Archivio | maggio 2014

“Una vita bizzarra”, Elisabetta Villaggio racconta

da sinistra villaggio e arcidiaco

Rosa Furlan era arrivata a Roma all’inizio dell’autunno del 1969.Pochi mesi prima l’uomo aveva conquistato la luna e l’aria che si respirava nel mondo era tutto, o quasi, potesse essere possibile”.

Queste parole sono l’incipit di “Una vita bizzarra”, il romanzo di Elisabetta Villaggio, pubblicato dalla casa editrice “Città del Sole” di Reggio Calabria, diretta da Franco Arcidiaco. Frammenti di passato che ritornano nella storia di Rosa, nata in una famiglia umile. L’amicizia profonda, le lotte giovanili degli anni Settanta, l’impegno politico e la voglia di cambiare il mondo che le generazioni di quegli anni avevano fortemente creduto possibile, gli ingredienti ci sono tutti e coinvolgono il lettore nel vortice di emozioni fino all’ultima pagina. La prefazione, nemmeno a dirlo, è curata da Paolo Villaggio.

Non fatevi ingannare, a parte il panorama, di autobiografico c’è poco o nulla. «Non si tratta di un romanzo autobiografico. Ho vissuto ciò di cui scrivo: l’epoca storica, i periodi, i luoghi. Più che parti di me si tratta della vita di alcuni miei amici. Le due protagoniste, o la protagonista, non è una persona precisa ma possono esserci degli avvenimenti, delle cose caratteriali riferite ai miei amici. Poi ci son parti vere e altre totalmente inventate. Non dirò mai quali. In quelle vere le persone si riconoscono, ma possono saperlo solo loro che hanno vissuto le vicende».

E, come spesso succede, l’idea del romanzo è arrivata da sola. «Ero a Ponza d’inverno e camminando ad un certo punto si è materializzata la vicenda, con le vicissitudini dei protagonisti, è arrivata da sola ed ho deciso di scriverla».

Differenza abissale con il volume precedente, “Marilyn, un intrigo dietro la morte”, del 2012, pubblicata da Bonanno Editore, poiché «l’ultima mia fatica è un romanzo, l’altro era un saggio che partiva dalla morte di Marilyn. Avevo fatto su questo tema una pièce teatrale e a quel punto mi ero talmente ben documentata e l’ho proposta ad una casa editrice, l’idea è piaciuta ed il libro è stato pubblicato».

Profonda conoscitrice del mondo televisivo, in quanto autrice di programmi sulle reti nazionali chiarisce «La tv la guardo poco e i bei programmi ci sono sicuramente. Ciò che sta cambiando è la fruizione del mezzo televisivo. In questo momento storico c’è un grossissimo cambiamento dei mass media poiché internet ha rivoluzionato tutto. Sta facendo la rivoluzione che ha fatto la stampa quando è arrivata. Internet è il mezzo più potente di tutti i mass media. Anche la tv sta cambiano. I giovani scaricano e guardano sul pc. Certi programmi sono per gli anziani per chi non sa usare internet e per questo spariranno?».

Sin da quando era al liceo, il giorno del compito d’italiano era un giorno di festa, un giorno in cui poter godere appieno della scrittura, senza ansie e preoccupazioni di riuscire. Mi ritrovo molto in questa confessione di Elisabetta Villaggio, perchè a me succedeva lo stesso.  Ed il suo rapporto con la scrittura nasce da molto lontano. Possiamo persino ipotizzare che si tratti di un’eredità paterna sviluppata nel tempo. Ricorderete che la saga cinematografica del ragionier Fantozzi nasce dalla racconta delle avventure scritte da Paolo Villaggio, scrittore, prima ancora che divertente attore, protagonista del cinema italiano. Elisabetta risponde concisa, le piace più scrivere che chiacchierare. Ma è precisa e riflessiva, di bianco vestita. E quando le chiedo di suo padre e del rapporto che li lega mi risponde: «E’ un buon rapporto. Mio padre è una persona molto complessa».

Gabriella Lax

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La Calabria che vince a Cannes

cannes alice e sofia

Agosto 2010, ore16. Mi catapulto nel semiasciutto torrente Sant’Agata. Ci saranno almeno 37 gradi alle16. Arrivo sicura di me. Stanno girando un film, un tizio della produzione mi ha assicurato che avrei potuto potuto scrivere in anteprima “interplanetaria”. La giovane regista in questione è Alice Rohrwacher, impegnata a realizzare  “Corpo celeste”. Scavalco transenne in un assolato deserto, impavida “Sono una giornalista, cerco…”, cercavo appunto “tal dei tali”, il mio contatto. Eccolo finalmente. «Guarda ti faccio conoscere una persona» mi dice lui, portandomi vicino ad una roulotte con la porta aperta, dalla quale sporge una giovane annegata in un mare di lentiggini, coi capelli corti, color carota. «Lei non ha bisogno di presentazioni» mi dice il contatto mentre stringo quella mano bianca di donna e ripeto a voce alta «Piacere, Gabriella. No, no certo». La mia visita si concluderà qualche minuto dopo. Un articolo d’atmosfera, di colore, nulla di più, bocche cucite tutti al lavoro e io che me ne vado imprecando: «Famosa, famosa. Ma non ho capito, quella chi catenazzo era???». Era Alba Rorhwacher.

Sofia Loren porta bene al cinema italiano almeno quanto la Calabria ne porta ad Alice Rohrwacher. La regista con “Le meraviglie/ When you were born”, unico film italiano in gara, esce in trionfo dal festival del cinema di Cannes, portando a casa il secondo riconoscimento assoluto, “Gran Prix” della giuria, presieduta da Jane Campion. E, così come la Sofia nazionale aveva portato in trionfo il Roberto Benigni, in occasione della vittoria dell’Oscar con “La vita è bella”, la splendida compagna di film di Mastroianni premia la giovane regista viterbese tornata di corsa a Cannes dopo essere stata avvertita dell’imminente premio in arrivo.

teresa3E c’è anche un pizzico di Calabria in questa vittoria poiché “Don’t love me”, della cantautrice reggina Teresa Mascianà è una delle musiche scelte e contenute nel film. La hit della Mascianà ha fatto il giro d’Italia, prima nella colonna sonora del film “Aspromonte” e poi, soprattutto, poiché è stata scelta come da Trenitalia come sottofondo nelle stazioni delle principali città del Paese per intrattenere i viaggiatori. Un motivetto facile da ricordare, un “la, la, la” orecchiabile e simpatico, una canzone nata senza nessuna velleità e che, invece, sta portando ovunque le idee musicali della Mascianà, che ha all’attivo due album, “Don’t love me” e “Shine” (uscito nel mese di ottobre 2013) entrambi per Top Records Milano, distribuiti Edel Italy. La colonna sonora del film italiano vittorioso a Cannes, fatta di suoni, rumori, a volte anche silenzi è frutto del lavoro di ricerca antropologica curata da Piero Crucitti (originario di Cataforio di Reggio Calabria).

«Dedico il premio alla mia famiglia allargata, ringrazio un po’ tutti ma soprattutto la produzione» ha detto la regista alla consegna del riconoscimento. Una famiglia allargata (la sorella Alba è una delle protagoniste) di cui fanno parte adesso la casa di produzione bolognese Tempesta di Carlo Cresto-Dina con Raicinema e l’iconica star del film Monica Bellucci. «Questo premio mi dà coraggio – ha proseguito – è come aver messo la testa nel pozzo della storia d’Italia, dove mi affaccio e vedo Sophia e Marcello. Ringrazio Thierry Fremaux che mi ha fatto arrivare qui, grazie alla giuria che mi ha fatto tornare. Grazie a voi, il vostro lavoro mi ha fatto innamorare del cinema e mi ha portato fin qui».

Ma il legame tra l’agreste Rohrwacher e la Calabria è molto più lontano. Il suo primo film, “Corpo celeste”, tre anni fa approdato a Cannes nella sezione “Quinzane”, è stato girato proprio a Reggio Calabria e nella provincia. E grazie alla Mascianà c’è ancora quella Calabria che certamente ad Alice Rohrwacher ha portato bene.

Ps: Sarà nostra cura farci spiegare, nei prossimi giorni, la genesi di “Don’t love me”.

Gabriella Lax

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Dopo il successo col “Frollo” in “Notre Dame” esce il primo disco di Vincenzo Nizzardo

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Il pubblico del piccolo schermo ha imparato a conoscere le sue performance canore da vincitore a “Uno Mattina in famiglia”, nello scontro tra i conservatori di musica di tutta Italia. Ma Vincenzo Nizzardo, ventisettenne, originario di Gioiosa Ionica, vive e respira musica da quando era bambino. E’ stato tra l’altro uno degli splendidi protagonisti (era il più giovane) del musical “Notre Dame de Paris” scritto da Riccardo Cocciante e prodotto da David Zard. Nizzardo, baritono e talentuoso dell’opera, si sperimenta in un altro campo, col suo primo disco dal titolo “Oltre ogni limite”.

Nizzardo si è diplomato all’Istituto per Odontotecnici, col massimo dei voti. Ma la musica resta il suo primo amore. Da piccolo, all’età di sei anni ha iniziato gli studi all’Accademia Chopin di Catanzaro Lido. La sua passione lo ha spinto, successivamente, ad iscriversi a Reggio Calabria, al conservatorio “Francesco Cilea”, dove ha studiato come baritono, sotto l’esperta guida del soprano Serenella Fraschini. Si è diplomato col massimo dei voti, lode e menzione d’onore. Anche se giovanissimo Nizzardo vanta tante medaglie artistiche nel suo curriculum. Dal 2001 al 2006 ha accompagnato nei tour estivi in Calabria Mino Reitano. Tra le tante persone che, nel corso del tempo, lo hanno incoraggiato ed hanno creduto nel suo talento, anche il maestro Franco Reitano, compositore e musicista, fratello di Mino. Da qui l’incontro coi figli del maestro Franco Reitano (Angela, Rocco, Enzo e Mino) che ha reso possibile la realizzazione del progetto “Ogni oltre limite” ossia la concretizzazione del sogno, il coraggio di non mollare, la forza della musica e delle parole per non dimenticare le origini e i sacrifici compiuti.

Oltre ogni limite” contiene ben undici brani. Cinque scritti da Franco Reitano, fra cui “Ma ti sei chiesto mai”, interpretato a Sanremo 1992 da Mino Reitano; “Oltre ogni limite” e “Il freddo d’inverno” brani scritti da Vincenzo con A. Gallelli e “Intermezzo (per me)” musicati da Enzo e Rocco Reitano così come “If you stay” interpretato in lingua inglese.

Sono presenti due meravigliose liriche del repertorio classico italiano riarrangiate insieme ad Enzo Reitano in chiave moderna e radiofonica “Non ti scordare di me” e “ Musica proibita”.

Com’è nato il disco?

«Facendo il musical “Notre Dame” ho maturato l’idea di mettere insieme le varie esperienze lavorative in musica, quelle con mio fratello Ermes, con Mino Reitano perchè cantare con lui mi ha fatto crescere dal punto di vista umano ed artistico. Ho chiamato Enzo Reitano (figlio di Franco, fratello di Mino ed autore di quasi tutte le sue canzoni) e mi ha inviato venti canzoni di suo padre. Così c’è voluta una settimana per poter scegliere. Ma la sorpresa più bella è stata la richiesta di Enzo di poter produrre il disco. Pensavo che le canzoni di Franco potessero essere la ciliegina sulla torta e invece… sono diventate la torta. Comunque è un bel progetto, con belle canzoni a cui tengo davvero ».

frollo

E “Notre Dame” invece?

«E’ stata una grandissima emozione, impossibile da descrivere. Ricordo ancora il mio sogno, guardando l’opera all’Arena di Verona, era quello di interpretare proprio Frollo, il cattivo che si fa amare… E’ un musical che ha fatto la storia del teatro moderno in Italia, ha viaggiato in tutto il mondo, è stato tradotto in tantissime lingue. E così io ho avuto il privilegio e la responsabilità di portare in scena il musical. Tra l’altro sono stato il più giovane interprete del personaggio a 24 anni, nel maggio 2011. Per me è stato il coronamento del mio sogno, il premio dopo tanti sacrifici e sono stato contento del fatto che il pubblico abbia apprezzato».

Oltre alla promozione del disco ci sono nuovi progetti all’orizzonte?

«Beh, il mio mondo è il teatro musicale, l’opera lirica. Mi sono diplomato al conservatorio e l’ho fatto con tanto sacrificio, considerato che studiavo mentre ero in tour. Attualmente sono impegnato al teatro Valle a Roma. Abbiamo iniziato ad aprile si tratta di una serie di recite del “Barbiere di Siviglia”, in cui io interpreto Figaro che andranno avanti per tutto maggio. E’ un progetto bellissimo perché adattato per le scuole, ci sono spettacoli tutte le mattine, i bambini fanno parte della scena ed è importante far crescere sul palco le nuove generazioni che, si spera, un giorno possano, da adulti, ritornare a teatro».

Ci racconti un momento indimenticabile sul palco?

«Difficile, ci sono stati tantissimi momenti e indimenticabili: dalle partecipazioni a “Uno mattina in famiglia”, alle canzoni sul palco con mio fratello e con Mino Reitano. Alcuni certo rimangono nel mio cuore. L’Arena di Verona, con le luci che si accendono e tu vedi la platea e prima non riuscivi a scorgerla perché eri nella storia, interpretavi il personaggio. E’ qualcosa di incredibile, dopo i saluti finali esci dici “Ok sono di nuovo di Vincenzo” e ti rendi conto che hai finito di cantare in posto tutto esaurito, le persone che applaudono e ti sostengono… un bel colpo al cuore, una bella emozione».

Hai conosciuto Mino Reitano, che ricordo hai di lui?

«Sicuramente la grande umanità, il rispetto che aveva per la gente e per il pubblico, l’amore per la sua terra. Nonostante fosse un artista famoso a livello mondiale non si faceva influenzare dal successo. Era attaccato ai valori importanti: l’amore, la famiglia. Solo guardandolo ho imparato molto, cercando di cogliere il suo lato umano, ma anche i tanti insegnamenti dal punto di vista artistico, di come si sta sul palco. Quando lavori con grandi come lui, ti senti molto fortunato e ringrazio il destino che mi ha dato l’opportunità di conoscere Mino».

Gabriella Lax

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Teresa Mascianà tra Berlino e Cannes

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La sua hit “Don’t love me” è stata inserita nella colonna sonora dell’unico film italiano in gara al festival del cinema di Cannes. Sarà una settimana indimenticabile quella che sta per concludersi per la cantautrice reggina Teresa Mascianà. Il fortunato brano, già nella colonna sonora del film “Aspromonte” e spot scelto da Trenitalia per intrattenere i viaggiatori nella più grandi città italiane, fa parte del film di Alice Rohrwacher dal titolo “Le Meraviglie / When you were born” di cui è protagonista la splendida Monica Bellucci. La regista conosce bene la città dello Stretto poiché aveva girato buona parte delle scene del premiato “Corpo celeste”. Un film che racconta della campagna, dell’amore un po’ bizzarro tra un padre e le sue figlie, di figli maschi mancati, di animali e fate che abitano nella televisione e, soprattutto, l’unico film italiano in gara nel prestigioso festival. «La colonna sonora – evidenzia la Mascianà – fatta di suoni, rumori, a volte anche silenzi è frutto del lavoro di ricerca antropologica di Piero Crucitti (originario di Cataforio)».

Ma le sorprese non finiscono qui. Con due album all’attivo (“Don’t love me”e “Shine”, uscito lo scorso ottobre, entrambi per Top Records Milano, distribuiti Edel Italy) la cantautrice di Reggio Calabria è pronta a calcare un altro importante palcoscenico europeo. «La grande emozione – chiarisce Teresa Mascianà – essere comunque parte del film e suonare a Berlino. Durante il concerto ad accompagnarmi alla chitarra e ai loop ci sarà Enzo Rotox Rotondaro». La Mascianà lo scorso anno aveva presentato una serie di live a Londra e, per il momento, messo da parte il tour italiano sarà nella capitale tedesca per il “Riviera fest”, festival in riva al fiume in una delle zone più belle della città, una due-giorni di pop e indie rock organizzata da Megaherz Booking e Il Mitte in collaborazione con Antenna Music Factory.

Nell’indimenticabile cornice dell’Arena Glashaus, il grande spazio industriale al confine tra Kreuzberg e Treptow (tra la Badeschiff e il Club der Visionaere) la Mascianà aprirà il concerto di Dente (nome d’arte di Giuseppe Peveri, originario di Fidenza), del quale, lo scorso gennaio è uscito il novo album “Almanacco del giorno prima“, anticipato dal singolo “Invece tu”.Un revival nella capitale tedesca per il cantautore di Fidenza dopo la tappa di maggio 2013: a differenza dell’anno scorso, stavolta Dente si esibirà accompagnato dalla band al completo. In apertura si esibirà la promettente cantautrice reggina. Di recente la Mascianà era stata in Perù a girare il video del suo ultimo singolo “Gundo Senado”, uno scioglilingua africano «un nonsense – chiarisce – che da bambina canticchiava mia nonna, originaria di Asmara in Eritrea e che indubbiamente è rimasto nei miei ricordi per poi riemergere nei versi della canzone che ho scritto». La cantautrice è in procinto di preparare il terzo disco.

 

Gabriella Lax

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Peppino Mazzotta e l’amore per il teatro

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Il suo volto è noto sul piccolo schermo per il ruolo dell’ispettore Giuseppe Fazio che interpreta nella fiction “Il commissario Montalbano”. Prima ancora che un attore di fiction e di cinema, Peppino Mazzotta, originario di Damanico, provincia di Cosenza, è un grande interprete teatrale. “Radio Argo – On air” (premio dell’associazione critici teatrali 2011 e premio Annibale Ruccello 2012) è il titolo dello spettacolo andato in scena all’Horcynus Festival del direttore artistico Massimo Barilla a Reggio Calabria.

La storia si base sulle vicende degli Atridi prima e dopo la guerra di Troia, raccontate a sei voci. Una rielaborazione dei temi dell’Orestea in chiave contemporanea, un lavoro che conserva la struttura della tragedia classica reinventando il linguaggio e le attribuzioni drammatiche.

Conosciamo più da vicino Giuseppe Mazzotta.

L’incontro con la recitazione e col teatro com’è avvenuto?

«Dopo aver studiato architettura a Reggio Calabria ho fatto la scuola di recitazione di Palmi. Questo è stato l’inizio. Poi, con cinque colleghi dell’Accademia di Palmi, abbiamo creato a Napoli, la compagnia “Rosso Tiziano”. Fino al mio approdo alla corte di Giorgio Albertazzi al teatro stabile di Parma».

Che rapporto ha con la sua Calabria?

«Sono nato e cresciuto in Calabria; ci sono i miei genitori, mio fratello, i miei parenti. E’ un legame che non ho mai interrotto. Poi, con la città di Cosenza, in particolare con i teatri dell’università, ho una serie di relazioni di lavoro. No, non sono uno di quelli che è partito e ha dimenticato la sua terra, vi garantisco che con la Calabria ho un rapporto costante e continuo dal quale non mi sono mai sganciato».

Quali caratteristiche si riconosce del celebre personaggio dell’ispettore Fazio?

«Come il personaggio che interpreto sono una persona metodica. Ho anche una certa predisposizione verso l’onesta intellettuale. Ma non sono così equilibrato come Fazio che, d’altro canto, è una figura che, in realtà è immaginata. Sono più squilibrato, ho le mie fragilità…».

Lei ha scritto delle pièce per il teatro, da cosa nasce la scrittura teatrale?

«Si. Soprattutto ai tempi di “Rosso Tiziano”, eravamo in quattro e scrivevamo tutto ad “otto mani”. Ci occupavamo di argomenti che ci sembrava il caso di raccontare, del quotidiano, quello che capitava, di certo vicende interessanti, situazioni che, all’epoca, parlavano del presente e spesso quest’incontro con le storie avveniva in maniera del tutto casuale».

Come nasce “Radio Argo”?

«E’ venuta fuori da una riflessione sui poeti tragici greci, una riflessione del poeta contemporaneo Igor Esposito, utilizzando una struttura metrica non necessariamente attuale, agganciata all’idea della soluzione del coro della tragedia classica, sostituito da uno speaker radiofonico. Nel complesso è una rivisitazione attuale nella quale risuonano i temi classici. Più che di giustizia, il centro della scrittura di Esposito è il tema del potere: quello necessario secondo Agamennone, rifiutato invece dal messaggio anarchico di Oreste».

Il fatto di praticare il buddismo la aiuta anche nel lavoro?

«Si, perchè il buddismo si appoggia su una filosofia solida, ed è chiaramente uno strumento dottrinale di riferimento. E’ un supporto, un codice di riferimento, un filtro da usare per rendere la vita migliore, per fare le azioni giuste».

Vivere il teatro ed il cinema o le fiction, dal punto di vista attoriale cosa cambia?

«L’approccio è differente, ma il lavoro sul personaggio è lo stesso. Il modo in cui viene mostrato il risultato è diverso: con lo spettatore in teatro si condivide un tempo, si inizia e si finisce insieme. Al cinema non c’è condivisione, il risultato viene visto dopo molto tempo. Diciamo che ci sono sfumature molto diverse».

Ci anticipa i suoi progetti lavorativi?

«Da dieci settimane sono in Calabria, tra Africo Vecchio e Africo Nuovo, per girare un film che ultimeremo a fine maggio. Un debutto a fine luglio in teatro contemporaneo con Sergio Pierattini e per il prossimo autunno un testo in teatro scritto da me – ma soprattutto, per la gioia di tutti i fan della serie tratta dalle storie di Andrea Camilleri – a marzo 2015 riprenderemo a girare “Il Commissario Montalbano”, fino a settembre».

Gabriella Lax

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