La Calabria che vince a Cannes

cannes alice e sofia

Agosto 2010, ore16. Mi catapulto nel semiasciutto torrente Sant’Agata. Ci saranno almeno 37 gradi alle16. Arrivo sicura di me. Stanno girando un film, un tizio della produzione mi ha assicurato che avrei potuto potuto scrivere in anteprima “interplanetaria”. La giovane regista in questione è Alice Rohrwacher, impegnata a realizzare  “Corpo celeste”. Scavalco transenne in un assolato deserto, impavida “Sono una giornalista, cerco…”, cercavo appunto “tal dei tali”, il mio contatto. Eccolo finalmente. «Guarda ti faccio conoscere una persona» mi dice lui, portandomi vicino ad una roulotte con la porta aperta, dalla quale sporge una giovane annegata in un mare di lentiggini, coi capelli corti, color carota. «Lei non ha bisogno di presentazioni» mi dice il contatto mentre stringo quella mano bianca di donna e ripeto a voce alta «Piacere, Gabriella. No, no certo». La mia visita si concluderà qualche minuto dopo. Un articolo d’atmosfera, di colore, nulla di più, bocche cucite tutti al lavoro e io che me ne vado imprecando: «Famosa, famosa. Ma non ho capito, quella chi catenazzo era???». Era Alba Rorhwacher.

Sofia Loren porta bene al cinema italiano almeno quanto la Calabria ne porta ad Alice Rohrwacher. La regista con “Le meraviglie/ When you were born”, unico film italiano in gara, esce in trionfo dal festival del cinema di Cannes, portando a casa il secondo riconoscimento assoluto, “Gran Prix” della giuria, presieduta da Jane Campion. E, così come la Sofia nazionale aveva portato in trionfo il Roberto Benigni, in occasione della vittoria dell’Oscar con “La vita è bella”, la splendida compagna di film di Mastroianni premia la giovane regista viterbese tornata di corsa a Cannes dopo essere stata avvertita dell’imminente premio in arrivo.

teresa3E c’è anche un pizzico di Calabria in questa vittoria poiché “Don’t love me”, della cantautrice reggina Teresa Mascianà è una delle musiche scelte e contenute nel film. La hit della Mascianà ha fatto il giro d’Italia, prima nella colonna sonora del film “Aspromonte” e poi, soprattutto, poiché è stata scelta come da Trenitalia come sottofondo nelle stazioni delle principali città del Paese per intrattenere i viaggiatori. Un motivetto facile da ricordare, un “la, la, la” orecchiabile e simpatico, una canzone nata senza nessuna velleità e che, invece, sta portando ovunque le idee musicali della Mascianà, che ha all’attivo due album, “Don’t love me” e “Shine” (uscito nel mese di ottobre 2013) entrambi per Top Records Milano, distribuiti Edel Italy. La colonna sonora del film italiano vittorioso a Cannes, fatta di suoni, rumori, a volte anche silenzi è frutto del lavoro di ricerca antropologica curata da Piero Crucitti (originario di Cataforio di Reggio Calabria).

«Dedico il premio alla mia famiglia allargata, ringrazio un po’ tutti ma soprattutto la produzione» ha detto la regista alla consegna del riconoscimento. Una famiglia allargata (la sorella Alba è una delle protagoniste) di cui fanno parte adesso la casa di produzione bolognese Tempesta di Carlo Cresto-Dina con Raicinema e l’iconica star del film Monica Bellucci. «Questo premio mi dà coraggio – ha proseguito – è come aver messo la testa nel pozzo della storia d’Italia, dove mi affaccio e vedo Sophia e Marcello. Ringrazio Thierry Fremaux che mi ha fatto arrivare qui, grazie alla giuria che mi ha fatto tornare. Grazie a voi, il vostro lavoro mi ha fatto innamorare del cinema e mi ha portato fin qui».

Ma il legame tra l’agreste Rohrwacher e la Calabria è molto più lontano. Il suo primo film, “Corpo celeste”, tre anni fa approdato a Cannes nella sezione “Quinzane”, è stato girato proprio a Reggio Calabria e nella provincia. E grazie alla Mascianà c’è ancora quella Calabria che certamente ad Alice Rohrwacher ha portato bene.

Ps: Sarà nostra cura farci spiegare, nei prossimi giorni, la genesi di “Don’t love me”.

Gabriella Lax

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