La Nava, nel nome delle donne

Da sinistra Calabrese, Nava, Guarino e Cauteruccio

Da sinistra Calabrese, Nava, Guarino e Cauteruccio

«La storia del disco, la racconto dal vivo, con aneddoti e persino foto “d’epoca” dei vestiti che indossavo in ogni occasione. Parlo dei miei inizi. Di come ho cominciato a suonare, parlo di me naturalmente, sempre in maniera autentica, sono insieme alla mia musica ed ai miei musicisti». Mariella Nava, interprete, ma soprattutto pregiata autrice di canzoni, propone il suo show case. E lo fa accompagnata dal chitarrista Roberto Guarino, da due musicisti calabresi Salvatore Cauteruccio alla fisarmonica e Sasà Calabrese al contrabbasso (insieme a Fabrizio La Fauci sono “Mas en tango”), mentre lei sta al pianoforte e, naturalmente, è voce. Collaborazioni nate perché «sono musicisti che incontro perché sono ospiti anche loro. Comunque mi piace molto sentire la musica dal vivo, loro mi hanno colpita ed eccoci qui. Collaborano ai miei dischi e mi accompagnano in tour».
“Sanremo si, Sanremo no”, nome curioso per il nuovo disco.
«Effettivamente mi è stato chiesto come mai ho scelto così. In realtà l’album, oltre a contenere due inediti, propone tutte le canzoni che ho “pensato” per Sanremo. La verità è che poi alcune di esse sono state selezionate per partecipare, altre invece no ma, nonostante ciò, per me hanno sono state dei passaggi significativi del mio scrivere migliore e della mia vita musicale».
Di cosa tratta “In nome di ogni donna” la canzone contenuta in “Tempo mosso”, candidata al premio Amnesty International, sezione Italia come tra le dieci migliori canzoni sui diritti umani dell’anno precedente.
«Ha un inquadramento di tipo cinematografico, l’ho cantata con Stefano De Sando (la voce italiana di Robert De Niro) e racconta di una donna che va a far verbalizzare una violenza. Le cronache di questi giorni ci parlano purtroppo di episodi che si ripetono senza tregua. Il messaggio è dunque attuale affinché le donne che subiscono violenze possano denunciarle ed evitare la peggio. Il messaggio è passato anche su Rai Uno, grazie anche alla campagna che porta avanti Serena Dandini col suo libro “Ferite morte”».
Lei che costituisce un osservatorio privilegiato come sta cambiando e dove pensa stia andando la musica italiana?
«Me lo domando sovente. Da autrice e cantautrice non mi sono mai adeguata a quello che le mode del momento hanno richiesto. Ho visto molte cose buone in questi anni (tra l’altro, si riferisce a Tiziano Ferro, Jovanotti, 99 Posse e la musica etnica nel pop) ma anche cose che mi son piaciute di meno. La moda del momento è il talent alla scoperta di nuove voci. Se ne trovano così tante che non c’è nemmeno il tempo di imparare a conoscerle. Ma soprattutto manca chi crei la musica d’autore».
Oltre tour che progetti sono in cantiere?
«I live sono una parte importante dell’attività musicale che mi terrà impegnata in estate fino all’autunno. Ho messo su una casa di produzione musicale insieme a Franco Migliacci (Si proprio lui, quello di “Nel blu dipinto di blu”) e Piero Pintucci (lavora con Renato Zero) ed il mio produttore Antonio Coggio (che ha scoperto talenti come Mia Martini, Claudio Baglioni, Fiorella Mannoia). Lavoro con loro e mi auguro di trovare musicisti veri, talenti e non solo “voci”».

Gabriella Lax
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