Archivio | maggio 20, 2013

Salgado, in missione per la “Terra”

4«Lo scopo di questo progetto è ricongiungerci col mondo com’era prima che l’uomo lo modificasse fino quasi a sfigurarlo. Dobbiamo salvare il pianeta prima che sia troppo tardi. Non possiamo continuare a inquinare terreni, arie e acque. dobbiamo agire per preservarlo».

Le immagini degli “ultimi”, di volti disfatti dal sole delle donne indigene, di mani stracciate e di sorrisi spenti dalla fatica di tanti bambini. Ancora una volta, per il fotografo Sebastiao Salgado, la missione è la terra! Lo sguardo maestoso della natura per ricordare a tutti che siamo all’ultima chiamata. Il nostro pianeta ha bisogno di essere amato e rispettato dai suoi abitanti. “Genesi” è il titolo della mostra del fotografo, presentata in prima mondiale il 15 maggio a Roma (vi resterà fino al 15 settembre), all’Ara Pacis e, in contemporanea in altre grandi capitali (Londra, Rio De Janeiro e Toronto). Da queste città proseguirà il suo cammino attraverso altre tappe che la porteranno a raggiungere tutte le maggiori metropoli del mondo. Una sorta di “chiamata alle armi2 come spiega Salgado che, in questo progetto, è stato sostenuto dalla moglie.

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L’idea è arrivata negli anni Novanta, quando il fotografo ricevette in eredità un’azienda agricola in Brasile. «Io e le mie sorelle ci siamo trovati tra le mani un territorio in cui le foreste erano scese a meno dello 0,5%. Una terra bruciata: dove un tempo si potevano allevare decine di migliaia di capi di bestiame ora ce n’era appena qualche centinaia».Così con la moglie è nato il progetto di far rivivere quella foresta. Si trattava di trovare i soldi per piantare 2 milioni di alberi di 200 specie. Per questo i Salgado hanno iniziato a girare per gli Usa e l’Europa in cerca di aiuto. «Lavorando alla ricostruzione di un paradiso come quello in cui ero nato, ho pensato di realizzare un progetto diverso dai precedenti: avrei mostrato le meraviglie che rimangono nel Pianeta».

E l’immagine iconica è certamente quella della donna col figlio, avvolta in un mantello mentre guarda nascere il giorno sotto un cielo che sembra davvero quello della Genesi, un’enorme valle dell’Etiopia: occhi smarriti che, altro non sono, se non il segno del nostro smarrimento, quello dell’umanità. Uno sguardo sul mondo nei duecento scatti di Salgado, un viaggio che testimonia, nella rota verso i cinque continenti, in dieci anni di lavori, la rara bellezza del nostro principale patrimonio, unico e prezioso: il mondo in cui viviamo. Paesaggi variegati che vanno dalle foreste tropicali dell’Amazzonia, del Congo, dell’Indonesia e della Nuova Guinea ai ghiacciai dell’Antartide, dalla taiga dell’Alaska ai deserti dell’America e dell’Africa fino ad arrivare alle montagne dell’America, del Cile e della Siberia.

Una serie di sezioni compongono la mostra, così da coprire tutti i continenti, si va dal Pianeta Sud (l’Antartico e la Patagonia), alle Terre del Nord (il Canada, l’Alaska, la Kamchatka), dal Pantanal (Amazzonia e Mato Grosso) all’Africa, passando per i Santuari (Madagascar, Papua, Indonesia). Promossa da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovrintendenza Capitolina e dalla Camera di Commercio di Roma, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, realizzata da Amazonas Images e prodotta da Contrasto e Zètema Progetto Cultura, a cura di Lélia Wanick Salgado.

Gabriella Lax
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