Archivio | agosto 23, 2016

“Metropolis. Prima puntata”. Un pò di chiarezza. Raffa contro Falcomatà e “l’abominevole legge Delrio”

metropolisdi Gabriella Lax

C’era una volta la città di Reggio Calabria che, un bel mattino, si risvegliò (di già) ”Città metropolitana”. La città dello Stretto andò a fare compagnia alle designate, superfortunate, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, più Roma Capitale con disciplina speciale. in premessa, le città metropolitane sono guidate dai sindaci dei territori, con enti snelli per l’area vasta provinciale, senza personale politico appositamente eletto e retribuito, con incremento di unioni e fusioni dei Comuni, piani di ristrutturazione e dismissione degli enti e delle aziende non più funzionali.

Cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano; promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di interesse della città metropolitana; e cura delle relazioni istituzionali afferenti al proprio livello, ivi comprese quelle con le città e le aree metropolitane europee, con questi obiettivi la legge Delrio (n.56 del 7 aprile 2014 “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni”) ridisegna confini e competenze dell’amministrazione locale. “Per Reggio Calabria – si legge nel testo del Governo – sarà necessario aspettare la scadenza degli organi provinciali nel 2016”. Per il testo la scadenza è di 245 giorno dopo l’approvazione dello statuto della città metrpolitana.

E qui casca il primo asino. Il presidente della Provincia di Reggio Calabria (in teoria da giugno fuori dai giochi) Giuseppe Raffa proprio non ci sta. Non ci sta a dimettersi, non ci sta a lasciare che commissari guidino (“ancora una volta, il commissario prefettizio è una forzatura. Ne abbiamo avuto abbastanza. La città non merita questo” sostiene) l’ente fino alla scadenza naturale (intorno a febbraio). Intanto Raffa continua con gli atti di ordinaria amministrazione e, su Facebook, non nasconde tutto il suo disappunto verso le pretese del sindaco (insindacabile numero uno nella città metropolitana) e nei confronti di tutti i limiti manifesti della legge Delrio.

metropolis 2La 56 di Delrio è una legge liberticida antidemocratica e inconcludente. Se io sono ancora in carica la “colpa” è la sua, mica la mia. Io faccio quello che la legge prevede. Se il PD non sa neppure scrivere una riforma non è un problema mio. Oltre tutto vorrei sapere cosa vuole da me esattamente Falcomatà, visto che io come Presidente della Provincia sono stato eletto dai cittadini mentre lui Sindaco Metropolitano lo è diventato d’ufficio. Pensavo che la mia presenza non gli fosse d’ingombro anzi ritenevo fosse una risorsa per lo stesso Falcomatà, perché credo che grazie all’esperienza amministrativa, dopo questi 5 anni avrei potuto trasferire un bagaglio di esperienze. Ho offerto pubblicamente la mia piena collaborazione istituzionale. Se viene rifiutata, non mi resta che prenderne atto ma non abboccherò all’amo di chi vuole farmi entrare in polemica. Io continuerò a occuparmi dei problemi dei cittadini e del territorio. Piaccia o non piaccia a chi non perde occasione per attaccarmi”. L’articolo 18 delle legge 56 è il pomo della discordia e così riferisce “La città metropolitana di Reggio Calabria è costituita, con le procedure di cui ai commi da 12 a 17, alla scadenza naturale degli organi della provincia ovvero comunque entro trenta giorni dalla decadenza o scioglimento anticipato dei medesimi organi e, comunque, non entra in funzione prima del rinnovo degli organi del comune di Reggio Calabria”. Per il presidente Raffa la Delrio “E’ una legge abominevole, con trasversalismi stupidi – aggiunge – un consiglio metropolitano, senza quote rosa, dove il sindaco non può essere sfiduciato”. Nonostante l’incazzatura di Raffa, il palazzo della Provincia ospiterà domattina alle 10, la prima storica riunione del consiglio metropolitano. All’ordine del giorno l’esame delle condizioni di eleggibilità dei consiglieri metropolitani proclamati eletti, l’insediamento e la convalida degli eletti e le comunicazioni del sindaco metropolitano. (foto Marco Costantino)

Sfiducia al capogruppo. L’hully gully al contrario del centrodestra reggino

san giorgiodi Gabriella Lax

Un hully gully al contrario. Un ballo ormai per pochi. Questa la scacchiera sempre più spoglia che presenta in consiglio comunale il centrodestra di Reggio Calabria. Le denunce contro il malgoverno della giunta Falcomatà non sono bastate a serrare i ranghi. Fra inciuci, abbandoni e tradimenti, settimana dopo settimana (l’ultima importante “dipartita” è dell’ex capogruppo Demetrio Marino), peggio che nei più scandalosi intrighi da Beautiful, si riducono i componenti della squadra. Sul banco degli imputati c’è Antonino Maiolino, capogruppo di recente nomina, per il quale arriva la richiesta di sfiducia da partedegli altri componenti “amici” del consiglio comunale. A denunciare i fatti in una nota, i consiglieri di Forza Italia: Mary Caracciolo, Giuseppe D’Ascoli, Luigi Dattola, Antonio Pizzimenti che scrivono: “Presentata nella giornata di ieri la sfiducia nei confronti del capogruppo al Consiglio Comunale di Forza Italia Antonino Maiolino. Come già abbondantemente preannunciato sulla stampa, i gravi fatti verificatisi in occasione della votazione per il Consiglio Metropolitano hanno evidenziato l’inadeguatezza rispetto al ruolo ricoperto dell’allora capogruppo. Così, dopo la sfiducia ufficiale al capogruppo,il sig. Maiolino seguito dal COMPAGNO Matalone, hanno virato subito verso il gruppo misto forse per evitare l’espulsione da Forza italia ( iter già avviato dal partito) dopo l’imbarazzante comportamento tenuto in occasione delle consultazioni per la città metropolitana. Riteniamo dunque che questa fuoriuscita non faccia altro che rafforzare il gruppo forzista in seno al Consiglio Comunale”.

Mela della discordia furono i voti, espressi qualche settimana fa, in occasione delleelezioni del consiglio metropolitano. ancora una volta, oggi, alla vigilia della prima seduta del consiglio della cità metropolitana, il centrodestra sembra indulgere, suo malgrado, verso una deriva autoimplosiva. Certo è che se dovesse proseguire l’hully gully al contrario qualcuno potrebbe trovarsi protagonista del remake di “Io ballo da sola” di Bertolucci.