Archivio | settembre 3, 2016

Polistena, sette colpi di arma da fuoco contro i vicini dopo un litigio

carabinieriAncora colpi di pistola, ancora per futili motivi. E’ successo a Polistena, nel reggino, nel pomeriggio di oggi. Per fortuna senza conseguenze mortali. Erano le 14.30 quando, nei pressi ed all’interno dell’autofficina dei fratelli MANAGÒ, un uomo esplodeva complessivamente nr. 7 (sette) colpi di pistola, attingendo MANAGÒ Graziano, di anni 55 da Polistena (RC), già noto alle FF.OO., ed il germano MANAGÒ Elio Antonio, di anni 44 da Polistena (RC), incensurato. Seguito occorso entrambi venivano soccorsi e ricoverati all’Ospedale di Polistena (RC), in prognosi riservata, non in pericolo di vita, poiché affetti da ferite da colpi d’arma da fuoco rispettivamente il primo alla gamba sinistra ed al braccio destro ed il secondo al braccio ed alla zona sotto ascellare sinistra. L’immediata attività d’indagine consentiva ai Carabinieri della Compagnia di Taurianova di ricostruire puntualmente l’accaduto ed individuare il responsabile identificato in CONDOLUCI Serafino, di anni 55 da Polistena (RC), fattorino, già noto alle FF.OO.,che veniva rintracciato poco distante nella zona industriale di quel comune mentre tentava di allontanarsi a bordo della propria autovettura e sottoposto a fermo di indiziato di delitto per i reati di tentato omicidio e porto e ricettazione di arma da fuoco. Il movente del gesto è riconducibile a reiterati litigi pregressi per questioni di vicinato, l’ultimo dei quali avvenuto  nella mattinata odierna. L’arrestato, al termine delle formalità di rito, è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Palmi (RC).

(comunicato stampa dei carabinieri di Reggio Calabria)

Il sindaco Falcomatà sul branco di Melito: “Scendiamo in piazza per riscattare la comunità”

sindaco«Le violenze collettive del branco di Melito Porto Salvo nei confronti di una bambina di appena 13 anni rappresentano una sconfitta pesante per l’intera comunità calabrese. Non solo per i fatti, gravissimi in sé, che dovrebbero richiamare ad una riflessione profonda sulla condizione malata che spinge un manipolo di bestie poco più che maggiorenni ad abusare ripetutamente di una bambina soggiogandola fisicamente e mentalmente». E’ quanto si legge in una nota a firma del Sindaco Metropolitano di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà. «Ci sono due fattori – prosegue la nota – sui quali va comunque posto un accento ulteriore: il primo è il contesto ‘ndranghetista all’interno del quale si sono verificati gli osceni episodi messi alla luce dall’indagine della magistratura reggina. Il secondo certamente il velo di silenzio omertoso che ha coperto questa vicenda. Come è possibile che nessuno sapesse nulla? Come è possibile che un’intera comunità abbia lasciato che una bambina bruciasse tra le fiamme di un inferno fatto di molestie, di violenza e di schiavitù per cosi tanto tempo. I fatti di Melito Porto Salvo in sostanza condannano un’intera comunità, che ora deve necessariamente fare i conti con se stessa e con la genesi patologica che ha consentito che quelle barbare ed inaudite violenze fossero perpetrate praticamente sotto la luce del sole». «Condannando quei fatti – scrive ancora il Sindaco Falcomatà – è necessario condannare il contesto entro il quale quegli stessi fatti si sono generati. E quindi la mentalità ‘ndranghetista dei padrini che vorrebbero ergersi a padroni di una comunità, tenendola di fatto in ostaggio, barattando il silenzio con la violenza, l’omertà con l’intimidazione». «Ho apprezzato la dura presa di posizione pubblica rilevata dall’Assessore reggino Armando Neri, che per primo ha sollevato la necessità per le istituzioni, tutte, nessuna esclusa, di squarciare quel velo di silenzio e di omertà che ha ammantato questa vicenda, costituendosi parte civile nel processo contro gli aguzzini della tredicenne di Melito. Da Sindaco Metropolitano mi attiverò affinché tutte le istituzioni si schierino prontamente dalla parte giusta, rappresentando lo sdegno dell’intera comunità metropolitana e condannando apertamente ed in tutti i modi possibili quello scempio». «Ma ritengo che ciò non possa bastare – conclude il Sindaco – l’intera comunità di Melito Porto Salvo è chiamata ad uno slancio collettivo che porti in strada lo sdegno e la condanna nei confronti di questi tragici avvenimenti. I cittadini di Melito Porto Salvo e di tutta la nostra Città Metropolitana hanno una grande occasione: la comunità deve riscattarsi. E deve farlo presto, organizzando un’iniziativa pubblica che manifesti apertamente la voglia di cambiamento e di riscatti di chi non vuole più continuare a subire in silenzio. Lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo a questa terra, lo dobbiamo ai nostri figli. E’ ora di uscire pubblicamente e scegliere da che parte stare». (foto Marco Costantino)

Abusi sulla ragazzina, don Zampaglione “I bambini violati sono un grido che sale a Dio”. Il Comune di Reggio vuole costituirsi parte civile

donne violenzeDi Gabriella Lax

Traumi che solo l’amore ed il tempo potranno guarire quelli della giovane di Melito Porto Salvo che per anni ha subito violenze. Un caso che è balzato ieri agli onori della cronaca con l’arresto dei suoi aguzzini nel corso dell’operazione “Ricatto”, messa a segno dai carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria e della compagnia di Melito, su mandato della Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

Hanno volti qualunque, perchè i mostri hanno sembianze umane. Quelle dei parenti, a volte, o dei cari amici di famiglia, o come nel caso della calabrese, del primo amore, con il carico emotivo di speranze ed aspettative che comporta. La comunità reggina ne esce sconvolta ed indignata dopo la diffusione della storia dai particolari scabrosi ed aberranti per le modalità in cui, in questi terribili anni, si sono susseguite le violenze anche di gruppo sulla ragazza. Lunedì alle 18 a piazza Italia ci sarà un presidio di Collettiva Autonomia “#ilsilenzioècomplicità”.

Parroco ed educatore, sulla vicenda interviene don Giovanni Zampaglione, cita il vangelo di Matteo (“Chi invece scandalizza uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da un asino e fosse gettato negli abissi del mare”) e spiega “Mi permetto di dire che i bambini sono il frutto più bello della benedizione che il Creatore ha dato all’uomo e alla donna. E’ triste, vergognoso e disumano vedere questi abusi sui bambini (insieme ad emarginazione, abbandono, sfruttamento per indegni traffici o commerci). Sono un grido che sale a Dio. Coni bambini non si scherza. Bisogna rispettarli ed amarli sempre”.

Ed il Comune di Reggio Calabria annuncia che intende costituirsi parte civile nel processo contro i bruti. Di questa intenzione si fa portatore l’assessore al bilancio Armando Neri che, in una nota, nel tardo pomeriggio di ieri, sottolinea “Fatico a definire uomo chi abusa in gruppo e ripetutamente di una bambina di appena 13 anni. Credo che di fronte a questi episodi di violenza sorda e aberrante, l’indignazione della comunità non possa più bastare, bisogna andare oltre, senza indugio, senza omertà. La solidarietà alle vittime non può bastare. Chiederò al Sindaco Metropolitano Giuseppe Falcomatà, sensibile ed attento nella tutela dei diritti dei più deboli, al Consiglio Regionale tutto, al Presidente della Giunta Mario Oliverio e al Consiglio comunale di Melito Porto Salvo di costituirsi parte civile nel processo contro il branco di Melito Porto Salvo. La comunità melitese, reggina e metropolitana sono fortemente turbate, le istituzioni devono essere tutte presenti per condannare questi gesti disumani, interrotti solo dal provvidenziale intervento delle forze dell’ordine e della magistratura che ringrazio per l’opera meritoria di pulizia che stanno portando avanti sul nostro territorio”.