Archivio | settembre 2016

Renzi “Avendo risolto con la banda larga, l’A3 e le ferrovie, il ponte si farà”. E con il sisma che incombe come la mettiamo?

ponteDi Gabriella Lax

Garantisce che non si tratta di un regalo per Silvio Berlusconi che domani festeggerà i suoi primi 80 anni. Ha rispetto per le idee (se son giuste) seppur provenienti da un’altra parte politica. Il premier Matteo Renzi (ospite telefonico ad Rtl ) non si rimangia una parola sulle dichiarazioni speranzose per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina e di Reggio, l’opera mastodontica, da 98 mila posti di lavoro (anche qui risuona un po’ Silvio…), per sette anni di attività. Non si rimangia una virgola e precisa il presidente che due anni fa le sue parole erano state “Prima la banda larga ed i collegamenti peri treni insieme alla Salerno Reggio Calabria e poi possiamo pensare al ponte”. E dunque, a fronte di una banda larga rilanciata ed esaudiente (a suo dire), delle ferrovie siciliane che vanno bene e dell’A3 che sarà conclusa il prossimo 22 dicembre (se non vedo non credo), adesso si può guardare al ponte in prospettiva benevola. Anche perchè, a suo dire, si eviterebbe il contenzioso milionario tra lo Stato italiano e le società che avevano avuto l’impegno alla costruzione della mirabolante opera. Al premier a cui vogliamo tanto bene (eccezion fatta per il caos creato con la”Buona scuola”) per la stabilità politica, monetaria ed economica che ha contribuito a dare al Paese vorremo fare due appunti. Intanto alla faccia dei treni e collegamenti ricordiamo la situazione pietosa in cui versa tutta la Calabria che, in pochi anni, ha visto dimezzati e rallentati i collegamenti col resto dell’Italia. A ricordarcelo la manifestazione prevista per il 30 settembre per la ferrovia jonica. L’iniziativa consiste nell’invitare la popolazione a prendere il treno nella fascia oraria 8.00 – 20:00, per un viaggio simbolico di 30-60 km e prevede una massiccia e pacifica presenza nelle stazioni e sui treni per rivendicare il diritto alla mobilità ferroviaria su standard europei. Ma soprattutto sa ilpremier che cosa hanno detto gli studi in relazione all’elasticità che dovrebbe avere la struttura contro i terremoti? La zona dello Stretto è, e sarà sempre, soggetta a continui spostamenti. A ricordarlo il disastroso e terrificante sisma nello Stretto di Messina del 1908. Come ho saputo dopo una chiacchierata col geologo reggino Leonardo Tripodi, si è trattato di un cosiddetto terremoto di faglia in quanto nell’area del Nord Africa, l’area dello Stretto di Messina e l’Area a Sud Est della Grecia sono collegate da questa grossa faglia che viene continuamente sollecitata. E sempre sarà sollecitata perchè la continua sollevazione, a centinaia e centinaia di chilometri, determina un’immersione della faglia nordafricana che va a finire sotto la Grecia. Quanti decenni dunque potrebbe resistere un ponte sullo Stretto?

 

Reggio, museo diocesano: week end di scambi all’insegna dell’interculturalità

dsc07739Di Gabriella Lax

Se scambio cambio”. E cosa si può scambiare nella città dello Stretto, storicamente luogo di incontro di civiltà e fioritura di culture? Beni di prima necessità, da consegnare al coordinamento ecclesiale diocesano in vista degli sbarchi che si susseguono a Reggio in cambio dell’ingresso e delle visite gratuite alla centralissima struttura. E allora saranno due giorni di condivisione al museo diocesano di Reggio Calabria in occasione della quarta edizione delle “Giornate nazionali dei musei ecclesiastici nel segno dell’interculturalità”, promosse da AMEI (Associazione Musei Ecclesiastici Italiani). Sabato primo ottobre, dalle 16,30 Saverio Pazzano proporrà un reading letterario con testi sul Mediterraneo e sui temi del “viaggio”, dell’“incontro”, della “bellezza”: Viaggio sempre nei luoghi comuni porrà al centro del racconto il viaggio dentro una bellezza che, attraverso parole, musica, arte, è comune a tutti, oltre ogni steccato. Allestita negli spazi museali la mostra “Anime salve”, un vagito di speranza con le preziose immagini del fotografo Marco Costantino, catturate negli anni in occasione degli arrivi degli immigrati al porto di Reggio. Stamane, al museo diocesano, la presentazione degli eventi, con gli interventi di don Nino Pangallo, Direttore Caritas diocesana, Lucia Lojacono, Direttore Museo diocesano, Bruna Mangiola, Coordinamento diocesano migranti, Alessandro Cartisano, Casa Anawim, Giuggi Palmenta, progetto Macramè.

In tutto quasi cento musei in Italia aderiscono – spiega Lojacono – lo slogan è “Se scambio cambio”, che i vari musei hanno deciso di declinare in vario modo, e che noi abbiamo deciso di dedicare all’interculturalità: scambiamo storia, racconti, canzoni e musica con i ragazzi, minori migranti, ospitati nelle case d’accoglienza e nelle strutture reggine della diocesi, Casa Anawin, Santissima Annunziata, Parrocchia di Cannavò Riparo”. Il museo reggino dunque sabato e domenica promuove aperture straordinarie attuate in base al bando giovani per il sociale, promosso per sostenere azioni volte al rafforzamento della coesione sociale ed economica.

Una dinamica fuori dai luoghi comuni per i quali, museo, e per giunta ecclesiastico,farima con “vecchiume”, i visitatori ospiti potranno scoprire una realtà all’avanguardia, in grado di confrontarsi alla pari con gli altri musei cittadini.

Dodici i punti all’ordine del giorno, ma il consiglio freme per risolvere la vicenda Sogas

20160926_120052Di Gabriella Lax

Erano dodici stamane i punti all’ordine del giorno espressi in consiglio comunale a Reggio Calabria. Ma il pensiero di tutti era chiaramente rivolto alle vicende della Sogas, società di gestione dell’aeroporto reggino, che incalzano. Da un lato la data dell’assemblea dei soci per la ricostituzione del capitale, che sembra sia slittata al 3 ottobre, dall’altro l’udienza per scongiurare il fallimento e la scadenza del bando per la gestione. E allora c’è chi, come il consigliere Massimo Ripepi, lancia appelli durante la fase di preliminari del consiglio, ricordando dietrologie di città calabresi coalizzate contro Reggio. Chiede l’annullamento del bando della gestione Ripepi, ipotesi, dal nostro punto di vista impensabile oltre che dannosa poiché già esiste la revoca della gestione da parte di Enac per la Sogas e senza un bando davvero l’aeroporto sarebbe a rischio chiusura. In soccorso la risposta del consigliere delegato perle società Francesco Gangemi: non è necessario che si partecipi in due al bando (qui per scongiurare coalizioni tra i gestori degli aeroporti di Lamezia Terme e Crotone), nel caso in cui si dovesse partecipare in due il punteggio sarebbe più alto. E’ il consigliere Riccardo Mauro a presentare, a tal proposito, un ordine del giorno approvato dai consiglieri di maggioranza, favorevole antonino Maiolino per l’opposizione, Ripepi astenuto. Nel testo si legge “premesso che è stata richiesta in assemblea Sogas da parte del Comune di Reggio Calabria al Cda di attivare l’azione di responsabilità nei confronti dell’amministratore della stessa; che detta richiesta è stata reiterata nell’ultima assemblea dei soci cosa già fatta anche per altre società con partecipazione comunale (Atam, etc.); considerato che a tutt’oggi non si è dato corso alla richiesta avanzata dal Comune s’invita il sindaco di Reggio Calabria, anche nella sua qualità di sindaco metropolitano, e i consiglieri comunali che fanno parte del consiglio metropolitano di sottoporre all’ordine del giorno al prossimo consiglio metropolitano, impegnandosi ad attivare gli organi di competenza per tutte le azioni di responsabilità anche come città metropolitana quale ente subentrante alla Provincia di Reggio Calabria”. L’intenzione è dunque discutere della vicenda in sede del nuovo consiglio metropolitano.

20160926_120044Declamati poi i componenti delle due commissioni istituite a norma dell’articolo 42 dello statuto comunale. Nella commissione speciale permanente “pari opportunità” ci sono: Lina Barillà, Adele Bertè, Michela Calabrò, Erminia Chizzoniti, Carla Costantino, Novella Floridi, Luigia Florio, Antonella Gioia, Fortunata Giordano, Rita Leuzzi, Celeste Maltese, Maria Martino, Fiorella Megale, Giovanna Micalizzi, Serena Minniti, Elena Panuccio, Maria Gabriella Porpiglia, Daniela Rossi, Annunziata Tortorella. Della Commissione “politiche giovanili” fanno parte: Antonino Caridi, Luca Callea, Mario Cardia, Valeria Cilio, Alex Tripodi, Francesco Cuzzocrea, Luigi Iacopino, Domenico Labocceta, Giuggi Palmenta, Giuseppe Latella, Simone Libri, Marcantonio Malara, Lavinia Martino, Domenico Marra, Bianca Misitano, Giuseppe Princi, Angelica Serra, Massimiliano Tramontana, Domenico Zavettieri.

Dopo l’introduzione affidata alla consigliera Paola Serranò, che ha ne ha tracciato la storia con l’origine francese dell’istituto, è stato approvato il regolamento per l’istituzione ed il funzionamento del consiglio comunale dei ragazzi.

All’unanimità le 4 prese d’atto del verbale di consegna dei beni confiscati, destinati alla realizzazione di progetti volti ad offrire sul territorio servizi con finalità sociali, di housing sociale, illustrati dalla delegata del sindaco Nancy Iachino Si tratta di case popolari da assegnare a persone bisognose, di magazzini e negozi che non saranno privati della finalità per la quale erano nati e saranno utilizzati a scopo di lucro, i cui profitti finiranno in un apposito capitolo di bilancio.

L’approvazione di uno dei due debiti fuori bilancio viene fatta slittare alla prossima seduta del consiglio comunale, mentre vengono accolte con voto favorevole della maggioranza le due variazioni di bilancio presentate dal dirigente del settore tributi Giordano.

“Rizomata”, la cifra artistica di Kreszenzia Gehrer in mostra fino al 27 settembre

rizomata-mostra-di-kreszenzia-gehrerInaugurata lo scorso 25 settembre, presso lo studio fotografico di Giovanna Catalano la mostra di Kreszenzia Gehrer, curata da Eduardo Grillo, dottore di ricerca in semiotica, e allestita da Valentina Tebala, curatrice indipendente. La mostra, intitolata “Rizomata” sarà visitabile fino al 27 settembre e apre una mini rassegna artistica che indagherà, con i mezzi propri delle varie forme d’arte, il tema delle radici.

“Il Rizoma è nozione cardine della filosofia e della semiotica contemporanee; la linea di sviluppo labirintica e inclusiva che caratterizza la nostra cultura. Dei principi che guidano l’espansione rizomatica, uno è quello della ‘Molteplicità’; il Rizoma è un sistema aperto e mobile, infinitamente percorribile, che a ogni nodo consente nuove associazioni, nuove interpretazioni. Il Rizoma assorbe così il suo Ospite, colui che lo percorre, incorporando nel suo svolgimento le nuove interpretazioni, le mappe che egli disegna per orientarsi nel cammino.

La cifra di Kreszenzia Gehrer è il Rizoma. Ogni opera è un passo ulteriore che insegue la dinamica di accumulazione del senso, un costante incremento semantico e formale, di cui la mostra tenta di restituire la derivata.

Se il percorso eidetico-formale di Kreszenzia è rizomatico, lo è anche la cornice tematica. Il punto di partenza è infatti ‘Die Erde’, la Terra, il terreno sul quale si cresce e in cui rimangono le ‘radici’, sempre attive ma nascoste, seppellite. La Terra è il luogo da cui si proviene e al quale non si cessa di tornare; ‘Heimat’, il luogo-Madre sempre vagheggiato, il posto in cui si parla la lingua degli affetti. Ma non si tratta di una reminiscenza idilliaca. Il passo successivo è infatti il non-familiare, il Perturbante, che sempre incombe su ogni ritorno alle radici. Il Perturbante è ciò che spaventa, l’esperienza emotiva che scuote le certezze, ogni volta che emerge la natura ambigua degli oggetti consueti. ‘Das Unheimliche’ è il luogo dell’ambiguità, dell’indecidibilità emotiva.

E l’indecidibilità caratterizza anche i giochi dei bambini. Non sorprende allora che l’ultimo passo sia ‘Die Seele des Spielenden Kindes’, l’anima pura ma sempre in pericolo dei bambini che giocano i loro giochi, in cui l’innocenza si espone ai rischi dell’esperienza.”

Omaggio a Michele Barillaro, magistrato poeta. Nei suoi versi il presagio di morte

di Gabriella Lax

michele-barillaroMi troveranno con le mani nel fango e divorato/ d’insetti stanco e forse stremato ma/ finalmente tuo signora Africa”. Un triste presagio dei versi in cui forse per qualche istante il magistrato reggino Michele Barillaro aveva visto la sua morte quello contenuto nelle ultime righe della poesia “Africa”. Un pensiero di sicuro subito accantonato per tornare ai doveri quotidiani. E invece proprio l’Africa, amata terra lontana, lo ha inghiottito nel luglio del 2012, all’età di 44 anni, nei pressi di Otjiwarongo, in Namibia, in incidente stradale. Dal 9 luglio dello stesso anno non aveva più la scorta. Il 17 luglio, poco prima dell’incidente, aveva ricevuto delle minacce di morte inviate alle redazioni fiorentine de La Nazione e La Repubblica, nelle quali veniva esaltato il fatto che fosse stato tolto il dispositivo di protezione che gli era stato assegnato. Per ricordare il giovane magistrato morto in circostanze poco chiare, ieri pomeriggio la sala Monteleone di palazzo Campanella a Reggio Calabria ha ospitato “Aspettando la terra promessa/Storia di un magistrato: Omaggio a Michele Barillaro (1967-2012)”. All’incontro, patrocinato dal Consiglio Regionale della Calabria e coordinato da Tito Tropea, presidente Anassilaos Giovani, c’erano Piero Falcone, presidente del Tribunale di Agrigento, Ottavio Sferlazza, procuratore della Repubblica di Palmi,Titti Siciliano, avvocato e direttore scientifico del Centro Studi Istituto Italiano Anticorruzione. Alla memoria del giovanissimo magistrato sarà conferito il Premio Anassilaos “alla memoria”. “Un esempio alle future generazioni di come dovrebbe essere vissutala vita, col suo senso della morale del dovere e della giustizia”.IMG_0681 copia.jpg Le parole del padre, Raffaele Barillaro nel giorno in cui, alla presenza di tanti amici, leniscono poco una pena senza fine, quella della premorienza di un figlio ai genitori. Brillante magistrato, dal 1996 al 2006 è stato giudice del tribunale di Nicosia in provincia di Enna e consigliere applicato alla Corte d’assise d’appello a Caltanissetta. Tra il 1998 e il 2005 si è occupato di importanti casi, tra cui il “Borsellino ter” sulla strage di via d’Amelio, sull’attentato dell’Addaura contro Giovanni Falcone, sulla “Strage di Gela”, “Omicidio Ciancio”, “Piazza Pulita”. È stato consigliere applicato alla Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta dove ha redatto la sentenza nel processo Borsellino ter sulla strage di via D’Amelio e la sentenza nel processo a Totò Riina e altri per l’attentato all’Addaura contro Giovanni Falcone. Per la sua attività gli fu assegnato il premio internazionale “Rosario Livatino”. Nominato gip a Firenze, si è occupato dell’area anarco-insurrezionalista, ma soprattutto delle infiltrazioni mafiose e delle loro relazioni con l’enorme riciclaggio verso la Cina, che denunciò pubblicamente. Il magistrato, quando ancora non erano state emanate normative anticorruzione ad hoc, si era occupato della truffa aggravata al Servizio Sanitario Nazionale e dell’evasione fiscale a carico dei vertici dell’azienda farmaceutica Menarini.

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“Grazie al suo incessante impegno – racconta Falcone, amico ecompagno dell’avventura professionale siciliana – Nicosia giunse ad essere uno dei tribunali più efficienti ed ancora oggi nel posto è vivo il ricordo della figura di Michele, degli incontri culturali programmati, con alte professionalità nel mondo della magistratura”. Falcone chiarisce “i miei rapporti son rimasti intensi anche dopo il suo trasferimento a Firenze. Eravamo riferimenti l’uno per l’altro. Le minacce che aveva ricevuto per delicati processi gettano ombre inquietanti sulla sua fine e affollano la mente di chi gli aveva voluto bene- quel che resta – sono i valori e gli entusiasmi di Michele che anche altri possono recepire e portare avanti”. E Sferlazza chiarisce la sua conoscenza di Barillaro dal punto di vista professionale (più che dal lato umano) “con un eloquio fluido ed appassionato”. Una conoscenza che continua dopo la scomparsa del magistrato attraverso i suoi scritti e le sue poesie.”Un modello di impegno e passione civile grazie alla sua sensibilità”-dice Sferlazza.

Titti Siciliano invece aveva conosciuto Barillaro per un file rouge che li accomunava “Lui aveva in testa un nuovo modello di giustizia che mi ha toccato ed ha fatto da gancio”. Ricorda il dolore del padre che “convive con l’idea di un figlio che c’è in un’altra dimensione”. Un poeta Barillaro, un magistrato che ha mostrato “passione e curiosità per la vita, mai vissuta con spavalderia e piena di senso di equilibrio”. Un “cercatore del senso” che, forse si è spinto troppo lontano. E poi ricorda che Michele, da giovane, era stato allievo di Gilda Trisolini, illustre poetessa reggina e, da qui, forse l’amore per le liriche, i versi che inizia a scrivere ai tempi del liceo e che prosegue all’università. “Tra cielo e terra” è la raccolta delle sue poesie. “In Michele traspare il dilemma etico della dimensione civile -e chiude – la sua è un’esemplarità che merita di essere proseguita sulle gambe di altri testimoni”. In chiusura l’intervento di Raffaele Barillaro, “Grazie sembra una parola di niente ma ha un enorme significato. La memoria aiuta a mantenere in vita il ricordo di mio figlio e a dare la sensazione che la persona amata è ancora accanto a noi-Ho cercato di mantenere viva la memoria finche lui possa vivere per tramandare un esempio alle future generazioni di come dovrebbe essere vissuto il senso della morale, del dovere, della giustizia”. (foto Marco Costantino)

La terra, caro Michele, non sarà fredda e non sarà mai nera, per le anime dei giusti.

L’ospedale metropolitano sempre più una realtà. Firmato il protocollo tra l’azienda ospedaliera ed il Comune reggino. E dal 3 ottobre parte cardiochirurgia

img-20160922-wa0009Di Gabriella Lax

Inizia a prendere forma “l’ospedale metropolitano”, come è stato battezzato dal sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, il progetto di un nuovo nosocomio, realizzato ampliando gli ospedali Morelli del viale Europa. Stamane a palazzo San Giorgio a battesimo il protocollo d’intesa firmato con il direttore generale dell’azienda Bianchi Morelli Melacrino, Frank Benedetto.

“Si tratta di un altro passo avanti -chiarisce il primo cittadino in conferenza stampa – dopo la vittoria del bando Inail, dopo aver acquisito dal demanio i terreni che servono a riqualificare l’ospedale Morelli, oggi si firma il protocollo d’intesa che consente all’azienda ospedaliera di usufruire dei nostri responsabili degli uffici e dei dirigenti del settore lavori pubblici affinchè possano (gratuitamente) dare una mano per la stesura del progetto esecutivo”. Uno step in più verso i lavori che inizieranno fra sei mesi e che consentiranno alla città metropolitana di avere un presidio ospedaliero “all’avanguardia – prosegue il sindaco – che ha come obiettivo la dignità nei confronti del malato e che possa diventare un centro d’eccellenza che possa far evitare l’emigrazione sanitaria”. Un’opera strategica per Falcomatà poiché “realizzare il nuovo ospedale significa rigenerare un intero quartiere, il viale Europa. Un appuntamento che cambierà la vita dei cittadini e l’assetto urbanistico della città. Non si tratta di una cattedrale nel deserto ma di un’opera per la crescita cittadina. dsc_2555Da sindaco mi vergogno di ciò che è successo a Roma (il riferimento è alla bocciatura della candidatura della capitale per i giochi olimpici nds), mi sento privato di una grande occasione. E le buone occasioni non si possono perdere avendo paura che possano non andare a buon fine. Noi abbiamo ottenuto la fiducia dei cittadini e non possiamo deluderli”. E gli ospedali Riuniti? “Saranno utilizzati – chiude – come una sorta di pertinenza del parco Caserta”. Soddisfazione per il progetto espressa dal consigliere delegato alla sanità Valerio Misefari che ricorda il momento in cui, qualche mese fa, fu partorita l’idea del nuovo ospedale e che plaude all’amministrazione “per l’impegno profuso a livello romano perchè questo progetto possa essere realizzato”. La storia del nuovo progetto parte da lontano, chiarisce Benedetto “Quando ancora non era viva l’esigenza di rispondere alle criticità dell’adeguamento strutturale antisismico degli ospedali Riuniti avevamo fatto un calcolo sui 60 milioni di euro necessari (circa due milioni e mezzo a torre per 23 torri esistenti nella struttura nds)”. Adesso con 180 milioni di euro da investire nella zona del viale Europa si tratta del più grande finanziamento d’Italia”. Entro i prossimi 30 giorni il progetto potrà andare a bando, toccherò all’Inail indire la gara e poi partiranno i lavori da concludersi entro 5 anni, in linea di massima. Buone notizie da cardiochirurgia. “Il prossimo 3 ottobre – afferma il direttore – partirà l’attività ambulatoriale col servizio nazionale per la preparazione agli interventi”. (la seconda foto è di Marco Costantino)

Omicidio di via Buozzi: Madalina Pavlov, quattro anni di bugie e di silenzi

374556_613089378716850_297902588_nDi Gabriella Lax

Coi capelli inzuppati nel sangue un corpo esanime, in mezzo alla strada. Questa la scena macabra che si presentava agli occhi dei passanti il 21 settembre 2012 in via Bruno Buozzi a Reggio Calabria. A terra c’era Madalina Pavlov, ragazza ventunenne romena, da anni residente nella città dello Stretto. “Suicidio”. Questa la prima bugia quando poco dopo sul posto arrivarono forze dell’ordine e mezzi di primo soccorso. “Si è lanciata dal palazzo”. Già. Madalina si sarebbe suicidata lanciandosi da un palazzo in cui, in apparenza, non conosceva nessuno. Un corpo che rimbalza su una macchin che viene immediatamente portata alla rottamazione. Un corpo che cade da un indefinito piano di un palazzo in cui abitano un giudice, un ginecologo, poi due appartamenti vuoti. Un salto nel vuoto che non si comprende per quale motivo la giovane avrebbe dovuto fare, considerato l’entusiasmo manifestato la mattina stessa della morte per la patente conseguita, considerata la voglia di partire per l’Australia.

agafiaSono passati quattro anni dal delitto di via Buozzi. Ci piace chiamarlo così considerato che anche il procuratore della Repubblica Federico Cafiero De Raho ha fatto intendere che di delitto si tratta. Quattro anni di bugie, di carte da gioco e strani messaggi lasciati sulla tomba della ragazza, di depistaggi, di silenzi di chi sapeva, di prove distrutte, di mortificazioni come quelle che continua a ricevere Gabriella Agafia Cutulencu. A Reggio la conoscono tutti. Da quattro anni grida rabbia e disperazione per una città che sa e che non parla, fatta di persone che la guardano, a volte, con la pena negli occhi ma che non raccontano una verità muta, pronta ad uscire sotto forma di pettegolezzi appena fuori dall’angolo visuale della donna. Dall’ipotesi di “suicidio”, proprio per le insistenze della famiglia della ragazza si passa a quella di istigazione al suicidio. Si esamina il dna trovato negli slip della ragazza che prima di andare a morire in quel palazzo, nel pomeriggio di quel maledetto giorno, aveva incontrato un uomo. Nessun indagato nelle indagini che sembrano proseguire in silenzio ma che finora non hanno portato assolutamente a nulla. La pista romena, la pista della prostituzione, la pista “lei sapeva qualcosa e l’hanno messa a tacere”. Quante piste, nessun tracciato ben definito. Lo scorso 9 agosto Madalina avrebbe compiuto 25 anni. Sua madre, come ogni anno, si è sistemata a piazza Italia per ricordare la morte, per piangere pubblicamente. Ma stavolta non si è avvicinato nessuno. Ed è l’indifferenza la freccia che fa più male. L’indifferenza come quella del 21 marzo 2013, la prima fiaccolata dal Duomo fino a via Buozzi. Un cammino silenzioso, rotto solo dal pianto di Gabriella che chiedeva, allora come oggi; verità e giustizia per Madalina. Lo scorso 9 agosto ad un certo punto solo due funzionari delle forze dell’ordine si erano avvicinati per chiedere alla donna se avesse il permesso di fare la dimessa manifestazione in piazza. “Il permesso di ammazzare mia figlia non me l’ha chiesto nessuno” replicava la donna.

Da qualche mese sul caso sta lavorando il “Crime Analysts Team” formato dalla psicoterapeuta Rossana Putignano, Fabio Calvani tecnico informatico e specialista in data recovery, Mary Petrillo psicologa, criminologa, Aida Francomàcaro, psicoterapeuta esperta in psicologia giuridica che compongono il collegio che contribuisce a far luce sulla morte della giovane. “Abbiamo depositato una nostra consulenza ed attendiamo l’esito da parte del pm” spiega l’avvocato Antonio Petrongolo che da qualche mese è il nuovo difensore della famiglia di Madalina.

Il prefetto Di Bari tra i minori stranieri non accompagnati ospiti del Centro di primissima accoglienza ad Archi

immigrati archi 3Il Prefetto di Reggio Calabria Michele di Bari, accompagnato dai Rappresentanti delle Forze di Polizia, si è recato stamane presso il Centro di primissima accoglienza sito nella Frazione Archi per ascoltare le ragioni della protesta inscenata dai minori stranieri non accompagnati ospitati nella Struttura qualche settimana fa. Le motivazioni del malcontento non sono nuove: già nello scorso mese di luglio i giovani immigrati avevano dato luogo a un’analoga manifestazione motivandola con le condizioni di precarietà della struttura, anche igienico-sanitarie, l’eccessiva durata della permanenza e la difficoltà ad avere contatti con i parenti. L’incontro è poi proseguito con una ristretta rappresentanza dei minori presso il Palazzo del Governo, dove il Prefetto ha confermato l’impegno della Prefettura per migliorare i livelli di accoglienza e garantire una maggiore efficienza e qualità nei servizi.

“Tiziana? E’ stata colpa sua” dice Oliviero Toscani. Se questo è un uomo… Vergogna

toscaniDi Gabriella Lax

“Tiziana? E stata un po’ fessa. La colpa è stata solo sua”. E’ il commento choc del fotografo Oliviero Toscani a proposito del suicidio della trentenne di Napoli dopo l’esplosione in rete di alcuni video hard pubblicati incautamente. In alcune interviste (ho letto Huffingtonpost) pubblicate oggi il fotografo spiega (precisando di non voler offendere la defunta) “Fai un video e lo mandi in giro. Lo fai per farlo vedere. L’ha mandato agli amici, ma quando va in giro va in giro. Diventa pubblico. Certo, aveva degli amici del cazzo”. E ancora “Devi sapere che può accadere – ha aggiunto – non puoi deprimerti. Altrimenti sei un fesso. Se fai un video e lo dai a un amico fai una cosa pubblica. Ha fatto sesso e poi l’ha mandato in giro. Le andava bene che qualcuno vedesse. Se hai fatto un video è già una cosa pubblica, non rimane solo in tuo possesso. Viviamo di comunicazione. Non puoi fare qualcosa del genere e poi stupirti, e ammazzarti. Le parodie le devi saper accettare” .mamam

Toscani è un fotografo che negli anni ha imparato a guadagnare con la provocazione, anzi ne ha fatto il suo pane quotidiano. Le sue campagne con i baci fotomontati tra presidenti e le croci e le svastiche le ricordiamo tutti. Perchè certo se un’immagine scandalizza se ne parla ancora di più. La fotografia è cultura, è voglia di arricchire il mondo con nuove prospettive. E’ regalare sguardi che possono essere interpretati da chiunque. E’ un universale assaggiare e condividere punti di vista. Ma sbattere le parole sulla morte e sulla fragilità umana non si può accettare. Che cazzo di cultura è?Parlare ed essere sordi e ciechi di fronte al dolore è diabolico e sadico. Ho tremato stamattina di fronte alle grida disumane, da animale morente, della madre della ragazza che non riusciva a reggersi di fronte al candore della bara.

Tutto ciò che è stato più volte definito “virale” in questa amara vicenda non sono i video, ma la stupidità umana, sfaccettata (coi volti degli uomini, degli opinionisti, dei giornalisti beceri, dei vicini di casa che fanno spallucce) esplosa in tutta la sua bassezza e la sua inettitudine. Un altro salto nel Medioevo. Non nel mondo primitivo dove la donna era compagna guerriera, custode del focolare, onorata e idolatrata come una dea, fertile rifugio degli uomini, adorata come la Terra generatrice e non usata come carne da macello per il narcisismo di idioti.

Violenze sulle donne, la Boschi a Reggio “Il cambiamento deve partire dalla scuola e dalle famiglie”

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Di Gabriella Lax

“Il cambiamento passa dalle famiglie, dalla scuola, dall’educazione dall’aiuto alle persone che hanno subito violenze, per cercare di dare una risposta complessiva”. Per non tralasciare le sacche di drammi celati alla quotidianità. Questa la ricetta del ministro Maria Elena Boschi (che ha la delega alle pari opportunità) nel lungo confronto di quasi tre ore in prefettura a Reggio Calabria, dove si è svolta la riunione tecnica di coordinamento sul tema “violenza contro le donne”. Tre ore (lunghe da trascorrere per i giornalisti in attesa) che hanno sancito un aiuto concreto ai centri che si occupano della violenza sulle donne, con l’invito concreto del ministro ad “utilizzare i fondi che arriveranno”. Tra i partecipanti, il questore Raffaele Grassi, il comandante dell’arma dei carabinieri Lorenzo Falferi, Alessandro Barbera, comandante provinciale della guardia di finanza, l’arcivescovo metropolita Giuseppe Fiorini Morosini, Gerardo Dominianni, procuratore aggiunto delegato dal procuratore De Raho e Roberto Di Bella, presidente del tribunale per i minorenni. . Presente anche il sottosegretario di stato al ministro dei beni culturali e turismo Dorina Bianchi. Successivamente c’è stato l’incontro con i rappresentanti istituzionali (il presidente della Regione Mario Oliverio, il presidente del consiglio regionale Nicola Irto, il sindaco Giuseppe Falcomatà, il presidente della Provincia Giuseppe Raffa), le associazioni sociali e culturali attive nel territorio. “Credo sia stato importante oltre cercare di impostare il lavoro più in generale anche per i casi analoghi per i ragazzi vittime di maltrattamenti e di violenze – afferma il ministro – far sentire la vicinanza perchè chi è vittima di violenza sappia che non deve vergognarsi. Le forze dell’ordine sulla storia di Melito hanno fatto un grande lavoro ma ancora più importante credo che sia il lavoro che comincia per noi oggi sulla eduzione al rispetto, alla parità di genere, al rispetto della donna ed al contrasto ad ogni genere di violenza che inizia dalle famiglie e dalla scuola”.pimg_05741

Il ministro riferisce di voler intensificare ulteriormente gli sforzi per arginare e contrastare ogni forma di violenza contro le donne come ogni forma di violenza di genere e ricorda la recente istituzione, presso la Presidenza del Consiglio, Dipartimento per le Pari Opportunità, della Cabina di Regia prevista nell’ambito del Piano straordinario contro la violenza sessuale e di genere adottato con DPCM del 7 luglio 2015. Ha inoltre espresso sentimenti di forte considerazione nei confronti dei rappresentanti del mondo associativo che con grande senso etico operano per sostenere le vittime di tale inqualificabile fenomeno criminoso ed educare in specie i giovani ai valori del rispetto dell’altro, della legalità e della centralità della persona umana.

La Boschi ribadisce “L’impegno preso a finanziare e riaprire il prima possibile il liceo dove studiava la ragazza e creare un centro di ascolto per gli studenti, in un percorso che accompagni le vittime per fare in modo che tornino ad avere una vita più normale possibile”. Un’attività che proseguirà, secondo il ministro, con il coordinamento tra le istituzioni. Il prefetto Michele Di Bari, nel sottolineare la propria vicinanza ad ogni donna vittima di violenza, ha assicurato costante attenzione nei confronti di tale delicatissima fenomenologia criminale. Ha, infine, rivolto espressioni di particolare ringraziamento al Ministro Boschi e, quindi, al Sottosegretario Bianchi per il loro impegno istituzionale, quale testimonianza non solo della presenza dello Stato e delle sue Istituzioni, ma anche della particolare impronta che alle Istituzioni medesime conferiscono, come peraltro ogni donna nei vari settori in cui sono impegnate.

A fronte della soddisfazione manifestata all’uscita della Prefettura dalle esponenti dei centri antiviolenza, dalle responsabili dei vari comitati di pari opportunità, resta il dubbio sulla valenza dell’impiego dei soli fondi (non è la prima volta che i soldini restano nell’aere). La violenza sulle donne è antica com’è antico il mondo. E’più difficile da sconfiggere dell’Isis perchè è radicata nel dna e nel credo delle coscienze (maschili, in primis). Una cosa è fondamentale: il lavoro sull’educazione, il rispetto verso tutti gli esseri, anche sulle donne. Non si può parlare di violenza a singhiozzo, come moto di rabbia dopo l’ennesimo triste e truce fatto di cronaca. (foto Marco Costantino)