Tredicenne violentata per due anni, nel silenzio di chi sapeva a Melito Porto Salvo (operazione Ricatto)

20160902_102003Di Gabriella Lax

Almeno due volte alla settimana andavano a prenderla all’uscita di scuola e poi a turno, ripetutamente, la violentavano in appartamenti o addirittura in macchina. A nulla erano serviti i tentativi di sottrarsi ai suoi carnefici. La giovane veniva ripresa e poi ricattata dalle foto che avevano scattato i suoi aguzzini. Da qui il nome dell’operazione “Ricatto”. Non stiamo parlando di un paese orientale, l’orribile storia si è perpetrata a Melito Porto Salvo, provincia di Reggio Calabria. La vittima è una ragazzina di tredici anni, rimasta per due lunghi anni, in mano ai suoi aguzzini. Stamane i Carabinieri della Compagnia di Melito Porto Salvo, su ordine della Procura della Repubblica di Reggio Calabria e della Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni di Reggio Calabria, hanno dato esecuzione a nove misure cautelari nei confronti di altrettanti soggetti, emesse dal gip del Tribunale di Reggio Calabria ed una, da quello c/o il Tribunale dei Minorenni di Reggio Calabria. Le persone colpite dai provvedimenti, tutte di Melito di Porto Salvo (RC) sono: Iamonte Giovanni, di anni 30, già noto alle FF.OO.;Benedetto Daniele, di anni 21, già noto alle FF.OO.; Principato Pasquale di anni 22, positivo in BB.DD.; Nucera Michele di anni 22, incensurato; Schimizzi Davide di anni 22, incensurato; Tripodi Lorenzo di anni 21, incensurato; Verduci Antonio di anni 22, incensurato; tutti destinatari della misura cautelare della custodia cautelare in carcere; e G.G. 18enne, che al momento dei fatti, era minorenne, destinatario della misura cautelare della Custodia Cautelare in una Comunità; Pitasi Domenico Mario di anni 24, incensurato. Tutti, sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di violenza sessuale di gruppo aggravata, atti sessuali con minorenne, detenzione di materiale pedopornografico, violenza privata, atti persecutori, lesioni personali aggravate e di favoreggiamento personale. “Un reato particolarmente odioso, oltre che per la fattispecie, ma per il modo in cui ostinatamente è stato portato avanti da coloro che oggi sono destinatari dei provvedimenti di custodia cautelare” spiega il comandante provinciale dei carabinieri Lorenzo Falferi. Al tavolo, nel corso della conferenza articolata svoltasi nella sede del comando provinciale dell’Arma reggina, c’erano anche Gaetano Paci, procuratore della Repubblica aggiunto, Gianluca Piccione, comandante della compagnia dei carabinieri di Melito Porto Salvo, Antonio Caminiti, comandante della stazione dei carabinieri di Melito e Vincenzo Franzese, comandante del reparto operativo di Reggio Calabria. A raccontare i fatti il procuratore della Repubblica Federico Cafiero De Raho “Si tratta di una ragazzina di 13 anni, cresciuta in una famiglia coi genitori separati, psicologicamente debole e fragile, esposta alle lusinghe per le attenzioni che le aveva dedicato un giovane, Giovanni Iamonte (figlio di Remiglio Iamonte, attualmente detenuto, ritenuto capo dell’omonima cosca di ‘ndrangheta, operante in quel contesto territoriale) allora ventenne – afferma il procuratore generale – che aveva iniziato una relazione con la ragazza”. Da qui la giovane era stata “condivisa” sessualmente con amici dell’uomo. Su tutta questa situazione di violenza (la giovane confessa che era terrorizzata dal solo sguardo di Iamonte) si innesta “la soggezione tipica degli ambienti di ndrangheta che purtoppo inquinano i nostri territorio”. La giovane veniva presa a scuola (quindi qualcuno nei mesi doveva aver notato qualcosa nds), fatta salire in auto e portata in abitazioni o nella stessa auto per essere violentata. La ragazza, quindi, viene costretta ad avere rapporti sessuali dapprima con colui che riteneva di amare e successivamente, in un crescendo degli orrori, con un numero sempre più ampio di suoi amici. Tra la fine del 2013 e gli inizi del 2015, gli arrestati hanno più volte abusato sessualmente, anche in gruppo, della giovane ragazza che, nei primi episodi patiti, non aveva ancora compiuto i 14 anni.Nel 2014 però la ragazza era riuscita a sganciarsi da questo gioco perverso in cui era stata intrappolata ed aveva iniziato una relazione con un giovane del posto. Quest’ultimo però è stato dallo stesso branco, minacciato, intimidito e percosso affinchè si separasse dalla giovane. E così era stato. “Tutto questo – evidenzia De Raho – senza che nessuno abbia sentito l’esigenza di denunciare. Solo nell’estate del 2015 i genitori si presentarono ai carabinieri, dopo il riferimento di una fonte confidenziale; e anche un avvocato si presentò dal procuratore Paci”. Un territorio malato, dove in tanti sapevano e quasi nessuno parlava. Coloro che cercavano di sollevare la questione venivano intimiditi. Anche i genitori in un primo momento, temendo l’ira di Iamonte, avevano avuto un atteggiamento omertoso. La madre della ragazzina aveva rapporti lavorativi con la famiglia Iamonte. “Queste terribili vicende hanno trovato terreno fertile in territorio in cui l’omertà vige sovrana – dice De Raho – sembra che non esistano altre forme di condotta che piegarsi ai voleri del violento. Si pensa che queste persone possano far tutto. Pensiamo che queste cose accadano in paesi lontani dal nostro ma in realtà questo succede pure qui. Quando si sveglieranno le persone?”. La ragazzina aveva cercato di raccontare la sua storia in un tema a scuola. Il film dell’orrore e le violenze sono continuate ancora e ce n’è voluto affinchè insegnati e genitori si accorgessero del dramma che si stava consumando. Adesso la ragazza sarà adeguatamente tutelata.

4 thoughts on “Tredicenne violentata per due anni, nel silenzio di chi sapeva a Melito Porto Salvo (operazione Ricatto)

  1. Povera ragazza queste persone che hanno commesso questo orrore mi chiedo hanno una coscienza o una sorella della stessa età io non sono un giudice ma certi elementi dovrebbero avere ergastolo x violenza su minori e ragazze fragili io auguro a questa ragazzina di avere una vita migliore anche se non è facile dimenticare spero che venga aiutata da medici psicologi e da tutte le persone che gli vogliono bene gli è stata rubata la sua innocenza e la sua bellissima età io sono calabrese è sono fiera della mia regione ma quando sento che succedano queste cose e la gente che sapeva e non parlava si deve vergognare e pensare che poteva essere sua figlia quello che ha passato questa ragazzina adesso è libera da questo inferno che ha subito x 2 anni e gli auguro di avere il meglio tutto quello che gli è stato rubato x la sua giovane età

    • Grazie Chiara per il tuo contributo. E’ tutto quello che ci auguriamo di cuore dopo aver conosciuto questo triste e orrendo spaccato. Spero davvero che possa superare questa trauma enorme…

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