Archivio | giugno 3, 2016

Immigrati, Falcomatà sarà a Bruxelles per discutere dell’accoglienza nella città dello Stretto

di Gabriella Lax

Una croce e un numero. Una croce, un numero, un fiore. C’è un campo nel cimitero di Armo, sopra Gallina di Reggio Calabria, che da oggi diventerà un luogo accoglientea, così ci piace immaginarlo, la culla della speranza. cimitero armoLa speranza che, nonostante tanti occhi continuino a non voler vedere, si possa trovare una soluzione alla strage dei migranti nel mar Mediteraneo. Stamattina c’era il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, c’erano il presidente della Provincia Giuseppe Raffa, il vescovo Giuseppe Fiorini Morosini, il prefetto Claudio Sammartino e le autorità, per l’ultimo saluto ai morti in mare che domenica scorsa sono arrivati nella città dello Stretto. Il “Santo Rosario”, la benedizione, le lacrime dei familiari. Gli sguardi di persone, cristiani, musulmani, che cercano conforto gli uni dentro gli occhi degli altri, con la dolorosa domanda che risuona davanti ai corpi innocenti: “Perchè?”. Mostra sensibilità l’amministrazione comunale e lo stesso primo cittadino lancia la proposta, istituire il 3 giugno di ogni anno una giornata per ricordare queste vittime. E della situazione degli sbarchi nella città dello Stretto, che si candida ad essere hotspot di secondo livello, Falcomatà e l’assessore alle politiche sociali, Giuseppe Marino, discuteranno il prossimo 22 giugno a Bruxelles.

cimitero armo 3

“E’ una giornata di dolore – ha spiegato il sindaco – il dolore non ha colore, non ha appartenenza e non ha religione. Il dolore è umano e noi questa tragedia continua la affrontiamo cercando di rimanere umani, al di là delle difficoltà. E lo stiamo facendo grazie al lavoro dei volontari, della Protezione civile, delle associazioni, grazie al coordinamento della Prefettura. Quei 45 morti tutti insieme nella nostra città non si vedevano da tantissimo tempo. Per il rispetto dei valori dell’accoglienza e dell’inclusione è stato doveroso dare loro degna sepoltura. Il sentimento di solidarietà civile, in questa città deve continuare a crescere giorno dopo giorno. La giornata di oggi, a 24 ore dalla festa della Repubblica, serve a riflettere su quanto i valori impressi nella Costituzione che parlano di libertà fondamentali, a pochi chilometri da noi, non sono così scontati. Chi fugge da guerre e sofferenze oggi va incontro a tutto questo e non possiamo restare indifferenti poiché siamo un popolo che in passato ha vissuto l’emigrazione. Vorrei che la giornata di oggi non sia un unicum ma che possa essere istituzionalizzata come una giornata di commemorazione e che sia da esempio affinchè queste tragedie non si ripetano in futuro”.

cimitero armo 4Di “momento di grande umanità e di silenzio” parla don Nino Pangallo della Caritas diocesana. “Siamo di fronte a questi 45 morti in un olocausto di chi è partito con la speranza di un futuro migliore e si ritrova dentro una fossa. Nel vedere i corpi di bambini, di mamme con i loro piccoli, non ci sono parole ma solo il silenzio e chiedersi cosa possiamo a fare di più perchè abbia fine questo dolore. La nostra città sta dando una testimonianza molto bella di inclusione, di maturità, di accoglienza. Non possiamo fermarci alle celebrazioni ma dobbiamo lavorare per accogliere e moltiplicare i nostri aiuti ed il bene che la città è capace di fare”.

Per adesso ci sono i numeri, piantati nella terra, a ricordare sepolture che, dopo le procedure amministrative, avranno il nome ed il cognome di chi in quel terreno, riposerà per sempre. (foto Marco Costantino)

Roma, “Rino Gaetano Day”, a 35 anni dalla scomparsa del cantautore calabrese

di Gabriella Lax

“Questa notte in un incidente è morto il noto cantante Rino Gaetano”. Una frase sola, lontana, era il cronista alla radio. GAETANO 4Ma non l’ho mai dimenticata. Ieri ero una bambina e lui aveva cantato “Gianna” a Sanremo. Io pensavo che Gianna fosse un cane. Ed è la sola cosa che ho continuato a sapere per anni, prima ce qualcuno suscitasse in me la voglia di scoprire la poesia ironica dei suoi inimitabili testi. Mai potremo sapere cosa sarebbe stata la musica in Italia con l’ineffabile contributo della sua “bocca della verità”, del cantante che lanciava, con i suoi testi irriverenti ma senza clamore apparente, torte in faccia a tutti, senza esclusione di colpi, ma con ironia.

La tesi del complotto

Rino Gaetano muore il 2 giugno 1981, in un incidente nella notte, alle 3,55. Con la sua Volvo 343 impatta contro un camion Fiat 650, guidato da un commerciante di nome Torres. Strane coincidente. GIORNALELa scena della sua morte è identica a quella del protagonista de “La ballata di Renzo”, scritta dal cantautore crotonese già dieci anni prima. Secondo la tesi portata avanti nel suo blog da Paolo Franceschetti, La ballata di Renzo è un brano inedito, di cui peraltro si scoprì l’esistenza solo qualche anno fa. Dunque, all’epoca, solo gli “addetti ai lavori” (i produttori e le persone che lavoravano insieme al cantante) erano a conoscenza di quel brano. E solo chi conosceva la canzone poteva fare in modo che si realizzasse nella pratica, e in modo così dettagliato.

Il tributo

Sono passati 35 anni da quel giorno di giugno in cui moriva per un misterioso incidente stradale il cantautore crotonese Rino Gaetano. Rino gaetano - Resta vile maschio dove vai - frontEsattamente 40 anni, dalla pubblicazione del disco “Mio fratello è figlio unico”. Grande festa nella capitale ieri, con strade bloccate e percorso degli autobus deviato,  in occasione “Rino Gaetano Day” a piazza Sempione dove c’è stato il concerto della Rino Gaetano Band, la cover band creata dalla sorella del cantautore, Anna, e composta dal nipote di Rino, Alessandro Greyvision e dai musicisti Michele Amadori (tastiere), Alberto Lombardi (chitarra elettrica), Marco Rovinelli (batteria), Fabio Fraschini (basso) e Ivan Almadori. Presente in piazza Emergency, insieme alalcausasocialedi cui si fa portatrice. Sul palco si sono esibiti Massimo Di Cataldo, Marco Ligabue, Gianmarco Dottori e i KuTso.

Reggio, il lido comunale oggi così lontano dai fasti di un tempo…

Di Gabriella Lax

(foto servizio di Marco Costantino)

C’era una volta il lido comunale di Reggio Calabria. Era nato verso la fine degli anni Venti, grazie alla lungimiranza dell’ammiraglio Genoese Zerbi. lido comunale 2Un piccolo stabilimento balneare in legno su palafitte tra la battigia e il mare, già esistente nella Rada dei Giunchi, con zone riservate a uomini e donne nettamente separate, la scalinata che dalle cabine portava nelle limpide acque dello Stretto. Era il 1928 quando nacque il Lido Genoese-Zerbi, che venne intitolato proprio al suo ideatore. Ben presto il complesso balneare divenne punto di ritrovo d’eccellenza per ogni manifestazione mondana, culturale e sportiva. Punto di forza la caratteristica “rotonda”, regina delle serate danzanti ed eleganti ricevimenti, nella quale attraccavano di continuo imbarcazioni cariche di turisti.

lido comunale 3

C’è il lido comunale oggi, con l’estate che timida bussa alle porte. Lo scenario, per chi si volesse addentrare in spiaggia, è desolante. Ferri e ferraglie alla base della bella torre all’ingresso. Il paesaggio marino corredato da sporcizia, carte ed altri rifiuti. Muri interrotti da grosse fratture, scalini rotti nell’accesso alla spiaggia, ringhiere arrugginite e brutte scritte nei muri sudici ci accompagnano nel resto del percorso. Il degrado prosegue verso la zona della cabine: riverniciate di blu, non tutte mantengono la dignità del posto che custodiscono: il risultato sono porte forzate, mattonelle del pavimento frantumate in più punti. Uno spettacolo poco edificante all’occhio del visitatore. Dietro le porte spalancate spazio alle oscenità. Ben si comprende, dai resti sul pavimento, come quelle cabine vuote siano state adottate come riparo di fortuna da senzatetto. lido 1Stuoie, quel che resta di una sedia a sdraio, tutto quello che può servire a combattere il freddo. Preservativi gettati in terra, fazzoletti e bottiglie di alcolici vuote poi raccontano altre storie. Il resto lo lasciamo alla vostra immaginazione. Tra due colonne di cabine c’è anche quello che sembra un bagno nelle stesse condizioni: porcherie sul pavimento, escrementi, sanitari divelti. Le recinzioni esistenti nei confini della grande struttura balneare, evidentemente, nulla possono rispetto a quello che poi si verifica. Qualche tempo fa, era stato proposto un impianto di video sorveglianza per evitare incursioni notturne ed attività vandaliche. Sotto il lungo tratto della cabine c’è la sabbia sporca, con tutto quello che, nel mesi passati, il mare e l’incuria dei passanti, hanno deciso di regalare. Carte, cartacce, bottiglie, pezzi di plastica e pericolosi pezzi di vetro, ai quali si va ad aggiungere il solito quantitativo di alghe, ormai seccate al sole, rimaste per mesi a fermentare. Storie di degrado urbano che spengono il fiore all’occhiello che il lido era stato tanti anni fa.