Geni della sregolatezza

van gogh4 Arte e sregolatezza sono divenuti spesso sinonimi. Soprattutto quando si tratta dei cosiddetti “geni”. Ma, la parola d’ordine, prima che andiate avanti è che “Il pettegolezzo non deve interferire con l’amore per l’arte”.
C’è un libro che raccoglie le storie stranissime di trentacinque protagonisti dell’arte di ogni tempo. A cimentarsi in questa raccolta di follie artistiche è stata Elizabeth Lunday, una giornalista texana specializzata in arte e architettura, autrice del volume “Vite segrete dei grandi artisti. Tutto ciò che non vi hanno mai voluto raccontare sui più grandi maestri”, edito da Electa, con illustrazioni di Mario Zucca).
Un volume alquanto bizzaro, cominciando dalla veste grafica: copertina simile alle tavole colorate di un fumetto, impaginazione da periodico scandalistico. Il tutto contemperato da corposa bibliografia e preciso indice delle citazioni.

Così scopriamo ad esempio che Van Gogh mangiava i colori dal tubetto, Cezanne non voleva essere toccato per nessun motivo, Michelangelo puzzava come un caprone, Henri Rousseau aveva una fedina penale smisurata. C’è da vergognarsi degli artisti? Assolutamente anzi il lavoro delle guide turistiche nei musei con questi aneddoti caratteriali potrà essere meno pesante e molto più sorprendente e divertente.
picassoGuernica e Picasso«Critici d’arte, Vittorio Messori e Piero Buscaroli, hanno dimostrato che la “Guernica” era inizialmente titolata “Lamento en muerte del torero Joselito”, un matador amico, di cui il pittore aveva cominciato a dipingere la fine nell’arena, fino a che il governo social-comunista spagnolo gli offrì 300mila pesetas per commissionargli un’opera sul bombardamento di Guernica da esporre a Parigi. Sembra che, fiutato l’affare, il pittore modificò la tela originaria dandole il nome attuale. Il che nulla toglie al valore di denuncia della guerra. Anche se non risulta che Picasso abbia devoluto alle vittime il compenso».

warhol1Andy Warhol
«Nel 1977 fece un ritratto al futuro presidente Jimmy Carter, ricevendo in cambio due sacchetti di arachidi autografati. Tempo dopo, Warhol trascorse una serata allo Studio 54 con la madre del presidente, Lillian Carter. La quale dichiarò che non sapeva se era stata in paradiso o all’inferno. Aggiungendo di non aver capito perché «tutti quei ragazzi ballassero tra di loro, quando c’erano tante ragazze carine a disposizione… ».

Gabriella Lax

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