Ferracane in scena con “Orapronobis”

ferracane

E’ stato impegnato in Calabria per mesi a girare il film “Anime Nere”. Torna sul “luogo del delitto” l’attore siciliano Fabrizio Ferracane che al teatro Siracusa di Reggio Calabria è il protagonista di “Orapronobis”. La pièce è scritta e diretta da Rino Marino, psichiatra, attore, regista, autore pluripremiato, che porta avanti da decenni un lavoro di ricerca sul rapporto tra teatro e patologia psichica. Protagonista del monologo, atto d’accusa con il potere indiscusso e totalitario della Chiesa, è Ferracane, volto noto del teatro e del cinema italiano, personaggio nella fiction “Il capo dei capi”, nei film “Malena” di Giuseppe Tornatore e “Anime nere”, il film tratto dal romanzo di Gioacchino Criaco che ha girato nel ruolo di protagonista, insieme a Peppino Mazzotta.

Che impressione le dato la Calabria?

Vengo volentieri in questo posto meraviglioso che ho imparato a conoscere grazie al film di Francesco Munzi. Trovo assurdo che lo Stato non promuova le bellezze sconvolgenti a livello naturalistico. Sono stato accolto dalle persone gioviali a Bova Superiore, uno dei ventuno borghi più belli d’Italia, ho girato ad Africo Vecchio, non potrò dimenticare le spiagge di Bianco. Come nel posto in cui sono nato, Castelvetrano, è un peccato che in posti stupendi ci siano ecomostri ed ancora più grave che lo Stato in questi posti non esista.

Come si è trovato nella storia proposta in “Anime nere”?

E’ una tragedia familiare, che ha sullo sfondo la malavita, una famiglia con una cancreca col marchio ‘ndranghetistico. Qualcuno nella famiglia sente la volontà di uscire fuori da questa situazione e da li si sviluppa la trama. Un racconto che parte dalla luce accecante dell’ambientazione in Messico che si spegne sempre più, man mano che la narrazione prosegue. Non c’è luce se non dando una sferzata totale come si vedrà nel film.

La condizione del teatro in Sicilia?

C’è fermento, c’è tanto teatro off, con tante compagnie giovani. Ma è difficile lavorare, soprattutto se non si hanno alle spalle grandi produttori o grande distribuzione. Capita solo a Riccardo Scamarcio, per dire il primo che mi viene in mente, di fare un tour con date piene in tutta Italia. Abbiamo il teatro di Vittoria che si muove bene, abbiamo Scimone e Frameli che stanno avendo successo. Ma il teatro oramai è divenuto quasi un lusso.

Tra recitare per il teatro e per le fiction cosa cambia?

L’elemento che fa la differenza è il sudore. Nel senso che in teatro si suda perchè si vive perfettamente quell’emozione, con tutti i canali percettivi amplificati, con tutti i sensi aperti: dagli occhi alla pancia. Nella fiction ciò avviene solo al primo ciak, alla fine ciò che conta è portare a casa la scena. Per il cinema è diverso, a seconda della volontà del regista che ha le sue idee, la similitudine col teatro è grande. L’occhio della macchina da presa guarda e scruta esattamente come fa chi sta seduto in teatro.

Il teatro è terapia?

Assolutamente sì e può esserlo per tutti perchè riesce a farti liberare dalle barriere della mente: il buio e la musica tirano fuori i mattoni che abbiamo e ci liberiamo scagliandoli in aria. Quando finisce lo spettacolo finalmente respiri. A me capita, all’inizio di pensare “Ma chi me l’ha fatto fare?”, ma poi, quando sei li sulla scena, passa tutto…

Gabriella Lax

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