Archivio | luglio 2013

Intervista ai Pooh: «Fuochi d’artificio per festeggiare il cinquantennale»

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Uno di loro (Red) mi racconta che ha tanti amici in Calabria e che si fa portare le diverse specie di peperoncino per piantarle a casa nel suo orto.

Longevi baluardi della musica italiana. I Pooh (Red Canzian, Roby Facchinetti e Dodi Battaglia)si preparano, nel dicembre 2015, a festeggiare i cinquant’anni di attività. Nel frattempo però tante novità e il tour che proseguirà anche all’estero fino a novembre.

Com’è nata l’idea di “Opera seconda”, lo spettacolo con l’orchestra ed una carrellata di personaggi che hanno fatto la storia delle canzoni?
«Volevamo far rivivere canzoni che non erano mai diventate dei singoli, come “Ci penserò domani”, “Se c’è un posto nel tuo cuore”, “Pierre” per dar loro nuova linfa. E l’abbiamo fatto scrivendo ouverture e suite. Ci siamo divertiti a mettere su questo lavoro. Troviamo siamo
molto gratificante stare sul palco con un’orchestra per dare vita nuova a questi brani».

Siete più legati ai timbri ed agli arrangiamenti originali o ai cambiamenti?
«Sarebbe come chiedere se vogliamo più bene a un figlio a due anni o quando ne ha venti. Sono due cose diverse. Siamo molto legati alla versione originale, alla nascita, ma è anche piacevole l’evoluzione moderna è come l’avremmo fatta oggi».

Siete stati tra i primi a fare beneficienza per i bambini, per il Wwf quanto è importante come musicisti l’impegno in prima persona?
«Credo un musicista di successo, dopo aver ricevuto, debba dare qualcosa indietro. E’doveroso chi ha “mangiato”, si grazie al lavoro fatto, e fatto bene e con impegno, ma anche grazie a chi lo ha seguito. Di solito non pubblicizziamo le nostre azioni e, se lo facciamo, è per far sapere ai fan dove sono finiti i loro contributi. Non è niente di eroico, in fondo la vita ci ha dato tanto».

Cosa bolle in pentola dopo questo tour?
«A Natale uscirà una cosa bellissima, complicata da spiegare perché ci sono tante cose insieme (sicuramente ci sarà un dvd nds). Ma si tratta di una serie di cose preziose, con dedica a Valerio Negrini, ad un anno dalla morte, che non poteva mancare. Ad ottobre ripartiremo con una serie di 20 concerti in teatri. A novembre saremo in Canada e negli Usa e poi ci fermeremo un pochino, in attesa di preparare il cinquantennale coi fuochi d’artificio».

Dai vostri inizi cosa è cambiato nel vostro (variegato) pubblico?
«Alcuni sono partiti con noi, altri si sono persi per strada, ma molti di loro con noi sono cresciuti. Gli anni Settanta erano un momento particolare, era difficile trattare di certi argomenti allora. Diciamo che viviamo un continuo rinnovamento, facciamo ricerca, siamo una band che rimane giovane».

E per voi cos’è cambiato?
«Credo che siamo diventati più bravi a suonare, lo vediamo anche con l’ultima formazione. Musicalmente siamo più ricchi. I grandi successi nascono con tre accordi. Non c’è bisogno di cultura per vendere emozioni. L’anima, lo spirito degli inizi non sono cambiati. Abbiamo
sempre un mattone sullo stomaco ogni volta che ci prepariamo a suonare in concerto».

E nel passare perdere Stefano D’Orazio?
«Da un lato è stato brutto perché si rompeva una cosa che era stata così da anni, ma abbiamo perso il musicista e non un amico. Il tempo è un grande medico».

Il segreto della vostra longevità?
«Non credo sia un segreto. E’ avere la coscienza di gruppo, avere una progettualità precisa. C’è stato chi, come Riccardo (Fogli nds) che ha voluto fare la sua strada da solo. Per carità non è un giudizio. Noi ci sentiamo baciati da Dio perché abbiamo scritto buone canoni e lavoriamo seriamente ogni giorno perché le cose succedano, lavoriamo come gruppo. Gli errori ci sono, capitano a tutti, tra uomo e donna, come tra amici. Ma bisogna agire con pazienza, con passione per
mantenere un rapporto, serve maturità, correttezza. Poi si può essere brave persone o figli di puttana e decidere di agire di conseguenza. Noi abbiamo deciso di essere delle brave persone».

Ps: Premetto che non sono un’appassionata dei Pooh ma che,per varie vicissitudini (amorose), mi era capitato di vederli dal vivo per ben due volte. Chiudo l’intervista facendo i complimenti, vivissimi e sinceri a Red. «Io ero sotto di te davanti al palco, tu eri vestito di bianco. Sia tu che gli altri saltavate e correvate da una parte all’altra come dei ragazzini. Sono stata sorpresa di tanta energia». E lui «Cara Lax, vienici a vedere anche nell’esibizione con l’orchestra perché ci sarà ancora tanta energia…».

Gabriella Lax
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Noa a “Roccella Jazz Festival 2013”

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Col tema “Shalom”, dalla scorsa edizione, dedicata alla Turchia, “Roccella Jazz Festival” si sposta in una latro paese del Mediterraneo nella travagliata terra d’Israele. Ben si capisce perché la stelal della manifestazione sarà Achinoam Nini che, accompagnata dall’immancabile Gil Dor farà assaporare i suoni della pace.
Certamente, in Italia, la maggior parte delle persone si ricordano di lei per la colonna sonora de “La vita è bella”, il pluripremiato film di Roberto Benigni. In realtà avevo avuto la fortuna di conoscerla la potenza e, nello stesso tempo, la dolcezza della sua voce grazie al disco, ed alla canzone “I don’t know”.

Continua per il trentatreesimo anno la rassegna di jazz internazionale che si terrà dal 14 al 24 agosto 2013, con trentaquattro concerti (a cui si devono aggiungere i concerti della sezione Jammin Around Before and ’Round Midnight) ben distribuiti nella provincia. E si parte il 14 agosto, come sempre in Calabria, da piazza Castello a Reggio Calabria per poi invadere in musica Roccella Jonica, Monasterace, Locri, Martone, Casignana, Bivongi e Marina di Gioiosa Jonica.
Un festival che si apre con la primo novità. Come precedentemente anticipato da queste colonne, dopo più di trent’anni lascia la direzione artistica il musicista e compositore romano Paolo Damiani, al suo posto arrivano Paola Pinchera e Vincenzo Staiano.

Proprio i due direttori artistici chiariscono che la scelta su Israele non è casuale, ma dettata dal fatto che «La Calabria è una regione che vanta la presenza di una delle sinagoghe più antiche dell’Occidente (quella di Bova Marina) e la leggenda di una città (Reggio Calabria) fondata da Aschenez, pronipote di Noè. Gli israeliani, che nella nostra regione civengono ormai solo in estate, nella Riviera dei Cedri, per raccogliere i frutti destinati alla Festa delle Capanne, quest’anno porteranno anche un po’ di musica jazz all’interno di un Festival». Una musica, il jazz che, in Israele non ha grande popolarità ma che vive di preziosi talenti, basti pensare a «Yaron Gershovsky dei Manhattan Transfer, hanno avuto grande successo in America, mentre altri sono tornati in Israele e hanno cominciato a diffondere il jazz nelle scuole. Ora Israele ha una schiera di valenti musicisti che stanno riesportando negli Stati Uniti , soprattutto verso la “Grande Mela”. Dunque si assiste, quindi, allo strano fenomeno di musicisti israeliani attuali come Noam Vazana e Omer Klein (presenti al Festival in anteprima italiana) che hanno vissuto Uniti come la terra promessa, mentre Shanir Ezra Blumenkranz (che è, invece, un valente bassista di origine sefardita nato a Brooklyn e lanciato da Zorn), adotta uno strumento maghrebino come il gimbri (basso a tre corde) per creare intricati fraseggi di chiaro sapore afro ebraico”. Blumenkranz sarà presente al festival con il suo quartetto insieme al chitarrista israeliano Eyal Maoz, in un concerto organizzato con l’imprimatur dello stesso Zorn. E tra le anteprime europeee dei concerti anche Abraxas (questo il nome del progetto inciso dalla Tzadik, con musiche ispirate da Masada Book)». Un altro musicista che è passato dagli Usa prima di tornare a splendere in madre patria è Gabrie le Coen (musicista dell’etichetta newyorkese Tzadik, che sarà presente al Festival con due progetti) e, per alcuni versi, per la stessa Noa, una delle tante scoperte di Rumori Mediterranei, che chiuderà l’edizione di quest’anno con un concerto speciale dedicato alla pace. «La star ormai “italianizzata”, a un certo punto della serata sarà affiancata dalla cantante a rabo-israeliana Mira Awad. Questo faro acceso sulla “musica errante” renderà particolare la XXXIII edizione del Festival che vedrà sotto i riflettori anche qualche musicista arabo e molti dei migliori tra le nuove leve del jazz italiano (Mattia Cigalini ed Enrico Zanisi su tutti)». Quella di lanciare nuovi talenti è una tradizione del Festival alla quale non sempre viene riconosciuto il giusto merito. Vengono promosse le eccellenze del futuro (come si è sempre fatto insieme a Paolo Damiani) e lo si fa al di fuori della logica ferrea del box office che caratterizza altre rassegne italiane. Il Festival, infatti, investe molto nella ricerca, ma non fa certamente mancare, anche quest’anno, i grandi nomi del jazz mondiale per la delizia delle migliaia di spettatori che arriveranno per gli eventi.

Gabriella Lax
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Due vite nel quartiere a luci rosse

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«Perché in fondo gli uomini sono come le macchinette del caffè: se conosci i meccanismi li fai funzionare».

Cinquant’anni vissuti in vetrine, De Wallen, il quartiere a luci rosse di Amsterdam. Più di quattrocento mila uomini. Adesso per Martine e Louise Fokkens è arrivato il momento di lasciare la loro professione, il mestiere più antico del mondo. Le due gemelle olandesi raccontano le loro storie divertenti, accattivanti e curiose in un libro “Due vite in vetrina”, edito da Vallardi (13 euro).
Ripensano alle loro esperienze le due sorelle, riassunte in brevi episodi ricchi di umorismo e
particolari piccanti. Il libro inizia con il racconto del loro ingresso nel mondo della prostituzione: i loro dubbi iniziali, le prime paure e poi la scelta, risultata poi quella definitiva. Le due frivole sorelle vestivano principalmente di rosa o di rosso: hanno iniziato a prostituirsi all’età di 20 anni, quando la prostituzione non era ancora legale nell’aperta Olanda.

E, dopo tutto questo tempo, le due sorelle lasciano il quartiere a luci rosse di Amsterdam, perché ora “troppo anziane per fare sesso”. Una di loro spiega che ha dovuto smettere di prostituirsi a causa dell’artrite, che le impediva di “mettere una gamba sopra l’altra“. I capitoli, brevi e senza veli, sono scritti con naturalezza e simpatia e aprono uno spaccato sul mondo della prostituzione e sulle esigenze dei clienti che a volte fanno sorridere: dallo schiavo che va punito e rinchiuso nello sgabuzzino al cliente che arriva e vuol finire tutto in tempo utile a riutilizzare lo stesso biglietto del tram. Fino ai clienti più affezionati che le hanno accompagnate nell’arco di tutta la loro onorata carriera e che sono presenti ancora oggi. Occhio perché nel libro le due sorellone rivelano anche i trucchi del mestieri…per soddisfare al meglio i clienti.

Gabriella Lax
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Affittasi gambe per la pubblicità

gambe-in-affitto-300x225Non sono nuovi ad idee folgoranti e, per certi versi, provocatorie ed alternative i giapponesi. Immaginate una megalopoli come Tokyo, luci, cartelli, colori è molto difficile attrarre l’attenzione dei consumatori. Così i furboni di turno hanno pensato di utilizzare qualcosa che, a prescindere, già di per sé attiri l’attenzione: le gambe della donne.

L’artefice pubblicitaria dell’idea è un’agenzia che ha inventato un nuovo metodo per mettere in mostra i prodotti: appiccicare le pubblicità su un punto che gli uomini guardano volentieri. L’agenzia si chiama WIT, e il suo amministratore delegato, Hidenori Atsumi, ha definito la strategia “assolutamente perfetta”, perché, secondo lui, i ragazzi sono contenti di guardarci e le ragazze sono pronte ad esporre. Indubbiamente, l’idea è diventata piuttosto popolare. Più di tremila ragazze si sono candidate a mettersi addosso i tattoo temporanei con il logo da pubblicizzare. Il guadagno può arrivare a 65 sterline al giorno, così riferisce il quotidiano britannico Daily Mail.

Unici requisiti per partecipare alle selezioni: essere maggiorenni, avere almeno 20 amici sui social network, avere gambe perfette e disponibilità a tenerle sempre in bella mostra. Le ragazze scelte dovranno sempre mostrare il logo esibendo vestiti succinti. E per farlo firmeranno contratti veri e propri che stabiliscono il compenso e il tempo dell’originale inserzione pubblicitaria. Insomma, i giapponesi con il minimo sforzo sembrano aver ottenuto il modo di ricevere la massimo resa con quest’ultima follia.

«Non avrei mai accettato se mi avessero chiesto di mostrare il mio ombelico o altre parti del corpo che mi imbarazza mostrare, ma sulle mie cosce paffute, qual è il problema?”. Così spiega Miho Matsumoto, una delle ragazze che ha portato la sua testimonianza. Le ragazze possono vestire come vogliono, ma l’agenzia suggerisce di indossare gonne corte e calzerotti fin sopra il ginocchio, così da portare l’attenzione precisamente sull’annuncio.

La rock band Green Day e il film “Ted” sono già stati avvistati sulle cosce nella capitale giapponese, e pare che molte altre compagnie siano interessate. D’altronde, la vendita di spazi alternativi non è nuova. Nel 2005 Karolyne Smith ha venduto per 6.500 sterline la sua fronte, su cui è stato tatuato in modo indelebile il sito internet di un casinò già noto per pubblicità scandalose. La donna sostenne che i soldi le servivano per pagare la scuola privata del figlio.

Un’idea di mercificazione del corpo della donna lontana anni luce dall’Italia. Il paese in cui determinate forme di pubblicità “maschiliste” vengono censurate ed in cui il concorso di Miss Italia non si svolgerà più col placet del presidente della Camera Laura Boldrini.

Gabriella Lax
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Aquino ed Henderson ad Ecojazz

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Se cerchi di sapere cos’è il jazz, non lo incontrerai mai” (Louis Armstrong)

Sarà Luca Aquino, con suo nuovo disco una delle star, insieme a Scott Henderson, il chitarrista jazz americano, coetaneo di Pat Metheny.
Si rinnova per il ventiduesimo anno “Ecojazz Festival”, manifestazione nata spontaneamente, come una sorta di ribellione in musica, quasi per caso, all’indomani dell’omicidio del giudice Antonino Scopelliti, avvenuto il 9 agosto del 1991 a Campo Calabro. Quell’episodio, oltre a lasciare sgomenti i reggini innestò la voglia di fare, partendo dalla musica. «Si cominciò a suonare, per caso, con due jazzisti semidilettanti, provenienti da Napoli. Fu un crescendo» ricorda ancora oggi Giovanni Laganà che, un passo dopo l’altro, a partire da quei tragici momenti, ha creato il festival musicale che, da oltre vent’anni, ha visto susseguirsi artisti e nomi del jazz di fama internazionale (basti pensare Dee Dee Bridje Water, Enrico Rava, Stefano Bollani, Paolo Fresu, Kenny Weeler, Lester Bowie, Omar Sosa, Chico Freeman, Sergio Cammariere) ed i talenti più applauditi».

Una kermesse musicale che vive anche dei suoi rituali. Celebre il “Jazz incontra la Fata Morgana”. «Il concerto all’alba – evidenzia Laganà – è un evento unico perché solo nel nostro mare esiste la Fata Morgana. I nostri avi si addormentavano sulla spiaggia per vederlo, ed è un fenomeno circoscritto a pochi giorni del mese di agosto, influenzato dalla temperatura del mare, dell’aria, da altri fattori e dai suoni, per questo va incoraggiato. Questa manifestazione è fatta, da qualche anno, in sinergia con il Cif (Centro Femminile Italiano) di Reggio Calabria». E poi “Sinestesia”, i suoni dell’urlo del tramonto sul Mediterraneo, già dedicato, negli anni passati, «alle vittime del mare, i tanti immigrati morti in viaggio, unico omaggio ai “mancati immigrati clandestini”». Partendo dalla memoria del giudice Scopelliti il festival non avrebbe mai potuto incarnare l’essenza di una manifestazione ludica. Ecojazz si è mosso a sostegno di tutte le vittime delle ingiustizie, degli indifesi, delle donne vittime di violenza.

Ecojazz è un progetto che continua, nonostante le grandi difficoltà, di anno in anno solo per la temerarietà e la perspicacia degli organizzatori e che si muove sotto l’egida della legalità «l’unico festival – sottolinea Laganà – ad essersi perpetuato senza interruzione e a non avere sponsorizzazioni commerciali».

Il festival di musica si aprirà col consueto ed unico al mondo appuntamento mattutino, martedì 6 agosto, alle 4.40 in località “Rotondetta” sul lungomare Falcomatà di Reggio Calabria, “Il jazz incontra la Fata Morgana”, Trio Fata Morgana meet Scuola di Danza di Gabriella Cutrupi, con la star Mauro Ottolini al trombone, Carla Marciano al sax e Aldo Vigorito al contrabbasso. Sempre martedì 6 agosto, alle 22.00, al Centro Equitazione “Foti” a Pellaro, “Scott Henderson Trio”, con Scott Henderson alla chitarra, accompagnato da Alan Hertz alla batteria e Travis Cariton al basso. Mercoledì 7 agosto, alle 19, località collina “La Loggia”, a Pellaro, tornano “I suoni dell’urlo del tramonto sul mediterraneo”, con la tromba di Luca Aquino e Giulio Martino al sax. Giovedì 8 agosto, alle 22.00, al Centro Equitazione “Foti” a Pellaro, Giampiero Locatelli, piano solo e, a seguire Luca Aquino presenterà l’ultimo disco, “aQustico”, uscito il 3 luglio scorso; sarà accompagnato da Carmine Ioanna alla fisarmonica. Ultima serata, venerdì 9 agosto, alle 22.00, al Centro Equitazione “Foti” a Pellaro, gran finale con “Javier Girotto & Aires Tango”, con Javier Girotto, sassofono, Alessandro Gwis al piano, Marco Siniscalco al basso e Michele Rabbia alle percussioni.

«Non è un festival fine a se stesso, le peculiarità non si fermano alla valenza ludica degli eventi, ai singoli artisti che vengono a suonare, ma piuttosto è un festival culturale ed in questo sta la sua forza. Credo nel “consolidamento” di una manifestazione in una città in cui tutto nasce e tutto muore».

Gabriella Lax
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Napoli, il museo dei “corpi di reato”

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Piccoli e grandi oggetti che hanno imbastito la storia del crimine. Dal 31 maggio scorso, apertura straordinaria di Castel Capuano, per cinquant’anni di crimine targato Napoli, raccontati in una mostra che è solo il primo nucleo di un futuro museo della criminalità. L’esposizione prende il nome di “Corpi di reato”. Nel vasto e curioso repertorio c’è davvero di tutto. Si tratta dei materiali che, un tempo, erano custoditi nelle carceri della Vicaria e, grazie ai quali, si sono svolti una serie di famosi processi. Si va dalle pistole dei boss ai falsi capolavori dell’arte, quadri e sculture falsi, gli arredi del castello di Ottaviano, quello di Raffaele Cutolo, autoradio false, candelabri trafugati dalle chiese, reperti dell’attentato al treno Italicus, pistole della strage di via Caravaggio o quelle dell’omicidio di Pascalone ‘e Nola, falsi capi d’abbigliamento griffati, oggetti che nascondono cavità in cui stipare droga, false invalidità, sigarette contraffatte vendute nei mercati di Forcella e della Duchesca. E poi ancora i busti di Mussolini, i grimaldelli usati per aprire saracinesche e porte blindate, le armi alle motociclette usate per i raid, e persino i contatori dell’Enel manomessi. Un carosello di oggetti, spesso di scarso valore, che raccontano la storia del crimine e la sua evoluzione.Tutto materiale confiscato e ormai archiviato, dopo procedimenti penali più o meno complessi, che fanno la memoria di delitti che hanno colpito l’opinione pubblica (come le stragi) o testimoniano fasi cruciali dello sviluppo della camorra.

172934848-70ce4f9c-12b0-48e6-908f-8ebd19d8a223Reperti che sollecitano ancora la curiosità della gente, ma anche degli artisti. A tal proposito, uno dei più importanti illustratori francesi, Lapin, che a Napoli per il workshop degli Urban Sketchers porterà proprio nei locali della mostra oltre trenta illustratori che trasferiranno sui loro fogli le emozioni o l’orrore provocati da quegli oggetti. La preparazione della mostra è stata un’impresa cara al presidente del Tribunale Carlo Alemi, che ha delegato il giudice Carlo Spagna a lavorare alla mostra ed al futuro allestimento di un intero museo, del quale si progetta l’apertura al pubblico anche grazie all’interessamento dell’Unesco ed al “Grande progetto per il Centro storico di Napoli” proprio dentro Castel Capuano (“Museo sulla giustizia napoletana”). «Avevamo inizialmente pensato ad un’esposizione solo di falsi di opere d’arte. Quadri, innanzitutto. Poi abbiamo deciso che anche altri reperti meritavano di essere messe in mostra» evidenzia l’architetto Amalia Scielzo, della Soprintendenza per i Beni ambientali, tra i curatori della mostra.

Gabriella Lax
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Oslo festeggia Edvard Munch

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Ha il volto dell’espressionismo nordico uno dei quadri più famosi al mondo. Così il capolavoro di Edvard Munch osannato in tutto il modo,  “L’urlo“, icona delle ansie collettive, celebra con una serie di avvenimenti i 150 anni dell’artista norvegese. Si tratta di un evento straordinario quello che è stato battezzato ad Oslo in questi giorni e che rimarrà visitabile fino al 13 ottobre, proprio nell’anno che vede la celebrazione del 150esimo della nascita del pittore più celebre della Norvegia, nonché uno dei geni dell’arte modernista contemporanea.

Un viaggio nell’arte pittorica forte delle mostre inaugurate al Museo Munch e al Museo Nazionale d’Arte, Architettura e Design (dove è stata allestita una mostra basata sul dipinto intitolato “Il matrimonio del Boemo”, un motivo a lungo ripreso da Munch negli anni a cavallo delle due guerre e riproposto in più versioni) di una completezza ed una ricchezza mai viste prima d’ora. Viene coperto tutto l’arco temporale dell’attività di Munch, dalla genesi pittorica fino agli anni della malattia che lo colpì agli occhi e della fine, in un continuum ininterrotto di 250 opere che contano anche tanti indubbi capolavori universalmente noti.

In esposizione anche due quadri e tre cicli grafici in cui il tema portante è il rapporto tra uomo e donna visti dall’immaginario figurativo di Munch. Altre le manifestazioni per celebrare l’anniversario. L’aula magna dell’Università di Oslo rimane aperta al pubblico per consentire ai visitatori di ammirare i dipinti monumentali eseguiti dall’artista ispirandosi al motivo portante del sole. Le decorazioni furono terminate nel 1916.

Nella sala mensa dei dipendenti della fabbrica di cioccolato “Freia” è possibile ammirare un altro dei maggiori lavori di decorazione dell’artista (costituito da 22 dipinti, nati dopo il 1922).
Inoltre, nel 1916 Munch acquistò a Skøyen, alla periferia di Oslo, la proprietà “Ekely”, che fungeva in origine da vivaio e dove risedette per il resto della vita. Li sorge ancora uno degli atelier in cui Munch lavorava e dove ora è stata allestita una piccola mostra documentaria.

Ps S’intitola “Il grido di Munch” la poesia della mia amica Mimma Scibiglia, arcana incantatrice di animi, ammaliante sirene di parole.

Nudi e solitari
Noi marciamo verso quel ponte
Siamo prede di ansie e incubi
E della nostra sorte
In fondo a un cielo sbrindellato
Brucia aspro il destino
Di noi condannati al declino.
(da “Il tappeto dei ricordi”)

Gabriella Lax
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