Archivio | luglio 9, 2013

Restaurato rivive “Roma città aperta”

roma_città_aperta_er1Anna Magnani corre dietro la camionetta che le sta portando via il marito Franco, appena arrestato dai tedeschi. Nei movimenti disperati viene raggiunta da colpi di mitraglietta che la uccidono. Uno spaccato dell’orrore della guerra di cui, nei giorni in cui a Roma, Roberto Rossellini riprendeva queste scene, i muri e le strade erano ancora impregnati. Con “Roma città aperta”, girato nel 1945 Rossellini vinse la Palma d’Oro del Festival di Cannes, inaugurando il filone del cinema neorealista. Il cinema dunque, come ricorda il critico Adriano Aprà, da quel momento, fa un passo nuovo “esce per le strade, diventa realistico. Va contro le regole fino a quel momento codificate che si possono riassumere nella ideologia dello spettacolo che si specificano nello star system, nella finzione romanzesca, nel rapporto teatrale col pubblico”.

E il film “Roma città aperta”, simbolo della Resistenza e dell’Italia che rinasceva dalla guerra, è tornato a nuova vita grazie al restauro completo, il risultato più importante del “Progetto Rossellini”, un’impresa nata sotto l’egida di Renzo Rossellini, figlio del regista, che ha unito l’Istituto Luce Cinecittà, Cineteca di Bologna, CSC-Cineteca Nazionale e Coproduction Office. La versione restaurata in digitale è stata presentata in piazza Maggiore a Bologna davanti più di 7mila persone, durante la kermesse del “Cinema Ritrovato”. Il restauro del film, che rivelò al mondo Anna Magnani, arriva proprio nell’anno del quarantesimo anniversario della morte dell’attrice, il 26 settembre 1973.

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Il recupero di “Roma Città Aperta” ha avuto inizio dal negativo originale ritrovato nel 2004 e conservato nella Cineteca Nazionale. Il materiale è stato acquisito (dal negativo) in digitale, poi si è proceduto alla “pulitura” dei singoli fotogrammi. Un lavoro certosino che, tra le altre cose, ha fatto comprendere in quali condizioni fosse stato girato il film. Nel restauro del materiale i tecnici si sono accorti che per il film sono stati utilizzati almeno una decina di stock di pellicole diverse, di qualità differenti: alcune non certo pregevoli.

Prova evidente della penuria di risorse con cui si era dovuto scontrare un regista che girava un film nell’immediato dopoguerra. L’intero restauro è stato progettato e finanziato da Fondazione Cineteca di Bologna, Cineteca Nazionale e Istituto Luce. «Il restauro in digitale tende a rendere esteticamente tutto più bello e moderno – ha spiegato il direttore della Cineteca, Gianluca Farinelli – ma noi abbiamo voluto rimanere fedeli alle asperità e alle difficoltà che Rossellini incontrò anche solo per reperire la pellicola, spesso scadente, giorno per giorno sul set. Ciò che accadeva oltre la messa in scena in quei concitati giorni di ripresa fa parte del senso del film».

Gabriella Lax
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