Archivio | giugno 6, 2016

Reggio, dopo “Malasanitas” i numeri allarmanti dei parti per ostetricia

azzaràdi Gabriella Lax

L’allarme in realtà era stato lanciato nel luglio del 2015. Una conferenza stampa della Uil Fpl per denunciare le emergenze del reparto ostetricia degli ospedali Riuniti di Reggio Calabria. Un’emergenza che è scoppiata nel presidio ospedaliero dello Stretto, in tutta la sua drammaticità dopo l’operazione “Malasanitas” dello scorso aprile. Sono riprese stamattina, nell’aula Spinelli, le conferenze denuncia della Uil, col segretario Nuccio Azzarà. A proposito del nuovo presidio che dovrebbe nascere nell’area dell’ospedale Morelli “C’è molta confusione” spiega Azzarà, nell’evidenziare “progetti discontinui” e nel rivendicare un’ubicazione più periferica del nuovo ospedale contro ogni “speculazione edilizia”. E poi chiarisce “Come Uil stiamo attenzionando le gare d’appalto”. Azzarà si sofferma poi sul contratto di natura privata, col quale Giulio Carpentieri, direttore amministrativo degli Ospedali Riuniti, assolve alla sua mansione a titolo gratuito. “Senza pattuizione di adeguata retribuzione, viene meno il vincolo sinallagmatico nel contratto” afferma Azzarà. Per non parlare delle conseguenze sugli atti direttamente emanati dal direttore amministrativo per i quali è stato chiesto un parere pro veritate (del costo di mille euro) a Nazareno Saitta e merito docente della facoltà di giurisprudenza di Messina. Azzarà si chiede, e domanda: “Perchè non ci si è rivolti all’avvocatura regionale?”. Ma la vera bomba ad orologeria è quella risevata al reparto ostetricia. “Da un lato c’è l’emergenza sanitaria che si sta profilando nel silenzio più assoluto. Dall’altra ci sono le condizioni generali ed attuali del reparto e l’etica, la morale e quello che è successo e sta succedendo a distanza di 45 giorni dall’operazione “Malasanitas””. Dopo la chiusura del reparto nascite al “Tiberio Evoli” di Melito (circa 900 parti annui), resta il presidio di Locri, con 730 parti annui, mentre è a rischio nella zona tirrenica la permanenza di Villa Elisa, rimanendo fermo solo il presidio di Polistena, con la chiusura di Scilla. Anche Villa Aurora a Reggio è in procinto di chiudere, e allora? Il disastro di numeri di parti si abbatte sui reparti dei Riuniti. Un disastro arginato a stento prima della famigerata operazione “Malasanitas”. Una criticità grave dopo gli arresti di medici ed ostetriche. “Reggio rischia di arrivare a 3000 o addirittura 3500 parti l’anno” riferisce il sindacalista. Un quadro a tinte fosche spento ulteriormente dalla chiusura (“solo dopo 8 mesi dalla nostra denuncia” profila Azzarà) della sala operatoria ordinata dal primario Battaglia. Resta una saletta al quinto piano per i parti cesarei o la chance del blocco operatorio, che però si trova al piano terra. Per la poca pace delle gestanti, per quella che, nel luglio scorso la Uil aveva definito “una macelleria”.(foto Marco Costantino)