Versace, origini dalla Magna Graecia (Laxstyle ritornerà il 23 giugno)

gvUna biografia che ha il sapore della Magna Graecia, un libro che racconta anche di Reggio Calabria, di quello che era stata, dal dopoguerra agli anni Settanta. Il libro “Gianni Versace, la biografia” (con prefazione di Giorgio Armani) è stato pubblicato lo scorso novembre, scritto dal giornalista pugliese Tony Di Corcia, edito da Lindau e, possiamo aggiungere, col benestare di Antonio D’Amico, il compagno dello stilista reggino che, oltre ad aiutare l’autore nel testo, ha fornito foto eccezionali della vita privata di Gianni Versace.
Da bambino Versace frequentava, con non poca noia, la scuola “De Amicis” ma, commenta lo scrittore “Col libro “Cuore” non c’è nessuna analogia”. I genitori lo mandano a ripetizione dai Foti “insegnati elementari.

Sono gli stessi che non perdono occasione per ricordargli il talento e la bravura” del fratello Santo. Ma, se c’è una persona che il piccolo Gianni detesta è proprio la maestra che critica il modo di vestire (quasi sempre in nero) del suo giovane alunno. E’ la stessa che manda a chiamare la madre di Gianni rivelando che il figlio è una specie di maniaco sessuale perché, durante l’orario di lezione, disegna dive del cinema italiano. E sono le scuole che tornano nella visone della storia di Versace a Reggio. Da ragazzo scappava dalle finestre della media Vitrioli per andare a guardare i resti del tempio greco e sul lungomare, la via marina bassa.

Tra i luoghi memorabili, citati nel libro del giornalista pugliese c’è il teatro Cilea, con le sue poltrone rosse, dove il papà Antonio lo accompagnerà per vedere “Un ballo in maschera”, in un giorno in cui nascerà l’amore (che prenderà poi corpo “come un virus incubato” nella creazione di abiti di scena) per il teatro. Dal padre Gianni “ha ereditato la timidezza – scrive Di Corcia – e una visione magica della sua terra, che amplifica le tracce di Magna Grecia sparse intorno a lui e gli fanno sembrare la Calabria una terra più immaginaria che reale. I resti delle terme romane, la nobiltà dei palazzi, la luce del lungomare che aveva stregato anche Stendhal, il mare dello Stretto che sembra un lago”.

Frammenti vissuti nel negozio della signora Franca, “Elle”. Leggenda racconta che, un giorno, nella boutique era entrata Raffaella De Carolis, già miss Italia nel 1962 e che, di seguito, aveva sposato l’armatore Amedeo Matacena. La donna, grazie al savoir faire della signora Franca, aveva acquistato cinque abiti (tra cui Balestra, Barocco, Chloè) quando, nel negozio, fece il suo ingresso Gianni. La signora cercò, nel suo sguardo, qualche cenno di approvazione e disse “Guarda Gianni ho scelto queste cose con la mamma”. Lui, in maniera rigida, proferì poche parole: “Questi due no. Non sono adatti a te”. E, quando andava via la facoltosa cliente, sua madre si era avvicinata per chiedere spiegazioni sullo strano comportamento, lui le rispose “Mamma, chiunque veda una persona vestita da noi deve chiedersi: che bello, dove l’ha preso? Se invece si chiede dove l’ha presa ‘sta roba e storce il muso, tu perdi un cliente. Si vende per amore. Se tu vendi per amore i tuoi clienti aumenteranno. Se vendi per commercio puoi fare anche danni”. Da queste parole si evince uno dei concetti che stavano più a cuore a Gianni Versace: la moda deve rendere belle le donne, deve trasformare ognuna di loro in una dea.

Con questo pezzo del mio cuore Vi ringrazio per le più di centomila visite in dieci mesi da quando è nato il blog. Vi do appuntamento sul web il 23 giugno con tante novità di cultura e glamour. (Come nel mio “LAX” STYLE)

Gabriella Lax

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