Archivio | agosto 31, 2016

Risolto in poche ore il giallo di Fossato Jonico, all’origine dell’omicidio di Pizzichemi un debito da 2000 euro

TRIPODI Giuseppe cl. '65Si è risolto in poche ore con l’arresto di un 51enne, Giuseppe Tripodi (in foto), grazie alle indagine condotte dai Carabinieri della compagnia Melito Porto Salvo, il giallo dell’omicidio di Giuseppe Antonio Pizzichemi, avvenuto ieri a Fossato Jonico, frazione di Montebello, provincia di Reggio Calabria. Il 30 agosto 2016 sono da poco trascorse le 18.30 quando la tranquillità di Fossato, piccola frazione del comune di Montebello Jonico (RC) viene di colpo interrotta dal fragore di alcuni colpi di arma da fuoco seguito dalle disperate urla di alcune persone. “venite subito in via dei Mulini hanno sparato ad un uomo”, queste le parole pronunciate al numero di Pronto Intervento 112. Nel giro di pochissimi minuti quindi, la Centrale Operativa della Compagnia Carabinieri di Melito Porto Salvo (RC) inoltra la notizia alle pattuglie presenti sul territorio che tempestivamente giungono sul luogo. Di lì a breve arriverà anche un’ambulanza del 118 sulla quale verrà caricato l’uomo ferito poco prima ma il cui cuore smetterà di battere durante la disperata corsa in ospedale. Il tempestivo intervento massiccio dei carabinieri melitensi si rivelerà risolutivo. Una 15ina di uomini dell’Arma difatti, non perdono un attimo di tempo, iniziano a battere la zona palmo a palmo e, dopo averli individuati, interrogano tutti i testimoni e le persone presenti riuscendo, nel giro di pochissimo tempo, a ricostruire, con assoluta chiarezza, la dinamica dei fatti. La persona uccisa si chiamava Giuseppe Antonio PIZZICHEMI 50enne residente nella frazione di Fossato, titolare di un frantoio che a quanto sembra, negli ultimi tempi aveva dovuto chiudere per problemi economici e con qualche piccolo precedente penale alle spalle per reati di poco conto. A sparare invece, il 51enne Giuseppe TRIPODI, incensurato, padre di 5 figli. I due si conoscevano da tempo ed alla base del gesto, un diverbio per un debito di circa 2.000 euro che la vittima aveva nei confronti di uno dei figli del TRIPODI per alcuni lavori agricoli che quest’ultimo aveva fatto nel tempo ma mai saldati. Nel tardo pomeriggio di ieri, il PIZZICHEMI che si trovava nel cortile antistante l’abitazione del TRIPODI unitamente ad alcuni parenti di quest’ultimo che invece era affacciato al balcone della propria abitazione sito al primo piano. Il TRIPODI avrebbe chiesto all’uomo di saldare quel debito. Da qui il diverbio, sarebbero volate parole grosse fin quando il PIZZICHEMI, in tono di sfida, avrebbe invitato il TRIPODI a raggiungerlo in strada per “chiarire definitivamente la questione”. È a questo punto che il TRIPODI, in parte accecato dalla rabbia ed in parte per un gesto che avrebbe commesso il PIZZICHEMI, tanto da far ritenere all’omicida che l’uomo potesse essere armato, sarebbe rientrato immediatamente in casa e, dopo aver impugnato una pistola Beretta cal. 7.65 regolarmente detenuta, si sarebbe riaffacciato puntando la pistola sull’uomo e facendo fuoco 3 volte. Il PIZZICHEMI avrebbe tentato di trovare riparo dietro un’autovettura ma i tre colpi, che lo hanno attinto all’addome ed a una gamba si sono rivelati fatali. Le immediate e tempestive attività di indagine, svolte con metodi tradizionali, sono state decisive, ed hanno infatti consentito di risalire immediatamente all’identità del killer, che veniva poco dopo rintracciato all’interno della propria abitazione consegnando ai Carabinieri anche l’arma del delitto. Immediatamente dichiarato in stato di arresto e condotto negli uffici della Compagnia Carabinieri di Melito Porto Salvo (RC) lo stesso, già in stato di arresto, veniva interrogato fino a notte fonda, alla presenza del suo difensore, dal magistrato di turno O, rendendo, nel corso dell’atto, piena confessione. Al termine dell’interrogatorio, Giuseppe TRIPODI veniva tradotto presso la casa circondariale “G. PANZERA” di Reggio Calabria.

Comunicato stampa carabinieri di Reggio Calabria

Maxi furto di gioielli da 100mila euro: i Carabinieri ritrovano tutto e denunciano 3 soggetti

oriUn maxi furto di gioielli per il valore di 105mila euro era stato perpetrato a Crotone ai danni di un noto commerciante orafo calabrese. L’uomo si è immediatamente recato presso la Stazione Carabinieri di Belvedere Spinello per denunciare il tutto e chiedere aiuto per il furto patito; in pratica circa una settimana fa, il commerciante dovendo chiudere il proprio negozio per alcuni giorni, aveva caricato nella propria autovettura alcune couvette contenenti anelli e preziosi vari, da dover portare in un secondo momento in un altro esercizio commerciale fuori provincia. La macchina, con all’interno i preziosi, veniva quindi parcheggiata dentro un box all’interno di una concessionaria-auto di proprietà dello stesso commerciante: tutto chiuso a chiave, tutto sigillato, macchina e box. Tuttavia la leggerezza fatale veniva compiuta quando l’uomo lasciava le chiavi dell’auto in una bacheca ad uso comune all’intero della concessionaria, tantoché alcune ore dopo, l’uomo riaprendo la propria autovettura si accorgeva immediatamente dell’assenza dei contenitori. Dopo aver ricontrollato per sicurezza nel negozio e nella propria abitazione, ormai sicuro che il furto fosse stato perpetrato proprio all’interno della concessionaria, il commerciante si recava dal Comandante della Stazione di Belvedere, Maresciallo Aiutante Tropiano chiedendo aiuto e fornendo i pochi elementi a disposizione per ricostruire l’accaduto. Elementi scarsi si, ma non per i militari di Belvedere: con un lavoro semplice ma accurato di analisi, sono stati scomposti tutti i particolari e le azioni  dell’accaduto, circoscrivendo quindi le circostanze di tempo e di luogo. Il furto era avvenuto in una dato spazio e in una data ora, e in quel sito poteva trovarsi in dette circostanze solo un uomo, un addetto alle pulizie. Con la conferma da parte di alcuni frammenti di immagini ricavate dal sistema di telecamere interno, veniva prelevato e portato in Caserma l’uomo addetto alle pulizie, il quale posto sotto serrato interrogatorio durato alcune ore, alla fine, stremato, confessava di aver prelevato le chiavi dalla bacheca, aperto la saracinesca e l’autovettura, e rubato i preziosi. Immediatamente con l’ausilio di militari del Nucleo Operativo, scattava la perquisizione domiciliare a seguito della quale veniva rinvenuto circa l’80 per cento della refurtiva; con un supplemento di interrogatorio si riusciva a rinvenire il restante bottino, venduto a due noti  esercizi “compro-oro” in centro a Crotone. Qui si recuperava il tutto e si  verificava la corretta registrazione degli avvenuti acquisti. In Caserma si dava inizio quindi al conteggio ed alla ricampionatura dei preziosi: tutto recuperato, o quasi. Mancava infatti alla lista un grosso diamante del valore di 5000 euro. Per questo motivo il Comandante di Stazione faceva ritorno nell’abitazione del soggetto fermato, dando ulteriore seguito alla perquisizione. Dopo aver perquisito praticamente dovunque, all’interno della zuccheriera , avvolto in carta stagnola, veniva rinvenuto la pietra preziosa. Tutto il materiale sequestrato veniva riconsegnato all’avente diritto; alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Crotone veniva quindi segnalato il primo soggetto fermato per furto aggravato, e i commercianti dei due “ compro oro” per acquisto di cose di sospetta provenienza. Per uno dei due, vi sarà a breve anche la segnalazione all’ufficio di Polizia Amministrativa per la valutazione su eventuali violazioni dei doveri inerenti la registrazione degli acquisti da privati.

(comunicato dei carabinieri di Crotone)