Tutti gli uomini di Amanda

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Di lei avevano scritto che era stata un uomo. E con tanto di fotocopia dei documenti originali. Giuro che ricordo ancora, come se fosse ieri, il settimanale (che mi pare fosse “Gente”) tra le mie mani con la foto in bianco e nero di questo presunto “Andrea” che aveva cambiato sesso diventando “Amanda”.

Poliedrica, conturbante, provocatrice ambigua Amanda Lear (al secolo Amanda Tapp) torna ad esporre da pittrice e lo fa negli spazi di “Milano Art Gallery”, in via Galeazzo Alessi 11, in cui si potranno visitare le sue “visioni”. Tanti i ritratti e i volti di uomini e donne messi su tela in mostra fino al 24 agosto, ingresso libero. Secondo le recensioni, nell’esposizione, la Lear “armeggia, e bene, con il bianco e nero e quando usa il colore lo fa per sottolineare un particolare. Nella galleria di personaggi c’è il volto inquieto di una donna dai capelli ricci, c’è il ritratto di un uomo che pare una maschera, ci sono dei profili che ricordano la lezioni dei grandi maestri del Novecento (Picasso e lo stesso Dalì, ovviamente) e poi ci sono i corpi, possenti ma senza volto, di giovani uomini e quello di un moderno San Sebastiano bombardato di frecce”.

La Lear al momento recita in teatro con uno spettacolo intitolato “Divina”. E, in inverno, uscirà un suo disco registrato con orchestra. Sono tutte cover di Elvis, il suo primo e vero idolo.

Col suo volto spigoloso e la sua voce roca, Amanda è stata la musa di artisti come Salvador Dalì  (conosciuto quando era fidanzata con Brian Jones) del quale ricorda: «E’ stato un maestro, ma a lui preferivo Picasso. Dalì piaceva molto alle rockstar, per via del suo carisma». E sono soprattutto le rockstar del mondo punk e patinato della fine degli anni Sessanta e degli anni Settanta quelli che ha conosciuto da vicino, da molto vicino.

Naufragando tra i ricordi: «David Bowie era quello che si truccava più di una macchina rubata. Era geniale nel comprendere cosa poteva avere successo: rubava idee qui e li. Ma non si struccava mai. E mi sporcava sempre le lenzuola. L’ho lasciato anche per quello».

«Con Brian Ferry condividevo l’amore per l’arte. Ma pure per Kim Novak: una donna che ci piaceva tantissimo, fredda e nelle stesso tempo affascinante».

E Brian Jones? «Ho conosciuto Brian perché ero la ragazza di Tara Browne, erede della famiglia Guinness e suo amico. Jones era insicuro ma sincero, il contrario di Mick Jagger. Doveva sempre piacere ai fan. Passava ore con il phon a cercare di dare la piega giusta ai suoi capelli». Non ci crederete ma Amanda è arrivata anche a Jimi Hendrix. «Jimi ha vissuto con me poche settimane. Era timido, ma piaceva molto. Una sera mi portò a casa la cameriera di un locale, lo Speakeasy, che aveva rimorchiato quella notte. La mattina dopo la trovai in bagno con la mia vestaglia. Cacciai subito sia lei che Hendrix».

L’abbiamo vista qualche mese fa sfilare in splendida forma sulle passerelle per Jean Paul Gautier, dunque qual è il segreto di tanta vitalità per Amanda Lear? «Non fumo, non mi drogo, non bevo e ho un’attività sessuale regolare».

 Gabriella Lax

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