Archivio | agosto 5, 2013

David Zard, quarant’anni di rock

Madonna, in posa "coatta"

Madonna, in posa “coatta”

Un trapianto di fegato, un incidente stradale, un tumore al polmone. Ma lui è ancora David Zard! Come lo chiamava Lucio Dalla “il generale”. E’ l’impresario che  in 40 anni di musica, 70 di storia ha portato in Italia i più grandi artisti stranieri. Il big manager che ha contribuito col suo lavoro, come pochi altri alla storia del rock e del pop, a portare avanti ed in giro per il mondo i grandi nomi della musica. Soprattutto in Italia: qualunque nome, qualunque, lui, tra i Settanta e gli Ottanta, l’ha tirato fuori dalle riviste patinate e l’ha materializzato sui palchi italiani. Così i sogni rock di tanti giovani si sono realizzati. Ha fatto suonare Bob Dylan, Genesis, Madonna, Santana, Rolling Stones, Michael Jackson, Santana.

E quella volta del trapianto di fegato? Zard deve la sua vita al nostro Lucio Dalla, ai funerali del quale è andato l’anno scorso. Erano a casa dell’autore bolognese, confrontandosi sui sintomi, Dalla fu categorico, lo fece parlare con un tizio che si era trovato nelle stesse condizioni. «Fu lui a salvarmi la vita qualche anno fa. Sì, pensato solo per convincermi. Lui era così. Come potrei non volergli bene? – e poi mostra una catenina al collo – È un regalo di Lucio» spiega. Lui che le rock star le ha conosciute ne ha per tutte. «Keith Richards era un grande stronzo. Gli Stones viaggiano ognuno con il proprio aereo, dividono il palco e a volte poco anche quello. Una volta siamo insieme, si guasta il mezzo privato di Ronnie Wood. Chiedono Richards se può dargli un passaggio. Macché, offre la sua miglior la faccia schifata. Niente da fare. E lo lascia a terra».

E Madonna era una coatta vera. «E maleducata. Aveva degli atteggiamenti assurdi, la mandai pubblicamente a quel paese». Al contrario ha sempre difeso Michael Jackson dalle accuse di pedofilia. «Ho visto i genitori di quei ragazzi andare in giro con le carte di credito di Michael. Spendevano, non sapete quanto. Se c’era qualcuno da arrestare erano loro». E Bob Dylan spiega «E davvero la persona più dolce e timida che conosca. È capace di amorevoli conversazioni, profonde. Un uomo sul quale io posso contare. Da sempre gli hanno costruito un muro attorno, e poi lui non ama parlare della sua vita privata. Mi pare più che legittimo». Oggi, da vero esperto di musica adora i Muse.«Grandissimi. Con loro hai anche la sensazione che dietro ci siano dei bravi ragazzi. Oggi è importante».

Gabriella Lax

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