Caro Gianni, dopo 16 anni

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«Niente è impossibile a Miami»*

15 luglio 1997 Reggio Calabria
Un due pezzi fantasia vichy. Dopo tanto peregrinare ero riuscita a scegliere. A metà luglio ancora non avevo trovato un costume che mi facesse impazzire. Sotto l’egida degli sconti ero finalmente dentro al camerino di un negozio, sul Corso Garibaldi, a provare questa fantasia black & white. Anche in quello spazio ristretto arrivavano le note della radio. La musica si ferma. “E’ stato ucciso a Miami lo stilista Gianni Versace”.
I miei ricordi successivi legati a quella morte sono le lacrime di Lady Diana al funerale dell’amico, inconsapevole del triste destino che, qualche giorno dopo, l’avrebbe sopraffatta e Naomi Campbell che sfila, lacrime agli occhi, con quell’orrenda “Every breath you take” versione modificata in sottofondo.

15 luglio 1997 Miami Beach
Antonio D’Amico mi aveva confidato, nell’intervista di qualche mese fa, che Gianni, il suo compagno, aveva scelto di stare a Miami, dopo un viaggio fatto insieme, perché quel posto gli ricordava tanto la luce del Lungomare di Reggio Calabria.

Con Kate Moss

Con Kate Moss

«Il sole invade ogni angolo di Miami. Sembra portare energia in ogni luogo. Ma anche i paradisi contemplano zone scure: dove c’è tanta luce, bisogna aspettarsi altrettanta ombra».*

Andrew Cunanan era arrivato in Florida, a Miami Beach, il 12 maggio. La polizia, dopo i quattro feroci ed atroci precedenti omicidi, è sulle sue tracce. Lo squilibrato prende una stanza al Normandy Plaza. Per due mesi sta rinchiuso di giorno a guardare le riviste di moda ed i filmini sadomasochisti ed esce solo la notte per frequentare i locali per omosessuali. Con la sua personalità psicopatica Cunanan era riuscito, fino ad un certo punto della sua vita, a sfruttare, soprattutto attraverso il suo aspetto avvenente ed dunque al sesso, la società, senza essere costretto a ricorrere al crimine. Nell’escalation di assassinii (che a quanto pare lo ha portato al suicidio) la scelta di Gianni Versace come ultima vittima è simbolica, gli ha permesso di raggiungere, attraverso la morte, quella notorietà che il suo narcisismo patologico gli aveva ispirato.

Gianni Versace era stato intervistato da Maria Vittoria Carloni, il pomeriggio precedente, aveva raccontato alla giornalista de “L’Espresso” che a Miami riusciva a lavorare bene, cambiando aria rispetto all’ambiente di Milano. La sera, prima di andare a dormire, Gianni aveva inviato i fax alla sede di Milano, senza ricordare la differenza del fuso orario. La mattina seguente alle otto circa Gianni era uscito, come tutti i giorni, per andare a prendere i giornali. Per Antonio quella sarà l’ultima volta in cui vede Gianni vivo.

Ci vogliono pochi secondi per uccidere una favola. La favola di Gianni Versace che era partito dalla città dello Stretto e che, con ago e filo, creatività e innovazione, animato dallo spirito di un Dio greco che gli si era annidato nell’amigdala, aveva portato la sua moda ed il suo nome del mondo, costruendo dal nulla una dei marchi più pregiati del Made in Italy.

gianni-versace-and-allegra-beck-at-home-in-miami-december-1994Bastano due colpi di pistola alla testa da parte di uno squilibrato a distruggere tutto. Non serve l’ambulanza, vani sono i tentativi fatti per rianimare lo stilista, freddato sulle scale della sua villa di Ocean Drive. All’inizio la notizia rimbalza in maniera così violenta e, soprattutto, appare così inaudita ed inspiegabile che ha tutta l’aria di essere una “bufala”. Le immagini degli scalini insanguinati, del corpo dello stilista sulla barella dell’ambulanza servono a fugare ogni successivo dubbio.

«Sarebbe bello pensare che Gianni Versace non si sia perso per sempre, e immaginarlo mentre vaga su Ocean Drive, lo sguardo attratto da ogni cosa o persona, la curiosità abbindolata tra forme e colori. Forse è davvero diventato luce e si è aggrappato al sole di Miami come alla criniera di un cavallo e si lascia trasportare per il mondo. Può darsi che, sempre come un raggio di sole, sia tornato tra le palme del Lungomare di Reggio Calabria per osservare le signore e i loro abiti, per immaginare che cosa le renderebbe più belle, a ripassare le forme dei resti del tempio greco,a indugiare sulle scanalature di una colonna chiedendosi come trasformare quell’effetto attraverso il drappeggio».*

«Quando il sognatore muore, cosa accade al suo sogno?».*

(1.continua)

Gabriella Lax
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* Tratti dal libro di Tony di Corcia “Gianni Versace. La biografia”, edito da Lindau

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