Archivio | marzo 2016

“Senza valigia”, visioni incrociate dalla stiva di una nave

Da uno spiraglio, tra le spinte e la ristrettezza degli spazi e la mancanza d’aria, le visioni che appaiono si chiamano speranze. Immaginare la vita che sarà, dal pensiero del mare, morte o salvezza, comunque penetrante come il misto di odori che si sentono nel viaggio.

marco1Dalle griglie dei ferri di una stiva immaginaria un’istallazione per raccontare, grazie agli scatti, i viaggi degli immigrati è la mostra “Senza valigia: visioni incrociate dalla stiva di una nave”, di Marco Costantino, fotografo e giornalista e Daniela Liconti, giornalista, sabato pomeriggio nel corso del “Play music Festival” alle Officine Miramare di Reggio Calabria. Le foto degli sbarchi al porto di Regio Calabria si incrociano con quelle del cimitero delle carrette del mare di Lampedusa, in una doppia proiezione: le persone da un lato e le storie delle imbarcazioni accanto. “Un lavoro di tre anni- spiega Costantino – su una tematica più che mai attuale. Quando si scelgono le foto si pensa a quelle che hanno un valore universale. Mi è stato proposto di esporre le immagini che calzano con gli obiettivi della rassegna, ossia migrazioni e contaminazioni, sono stato ben felice di poter condividere situazioni che non sono note a molti”. Sono particolarmente legato all’immagine di una ragazza, che arrivando su una di queste navi, si sporge a guardare e si sbraccia”. Una propensione alla vita, un soffio verso il cambiamento. A fare da contraltare “Invece, quando l’ho vista scendere dalla nave, la sorreggevano due volontari della Croce rossa perchè non riusciva a camminare…”. “Quasi per caso – chiarisce Daniela Liconti- ci siamo ritrovati in questa situazione e abbiamo deciso che le due esperienze potevano incastrarsi per bene. Erano il “prima” ed il “dopo” di qualcosa. L’istallazione (con la griglia nds) crea la situazione di distanza e di disagio che a volte accompagna la nostra visione di questa tragedia”. Per il direttore artistico Alessio Laganà “Una mostra -spiega – il cui intento non è regalare belle immagini ai nostri occhi, come ci si può aspettare. Si tratta di immagini che registrano una realtà importante di oggi, quella dei movimenti tra le persone e tra i luoghi. Il mondo vive così: guardiamo gli altri che arrivano ma non ci ricordiamo dei nostri figli che stanno andando verso altre parti. E’ la legge della natura, c’è chi lo fa con più serenità e con una valigia abbastanza carica e chi, invece, parte senza, ma la valigia c’è comunque, nel bagaglio che ognuno ha dentro sé, con la sua famiglia, il suo Paese e la sua cultura. Sul bagaglio che ogni persona che arriva nel nostro territorio può lasciarci noi oggi vorremmo riflettere”. Dopo la visione della mostra “Questo mare è pieno di voci: passaggi sullo Stretto”, un confronto con: Davide Grilletto dell’Arci Provinciale Rc,Bruna Mangiola del coordinamento diocesano e Massimo Barilla della Fondazione Horcynus Orca, a moderare la giornalista Josephine Condemi.(www.ilmetropolitano.it)

Gabriella Lax

“Quindicimila”, le rivendicazioni delle lavoratrici nella Piana

Le braccia delle donne lavoratrici che smettono di faticare e alzano i pugni per lottare insieme per i loro giusti diritti e “Spingere il carro della storia con le sorelle di tutto il Paese”. 20160305_220252.jpgHa debuttato a “Spazio teatro” a Reggio Calabria “Quindicimila”, pièce di, e con, Renata Falcone che, per la prima volta, porta in scena un testo di cui è autrice e interprete, frutto di anni di ricerca sul territorio e di attento lavoro drammaturgico. Bambine e donne accomunate dalla fatica, che si danno appuntamento ogni mattina all’alba agli incroci delle strade principali o all’ingresso del paese dove passano a prenderle i caporali. Il lavoro è vita e dannazione per queste donne, protagoniste attive della vita nei campi della Piana di Gioia Tauro, inizialmente senza tutele, senza assicurazioni e senza pensioni. La voce, alternata al canto, dell’attrice porta avanti un monologo fatto di visi, di donne e bambine che si alternano nella raccolta delle olive, figlie di soprusi, madri di desolati figli piccolissimi che vengono portati sui campi. La morte incombe, sotto forma di intossicazione, di alluvione, di incidente stradale e porta via con sé vite che si nutrono quotidianamente di un tozzo di pane indurito e risparmiato per arrivare a sera, dove i piedi, rotti dalle pietre e dalle sterpaglie, inseguono scalzi la via del ritorno e del riposo. Disciplinato e documentato il lavoro biografico della Falcone, attrice reggina che porta sul palco della sala di via San Paolo pezzi sulla riforma agraria e la difesa del suolo calabrese dall’archivio storico de L’unità, “Allora piangeranno mentre noi cammineremo” di Felice D’Agostino e Arturo Lavorato, “braccianti del Sud” nelle inchieste di “Donna che lavora”. Con le lotte sindacali alzano la testa le donne, hanno la necessità di fare scioperi (in un caso addirittura 10 giorni consecutivi) per chiedere a gran voce le loro legittime rivendicazioni: la pensione, il salario uguale, l’assistenza sanitaria. Un passo dopo l’altro verso l’emancipazione e l’eguaglianza, in uno spettacolo teatrale in evoluzione. Laddove oggi, i volti rigati dal vento e bruciati dal sole, delle donne calabresi, hanno lasciato spazio, alle lacrime ed al sangue dei lavoratori immigrati, uno squarcio di attualità, che si specchia nelle operazioni quotidiane compiute contro il caporalato nella Piana di Gioia Tauro. Lo spettacolo “Quindicimila” è stato selezionato nel 2015 per il Premio Scenario. Anche per il quinto appuntamento, in contemporanea con gli spettacoli della rassegna, torna “Linee d’Entrata – esposizioni fotografiche in parallelo”, Anna Maria Basile inaugura “Artista io? Artista tu!”: un modo fantastico e simbolico di “fare” fotografia, a volte irriverente, a volte sofferente e meravigliato.(www.ilmetropolitano.it)
Gabriella Lax