Archivio | luglio 2016

Immigrati occupano il centro d’accoglienza ad Archi. Ruvolo: “Cerchiamo siti alternativi”

immigrati archiDi Gabriella Lax

Si sono barricati dentro. Da stamane è occupato dagli stessi ospiti immigrati il centro di prima accoglienza di Archi a Reggio Calabria. Gli immigrati sono quasi 500 nella città dello Stretto, distribuiti in tre punti differenti. Protestano, a loro dire, per le condizioni di vitto e alloggio, per la mancanza di abiti, per le condizioni in cui trascorrono le giornate. Ad Archi in questo momento le forze dell’ordine stanno controllando la situazione. Scene surreali: da una parte il mercato del lunedì coi cittadini intenti a fare gli acquisti; dall’altra una parte degli immigrati fuori, e poi gli irriducibili in protesta all’interno dei locali dell’ex facoltà di giurisprudenza. Calma solo apparente, coi volontari della struttura ai quali è impedito di uscire. Momenti di tensione per una donna anziana che ha accusato un malore e che è stata fatta uscire dai volontari che sono riusciti a tagliare una recinzione. immigrati archi 3Il centro ospita gli immigrati minorenni e qualche famiglia. Sul posto il delegato del sindaco, il consigliere comunale Antonio Ruvolo. “Stiamo scoppiando. Cinquecento persone sono troppe. Non arriviamo a gestire tutto con i volontari”. Racconta della ribellione dei minori, di magliette infilate nei servizi igienici e della difficoltà ad intervenire celermente con la manutenzione. Ma soprattutto il Comune di Reggio Calabria pensa ad una soluzione diversa. Il centro di Archi, dopo l’ennesima “rivolta”, sarà certamente chiuso. “Stiamo ragionando sulle soluzioni alternative – chiarisce il delegato – si era pensato ad una tendopoli in un campo di calcio; ipotesi scartata per via del caldo eccessivo di questi giorni. L’alternativa potrebbe essere uno dei tanti capannoni non utilizzati”. Nelle prossime ore, a tal proposito, si svolgerà una riunione in prefettura.

La protesta dei circa trecento migranti è terminata dopo una lunga trattativa all’ora di pranzo. Nel tardo pomeriggio si resta in attesa delle decisioni che saranno prese da Comune e prefettura.

(foto Marco Costantino)

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Operazione “Mamma Santissima” perchè “Qua a Reggio contano i segreti”

carabinieri mammasantissimadi Gabriella Lax

Una componente segreta, riservata ed elitaria di uomini che in rapporto simbiotico con la Provincia (intesa come organo collegiale di vertice criminale) ed il crimine si muovevano per l’attuazione del programma criminoso negli ambiti strategici di politica, economia ed istituzioni. Perchè “Qua a Reggio contano i segreti”. Così in una delle 540mila intercettazioni al vaglio degli inquirenti che hanno portato stamane all’operazione “Mamma Santissima”. Il personale del ROS, insieme a quello del locale Comando Provinciale Carabinieri, ha dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta di questa Procura Distrettuale Antimafia, a carico di Giorgio De Stefano, classe ’48; Paolo Romeo, Alberto Sarra ai quali è stata applicata la custodia cautelare in carcere; Francesco Chirico, sottoposto agli arresti domiciliari poiché ultrasettantenne; Antonio Stefano Caridi,senatore della Repubblica, al quale è stata applicata la custodia cautelare in carcere con sospensione dell’esecuzione del provvedimento in attesa della delibera della Camera di appartenenza alla quale sarà richiesta autorizzazione dall’AG mandante. Un’evoluzione del modello di ‘ndrangheta che è fondato, non più solo sull’utilizzo di soggetti che si “mettono a disposizione”, ma anche su soggetti di propria estrazione che meglio di tutti possono garantire gli interessi dell’organizzazione.

Secondo l’accusa formulata dalla Procura di Reggio Calabria sono stati ritenuti responsabili a vario titolo del delitto di partecipazione all’associazione mafiosa unitaria denominata ‘ndrangheta di cui all’art. 416 bis c.p.. Un’inchiesta dalla mole enorme (partita dalle precedenti Meta, ‘Ndrangheta Banking, Reale e Crimine) quella presentata stamane al comando dei carabinieri di Reggio Calabria, presentata dal procuratore della Repubblica Federico Cafiero De Raho, da Giuseppe Governale, comandante dei Ros, dal suo vice Roberto Dante Pugnetti, presenti il comandante provinciale Lorenzo Falferi, dal comandante del reparto operativo reggino Vincenzo Franzese, da Leandro Piccoli, comandante del reparto anticrimine reggino. Sono 52 i frammenti dei procedimenti dai quali si muove l’indagine. Per Governale “Una struttura che managerialmente costruisce gli uomini per infiltrare ai vari livelli il mondo istituzionale e lo fa al Comune, alla Provincia, alla Regione, e tenta di farlo al Parlamenti nazionale ed a quello europeo. Una strategia programmatica che vuole alterare l’equilibrio ed il ruolo di concerto democratico degli organi istituzionali”. De Raho parla di “Una verità percepita, ma nessuno aveva composto il quadro”. Intercettazioni da un lato che trovano riscontro nelle parole dei collaboratori di giustizia Roberto Moio, Marco Marino, Consolato Villani, Giovanni Battista Fracapane e Salvatore Aiello. Per il procuratore generale “La ‘ndrangheta si muove con la componente riservata alla quale aderiscono persone totalmente ignote alla base. Soggetti che non sono conosciuti e che possono operare liberamente operati liberamente. Paolo Romeo, Alberto Sarra, Francesco Chirico e Giorgio De Stefano – secondo le indagini sono i presunti – componenti del gruppo elitario di livello superiore dal quale partono le strategie per infiltrare economia e politica. Questo gruppo cresce con elementi che individua nella politica partendo dal comune (è il caso di Caridi), se è persona affidabile si porta avanti, proiettata verso il parlamento ed il parlamento europeo”. Una indagine che conferma l’esistenza della Mamma Santissima o Santa, prima struttura direttiva segreta della ‘ndrangheta, caratterizzata da regole speciali in grado di rimuovere e superare a favore dei suoi qualificati componenti i divieti fissati dalle regole tradizionali della ‘ndrangheta. Secondo i carabinieri il riferimento è alle elezioni “del 2001 (comunali), del 2002 (comunali e provinciali), del 2004 (Europee), del 2005 (Regionali), del 2006 (provinciali), del 2007 (Comunali), del 2009 (europee) e 2010 (Regionali). Per quanto ricostruito si trae che, a partire dal 2002, Romeo e De Stefano hanno avuto un ruolo determinante per la elezione di Giuseppe Scopelliti e Pietro Fuda rispettivamente a Sindaco del Comune e a Presidente della Provincia di Reggio Calabria, nonché nella formazione degli organi di governo locale secondo un programma che, oltre a garantire loro – secondo un modello replicato nel tempo – il potere di interferire sul regolare funzionamento dei due enti attraverso più soggetti politici, in proiezione prevedeva l’infiltrazione degli Organi di governo regionale sino al Parlamento nazionale ed europeo.

Gianni Versace, l’onore ed il rispetto

di Gabriella LaxGianni_Versace

L’onore

«Reggio è il regno dove è cominciata la favola della mia vita: la sartoria di mia madre, la boutique d’alta Moda. E’ il luogo dove, da piccolo, cominciai ad apprezzare l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide, dove ho cominciato a respirare l’arte della Magna Grecia». Con queste parole Gianni Versace rievocava lo spirito d’amore che aveva contraddistinto il suo rapporto con la terra natia. Un legame indissolubile in origine, concretizzatosi persino nel marchio, la leggendaria testa della medusa. Proprio il logo della griffe rievoca l’interesse per l’iconografia antica così caratteristica della creatività dello stilista. “Ma chi se ne frega di Gianni Versace che è andato via da Reggio e non ha fatto nulla per la sua città”. Queste le reazioni suscitate dal mio articolo, qualche giorno fa, quando avevo sollevato l’ipotesi che la commissione toponomastica si attivasse per ricordare lo stilista ucciso. Su Facebook tante le critiche per un soggetto, sì, Gianni, che secondo molti nulla meriterebbe per il solo fatto di aver portato altrove la sua mano stilistica. Da bambina innamorata del genio artistico di Gianni Versace mi accendevo quando riuscivo a trovare qualcuno lo avesse ricordato camminare lungo le strade di Reggio, negli anni Sessanta. versace 3Dal lato della Villa Comunale per intenderci. E quei ricordi erano infarciti anche degli sguardi sottecchi, delle parole non dette che venivano riservate al “finocchio” di turno. Così, il 5 gennaio del 1972, come succede ancora oggi a tanti suoi conterranei, Versace decise di lasciare Reggio e cogliere altre opportunità. E dopo qualche anno di gavetta, iniziò l’avventura nel complesso e sofisticato mondo della moda che consentì allo stilista reggino di avere contatti con le più importanti espressioni della moda nazionale ed internazionale. Reggio ha vissuto, a mio avviso con onore, nei canti degli abiti, nelle pieghe delle stole, nella medusa sole radioso, nei colori del mare scelti per far brillare le top model e le donne più belle del mondo che decidevano di sposare il marchio Versace. Gianni Versace era estremo, come estrema è la nostra Reggio, tra controsensi e vittimismo, tra sarcasmo e lucentezza. Reggio è totale come Gianni forse per questo l’amore non è ma sbocciato.

Il rispetto

Nel mondo e nel Paese sono stati molti i riconoscimenti tributati allo stilista reggino quando era in vita, basti ricordare tra i più importanti il titolo di “Commendatore della Repubblica Italiana” conferitogli dal Presidente della repubblica Italiana Francesco Cossiga nel 1986 o l’onorificenza “Grande Medaille de Vermeil de la Ville de Paris”, assegnatagli dal capo di Stato francese Jacques Chirac nell’anno seguente; nel 1993 il Consiglio degli stilisti d’America gli assegna l’Oscar americano per la moda. “Il più grande omaggio che Gianni ha fatto alla sua terra – racconta Santo ricordando il legame del fratello con la città – è stato quello di averla sempre indicata in tutto il mondo come madre della sua ispirazione. Le forme, i colori delle sue creazioni ne costituiscono la prova tangibile. Gianni lo ha detto e ribadito in tutte le sue più importanti interviste, spiegandone le ragioni. Gianni è stato ambasciatore della Calabria, della Magna Grecia, non siamo mai partiti dalla Calabria, le nostre radici sono sempre qui; abbiamo scalato il mondo, ma siamo sempre figli della Magna Graecia”. Nella città dello Stretto invece, come accade spesso, si utilizzano molte parole e paroloni, ma poi si realizzano pochi fatti. Resta una bella ed ampia sala nel centro direzionale che porta il nome di Versace. Per il resto non una strada intitolata, non un busto nient’altro per lo stilista assassinato, reggino doc. Reggio Calabria, ancora una volta, non è stata madre caparbia e testarda nella volontà di rendere un giusto e confacente tributo, il ricordo, baluardo minimo di riconoscenza, ad uno dei suoi figli più creativi. Piuttosto anche in quest’occasione la città dello Stretto è stata matrigna. Ed il rispetto? Rispetto pari a zero. O quasi.

Figlio bello e audace, bronzo di Versace, figlio sempre più capace, di giocare in borsa. di stuprare in corsa”. Da “Ottocento” di Fabrizio De Andrè

Operazione “Reghion”, i colletti bianchi, nel cono d’ombra, al servizio delle ‘ndrine

de raho carabinieirdi Gabriella Lax

Un presunto “comitato d’affari” capace di gestire la “macchina amministrativa comunale”, nell’interesse della ‘ndrangheta, con sede attiva a Reggio Calabria e con collegamenti a Roma, Brescia, Milano. Pressioni perchè venissero concessi appalti milionari a favore di imprenditori collegati alle ndrine locali. I carabinieri di Reggio Calabria stamane hanno dato esecuzione a provvedimento di “fermo di indiziato di delitto” e contestuale decreto di sequestro preventivo emesso dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria – Dia, nell’ambito dell’inchiesta “Reghion”. Le indagini, avviate nel 2013 dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Reggio Calabria, hanno portato all’acquisizione di concordanti elementi indiziari a carico di Domenico Barbieri, di anni 52, da San Ferdinando (RC); Vincenzo Carmine Barbieri, di anni 54, da Reggio Calabria; Antonio Franco Cammera, di anni 56, da Reggio Calabria; Marcello Francesco Antonio Cammera, di anni 60, da Reggio Calabria, dirigente Settore Cultura–Turismo–Istruzione e Sport del Comune di Reggio Calabria, all’epoca delle indagini Dirigente del settore Servizi Tecnici; Bruno Fortugno, di anni 62 da Reggio Calabria, funzionario del Settore Servizi Tecnici, Domenico Kappler, di anni 56, da Roma;Sergio Lucianetti, di anni 70, da Roma; Luigi Patimo, di anni 44, da Milano; Alberto Scambia, di anni 66, da Roma; Mario Scambia, di anni 76, da Reggio Calabria. L’inchiesta era iniziata nel 2013 quando i militari dell’arma avevano iniziato ad indagare per scoprire come venivano indirizzati gli appalti nel settore lavori pubblici. I soggetti sono indagati a vario titolo per concorso esterno in associazione mafiosa, turbata libertà degli incanti, truffa aggravata, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, intestazione fittizia di beni, estorsione aggravata dal metodo mafioso. Contestata, inoltre, a carico di due società operanti nel settore della depurazione delle acque e di fornitura di servizio idrico integrato, la responsabilità amministrativa da reato. Al centro dell’inchiesta l’ottimizzazione del sistema di depurazione delle acque e la gestione delle risorse idriche della città dello Stretto. L’inchiesta stamane è stata presentata dal procuratore generale Federico Cafiero De Raho che ha specificato come le indagini da un alto, riportino all’inchiesta “Fata Morgana”. Protagonista, anche in questa circostanza Paolo Romeo, già condannato, ora ai domiciliari. Le indagini hanno accertato come Romeo, seppur non rivesta alcun ruolo formale nella vicenda, oltre a palesare cointeressenze imprenditoriali con Domenico Barbieri, vantasse uno speciale rapporto di solidarietà ed influenza nei riguardi di Cammera, sicché era messo al corrente da Barbieri dei progressi delle trattative per il mercimoni dei pubblici ufficiali e delle conseguenti loro attività abusive. Romeo interveniva per sollecitare Cammera e Fortugno ad aderire alle pretese degli imprenditori privati, ma anche per comprendere dinamiche amministrative connesse al pagamento delle “mazzette”. Cammera, dirigente dei servizi al comune, con alcuni complici, avrebbe pilotato i bandi per l’assegnazione degli appalti. Sono state sequestrate 14 società e beni per un valore di 42 milioni di euro.

Qui di seguito il commento del sindaco di Reggio Giuseppa Falcomatà

«Ringrazio le forze dell’ordine e la Procura di Reggio Calabria per l’importante operazione odierna che consente di fare luce su uno spaccato inquietante di una parte della burocrazia comunale. Nelle scorse settimane – ha aggiunto il Sindaco – nel corso del consiglio comunale aperto sulla legalità e sugli amministratori sotto tiro, ho sottolineato la necessità di riformare la legge sullo scioglimento degli Enti locali che, ad oggi, non si occupa della parte burocratica delle pubbliche amministrazioni. Da più parti nei mesi scorsi è stata sottolineata la necessità di riformare questa legge anche il Procuratore Cafiero De Raho ne ha parlato recentemente ed io stesso, diversi mesi fa avevo avuto modo di sottolinearlo in un mio intervento al Senato alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Spesso in occasione di uno scioglimento vengono spazzate via intere classi politiche e invece gli apparati burocratici rimangono in sella. Evidentemente c’è qualcosa che va migliorato, c’è qualcosa in più che va fatto. Gli strumenti, ad oggi in nostro possesso, cerchiamo di utilizzarli al meglio. Nei mesi scorsi in Giunta abbiamo deliberato infatti la rotazione totale dei dirigenti. Inoltre, su proposta dell’Assessore alla Legalità, abbiamo azzerato tutte le nomine dei Responsabili Unici dei Procedimenti decise negli anni passati. Un meccanismo che ha consentito una pulizia generale nell’apparato burocratico. Nei mesi scorsi, poi, su proposta dell’Assessore ai Lavori Pubblici, la Giunta ha approvato altri importanti provvedimenti a sostegno degli imprenditori vessati da racket e criminalità organizzata, istituendo short lists per la partecipazione agli appalti pubblici comunali, ed un nuovo regolamento e nuove graduatorie per i lavori pubblici e privati dentro i cimiteri. Abbiamo bisogno di incentivare le possibilità che la legge prevede come l’uso dei funzionari ex articolo 145, provenienti da altri Enti, che le amministrazioni comunali che si insediano dopo uno scioglimento per mafia possono utilizzare – ha poi spiegato il Sindaco – è anche grazie a strumenti come questo che siamo riusciti a fare un grande lavoro negli uffici. Oggi, tuttavia, la situazione si è oltremodo complicata e urgono misure straordinarie per aumentare, sul piano della quantità e della qualità, le risorse umane a disposizione del Comune e consentire ai tanti funzionari e dirigenti onesti, che operano quotidianamente per il bene dei cittadini, di continuare a lavorare in serenità».

Nuovi nomi per vie, piazze e strade. La commissione toponomastica non dimentichi Gianni Versace

gianni versacedi Gabriella Lax

Strade, piazze e vie, sono moltissime a non avere un nome, un’identità nella città dello Stretto. E sono questi pezzi di storia, dall’antica alle più recenti, che cementano la forza di un popolo, ne fanno un unico contenitore di gesti, di sacrifici e di gioie, battaglie per libertà, con lo stesso sentire. A Reggio Calabria tanti luoghi avranno tutti un nome grazie al lavoro della  commissione toponomastica che si è insediata circa due settimane fa. Per il sindaco Giuseppe Falcomatà “La Commissione Toponomastica è di importanza strategica per l’Amministrazione, l’obiettivo è quello di restituire decoro alla città”. I componenti della commissione sono: Giuseppe Cantarella, Domenico Cappellano, Giuseppe Caridi, Stefano Iorfida, Francesca Leotta ed Angela Misiano ed i consiglieri comunali Francesco Gangemi, Vincenzo Marra ed Antonino Matalone. Nella stessa seduta sono stati nominati presidente il professore Giuseppe Cantarella e vicepresidente il consigliere Antonino Matalone. Gli incarichi sono a titolo gratuito e non comportano alcun onere per l’amministrazione. A chiarire il lavoro della commissione uno dei componenti del precedente gruppo, lo storico reggino Franco Arillotta che ha illustrato i fatti in conferenza stampa qualche giorno fa, nella sede di Azione nazionale. “I componenti della nuova consulta per la toponomastica cittadina – spiega lo storico – danno assoluta garanzia di un contributo culturale pienamente adeguato e una responsabile continuità al lavoro fatto dalle commissioni che si sono succedute tra il 1986 e il 2009. Tre i criteri di base che sono stati tenuti presenti in questo lavoro: rispettare la norma di legge dei 10 anni dalla scomparsa del personaggi che si intende ricordare; salvaguardare la toponomastica storica; seguire una omogeneità delle aree”. Arillotta ha fatto l’esempio delle medaglie d’oro calabresi, dei presidenti della repubblica attorno al”largo della repubblica” attuale vallone Petrara; degli scienziati attorno al viale Galileo Galilei. Per procedere alla definizione dei toponimi nei centri minori, furono coinvolte le circoscrizioni moltissime le donne ricordate, ma sempre nelle categorie di appartenenza. L’amministrazione comunale dovrebbe dare esecuzione al lavoro delle commissioni operanti tra il 1986 e il 2009, trasmettendo i relativi atti, approvati dalla giunta il 30 ottobre 2009, alla Prefettura, che, a sua volta, chiederà il parere alla Deputazione di Storia Patria. Una volta soddisfatto questo iter, si potrà curare la predisposizione degli atti successivi. Per lo storico “Opportuna, a quel punto, la predisposizione di un manualetto ad uso degli organi comunali operanti sulla strada, che comprenda una carta della città, con le denominazioni vecchie e nuove”.

Chiudo con un appello alla commissione: non dimenticatevi del genio creativo e unico di Gianni Versace. Il reggino che ha dato più lustro alla sua Reggio nel mondo, del quale, tra qualche giorno, ricorre l’anniversario dell’uccisione. Pur avendo voluto, per scelta consapevole, vivere lontano dai luoghi natii, Versace ha portato nel suo gusto creandi tutta la luce e l’ombra di questa terra generosa di affetto e avara, al tempo stesso. Qualche tempo fa, in un’intervista rilasciatami da Santo Versace lo stesso aveva chiesto che fosse intitolata una parte del corso Garibaldi al fratello scomparso tragicamente. Chissà se questo potrà essere possibile. Non si può pensare di ricordarlo con una sala intitolata al centro direzionale o il museo della moda ancora in fase embrionale. Gianni Versace merita molto di più.

Storia di Fatima, giovane musulmana reggina “Non sono più vittima dell’ignoranza altrui”

Di Gabriella Laxfatima

L’hijab, velo bianco che le lascia scoperto il viso e l’immancabile zainetto nero. Due segni distintivi, religione e quotidianità, che invece suscitano sguardi sospettosi. “Un giorno – racconta Fatima – ero a mangiare un panino, con le mie patatine davanti e accanto a me c’erano seduti dei miei coetanei”. Parole, prima sussurrate, occhi sempre più ostili. Le frasi che non possono lasciarla indifferente, in un crescendo una delle ragazze vicine mormora “E’ una terrorista, ha pure lo zaino, moriremo tutti”. Sicuri, tra l’altro, di non essere capiti nella lingua. E, a quel punto, “L’unica cosa che può far saltare sono le patatine” risponde fresca la giovane marocchina. Io e Fatima camminiamo sotto il sole, in una bella giornata di giugno, sulla via principale della città. E’ l’ora di pranzo, in giro non c’è molta gente, ma quei pochi passanti non le tolgono gli occhi di dosso. “In Svizzera non mi guardano così”. Fatima Zara El Amrani sorride, sorride da quando qualche ora prima ci siamo incontrate nella parrocchia della chiesa dove fa volontariato, anche come mediatrice culturale. Ed in questi tempi di sbarchi a ritmo bisettimanale, nella città dello Stretto, c’è un gran bisogno di persone come lei. E’ giovanissima Fatima, diciott’anni appena compiuti, mi ha scritto e ha chiesto d’incontrarmi perché vuole raccontare le storie dei giovani musulmani come lei. Il suo cuore ha le radici ben piantate in Marocco, la patria che ha lasciato quando aveva due anni appena, ma si dipana questo cuore e si stringe all’Italia, la mamma adottiva, benevola a prima vista, pronta a trasformarsi in matrigna severa ed intransigente. Il primo ad arrivare, oltre trent’anni fa, era stato suo padre, “quando l’Italia era ricca e molto diversa dal Paese che conosciamo oggi”. Due sorelle sposate e due fratelli, Fatima è la più piccola. “Torno a casa ogni anno, è il miglior posto che ci sia, un po’ la Calabria – spiega – forse per questo mi sento a casa e mi sono integrata. La gente è molto simile al Marocco, come accoglienza, come carattere ed anche come abitudini”. E come vive una giovane donna musulmana questo particolare momento storico? “Quando siamo arrivati c’era il problema di Osama Bin Laden – ride Fatima -siamo entrati col botto, adesso questo periodo che sta coincidendo con la mia adolescenza …Fino a due anni fa vivevo questa situazione molto male. Pensavo fosse tutto contro di me. L’ignoranza che vedevo influiva sui miei sentimenti. Poi me ne sono fatta una ragione. Alla fine dei conti non si può essere vittime dell’ignoranza altrui e patire per questo. Molte persone pensano che io che porto il velo sono dell’Isis. L’ignoranza dei ragazzi della mia età penso dipenda dai genitori che non riescono a trasmettere le informazioni ai loro figli o le trasmettono sbagliando”.

E sul rapporto con la religione: “Quando mi vedono con il velo, non chiedono perché ho fatto questa scelta di vita, ma presumono che sia stata una scelta imposta dai genitori, quindi per loro esiste questa tradizione ancora. Non capiscono che lo fai per una relazione tra te e Dio, perchè senti un amore grande verso di lui. Anche lo stesso ramadan, è una prova per comprendere come stanno le persone che non hanno la nostra fortuna”.

Ed il rapporto coi coetanei non musulmani? “Di solito ad un primo input possono allontanarsi, ma quando riescono a guardare il tuo mondo, capiscono che sei altro rispetto alle loro idee iniziali”.Fatima fa parte dei “Giovani musulmani d’Italia” che, chiarisce “E’ un’associazione no profit, apolitica, nata nel 2001, con l’esigenza di riunire i giovani della nazione e farli integrare nella società italiana. Ogni associazione predispone varie attività. Dallo scorso novembre il gruppo è attivo anche a Reggio Calabria. Ci stiamo muovendo sul fronte dell’accoglienza, siamo punto di riferimento per gli immigrati”. Ed il riferimento, ad esempio, è alle cene preparate per i musulmani nel periodo del ramadan. E ancora alle donazioni di sangue per quelli che non stanno bene. E poi le conferenze sui temi dell’integrazione “Per le donne musulmane che sono nell’occhio del ciclone – ricorda – le nostre testimonianze penso siano state utili alle scuole reggine, coinvolte autorità civili e religiose”.