiamo che i tempi non saranno brevi, di questo purtroppo siamo consapevoli e fortemente preoccupati. Auspichiamo che le prese di posizione che su più fronti sono statale ribadite, a tutela del nostro diritto al lavoro, non rappresentino pura demagogia. Non abbiamo bisogno della pacca sulle spalle né della commiserazione dei tanti. Abbiamo necessità di ritornare al più presto alla nostra occupazione”.