Archivio | maggio 29, 2013

Tra genio e talento, Coco Chanel

14 pizzo«La moda è nell’aria, per strada. La moda dipende da con chi stai uscendo»

Dopo la narrazione della nascita di Chanel n 5 non la amate ancora alla follia? Bene ho qualche stimolo nuovo da offrirVi. Buona lettura.

La storia della moda si divide in due parti: prima di Coco Chanel e dopo.La stilista più famosa di sempre si colloca in un punto qualsiasi, uno compreso tra talento e genio. La mia ambizione non è raccontare tutto lo scibile su Coco Chanel poiché, tra aneddoti, leggende e verità, si potrebbe scrivere un’enciclopedia. Focalizzo lo scritto sugli episodi del vissuto di “Mademoiselle” che hanno contribuito a creare il suo stile senza tempo.

L’infanzia. Orfana, figlia non riconosciuta, Coco viene affidata alle suore del convento del Sacro Cuore di Notre Dame, insieme alle due sorelline. Nelle sue collezioni è chiara l’influenza degli anni di vita monacale. Da li Coco prenderà l’amore per il bianco ed il nero per lo stile austero. Il bianco ed il nero non sono gli unici colori utilizzati da Chanel, che impiegò nei suoi abiti anche tonalità come il beige, il grigio e il blu marine.

Il primo amante. Fu certamente Etienne de Balsan, anche suo primo finanziatore, uomo appassionato di cavalli tanto che Chanel si ritrovò a passare le sue giornate nelle stalle dei purosangue del suo amante, imparò l’arte dell’amazzone che le ispirò, in seguito, i pantaloni da cavallerizza e le cravattine lavorate a maglia. Grazie alla rete di amicizie di Balsan, Chanel formò la sua prima clientela. Coco, nel tempo, mise a punto le tecniche di cucito imparate da zia Louise alla maglieria Maison Grampayre. Tra le amanti di Balsan vi fu Emilienne D’Aleçon, la prima cliente di Coco.

I cappellini. In un epoca in cui la moda prevedeva piume e paillettes in testa, con tanto di sostegno (farò lo stesso in seguito con gli abiti femminili) per contrasto, Chanel crea uno dei suoi oggetti must: fatto in paglia, con semplici fiori in raso o singole piume. E nel 1912, quando il primo piccolo negozio era già ormai avviato da due anni, Chanel iniziò a vendere oltre ai suoi capellini anche capi di vestiario come maglioni, gonne e qualche vestito.

5 con boy capelIl vero amore. Fu Boy Capel che la stilista conobbe proprio da Balsan. Alla sua prematura morte gli dedicherà l’essenza femminile d’eccellenza, la numero cinque. Anche Capel la aiutò economicamente e le aprì un nuovo negozio nella fortunata località balneare di Deauville.
Dai marinai al lavoro, Chanel trasse nuova ispirazione, realizzando dei maglioni col medesimo scollo “alla marinara”. Leggenda vuole che Chanel vagabondava nella stalla e chiese a Capel di prestarle il maglione. Che fastidio però poiché doverlo indossare dalla testa significava togliere l’audace ed inseparabile cappellino di paglia. Niente paura, Chanel prese un paio di forbici, tagliò il maglione in mezzo e se lo strinse con una cintura. Era nato il cardigan.
Questione di stile Gli esempi mostrano che lo stile di Chanel si rifaceva alla vita comune delle persone che la circondavano. Per questo motivo e per dare agli abiti delle donne la praticità negata dalla Belle époque, Chanel eliminò bustini, corsetti e impalcature per cappelli. Stile Pauvre (come sottolineava Paulo Poiret), in realtà è uno stile “che attinge dal genere umano”.

Petite robe noir. In principio fu Susanne Orlandi, mondana ed aristocratica,ad indossare il primo vestito firmato Chanel, un abito in velluto nero ornato da un semplice colletto bianco a petalo, proprio perché Coco sosteneva che «il nero conteneva tutto. Anche il bianco. Sono d’una bellezza assoluta. È l’accordo perfetto». Il tubino nero fa il suo ingresso nel mondo della moda nel 1926. Coco rivoluziona il concetto di femminilità creando, secondo alcuni, “una nuova uniforme per la donna moderna”. Una femminilità accentuata per paradosso. E per chi ha cercato di collocarla in una corrente artistica (la Schiaparelli era definita surrealista) Chanel era scollegata dalle tendenze e dalle mode del momento.

Eleganza è semplicità. Chanel era l’unico negozio di abbigliamento rimasto aperto durante la Grande Guerra e offriva capi di vestiario che in quella situazione si presentavano pratici e adatti alle esigenze secondo le indicazioni che si era prefissa mademoiselle. Il suo colpo da maestra fu quello di rendere femminile l’abbigliamento maschile, inserendo parametri di eleganza assolutamente contrastanti rispetto a quelli in auge all’inizio del ventesimo secolo. «Finiva un mondo, un altro stava per nascere. Io stavo là; si presentò un’opportunità, la presi. Avevo l’età di quel secolo nuovo che si rivolse dunque a me per l’espressione del suo guardaroba. Occorreva semplicità, comodità, nitidezza: gli offrii tutto questo, a sua insaputa».

La camelia. Simbolo rubato a Marcel Proust divenne l’emblema mondiale del suo marchio.

Concludo con una massima la massima di Mademoiselle per cui «L’eleganza è rifiuto». Un rifiuto che può essere quello della maionese sulle patatine come anche quello di prestare troppa attenzione ai nostri rivali.

(fine)

Gabriella Lax
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