Archivio | agosto 2013

Madonna, 55 anni da leonessa del pop

madonna-like-a-virginSono passati trent’anni dal suo esordio discografico nell’estate in cui Madonna Louise Veronica Ciccone compie cinquantacinque anni. Nel 1983 usciva “Madonna”, primo disco della popstar. Da quel momento la storia della musica ha preso un altro corso. Ed anche la moda, se pensiamo ai pizzi ed ai colori fluo, alle coppe a punta dei corsetti firmati Jean Paul Gautier e così via.

Questo non l’ho mai rivelato ma, anch’io, da bambina, come tante mie coetanee, guardavo Madonna e sognavo di fare la rockstar. Fiocco di merletto in testa e guanti neri tagliuzzati per l’occasione, saltellavo dal letto al pavimento come se fosse il palco sul quale indimenticabile si era esibita a Torino. “Non spingete i bambìni” aveva detto in quell’occasione in un italiano davvero comico. Di quel periodo mi sono rimaste in mente e parole a memoria, con traduzione simultanea, di tante canzoni del vecchio repertorio della cantante americana.

Originaria di Bad City, nel Michigan, con un curriculum familiare da non invidiare, non bella ma particolarmente sexy e, soprattutto, dotata di intelligenza e poi di straordinaria ambizione, riuscì in poco tempo ad imporre il suo nome ed a conquistare i vertici delle classifiche mondiali, le copertine di tutte le riviste e imporre la sua immagine come la più determinante per oltre due decenni, divenendo spesso anche un vero fenomeno di costume più che una cantante.
Simbolo e precursore di tante dive del pop, al suo 55esimo compleanno il prossimo 16 agosto Madonna non ha ancora nessuna intenzione di andare in pensione.

Certo è che, dopo trent’anni di onorata carriera, la divina affronta il momento più duro. Da qualche tempo a questa parte le cose non vanno per la diva come dovrebbero con l’avvento di Lady Gaga che è riuscita a conquistare grandi fette di pubblico più giovane e, ancora l’arivo di pop star come Beyoncé e Rihanna. Tutte hanno capito come funziona il meccanismo e l’hanno perfezionato. C’è da dire che forse aver fatto ricorso alla chirurgia estetica per fermare il corso del tempo non è stata una delle idee migliori come anche la “transumanza” dell’universo musicale sul terreno della dance, campo di gioco degli adolescenti, ha evidenziato la differenza di età tra lei e le più giovani.

Aggiungeteci la crisi dell’industria della musica che lei stessa ha contribuito a modellare. In un mondo in cui dominano download, mp3 Madonna non ha saputo destreggiarsi. Cosa le riserverà il futuro? Staremo a vedere, Madonna non ha ancora smesso di stupire il suo pubblico e chissà quali altri conigli potrebbe decidere di tirare fuori da cilindro.

Gabriella Lax
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Geni della sregolatezza

van gogh4 Arte e sregolatezza sono divenuti spesso sinonimi. Soprattutto quando si tratta dei cosiddetti “geni”. Ma, la parola d’ordine, prima che andiate avanti è che “Il pettegolezzo non deve interferire con l’amore per l’arte”.
C’è un libro che raccoglie le storie stranissime di trentacinque protagonisti dell’arte di ogni tempo. A cimentarsi in questa raccolta di follie artistiche è stata Elizabeth Lunday, una giornalista texana specializzata in arte e architettura, autrice del volume “Vite segrete dei grandi artisti. Tutto ciò che non vi hanno mai voluto raccontare sui più grandi maestri”, edito da Electa, con illustrazioni di Mario Zucca).
Un volume alquanto bizzaro, cominciando dalla veste grafica: copertina simile alle tavole colorate di un fumetto, impaginazione da periodico scandalistico. Il tutto contemperato da corposa bibliografia e preciso indice delle citazioni.

Così scopriamo ad esempio che Van Gogh mangiava i colori dal tubetto, Cezanne non voleva essere toccato per nessun motivo, Michelangelo puzzava come un caprone, Henri Rousseau aveva una fedina penale smisurata. C’è da vergognarsi degli artisti? Assolutamente anzi il lavoro delle guide turistiche nei musei con questi aneddoti caratteriali potrà essere meno pesante e molto più sorprendente e divertente.
picassoGuernica e Picasso«Critici d’arte, Vittorio Messori e Piero Buscaroli, hanno dimostrato che la “Guernica” era inizialmente titolata “Lamento en muerte del torero Joselito”, un matador amico, di cui il pittore aveva cominciato a dipingere la fine nell’arena, fino a che il governo social-comunista spagnolo gli offrì 300mila pesetas per commissionargli un’opera sul bombardamento di Guernica da esporre a Parigi. Sembra che, fiutato l’affare, il pittore modificò la tela originaria dandole il nome attuale. Il che nulla toglie al valore di denuncia della guerra. Anche se non risulta che Picasso abbia devoluto alle vittime il compenso».

warhol1Andy Warhol
«Nel 1977 fece un ritratto al futuro presidente Jimmy Carter, ricevendo in cambio due sacchetti di arachidi autografati. Tempo dopo, Warhol trascorse una serata allo Studio 54 con la madre del presidente, Lillian Carter. La quale dichiarò che non sapeva se era stata in paradiso o all’inferno. Aggiungendo di non aver capito perché «tutti quei ragazzi ballassero tra di loro, quando c’erano tante ragazze carine a disposizione… ».

Gabriella Lax

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Una fiction su Gianni Versace

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I nomi ed i volti dei protagonisti sono ancora sconosciuti. Ma la vita di Gianni Versace presto diverrà una fiction grazie anche al lavoro dello scrittore Tony Di Corcia ed alla sua biografia dello stilista di Reggio Calabria. Di Tony Di Corcia avevo già raccontato in altri post del mio blog. Ho un’immensa stima per il suo lavoro. Tra l’altro sta lavorando alla trasposizione della vita di un altro famoso stilista. Il libro “Biografia di Gianni Versace”, uscito nel mese di novembre scorso, edito da Lindau, con la prestigiosa prefazione di Giorgio Armani, è una meravigliosa e capillare ricostruzione della vita di Versace. Dalla gioventù vissuta nella città dello Stretto, al rapporto profondo con la madre Francesca, sarta, al passaggio a Milano ed alle prime sfilate e poi  l’amore per il teatro e per i costumi di scena, l’ascesa, le sfilate, l’apice del successo fino alla sfilata del luglio 1997 ed alla terribile uccisione avvenuta a Miami, qualche giorno dopo.

Dall’acquisto dei diritti sulla biografia sarà tratta la sceneggiatura di una miniserie, prodotta da Ares Film e Kroma di Patrick Meehan, che sarà trasmessa dalle reti Mediaset (quasi sicuramente Canale 5) anche se bisognerà aspettare il 2014 o addirittura nel 2015. Le riprese cominceranno a novembre, ma, come si diceva, c’è il massimo riserbo sul progetto, né si sa ancora chi vestirà i panni dello stilista di fama mondiale. L’unica cosa certa è che la fiction ripercorrerà le tappe principali della vita di Gianni Versace.

La regia potrebbe essere curata da Alessio Inturri impegnato ultimamente nella serie di successo “Il peccato e la vergogna”. La produzione non ha ancora chiarito quale potrebbe essere il ruolo di Donatella Versace, sorella dello stilista, che ha ereditato la gestione del marchio alla morte del fratello. Certamente la Versace, tra una sfilata e l’altra, potrebbe arricchire il progetto, svelando particolari e curiosità sulla vita e sulla carriera di Gianni.

Sul delitto Versace è stato girato un film per la televisione in America, un progetto nel quale hanno recitato Franco Nero, Shane Perdue e Steven Bauer. E’ di qualche giorno fa la notizia che la villa di Miami, luogo dell’assassinio dello stilista, è stata messa all’asta. Prezzo di partenza 25 milioni di dollari. La proprietà, quasi 1.800 metri quadri, 10 stanze da letto, 11 bagni e una piscina rivestita con un mosaico in oro, era stata acquistata da Gianni nel 1992. In passato ci hanno abitato anche Madonna e Sylvester Stallone.

Gabriella Lax
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D&G, le rivendicazioni di Peter Fonda

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Non è bastata la condanna a un anno ed otto mesi per evasione fiscale e i guai col fisco. Non è bastata la clamorosa serrata di protesta delle boutique milanesi di qualche settimana fa. Ci pensa anche Peter Fonda a mettere nei guai gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana, citandoli per danni (insieme al sito di vendite online Nordstrom) per colpa delle magliette con la foto in bianco e nero dell’attore e dedicate al mitico film del 1969 “Easy Reader”, di cui Fonda è stato autore, produttore ed interprete, e che sono state vendute a 295 dollari.

Si sarà infuriato per il prezzo esagerato l’attore americano? Assolutamente no. Il settantatreenne è scandalizzato per il fatto che nessuno, nell’operazione di marketing, abbia deciso di interpellarlo o abbia chiesto il permesso di usare il suo volto per la creazione delle magliette. Trattasi di «un danno alla sua pace interiore, alla sua felicità, ai suoi sentimenti e alla sua immagine, nonché una perdita in termini di valore pubblicitario di mercato, presente e futuro», come si legge nella denuncia presentata, qualche giorno fa, alla Corte Superiore della California e a cui sono state allegate le foto di 9 magliette non autorizzate. Per porre rimedio dunque a quello che si configura come un “vero” dramma emotivo, il fratello dell’assai ben più conosciuta Jane chiede un risarcimento a Dolce & Gabbana e Nordstrom di almeno 6 milioni di dollari, a cui andranno aggiunti i costi delle spese legali e degli interessi e pure i profitti generati dalla vendita delle magliette incriminate.

Fatto sta che, sempre nei giorni successivi, delle magliette “incriminate” sono scomparse le tracce: non ci sono più sul sito di Dolce & Gabbana né su quello della Nordstrom. Ma mentre i responsabili di quest’ultimo hanno specificato (alla 2Ponzio Pilato”) «di essere a conoscenza della causa di risarcimento danni» e di essere in contatto con il fornitore «per valutare i passi successivi da fare», dalla casa madre dei due stilisti non è stata ancora presa alcuna posizione ufficiale.
Insomma non sembra un felice momento per i due stilisti milanesi considerata anche questa bella gatta da pelare… Difficile fare previsioni su come finirà, memori anche del recente illustre precedente ossia il caso di Rihanna, che da oltre un anno è in causa (senza riuscire a trovare una mediazione) con il negozio Topshop, di proprietà di Sir Philip Green, perché venderebbe senza autorizzazione una maglietta con la gigantografia della sua faccia.

Gabriella Lax
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David Zard, quarant’anni di rock

Madonna, in posa "coatta"

Madonna, in posa “coatta”

Un trapianto di fegato, un incidente stradale, un tumore al polmone. Ma lui è ancora David Zard! Come lo chiamava Lucio Dalla “il generale”. E’ l’impresario che  in 40 anni di musica, 70 di storia ha portato in Italia i più grandi artisti stranieri. Il big manager che ha contribuito col suo lavoro, come pochi altri alla storia del rock e del pop, a portare avanti ed in giro per il mondo i grandi nomi della musica. Soprattutto in Italia: qualunque nome, qualunque, lui, tra i Settanta e gli Ottanta, l’ha tirato fuori dalle riviste patinate e l’ha materializzato sui palchi italiani. Così i sogni rock di tanti giovani si sono realizzati. Ha fatto suonare Bob Dylan, Genesis, Madonna, Santana, Rolling Stones, Michael Jackson, Santana.

E quella volta del trapianto di fegato? Zard deve la sua vita al nostro Lucio Dalla, ai funerali del quale è andato l’anno scorso. Erano a casa dell’autore bolognese, confrontandosi sui sintomi, Dalla fu categorico, lo fece parlare con un tizio che si era trovato nelle stesse condizioni. «Fu lui a salvarmi la vita qualche anno fa. Sì, pensato solo per convincermi. Lui era così. Come potrei non volergli bene? – e poi mostra una catenina al collo – È un regalo di Lucio» spiega. Lui che le rock star le ha conosciute ne ha per tutte. «Keith Richards era un grande stronzo. Gli Stones viaggiano ognuno con il proprio aereo, dividono il palco e a volte poco anche quello. Una volta siamo insieme, si guasta il mezzo privato di Ronnie Wood. Chiedono Richards se può dargli un passaggio. Macché, offre la sua miglior la faccia schifata. Niente da fare. E lo lascia a terra».

E Madonna era una coatta vera. «E maleducata. Aveva degli atteggiamenti assurdi, la mandai pubblicamente a quel paese». Al contrario ha sempre difeso Michael Jackson dalle accuse di pedofilia. «Ho visto i genitori di quei ragazzi andare in giro con le carte di credito di Michael. Spendevano, non sapete quanto. Se c’era qualcuno da arrestare erano loro». E Bob Dylan spiega «E davvero la persona più dolce e timida che conosca. È capace di amorevoli conversazioni, profonde. Un uomo sul quale io posso contare. Da sempre gli hanno costruito un muro attorno, e poi lui non ama parlare della sua vita privata. Mi pare più che legittimo». Oggi, da vero esperto di musica adora i Muse.«Grandissimi. Con loro hai anche la sensazione che dietro ci siano dei bravi ragazzi. Oggi è importante».

Gabriella Lax

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Tutti gli uomini di Amanda

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Di lei avevano scritto che era stata un uomo. E con tanto di fotocopia dei documenti originali. Giuro che ricordo ancora, come se fosse ieri, il settimanale (che mi pare fosse “Gente”) tra le mie mani con la foto in bianco e nero di questo presunto “Andrea” che aveva cambiato sesso diventando “Amanda”.

Poliedrica, conturbante, provocatrice ambigua Amanda Lear (al secolo Amanda Tapp) torna ad esporre da pittrice e lo fa negli spazi di “Milano Art Gallery”, in via Galeazzo Alessi 11, in cui si potranno visitare le sue “visioni”. Tanti i ritratti e i volti di uomini e donne messi su tela in mostra fino al 24 agosto, ingresso libero. Secondo le recensioni, nell’esposizione, la Lear “armeggia, e bene, con il bianco e nero e quando usa il colore lo fa per sottolineare un particolare. Nella galleria di personaggi c’è il volto inquieto di una donna dai capelli ricci, c’è il ritratto di un uomo che pare una maschera, ci sono dei profili che ricordano la lezioni dei grandi maestri del Novecento (Picasso e lo stesso Dalì, ovviamente) e poi ci sono i corpi, possenti ma senza volto, di giovani uomini e quello di un moderno San Sebastiano bombardato di frecce”.

La Lear al momento recita in teatro con uno spettacolo intitolato “Divina”. E, in inverno, uscirà un suo disco registrato con orchestra. Sono tutte cover di Elvis, il suo primo e vero idolo.

Col suo volto spigoloso e la sua voce roca, Amanda è stata la musa di artisti come Salvador Dalì  (conosciuto quando era fidanzata con Brian Jones) del quale ricorda: «E’ stato un maestro, ma a lui preferivo Picasso. Dalì piaceva molto alle rockstar, per via del suo carisma». E sono soprattutto le rockstar del mondo punk e patinato della fine degli anni Sessanta e degli anni Settanta quelli che ha conosciuto da vicino, da molto vicino.

Naufragando tra i ricordi: «David Bowie era quello che si truccava più di una macchina rubata. Era geniale nel comprendere cosa poteva avere successo: rubava idee qui e li. Ma non si struccava mai. E mi sporcava sempre le lenzuola. L’ho lasciato anche per quello».

«Con Brian Ferry condividevo l’amore per l’arte. Ma pure per Kim Novak: una donna che ci piaceva tantissimo, fredda e nelle stesso tempo affascinante».

E Brian Jones? «Ho conosciuto Brian perché ero la ragazza di Tara Browne, erede della famiglia Guinness e suo amico. Jones era insicuro ma sincero, il contrario di Mick Jagger. Doveva sempre piacere ai fan. Passava ore con il phon a cercare di dare la piega giusta ai suoi capelli». Non ci crederete ma Amanda è arrivata anche a Jimi Hendrix. «Jimi ha vissuto con me poche settimane. Era timido, ma piaceva molto. Una sera mi portò a casa la cameriera di un locale, lo Speakeasy, che aveva rimorchiato quella notte. La mattina dopo la trovai in bagno con la mia vestaglia. Cacciai subito sia lei che Hendrix».

L’abbiamo vista qualche mese fa sfilare in splendida forma sulle passerelle per Jean Paul Gautier, dunque qual è il segreto di tanta vitalità per Amanda Lear? «Non fumo, non mi drogo, non bevo e ho un’attività sessuale regolare».

 Gabriella Lax

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In teatro con Antonio Salines

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La sua vita è la storia del teatro contemporaneo per eccellenza. Antonio Salines ha 77 anni e da cinquant’anni ha calcato le scene italiane al fianco di grandi interpreti come Carmelo Bene, Vittorio Gassman, Ennio Flaiano, Johnny Dorelli. Salines non è solo teatro è stato il volto dei più importanti film erotici italiani, firmati da un maestro del genere, Tinto Brass: da Monella a Fallo!, da Senso 45 a Tra(sgre)dire, veri e propri cult. In televisione Salines approda sin dal 1961, con La Febbre del Fieno sulla rete cadetta, ma è nel nuovo secolo che la sua notorietà aumenta sensibilmente: è protagonista nelle serie televisive Elisa di Rivombrosa e Puccini. Sempre con altro grande del piccolo schermo, Maurizio Costanzo, nel 1963 fonda a Roma il primo cabaret. La Capitale diverrà la sua casa al punto di legarsi professionalmente al Teatro Belli, in cui negli anni ’70 inizierà anche la sua carriera da regista

Quanto sono cambiate le cose in teatro rispetto ai suoi inizi?
«Prima di tutto la professionalità degli attori perché noi abbiamo avuto degli insegnati da Gassman, Wanda Capodaglio e Sergio Tofano che erano dei grandissimi, per cui anche le accademie erano all’altezza del loro prestigio; oggi invece ci sono tante scuole con mediocri attori, a volte neanche attori. Per cui non c’è una formazione di livello, anzi siamo di fronte ad un professionismo che definirei scadente. Per cui di conseguenza anche ciò che si presenta al pubblico rasenta la mediocrità, improvvisazione di persone che si mettono insieme e fanno teatro tanto per farlo. È crollato un po’ tutto, il teatro è sempre stato appeso ad un filo e questo filo adesso si sta
spezzando».

Cosa pensa dei tagli operati alla cultura che non hanno risparmiato il teatro?
«La crisi è devastante. Il Fus (Fondo unico per lo spettacolo, nds) è stato addirittura dimezzato e senza quel minimo di sovvenzione statale posso affermare, senza timore di smentita, che il 2013 è stato l’anno più brutto per il teatro italiano; non si contano più gli esercizi teatrali spazzati via perché non hanno avuto neanche un centesimo. Il teatro sopravvive solo per chi come noi che ancora andiamo in scena per amore della cultura, se fosse per le Istituzioni non ci sarebbe
più niente ».

Ci sono dei giovani attori promettenti nel panorama italiano?
«Gli attori ci sono però sono abbandonati a sé stessi, senza gli insegnamenti importanti, si rimane un attore a metà. La mia generazione è un po’ snobbata dalle scuole, e questa è una cosa incredibile! Quando ho iniziato io, Sergio Tofano aveva già ottant’anni però era uno degli insegnati più vitali dell’Accademia. Bisogna evitare che i talenti siano sporadici: nel mio stesso anno ci siamo diplomati io, Umberto Orsini e un certo Giancarlo Giannini. Non era un caso, non lo è mai, era frutto di una attenta ponderazione».

Quali i contenuti migliori per riportare la gente al teatro?
«Fortunatamente ci sono i giovani, può sembrano assurdo, ma la vera tendenza è la loro presenza nelle sale. Però bisogna coordinarsi con le scuole: solo attraverso ad una educazione allo spettacolo, si può rigenerare una nuova stagione teatrale. Solo incentivando la cultura,si può ripartire con l’economia ».

Gabriella Lax
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