In teatro con Antonio Salines

Salines_Antonio
La sua vita è la storia del teatro contemporaneo per eccellenza. Antonio Salines ha 77 anni e da cinquant’anni ha calcato le scene italiane al fianco di grandi interpreti come Carmelo Bene, Vittorio Gassman, Ennio Flaiano, Johnny Dorelli. Salines non è solo teatro è stato il volto dei più importanti film erotici italiani, firmati da un maestro del genere, Tinto Brass: da Monella a Fallo!, da Senso 45 a Tra(sgre)dire, veri e propri cult. In televisione Salines approda sin dal 1961, con La Febbre del Fieno sulla rete cadetta, ma è nel nuovo secolo che la sua notorietà aumenta sensibilmente: è protagonista nelle serie televisive Elisa di Rivombrosa e Puccini. Sempre con altro grande del piccolo schermo, Maurizio Costanzo, nel 1963 fonda a Roma il primo cabaret. La Capitale diverrà la sua casa al punto di legarsi professionalmente al Teatro Belli, in cui negli anni ’70 inizierà anche la sua carriera da regista

Quanto sono cambiate le cose in teatro rispetto ai suoi inizi?
«Prima di tutto la professionalità degli attori perché noi abbiamo avuto degli insegnati da Gassman, Wanda Capodaglio e Sergio Tofano che erano dei grandissimi, per cui anche le accademie erano all’altezza del loro prestigio; oggi invece ci sono tante scuole con mediocri attori, a volte neanche attori. Per cui non c’è una formazione di livello, anzi siamo di fronte ad un professionismo che definirei scadente. Per cui di conseguenza anche ciò che si presenta al pubblico rasenta la mediocrità, improvvisazione di persone che si mettono insieme e fanno teatro tanto per farlo. È crollato un po’ tutto, il teatro è sempre stato appeso ad un filo e questo filo adesso si sta
spezzando».

Cosa pensa dei tagli operati alla cultura che non hanno risparmiato il teatro?
«La crisi è devastante. Il Fus (Fondo unico per lo spettacolo, nds) è stato addirittura dimezzato e senza quel minimo di sovvenzione statale posso affermare, senza timore di smentita, che il 2013 è stato l’anno più brutto per il teatro italiano; non si contano più gli esercizi teatrali spazzati via perché non hanno avuto neanche un centesimo. Il teatro sopravvive solo per chi come noi che ancora andiamo in scena per amore della cultura, se fosse per le Istituzioni non ci sarebbe
più niente ».

Ci sono dei giovani attori promettenti nel panorama italiano?
«Gli attori ci sono però sono abbandonati a sé stessi, senza gli insegnamenti importanti, si rimane un attore a metà. La mia generazione è un po’ snobbata dalle scuole, e questa è una cosa incredibile! Quando ho iniziato io, Sergio Tofano aveva già ottant’anni però era uno degli insegnati più vitali dell’Accademia. Bisogna evitare che i talenti siano sporadici: nel mio stesso anno ci siamo diplomati io, Umberto Orsini e un certo Giancarlo Giannini. Non era un caso, non lo è mai, era frutto di una attenta ponderazione».

Quali i contenuti migliori per riportare la gente al teatro?
«Fortunatamente ci sono i giovani, può sembrano assurdo, ma la vera tendenza è la loro presenza nelle sale. Però bisogna coordinarsi con le scuole: solo attraverso ad una educazione allo spettacolo, si può rigenerare una nuova stagione teatrale. Solo incentivando la cultura,si può ripartire con l’economia ».

Gabriella Lax
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