Archivio | luglio 29, 2016

Operazione “Kalanè”, sembrava fosse in atto una recrudescenza criminale, invece era una faida familiare

Di Gabriella Lax

IMG_7247 copiaUn omicidio e due tentativi d’omicidio premeditati per ottenere il controllo criminale nel territorio di Calanna. E ancora detenzione e porto abusivo di armi da fuoco e ricettazione, aggravati dalla circostanza di aver commesso i fatti per agevolare le attività della ‘ndrangheta. Queste le accuse da cui prende il via l’operazione “Kalanè” (l’antico nome di Calanna) della Polizia di Stato per l’esecuzione di alcuni fermi di indiziato di delitto, disposti dalla Direzione distrettuale antimafia. Nel mirino Giuseppe Greco, di Calanna, 56 anni (figlio dello storico capo Ciccio Greco), Domenico Provenzano, 21 anni, nato a Genova, Antonio Falcone di 45 anni e Giuseppe Falcone di 49 ani entrambi reggini. Ricercato invece Antonino Princi, 45 anni, nato a Colmar in Francia, irreperibile da alcuni mesi. Un tentato omicidio, un omicidio ed un altro atto di sangue, in due episodi avvenuti i 9 febbraio ed il 3 aprile. “Fatti che avevano destato preoccupazione perché si ipotizzava la riapertura di guerre di mafia – chiarisce il questore Raffaele Grassi – in realtà le evidenze investigative consentono di dire che si trattava di fatti maturati per dissidi interni a cosche operanti in una determinata area delle provincia reggina”. Nel provvedimento di fermo mandanti ed esecutori materiali di tre gravissimi fatti di sangue – un omicidio e due tentati omicidi – verificatisi a Reggio Calabria e nel vicino comune di Calanna (nel reggino) nei mesi di febbraio e aprile scorsi nel contesto di un conflitto scaturito in seno alla famiglia Greco per l’affermazione della leadership e il dominio criminale nel piccolo comune dell’entroterra reggino. Durante l’operazione sono state eseguite una serie di perquisizioni. Impiegati circa 80 uomini della Polizia di Stato. Dall’inchiesta ha preso forma uno scenario di cruente azioni di sangue che i sicari dei due schieramenti in lotta tra loro hanno posto in essere con premeditazione, individuando accuratamente le abitudini delle vittime i tempi e i luoghi in cui colpirle con l’uso di fucili e pistole. Fermi necessari per gli investigatori che servono ad evitare ulteriori fatti di sangue. Importante la ricostruzione di questi episodi.

I fatti di sangue

Dall’attività d’indagine, come chiarisce Francesco Rattà, capo della squadra mobile di Reggio Calabria “Emerge uno contro intestino alla famiglia Greco hce, dopo la collaborazione di Giuseppe Greco con la giustizia, vede l’ascesa al potere di Antonino Princi, il cugino. L’uscita di scena di Greco da Calanna determina l’ambizione del cugino che copie i passi per il gestire le attività illecite. Dunque, il rientro di Greco costituisce un elemento di disturbo, soprattutto quando questi decide di riconquistare terreno”. Incontri familiari che si tramutano in scontri, fino a quando il 9 febbraio scorso miracolosamente Antonino Princi, seppur rimasto ferito, riesce a scampare ad un attentato tesogli da due killer armati, presumibilmente Greco e Provenzano. In quell’occasione Princi fu attinto all’ingresso della società per cui lavorava, Ecologia Oggi, che gestisce l’impianto di rifiuti di Sambatello. Princi con manovre repentine e prontezza di riflessi inverte la marcia della sua Mercedes, IMG_7265 copiasfonda il cancello dell’impianto e riesce a trovare rifugio all’interno, salvandosi. Mentre dei due attentatori, da quel momento si perdono le tracce. Princi impiega i successivi due mesi per programmare la vendetta, che si consuma il 3 aprile quando presumibilmente i due Falcone (positivi al test della polvere da sparo) feriscono lievemente Greco e uccidono Domenico Polimeni con un fucile caricato a pallettoni.

Gli investigatori

“E’ sembrato che tra Calanna e Sambatello vi fossero fibrillazioni particolari, con gravi episodi estorsivi nei confronti di commercianti ed imprenditori -spiega il procuratore generale Federico Cafiero De Raho- tant’è che direzione antimafia si era mossa per capire cosa succedeva in quella parte del territorio”. Per De Raho “Giuseppe Greco, già collaboratore di giustizia, poi si era finto pazzo ha tenuto atteggiamenti discutibili che riconducevano ad una strategia di riconquista del territorio. Greco arretra dal punto di vista della collaborazione e avanza nella riconquista del territorio.E’ figlio di Francesco Greco (già nelle operazioni Meta e Olimpia)”. Esame positivo degli stub, intercettazioni ambientali e telefoniche, unitamente agli elementi del disconoscimento degli alibi di alcuni di essi hanno consentito i provvedimenti di fermo, necessari per scongiurare l’allontanamento di alcuni le operazioni sono scattate a Reggio ed a Genova, luogo in cui uno degli indagati si era trasferito .(foto Marco Costantino)

Paolo Conte, storia di un romanzo musicale elegante e senza tempo al Castello Aragonese

Paolo Conte foto di Dino Buffagni -IMG_6640_bDi Gabriella Lax

Memorie, ondulate e profanate. Sono eleganti seduzioni in musica quelle di Paolo Conte. Può rimanere in silenzio per tutto il concerto, può salutare a malapena il pubblico. Non importa a lui si perdona tutto. A parlare, per oltre un’ora e mezza, è la sua verve di chansonnier d’antan, il prestigio del racconto che invecchia per rimanere comunque attuale e fedele. E’ salito sul palco di piazza Castello, ieri sera Paolo Conte regalando al pubblico di Reggio Calabria, le canzoni di un tempo e le nuove proposte di “Snob” (Platinum/Universal), l’ultimo disco, spasmodica ricerca, ancora una volta, dei suoni essenziali. Un romanzo musicale che, a tratti, diviene agile poesia, il racconto perenne dello scorrere di giorni ed occasioni, appoggiati sulla vita reale. E dopo lo show di domenica scorsa della cantante internazionale Noa, Gil Dor e la band, il promoter calabrese Ruggero Pegna fa nuovamente centro, con l’unica tappa nel Sud Italia di Conte, inserita nel contesto della trentesima edizione di “Fatti di Musica”, la rassegna del miglior live d’autore organizzata da Ruggero Pegna, in collaborazione con “Alziamo il Sipario”, il progetto di eventi culturali ideato dall’Assessore Comunale alla Cultura Patrizia Nardi. Aprono la serata d’estate le parole di Ruggero Pegna “Portiamo eventi di qualità perchè la musica non è tutta uguale. Conte è un successo planetario con brani tradotti in molte lingue- e poi riferito al sodalizio con l’amministrazione comunale – da due anni riesco a parlare di musica vera. Dobbiamo sentirci in una Calabria piena di cultura che si arricchisce di musica e di emozioni”. Fieramente la Nardi “Abbraccio un progetto che prosegue e che pone al centro della musica la nostra città con le location uniche”. Inizia il live e l’atmosfera cambia e, come da copione, ci si ritrova improvvisamente catapultati nelle atmosfere fumose di un club jazz lontano migliaia di chilometri mentre Conte intona “Ratafià”, “Sotto le stelle del jazz”, “Come di”. Saccheggia i meandri dell’animo umano con infinite sfumature che vanno dallo humor alla malinconia in “Alle prese con una verde milonga”, “Snob”, “Recitando”, “Dancing”, “Gioco d’azzardo”. Trasformisti, camaleontici in scena con Conte i musicisti Nunzio Barbieri, chitarra, chitarra elettrica, Lucio Caliendo, oboe, fagotto, percussioni, tastiere, Claudio Chiara, sax alto, sax tenore, sax baritono, flauto, fisarmonica, basso, tastiere, Daniele Dall’Omo, chitarra, Daniele Di Gregorio, batteria, percussioni, marimba, piano, Luca Enipeo, chitarra, Massimo Pizianti, fisarmonica, bandoneon, clarinetto, sax baritono, piano, tastiere, Piergiorgio Rosso, violino, Jino Touche, contrabbasso, chitarra elettrica, Luca Velotti, sax soprano, sax tenore, sax contralto, sax baritono, clarinetto. Manca da Reggio da cinque anni Conte. Ma c’èancora tempo per sognare con gli occhi semichiusi “Gli impermeabili”, “Madeleine” e per perdersi nel viaggio romantico e reale di “Via con me” (unico bis concesso a fine spettacolo). Chiudono “Max”, “Diavolo Rosso” e “Le chic et le charme”. (foto di Dino Buffagni)