Mantova, la fiaba “Amore e Psiche”

phpThumb_generated_thumbnailjpg
Narra il mito che la giovane Psiche, che per la sua straordinaria bellezza, scatena la terribile gelosia di Venere, la quale, inconsapevolmente, provoca l’innamoramento tra Psiche ed il figlio Cupido. Superate le terribili prove richieste dalla dea (tra le quali quella di scendere negli inferi da Persefone), Psiche giunge all’Olimpo, dove convola a nozze con il dio Amore. Psiche, anima in greco, soffio, respiro vitale, che ha delicate ali di farfalla. Secondo un’altre Versione Psiche muore nell’affrontare l’ultima terribile prova. Secondo invece la conclusione a lieti fine Psiche si ricongiunge ad Amore e, insieme, danno vita ad una figlia Voluttà.

I due archetipi, Amore e Psiche, l’eros e l’anima in viaggio verso Voluttà o Piacere. Ma c’è anche tutto il cammino dell’uomo nella favola ispiratrice di Apuleio, “L’asino d’oro”. Un cammino costellato di salite, crudeltà, indugi e sofferenze prima di arrivare al vero contatto col divino.
Anche da questo nasce a Mantova, dopo una prima fase romana, la mostra “Amore e Psiche, la favola dell’Anima”, inaugurata qualche giorno fa ed aperta fino al 10 novembre, organizzata dalla Fondazione DNArt ed è promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e alla Promozione Turistica del Comune di Mantova.

Circa sessanta reperti, provenienti da tutta Italia ben distribuiti tra le due sezioni di palazzo San Sebastiano: una dedicata al tema della bellezza e l’altra ai riti misterici. A palazzo Te invece saranno narrate le varie fasi della favola di Amore e Psiche prima di arrivare nella sala affrescata da Giulio Romano. Si perché la mostra è stata così concepita: la fiaba di Apuleio approda da Giulio Romano, altro interprete delle leggende che, nella residenza dei Gonzaga, illustrò con i miti di Apuleio la volta della sala più sontuosa, quella destinata agli ospiti più illustri e ai banchetti più lussuosi e che prende il nome proprio da “Amore e Psiche”.

Lungo il percorso espositivo si trovano reperti archeologici della Magna Grecia (vi posso garantire partiti da Reggio Calabria nel silenzio più assoluto da parte delle istituzioni!) e dell’età imperiale romana, provenienti dai Musei Capitolini di Roma, dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (chiuso per ristrutturazione, ma questa è un’altra storia che presto racconterò) e da altre importanti istituzioni pubbliche alle espressioni più tipiche della contemporaneità, passando per le opere di alcuni dei maggiori artisti del Rinascimento fino al Tintoretto, Canova, Rodin, e ancora oltre fino a Salvador Dalì. Fino ad arrivare all’espressione della modernità con Alfredo Pirri che per l’occasione ha realizzato “Passi”, un’opera che, sul pavimento della Camera di Amore e Psiche, vede posata un’ampia superficie specchiante in grado di riflettere il soffitto, al centro della quale è posta la Venere italica di Canova.

«La vita attuale nega spesso all’uomo gli spazi del sacro. Caoticamente travolti dall’esistenza, siamo impreparati ad affrontare le immense traversate interiori, fatte di vuoti e silenzi, che la vita ci mette davanti. Grazie all’aiuto di una delle favole più belle sull’amore, sulla morte e sulla vita, vogliamo accompagnare il visitatore in questi sentieri dell’anima, sfruttando le immagini artistiche che, nei millenni, si sono ispirate a questa storia» per la curatrice della mostra, Elena Fontanella.

Gabriella Lax
Tutti i diritti riservati. Senza l’autorizzazione è vietata la riproduzione in qualsiasi forma

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...