Archivio | giugno 2013

Hasta siempre “Komandante” Vasco

image002«Ciao a tutti, bentornati, ben trovati, tutto è bene ciò che finisce bene». Comincia così rivolto alle mantelline colorate che svolazzano tra la pioggia.

Aveva promesso che sarebbe tornato. Si era fatto persino filmare durante la corsa per la preparazione al tour. Ed eccolo finalmente li sul palco. A Torino nemmeno la pioggia fortissima è riuscita a fermarlo. Ritorno in pompa magna per Vasco Rossi. Dopo i problemi fisici che lo avevano costretto ad interrompere i live due anni fa grande era l’attesa per il ritorno sul palco di Vasco. All’Olimpico di Torino, sotto la pioggia battente,, il rocker di Zocca ha incantato per due ore gli oltre quarantamila fan in delirio, senza mai mostrare il minimo segno di cedimento fisico e vocale.

Rispetto al tour del 2011 (bruscamente arrestato a causa del batterio killer che colpì il cantautore) molte cose sono cambiate ma non il palco, che punta sempre verso l’alto grazie all’incrocio di triangoli con al centro la scritta “Vasco”, il logo che lo accompagna la star ormai da tanti anni, e poi ancora due maxischermi alta definizione, ai lati del palco, di quasi 80 metri. Accanto alla rock star italiana, sul palco la band (senza dubbio una delle migliori band in circolazione) con Maurizio Solieri alla chitarra, Stef Burns chitarra ritmica, il “Gallo” al basso, Matt Laug alla batteria, Alberto Rocchetti alle tastiere, Frank Nemola alla tromba, Andrea Innesto al sax e Clara Moroni ai cori.

Un crescendo musicale che prende il via con “Siamo vivi, domani non si sa” de L’uomo più semplice, e proseguita fino ai suoi grandi successi come C’è chi dice no, Vita spericolata, Sally e Albachiara. Una prima parte davvero da brividi con Vasco annuncia «Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a ballare» e canta “Gli spari sopra” e “Stupendo” e che si fa trascinatore nella seconda con “I soliti”, “Siamo solo noi” che accompagna con il dito medio alzato trascinando nello stesso gesto tutto lo stadio. The end straordinaria da applausi “spella mani” e standing ovation, “Sally”, “Un senso”, “Vita spericolata”. Il bis, sempre lo stesso, è con “Albachiara”. Il messaggio di Vasco è giunto a destinazione «Non cedere, mai. Domani è un altro giorno: e arriverà». Una cosa è certa: l’energia, dopo il black out di due anni, è la stesa. Il Komandante, unico, irresistibile, irrefrenabile, con le sue scorrettezze e la sua poesia, è tornato.

Il concerto del 9 giugno è stato il primo di sette live da sold out distribuiti tra il capoluogo piemontese e Bologna (22,23 e 26 giugno), con cui concluderà il tour del 2011 “interrotto per cause di forza maggiore”.

Gabriella Lax
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Sugardaddy, il sito per chi cerca “papi”

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I clamori suscitati dai racconti metropolitani delle serate ad Arcore non si spengono. Il “papi” visto come l’evoluzione della specie, una salvifica e rassicurante presenza che, da un lato nutre i portafogli delle giovani avvenenti, dall’altro gratifica facoltosi personaggi non più giovanissimi, assicurando loro una vecchiaia divertente, scevra dalla solitudine. A coniugare la domanda con l’offerta ci pensa Alex Fantini col suo sito di dating “Sugardaddy” che, precisa «non è per tutti» e punta in alto, assicurando alle ragazze sole di fare l’incontro giusto quello con «Un uomo galante, realizzato e sicuro di sé pronto a prendersi cura di una giovane fanciulla», si legge sul sito internet. Nella presentazione del sito di incontri Fantini ha puntato ad elevare il concetto stesso di “papi”. «Ci sono diversi modi per dimostrare la propria generosità; non si tratta di svilire il concetto di amore, semplicemente ci proponiamo di agevolare incontri che possono portare giovamento a entrambe le parti: alle giovani donne che cercano la propria strada, che magari hanno bisogno di una figura matura che le aiuti a trovare se stesse e renda più agevole la strada per la propria realizzazione; e agli uomini di una certa età, occupanti ruoli sociali di livello alto perciò benestanti e in cerca di compagnia e orgogliosi di poter conoscere ragazze giovani da trattare come principesse».

In particolare, si tratta di un portale di dating grazie al quale ragazze in cerca di fortuna, esperienze e successo, potranno entrare in contatto con maturi gentiluomini pronti a prendersi cura di loro. Il procedimento è semplice: il sito mette a disposizione un database di contatti al quale si potrà accedere previa iscrizione. In questo modo trovare persone con le quali interagire sarà facile e pratico grazie all’utilizzo di comuni mezzi di comunicazione quali chat, video chat e messaggistica istantanea.

Volete, sul piatto, due chiari esempi di incontri fortunati, tra coppie di età differenti, ci sono: basti pensare a Flavio Briatore e Carlo Cracco. Semplici ed efficaci le spiegazioni regalate da Fantini. Flavio Briatore e Carlo Cracco. Il primo è considerato uno sugar daddy per eccellenza, «un vero self-made-man che grazie alle proprie capacità e al proprio intuito nel commercio e nell’imprenditoria, ha creato negli anni un impero che porta il suo nome. Riconosciuto tra gli uomini più facoltosi d’Italia, Briatore è sposato alla giovane show-girl Elisabetta Gregoraci. All’inizio della loro relazione la Gregoraci era una bellissima ventenne che, affascinata dalla maturità e dal savoir-faire di un uomo più adulto, ha saputo (voluto? nds) credere nell’amore che, oggi, le ha regalato una splendida famiglia». Il secondo è lo chef balzato agli onori televisivi, grazie al recente boom di show-cooking, «legato ad una giovane donna di 20 anni più giovane di lui, che oltre ad essere madre di suo figlio, è anche sua fidata collaboratrice lavorativa».

Se, indenni, siete riusciti a superare queste righe, coraggio, ora avrete il tempo per inorridire. Resto del parere che l’amore altro non è che amore, sentimento limpido e travagliato, travolgente e dissipatore di anime. Concetto questo ben diverso dall’interesse (economico) reciproco di una coppia.

Gabriella Lax
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Via Condotti, riapre il negozio Armani

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«Mi affascina sempre, Roma. È una città così potente, ricca di storia e di luoghi unici, bella come la più sontuosa delle scenografie, che non smette di incantarmi. È la città di mille film, capace di sedurre il mondo con quell’immagine sensuale e solare dell’Italia che è anche la caratteristica di uno stile di vita, diventato nell’immaginario collettivo espressione di un sogno e di valori forti e positivi. Con l’apertura di un grande negozio nella storica via Condotti, meta imperdibile per chiunque visiti il nostro Paese e per chi è interessato allo shopping di lusso, ho voluto rendere omaggio a questa incredibile realtà. Per questo ho sviluppato un concept che offre ai clienti un ambiente raffinato, speciale, che in questa particolare collocazione trova la sua cornice di naturale eleganza». (Giorgio Armani)

E miglior dichiarazione d’amore non avrebbe potuto fare Giorgio Armani, qualche giorno fa, durante “One Night Only Roma”, la gran festa dello stilista al Palazzo della Civiltà dell’Eur per la riapertura della boutique in via Condotti, nove vetrine, 900 metri quadri su tre piani, «per accogliere tutto il mondo».
La classe e lo stile senza tempo di Re Giorgio, l’eleganza della manifattura, baluardo del Made in Italy, in tutto il mondo ritornano nel tempio del classicismo. roberta-armani-pierfrancesco-244069_tnProprio a Roma Giorgio Armani ha scelto di organizzare questo grande evento con più di settecento, da Tina Turner a Sophia Loren, Carlo Verdone, Christian De Sica, Emma Bonino, Margherita Buy, Ornella Muti, Federica Pellegrini, Samuel L. Jackson, Clive Owen e ancora Vittoria Belvedere, Roberta Armani, Pierfrancesco Favino, Alessandro Preziosi, Federica Pellegrini, Sabrina Impacciatore, Raul Bova. Una serata di mondanità e glamour anche internazionale, che nella Capitale, almeno per la moda, si vede raramente. Tappeto rosso e dj set fino a notte fonda con ospiti bellissime. Tutto, naturalmente, si è svolto sull’onda del buon gusto.

La serata ha anche accolto la mostra “Eccentrico”, presentata in anteprima con un nuovo allestimento e, per la prima volta, con un live fashion show per i fortunati presenti. Una sfilata fuori calendario per uno spettacolo d’eccezione di selezionati pezzi firmati Armani. In passerella le lussuose e raffinate collezioni uomo e donna Emporio Armani e Giorgio Armani per la stagione autunno-inverno 2013-2014, e la collezione Giorgio Armani Privè primavera-estate 2013.

Gabriella Lax
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“The Sound of Change”, a Londra live per dire “no” alla violenza sulle donne

Salma Hayek, Frida Giannini e Beyoncé

Salma Hayek, Frida Giannini e Beyoncé

«Ci sono donne che rischiano la vita per far conoscere al mondo la violenza di cui altre donne sono vittime, insegnanti, giornaliste, registe. Io non ci sto e non dovete accettarlo neanche voi». (Madonna)

Che il fenomeno della violenza sulle donne acquisti una dimensione universale (ahinoi) lo dimostrano le continue manifestazioni (“contro”) che si susseguono in ogni parte del mondo. Dopo l’evento mondiale del 14 febbraio, la scorsa settimana, Londra ha ospitato un concerto dal titolo “The Sound of Change”, sorta di “Live Aid” al femminile, sul palco del “Twickenham Stadium”, organizzato dalla fondazione Chime for Change e benedetto da un discorso d’apertura del principe Harry, che è il presidente di questo tempio del rugby, e infiammato da un arrabbiato discorso di Madonna.

Unica protagonista italiana Laura Pausini che, dal palco, ha cantato con molta emozione, rivelando che, negli ultimi giorni, una sua grande fan, membro della sua comunità (senza fare il nome per rispetto del dolore dei familiari) era stata vittima di femminicidio.
Lo scopo del live è stato quello di raccogliere fondi e creare consapevolezza affinché donne e bambine possano godere nel mondo delle pari opportunità. Un’iniziativa che non ha precedenti, che ha registrato l’intervento di madrine d’eccezione, partner prestigiosi ed investimenti. Educazione, salute e giustizia, sintetizzano il messaggio lanciato a tutto il mondo. Tematiche promosse da Frida Giannini, direttore creativo di Gucci e dell’intero progetto, Beyoncé, diva del nuovo soul curatrice dell’evento, e dall’attrice Salma Hayek Pinault, produttore esecutivo della sezione Chime Film, che ha curato una serie di microdocumentari che condiscono lo spettacolo cui hanno preso parte, tra gli altri, Ziggy Marley, Cameron Diaz, Kylie Minogue, Katy Perry, James Franco, Gwyneth Paltrow e Halle Berry.

Alle loro spalle una schiera di consulenti eccellenti: Gordon e Sarah Brown, Arianna Huffington, Alicia Keys, John Legend, Julia Roberts, Desmond Tutu e Meryl Streep, solo per citare alcuni nomi. In cinquantamila dunque per seguire sul palco JLo, Beyoncé (tra le più applaudite) che ha dedicato al pubblico un’esibizione di 45 minuti. Sul palco anche star al maschile come Simon Le Bon senza i Duran Duran.

I presentatori della serata, oltre Madonna, James Franco, Jessica Chastain e Freida Pinto, Desmond Tutu e Blake Lively, hanno rivelato spietatamente elencato i numeri dell’emergenza. «Vogliamo un mondo dove ogni bambina abbia diritto alla scolarità, poiché i due terzi degli analfabeti del mondo sono donne; il 60 per cento dei bambini che non frequentano le scuole dell’obbligo sono donne; il 70 per cento delle donne ha subito almeno una volta nella vita violenze fisiche o sessuali; solo il 21 per cento delle donne occupa in politica ruoli prominenti; 800 donne al giorno muoiono di parto o di gravidanza; l’80 per cento degli 800mila esseri umani che ogni anno vengono venduti o scambiati come schiavi sono donne; ogni anno 10 milioni di ragazze sotto i 18 anni devono accettare un matrimonio combinato; 603 milioni di donne vivono in ambienti in cui la violenza non è reato».

Madonna, nel 1977, appena arrivata a New York, dopo aver lasciato l’università per studiare danza, all’inizio degli anni Ottanta, fu aggredita e stuprata da alcuni sconosciuti vicino alla sua scuola. Una testimonianza sincera la sua che arricchisce di valore un evento per una sensibilizzazione costante contro un fenomeno dilagante che, negli ultimi mesi, viene sempre può allo scoperto.

Gabriella Lax
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Pet Therapy al “Lax”

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Un’occasione così ghiotta per fare questo titolo non mi sarebbe capitata mai più. Si, cari miei, l’aeroporto di Los Angeles si chiama “Lax”, proprio come me. Provate dunque ad immaginare la faccia degli addetti ai controlli quando io e mio fratello, coi nostri bei faccini, ci siamo presentati passaporti alle mani. Guardavano le carte e ridevano. Potevamo essere i proprietari.
Scherzi a parte. Los Angeles è una megalopoli e quel suo aeroporto non è da meno. Al momento del ritorno in Italia, dopo un mese di vita americana, coincidenze di voli per Londra ci hanno portato a sostare nella struttura per moltissime ore.

L’aeroporto di Los Angeles è il primo al mondo ad adottare una speciale “Pet Therapy”. Cani di tutte le razze, di tutte le fogge ed i colori, con accompagnatore al seguito intrattengono i passeggeri pronti a partire, a volte costretti a lunghe soste. Giocano coi più piccoli, si lasciano coccolare ed accarezzare, restituendo ai loro ospiti calore e tranquillità necessari, soprattutto a chi si prepara ad un lungo viaggio o chi a causa di code, lunghe attese e di un generale stato d’ansia da insidia terrorismo, che negli Usa è sempre presente. Di questi cani da “coccole” ce ne sono già trenta, ma presto il numero crescerà. Ognuno di loro indossa la pettorina rossa con l’esemplificativo logo “Pet me”. Coccole a go go dunque per scaricare la tensione, qualunque ne sia l’origine. Ai viaggiatori più piccoli vengono anche offerte delle istruttive figurine che mostrano le diverse razze di cani presenti.

In tante ore di attesa all’aeroporto di Los Angeles gli unici cani avvistati sono stati i vigili pastori tedeschi, cani poliziotto che circolavano tra le persone in sosta facendo attenzione a tutto. Splendidi esemplari certamente ma con il faccino tutt’altro che rassicurante e molto lontano dall’ispirare tenerezza. Anche allora ah…come mi sarebbe servito fare un po’ di coccole…

Gabriella Lax
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Punk, moda per non essere di moda

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«Capelli e vestiti erano era una cosa che dovevi farti da solo, e con cui esibivi il tuo essere libero dalla proprietà e anche dall’eleganza». (Richard Hell)

Quanta influenza ha avuto lo stile punk, irriverente e rock, nella moda degli ultimi decenni? A questa domanda cerca di rispondere la mostra, allestita dal mese scorso, del Metropolitan Museum di New York dal titolo “Punk: chaos to couture”.
Dopo il gran galà del 9 maggio, giacche di pelle, spille da balia, borchie, abiti lacerati e catene saranno in esposizione fino al 14 agosto. Cento abiti, maschili e femminili, con i simboli che hanno contraddistinto il movimento punk, creazioni, firmate Dolce e Gabbana, Chanel, Moschino, Versace, John Galliano, Riccardo Tisci e da molti altri designer, eredità haute couture del movimento anni Settanta.

Perché il punk ha fatto irruzione prepotentemente sulla scena musicale di New York e Londra proprio all’inizio degli anni Settanta, sull’onda di personaggi di riferimento come Patti Smith e Richard Hell che hanno avuto un grande impatto sul modo di vestire di Malcolm McLaren, leader dei Sex Pistols e la sua partner, la designer Vivienne Westwood che fecero decollare lo stile punk attraverso la loro boutique al 430 King’s Rd. Nelle sette sale tematiche, indosso a manichini con parrucche colorate e appuntite, si scoprono le creazioni di stilisti tradizionalmente legati al movimento punk, alla scoperta di un’estetica famosa per aver rotto, a suon di provocazione, i canoni del buon gusto. Soave tributo alla ribellione della tribù giovanile del secolo scorso è un mondo tutto da scoprire. «Anche se la democrazia del punk si oppone all’autocrazia del mondo del fashion gli stilisti continuano ad appropriarsi del suo vocabolario estetico per catturarne lo spirito ribelle e la forza aggressiva» ha spigato il curatore, Andrew Bolton.

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I fashion designer in mostra sono Miguel Adrover, Thom Browne, Christopher Bailey (Burberry), Hussein Chalayan, Francisco Costa (Calvin Klein), Christophe Decarnin (Balmain), Ann Demeulemeester, Dior, Domenico Dolce e Stefano Gabbana (Dolce e Gabbana), John Galliano, Nicolas Ghesquière (Balenciaga), Katharine Hamnett, Viktor Horsting e Rolf Snoeren (Viktor & Rolf), Christopher Kane, Rei Kawakubo (Comme des Garçons), Karl Lagerfeld (Chanel), Helmut Lang, Martin Margiela, Malcolm McLaren, Alexander McQueen, Franco Moschino e Rossella Jardini (Moschino), Kate e Laura Mulleavy (Rodarte), Miuccia Prada, Gareth Pugh, Zandra Rhodes, Hedi Slimane (Saint Laurent), Stephen Sprouse, Jun Takahashi (Undercover), Joseph Thimister, Riccardo Tisci ( Givenchy), Gianni Versace, Junya Watanabe, Yohji Yamamoto e Vivienne Westwood.

La mostra sarà un percorso multimediale e un’esperienza multisensoriale organizzata attorno a materiali e tecniche; i vestiti saranno animati con video musicali. Tra le sezioni più curiose quella dedicata agli abiti realizzati con materiale di recupero, come sacchetti di plastica e tappi di bottiglia, protagonista assoluto un voluminoso vestito da sera di moschino in buste della spesa (rigorosamente italiane). Un’esposizione a testimonianza dunque che il punk non è affatto morto. Anzi, è vivo e vegeto e. soprattutto, contamina ancora.

Gabriella Lax
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Paola e Chiara, addio musicale?

paola-e-chiara“Se qualche volta ho creduto che, fosse impossibile, ora mi sento rinascere, senza te”. E ora senza la musica come la vogliamo mettere? La frase di una delle loro canzoni più celebri non è risolutiva in questo caso. Paola e Chiara, le sorelline tutto pepe della musica pop italiana, abbandonano il campo. E lo fanno tramite un messaggio lanciato come post sul social network Facebook. Un post su in cui le celebri sorelle annunciano l’addio al palco.

«Dopo 17 anni dedicati alla musica, mi sento dire che nessuno mai veramente ha creduto o punta su di noi. Il pop dance all’estero è una realtà, è un business. Qui non si capisce perché, siamo le uniche a farlo. Lo avete notato, vero? No, ecco. Le nostre interviste sono sempre tra le più lette e se siamo in tv c’è audience e interesse ma poi veniamo trattate e relegate come due che non hanno fatto niente o prese in giro».

Sarà forse un caso che questa rivelazione arrivi proprio nei giorni in cui esce il nuovo album “Giungla”, ottavo e forse ultimo disco (nella radio dall’11 giugno prossimo). Avevano cominciato malinconiche e romantiche con il brano “Amici come prima”, presentato al festival di Sanremo nel 1997. Ma le parole di Chiara Iezzi non lasciano, attualmente, adito a dubbi
Tristi parole amare quelle della cantante ed autrice, messaggio inequivocabile lanciato, senza mezzi termini, al mondo dell’industria discografica. Una carriera quella della coppia ondeggiante, fatta di canzoni orecchiabili, tormentoni estivi e motivetti sanremesi (“Festival” e “Vamos a bailar” ne sono lampanti esempi) che restano impressi, soprattutto quando raccontano gioie e delusioni provocate dagli amori giovanili. Intanto, il loro ultimo singolo “Divertiamoci”, sta scalando le classifiche di iTunes. E poi c’è qualche maligno che commenta: “Avrebbero potuto pensarci già da un po’”.

Gabriella Lax
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Nina Zilli, jazz and soul con Fabrizio Bosso

Fabrizio Bosso e Nina Zilli (foto Simone Cecchetti)

Fabrizio Bosso e Nina Zilli (foto Simone Cecchetti)

Un grande omaggio alle voci senza tempo del soul. A questo ha pensato il trombettista jazz Fabrizio Bosso, realizzando uno dei sogni che, da tanto tempo aveva nel cassetto. Ed in questa follia musicale voce italiana, se non quella corposa e d’antan, di Nina Zilli avrebbe potuto meglio accompagnarlo nel suo sogno? L’antipasto del tour dal titolo “We love you, Jazz’n Soul” è stato consumato lo scorso 15 maggio a Napoli, con un concerto al teatro Diana di Napoli. Ma i due musicisti faranno tappa, da giugno a ottobre, toccando le principali città italiane.

Un progetto sognato, si diceva, che ha preso corpo durante il sodalizio sanremese, tra Bosso e la Zilli nell’interpretazione del brano “Per Sempre” e la condivisione del palco nell’esperienza televisiva di “Panariello non esiste”. Fabrizio Bosso ha deciso di coinvolgere Nina Zilli in questo viaggio musicale che tocca le vette del soul: da Amy Winehouse a Nina Simone, passando per Sam Cooke, Otis Redding, Etta James, Marvin Gaye, un percorso che affonda le radici nella musica di Detroit, la Motown, l’r’n’b di Memphis, il blues di Chicago e il Philadelphia sound, rivisto e riproposto dalla chimica jazz ed alla versatilità nata da Bosso che si accompagna al timbro unico e riconoscibilissimo della Zilli.

Ha risposto all’appello la cantante piacentina che ha iniziato a fare musica da giovanissima ed ha viaggiato tanto, immagazzinando nel suo bagaglio tante esperienze da artista libera dagli schemi. «Da tempo meditavo di realizzare un progetto con una voce. Dopo aver conosciuto Nina ho capito da subito che era lei la persona giusta, sia per il timbro che per il mondo da cui proviene. Mi ha colpito anche la sua spontaneità e la sua autoironia, essendo una grande professionista ha dimostrato da subito di volersi mettere in gioco. Ho scelto i musicisti personalmente per la loro versatilità, dopo la prima prova in studio con Nina abbiamo capito tutti che avevamo fatto centro». Chiarisce Bosso. Con loro sul palco una band di grandi musicisti, formata da elementi scelti accuratamente da Fabrizio Bosso, per le qualità non solo tecniche e strumentali ma anche per l’approccio trasversale alla musica. Al pianoforte e alle tastiere Julian Oliver Mazzariello, alle chitarre Egidio Marchitelli, al basso e contrabbasso Marco Siniscalco e alla batteria Emanuele Smimmo. E per la Zilli «Tutto nasce dall’amore per la musica Black, la più antica quella maledetta pentatonica che ha dato il “La” (più letterale che mai) alla musica moderna. Canterò al storia del Soul, da Nina Simone ad Amy Winehouse, ma sarà il Jazz a scardinare le note. Fabrizio Bosso, la sua tromba e una fantastica badn, saranno i miei compagni di viaggio, uniremo i nostri punti di vista grazie alla magia della musica Jazz&Soul». Oltre ai classici del soul, il repertorio di “We love you, Jazz’n Soul” comprende anche degli standard jazz interpretati dalla tromba di Bosso e alcuni dei maggiori successi della Zilli.

Gabriella Lax
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Roma, inaugurata la palestra di Madonna

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Il conto alla rovescia era iniziato da tempo. La settimana scorsa è scoccata l’ora. A Roma ha aperto finalmente “Hard Candy Fitness” la palestra di Madonna. Purtroppo la divina Ciccone, deludendo un po’ deluso le aspettative dei suoi fan, non è riuscita ad essere presente all’inaugurazione, poiché impegnata in un progetto segreto di cui proprio in questi giorni dovrebbe svelare i particolari. Quella di Roma (primo centro europeo della catena Hard Candy Fitness) è la prima di quattro palestre che verranno aperte entro il 2016 in zone strategiche della città. La catena, che trae il nome dall’album del 2008 della pop star mondiale, ha numerose sedi a Città del Messico, Sidney, Mosca e Santiago del Cile.

Mille e duecento metri quadri di superficie, suddivisa in tre livelli, arredati “Glam&Disco”, con le migliori attrezzature all’avanguardia. Al momento ci sono cinque sale attività, macchinari della Technogym, musica dal vivo mixata da un deejay, un lounge bar, una linea di merchandising ufficiale e uno spazio eventi e naturalmente iniziative esclusive per gli iscritti tra cui anticipazioni sul tour e i concerti di Madonna.

hard-candy-fitness-madonna-palestra-roma-300x225Tramite i suoi collaboratori la pop star ha fatto sapere che, per formare i suoi trainer, prevede di fare un sopralluogo entro luglio proprio per conoscere personalmente i trenta istruttori italiani che hanno il compito di diffondere le tecniche di allenamento “Addicted to Sweat” elaborate dalla cantante. Nel frattempo, Madonna ha rinnovato la sua dichiarazione d’amore nei confronti della “città eterna”, a cui si è detta da sempre legata fortissimamente. Tante tappe dei suoi tour nel tempo son passate da Roma, a cominciare dal 1990, col “Blond ambition tour” per finire con “MSNA” del 2012. Per tutti i curiosoni adesso è possibile sapere (quasi tutti) i prezzi praticati nella struttura.Le formule di abbonamento, tra gli 80 e i 120 euro, sono svariate: la più esclusiva (founder member, 24 mesi, in numero limitato) prevede un luxury welcome kit con un gioiello firmato da Marta Paolillo e il proprio nominativo impresso sul muro all’ingresso del club. Gli altri abbonamenti prendono il nome dai motti alla base dei programmi di fitness: “Addicted to Sweat” (la fitness routine della star che si è definita una drogata del sudore, da fare in 12 mesi), “Harder is better” (6 mesi) e “No Sweat No Candy”.

Gabriella Lax
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Ray Charles, cane nato non vedente

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Anche le storie tristi posso avere un lieto fine. Il protagonista è un cane, che è stato chiamato “Ray Charles”, un cucciolo di golden retriever nato non vedente, finito in un canile dopo essere stato abbandonato e infine adottato da una famiglia americana. Nonostante l’handicap il cane è in perfetta salute e conduce una vita normale. La scoperta è stata fatta di recente da Buzzfeed che ne ha raccontato la, seguitissima, storia. Ray è nato lo scorso dicembre, unico cucciolo maschio partorito dalla mamma insieme a quattro vivaci sorelline.In un primo momento, il cane sembrava solo più calmo e timido rispetto alle sorelle. Solo dopo un po’ di tempo un veterinario ha invece scoperto il motivo: Ray era nato cieco.

Da qui è semplice capire l’ispirazione del nome che per lui è stato scelto (Ray Charles è stato uno dei cantanti e musicisti più importanti della storia della musica, completamente cieco). La storia per Ray, inizialmente, si era messa male. Come nella peggiore delle favole, la famiglia che aveva la cucciolata, quando ha scoperto la disabilità del cucciolo lo ha abbandonato in un canile dove, fortunatamente, è stato adottato nonostante la cecità che, solitamente, rende più difficile l’affidamento.Adesso Ray vive a Boston, insieme ad altri cuccioli, due fratelli più grandi e una sorella, altri cani di Jack e Maggie Harley.

Nel marzo scorso i suoi proprietari hanno creato una pagina Facebook dove sono pubblicate tutte le sue foto: dal momento del bagnetto agli attimi di divertimento con i giocattoli. Al momento la pagina vanta più di diecimila “mi piace”. «La mia vita è poi è diventata un gioco di attesa per sapere se avrei trovato o meno una casa. Per fortuna mio padre mi ha trovato prima che fosse troppo tardi e mi ha salvato la vita». E ancora «non c’è affatto motivo di sentirsi dispiaciuti. Posso correre, giocare e fare tutto quello che fanno gli altri cani che vedono». Così scrive sulla cliccatissima pagina. Nonostante il successo il cucciolo è rimasto coi piedi per terra e continua a far postare aggiornamenti sulla sua breve ma incredibile vita sulla pagina Facebook per portare gioia e serenità a tutte le persone intorno a lui.

Gabriella Lax
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