Archivio | agosto 29, 2016

Ad Ecolandia risuonano le note di una notte jazz newyorkese con il live dell'”Emmet Cohen trio”

IMG_9294 copiaDi Gabriella Lax

L’immagine della statua della libertà campeggia sopra l’insolito scenario del fortino di Arghillà. Ecolandia accoglie Emmet Cohen Trio, col giovane pianista americano accompagnato dai “meridionali” Elio Coppola alla batteria e Giuseppe Venezia al contrabbasso. Il concerto “A night in New York”, proposto dal Face Fest, è la prima tappa reggina del Peperoncino Jazz Festival, diretto da Sergio Gimigliano. Sul palco alcune interpretazioni dei grandi classici del jazz, insieme ad alcune composizioni originali di Cohen. Dalla prima nota si percepisce il gusto di atmosfere ricercate ed eleganti che accompagnano il pubblico nei varchi proibiti della grande mela. “Infinity”, il disco del trio è il mondo morbido e variegato delle notti americane il cui spirito ha risuonato per una lunga serata nel fortino calabrese. “Ciao a tutti. Contento di essere qui in Calabria” spiega in italiano Emmet Cohen. Giovane e talentuoso, a soli 28 anni, finalista al“Monk Competition”, uno dei concorsi per solisti jazz più importanti al mondo e all’American Pianists Association’s Fellowshipvanta nel 2015. IMG_9159 copia.jpgHa collaborato con Christian McBride, Patty Austin, Maceo Parker, Joshua Redman, Billy Hart. Così Emmet Cohen racconta con naturalezza che Herbie Hancock (pianista jazz statunitense di fama mondiale nds) gli ha spiegato che il pianoforte è la metafora dell’orchestra ossia “Ottantotto tasti, bianchi e neri insieme”, per comporre l’armonia. E l’armonia d’antan parte proprio con “A night in New York”, un brano del 1922, che riporta il fil rouge della serata. E ancora “Mood indigo”, intramontabile di Duke Hellingthon e tornano le note sofisticate ma familiari di Cole Porter ne “It’s all right with me”. Ma l’Italia nel disco non è solo quella del lucano Venezia o del napoletano Coppola, c’è anche un tributo a Peppino di Capri, con una canzone scritta da Carlo Alberto Rossi. E poi ancora un rifacimento di un brano di Cedar Wolton “Tanto legato all’Italia” spiegano i musicisti che “quando gli chiedevano di dove fosse, rispondeva “Di Bologna””. L’anima jazzista passa veloce, fa tanti giri, così come corrono sul piano del dita di Cohen, che di talento ne ha da vendere. Il confronto con icone mostruose del jazz mondiale non lo spaventa, dietro ogni nota una sfida, insieme ai colleghi del trio con cui si perde in improvvisazioni al cardiopalma per poi tornare ai ritmi di base, con pianoforte e contrabbasso a tenere il segno. Il pubblico è del fortino è entusiasta ed esaltato. Il trio italoamericano nasce nel 2013, coi due musicisti italiani a New York per partecipare ad un festival e l’incontro “fatale”. Un incontro propedeutico per invitare Cohen in tour e per registrare un disco. Attività però, in quelle settimane, avversate dall’arrivo dell’uragano Sandy. “Ma alla fine ci siamo riusciti, abbiamo fatto 60 date tra America e Italia e ora siamo pronti a registrare un altro disco”. Sesto tour in Italia per il trio. Cohen prima di iniziare ci confida che la Calabria è una delle regioni più belle. D’altro canto si tratta di una terra che già ha conosciuto lo scorso anno, ospite sempre di Gimigliano (sottoa destra  in foto con Marcello Spagnolo) alla precedente edizione del Peperoncino Jazz Festival, nella tappa di Diamante. “Felicissimi della collaborazione col Face Fest e con Ecolandia – chiarisce entusiasta patron Gimigliano che ha organizzato il concerto con Alessio Laganà – siamo alla quindicesima edizione di un festival che tocca trenta città, cinque province e parchi nazionali, però a Reggio città non eravamo mai arrivati. Per noi è un grande onore. Dovremmo essere i primi a renderci conto di essere, come calabresi, abitanti di un posto speciale”. (foto Marco Costantino)

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Reggio, in consiglio Marino, Gangemi e Brunetti formano il gruppo “Idem”

IDeMDi Gabriella Lax

Si mischiano le carte e nasce “Idem”. A battesimo un nuovo gruppo consiliare stamane a palazzo San Giorgio. A comporlo sono i consiglieri Demetrio Marino (ex forzista transitato al gruppo misto), Paolo Brunetti (da “A testa alta”) e Francesco Gangemi (già Centro Democratico) “Identità democratica e metropolitana”, il nome scelto dal gruppo che si colloca nella maggioranza comunale, col sostegno del sindaco Giuseppe Falcomatà.

Un gruppo consiliare, “Idem”, che nasce, come si legge nelle intenzioni per essere“l’anello di congiunzione tra la cittadinanza e l’agire amministrativo, perché i cittadini vengono prima di tutto e meritano risposte. Il gruppo si pone all’interno della maggioranza come “gruppo di lavoro” che sostiene il Sindaco nelle scelte che coinvolgono la nostra comunità, avendo cura che quelle stesse scelte siano conformi al programma elettorale e facendo in modo che producano, a fronte di impegni di spesa e risorse stanziate, le giuste ricadute, in termini sociali ed economici, sul nostro territorio”. L’esistenza del nuovo gruppo è strettamente connessa dunque alle mutazioni avvenute negli enti amministrativi che costituiscono la piramide città/provincia/regione, alla luce della fine dell’ente “provincia” da un lato e dalla nascita della “città metropolitana” dello Stretto,dall’altro. “Questa sfida -chiariscono nei motivi di partenza i tre consiglieri – va affrontata con una classe politica autorevole, matura e capace di leggere nelle pieghe di un territorio che chiede a gran voce dignità di rappresentanza. In questo senso, la voce dei territori può essere interpretata anche attraverso l’esperienza di chi, proprio sul territorio, attraverso le sue articolazioni istituzionali, si è formato. L’esperienza delle Circoscrizioni, infatti, è stata per molti una palestra utile a conoscere l’importanza dell’orizzonte quotidiano. Calare tutto questo in una dimensione metropolitana, significa trasportare questa esperienza nel nuovo mondo che vogliamo costruire. Servono nuovi occhi, ma serve lo spirito di servizio di chi si è formato sul campo. Il Gruppo consiliare “Identità Democratica e Metropolitana” nasce per avere un approccio e un linguaggio nuovo rispetto al modo con cui trattare e risolvere i problemi del nostro territorio ma anche per tradurne le potenzialità in concrete occasioni di sviluppo”.

Buona vita al nascente gruppo. Anche perchè, a palazzo San Giorgio, difficilmente ci sarà uno scontro di democratica costruzione della vita amministrativa considerata la diaspora di consiglieri e le fazioni in lotta nella (ectoplasmatica) minoranza.