Archivio | agosto 20, 2016

Contraddittorio, romantico ed irriverente, Augusto Favaloro presenta live il nuovo disco “Normale”

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Di Gabriella Lax

E’ la contraddizione il fil rouge che lega parole ed emozioni. Così l’amore appare a tratti romantico e poi ironico, irriverente, ma sempre veritiero. Sono fotografie, scherzose e vive le immagini che prendono forma nelle canzoni di Augusto Favaloro. Già protagonista di una della serate del Face Fest ad Ecolandia torna in concerto ieri sera a Reggio Calabria, al caffè Malavenda, per promuovere il nuovo disco da solista, dal titolo “Normale?”. In pista nell’avventura in musica insieme alla voce di Favoloro ci sono, ancora una volta, Alessandro Scarpino alla chitarra, Salvatore Marra al basso, Domenico Pizzimenti alla batteria e Pasquale Campolo al pianoforte. Arriva sul palco a musica iniziata Favaloro, perfetto menestrello, padrone di casa, mentre scorrono le immagini della copertina del disco. Apre “Peccato” e poi ancora “Riposa” e “Il sole della 19” perchè “Niente finisce finché non finisce” suggerisce il cantautore, pensando alle situazioni inaspettate, che arrivano all’ultimo momento. Come inaspettato qualche anno fa era arrivato il successo per Augusto ed il suo gruppo, “Le sfere cristalline concentriche”, il nome lungo e curioso, fuori da ogni canone, che riprede la teoria di Pitagora, protagoniste queste sfere, ferme in cielo, chissà dove, pronte a regalare suono e armonia al mondo col loro movimento circolare. E nel movimento si susseguono ancora “Corpo” e la criptica “Serial killer”. “Scrivo canzoni da quando avevo 15 anni – racconta Augusto – a casa avevo un pianoforte, non ho mai studiato musica, ma ho iniziato a comporre canzoni. In realtà non pensavo di concludere nulla perchè un po’ mi vergognavo”. Da emigrante a Milano con la famiglia, a 21 anni torna nella città dello Stretto e conosce dei coetanei che suonano. Da lì parte l’idea: le parole divengono canzoni. “A quel punto, quasi costretto, nasce il progetto delle “Sfere cristalline concentriche” e abbiamo iniziato a suonare in città”. E poi il “miracolo” nel 2006. 2016-08-20-10-30-40“Ho iscritto il gruppo ad un concorso organizzato dal “Corriere della sera”, “Sun and sound”, in 5 siamo partiti, pensando “Vabbè suoniamo e ce ne torniamo” e invece abbiamo vinto”. Da lì in poi la strada in discesa. Il gruppo apre il concerto di Biagio Antonacci a San Siro e, nel dicembre del 2007 arriva l’incisione del primo singolo “Un bacio cos’è” e poi apparizioni televisive ad “Amici” di Maria De Filippi, l’altra su Raitre, nel corso della trasmissione Glob. “Come gruppo non scrivevamo insieme. Tutto troppo presto, con sole cinque canzoni, la cosa è un po’ morta, dopo piccoli picchi. Ad un certo punto, avevo anche mollato”. Poi, un anno fa, il progetto da portare avanti “Senza pretese – confessa il cantautore – so che si tratta di una musica particolare”. Una musica “ilaro-tragica” l’ha definita qualcuno, con un miscuglio di comicità che riporta a tratti a “Elio e le storie tese”, come nella divertente “Vola Silvio vola”, di cui viene concesso il bis. “E’ la contraddizione continua che rispecchia il mio carattere penso sia il filo comune – chiude Favaloro – una sensazione che avverto già quando scrivo ma principalmente nella vita quotidiana”.

Ho aspettato di ascoltare Augusto e la sua band prima del concerto. I musicisti erano sul palco e io cercavo lui. Sparito. Era a meditare prima di cantare, mi hanno detto. Un primo indizio che depone a suo favore. E poi, annuncia canzoni, racconta di pezzi (“Incubo nero”) che possono cambiare il karma di chi le ascolta. Insomma siamo a due indizi. Grinta disinvolta la sua in scena, spontaneo, mai artefatto, mentre ammicca e tesse le tele delle sue immagini, di spiagge, di treni, di “Amici di una vita” a cui dedicare ritornelli. A concerto concluso, mentre stiamo per chiacchierare, arriva qualcuno che vuole un autografo sul disco. Poi sottovoce gli sussurra “A me hai ricordato Rino Gaetano”. E Augusto sorride sotto i baffi.