Nella giornata mondiale per i rifugiati, Reggio ha il primato di essere “artigiana di pace”

Di Gabriella Laximmigrati

Un momento di riflessione e di confronto per fare il punto sulle politiche dell’accoglienza e la gestione dei rifugiati in tutto il mondo. Oggi si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, istituita dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite nel 2001, nel ricordo della Convenzione per i richiedenti asilo firmata il 20 giugno di 65 anni fa dalle Nazioni Unite. A fronte di un’Europa spaccata, con la deputata inglese uccisa a pochi giorni dal Brexit del Paese dall’Unione europea, di una Turchia che usa la barbara (e rinnegata) violenza uccidendo al confine una famiglia siriana, ci sono piccole oasi che fanno della resistenza e dell’accoglienza le loro parole d’ordini. Reggio, come alcune zone della sua provincia, come parti della Sardegna, è una di quelle. Un’oasi che cresce nella speranza di essere motore di solidarietà, di essere “artigiana della pace” così come ha chiesto papa Francesco. La città dello Stretto sembra bipolare, a tratti. A stento riesce a tenere alta la testa, dopo anni di umiliazioni politiche e vessazioni degli abitanti, soggiogati dal malaffare, impotenti di fronte alla regressione economica. Esercizi commerciali storici che chiudono, una disoccupazione giovanile da mettere in ginocchio anche le speranze per un futuro migliore. Da uno scenario simile ci si aspetta che possa emergere solo chiusura e durezza del cuore nei confronti dei bisognosi, delle migliaia di visi arrivati sulle nostre coste, pronti a lasciare da parte la morte per costruirsi la vita, una qualsiasi, ma la vita. Speranze accese, come luci in fondo al tunnel che hanno le sembianze dei volontari e di tutti coloro che si spendono, ininterrottamente, per dare un colore a queste vite in difficoltà. Dai vestiti alle merendine, dai succhi di frutta alle scarpe. Il lavoro dei volontari comincia tante ore prima degli sbarchi e non si conclude mai. Un lavoro sostenuto, se non dal punto di vista prettamente materiale, dalle istituzioni locali. Il cuore palpitante della città, memore di soprusi e violenza, probabilmente in queste persone trova la forza per continuare a battere. (foto Marco Costantino)immigrati 2

Il numero di profughi e rifugiati in fuga dal conflitti e persecuzioni nel mondo ha raggiunto il record di 65,3 milioni nel 2015, come denuncia l’Alto commissariato Onu per i rifugiati. Dunque la soglia dei sessanta milioni è stata superata per la prima volta, con un netto aumento dai 59,5 milioni del 2014. I rifugiati, persone in fuga dai loro paesi, sono stati 21,3 milioni, i profughi, che hanno lasciato le loro case senza abbandonare il loro paese, 40,8 milioni. Sono oltre 10.000 i migranti e rifugiati morti in mare dall’inizio del 2014, secondo il bilancio dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr). Oltre 2.800 nei soli 5 primi mesi del 2016. L’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati lancerà una petizione per inviare un messaggio chiaro ai governi che devono lavorare insieme e fare la loro parte per chi fugge da situazioni di crisi. La petizione #WithRefugees chiede ai governi di: “Garantire che ogni bambino rifugiato riceva un’istruzione. Garantire che ogni famiglia di rifugiati abbia un posto sicuro in cui vivere. Garantire che ogni rifugiato possa lavorare o imparare nuove competenze per dare un contributo positivo alla comunità”. Firmiamola.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...