Archivio | agosto 8, 2016

La beat generation rivive sul palco di Ecojazz

xIMG_7895 copiaViaggio sensoriale che, costeggiando inesplorati luoghi della mente, incita a valicare convenzionali orizzonti. E’ l’anelito di libertà di “The Beat Goes On” a permeare, domenica sera, la XXV edizione di Ecojazz, al Centro Equitazione Foti di Pellaro. xIMG_8006 copiaUn “On the road” emozionale messo in campo da Elisabetta Antonini (voce, composizioni e arrangiamenti), Francesco Bearzatti (sax e clarinetto), Luca Mannutza (pianoforte), Francesco Puglisi (contrabbasso) e Marcello Di Leonardo (batteria). «Sono molto contenta di presentare il nostro progetto in questa edizione, su un palco dove è passata così tanta storia del jazz – rivela Elisabetta Antonini durante la performance, preceduta da un contributo videxIMG_7991 copiao per celebrare le nozze d’argento della kermesse – Il nostro è un omaggio dedicato ai poeti della beat generation, un viaggio che ripercorre quella poesia così vicina al jazz, che ancora non aveva trovato il suo contesto». Corrispondenze amorose tra parole e suoni per urlare a chiare lettere un messaggio potente oggi quanto ieri, l’inviolabilità della libertà umana. Un “coast to coast” che spazia dal jazz al folk, dal bebop all’improvvisazione, con palpabili inflessioni elettroniche e sintetiche. Affinità elettive ove il tappeto musicale s’interseca a registrazioni d’epoca delle voci degli autori, che diventano parte integrante della struttxIMG_7855 copiaura dei brani. Dall’infuocato “New York Blues” innestato sul testo di Allen Ginsberg a “Well You Needn’t” di Thelonious Monk, accompagnato dalla voce di Jack Kerouac, da “Woodstock” di Joni Mitchell” a “Blowin’ In The Wind” di Bob Dylan e “Requiem For Bird Charlie Parker”«un pezzo scritto su una poesia di Corso – spiega l’Antonini, ideatrice di “The Beat Goes On”, album edito nel 2014 dall’etichetta inglese Candid Records – E’ un saluto che Gregory fece al sassofonista Parker in occasione della sua morte». Trasvolata ad alte frequenze dove tutto è invocazione, dalla pelle, al sassofono che urla, dall’orrore del potere agli stati di visionaria allucinazione. Parolibere che prendono vita in un tappeto variegato d’iridescenze musicali, con suggestioni onomxIMG_7939 copiaatopxIMG_7793 copiaeiche che cedono il passo a febbrili giochi d’ensemble, assoli galoppanti che si avvicendano a lirismi, trasportando i presenti in agognati altrove. Flusso di coscienza che, con sapiente ricerca, disegna luci e ombre della beat generation, sviscerando i capisaldi della controcultura che mutò il volto della storia.

Tatiana Galtieri

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