Montalbetti (Dik Dik) racconta Battisti

battisti_dik_dik_2935889«In tanti hanno scritto di Lucio Battisti, ma in pochi lo conoscevano davvero; la sua musica è stata discussa, analizzata, amata o odiata, ma dell’uomo si è detto solo quello che la sua profonda riservatezza permetteva. Pietruccio Montalbetti, chitarra leader dello storico gruppo dei Dik Dik, è stato il suo primo grande amico a Milano: questo libro è il racconto di un’amicizia lunga una vita, ancora più prezioso perché comincia prima che il successo discografico cambi la vita di entrambi».
Con queste parole Renzo Arbore descriva la fatica letteraria di Pietruccio Montalbetti, edita da Salani, dal titolo “Io e Lucio. Chi era il mito? Il racconto di chi l’ha conosciuto prima che diventasse famoso”. «Io non volevo raccontare Lucio Battisti, il re della hit parade, ma rendere omaggio al mio amico Lucio. Ci siamo conosciuti giovanissimi (nella sala parrocchiale adibita a sala di registrazione nds), eravamo senza soldi, ma la musica era il nostro amore. E attraverso la musica ho potuto conoscere l’uomo: gli aspetti meno conosciuti della sua personalità, quelli di cui nessuno sa niente, sono contenuti nel mio libro».
Io_e_Lucio_Battisti_libro-350x518Aneddoti, storie di vita e, soprattutto emozioni, legate al cantante che il chitarrista e leader dei Dik Dik conobbe a Milano, molto prima che Battisti diventasse famoso.
Il rapporto amore odio, degenerato con la rottura con Mogol ha origini profonde e risalenti. Così Battisti confidava a Pietruccio (che fedelmente riporta nel libro). «Devo ammettere che stiamo facendo un buon lavoro e che Mogol riesce a interpretare le cose che ho dentro come nessuno. Passiamo ore insieme a lavorare. Ha solo un grosso difetto, quello di ammorbarmi con il fumo delle sue sigarette, che non spegne un secondo. Ma la cosa che mi fa più male è che, nonostante tutto il tempo che trascorriamo insieme non mi ha mai chiesto come sto, cosa penso, se mi trovo a mio agio a Milano, e neppure dove abito, per non parlare della mia famiglia! Non è come te e tua madre, che vi occupate di me: lui pensa solo a se stesso».
E poi ci sono le donne quelle che portano a grandi stravolgimenti. La protagonista è una bionda di Bolzano, Elisabetta, di cui Lucio Battisti si innamora perdutamente. Per lei piange e si dispera. «Ma lei si lega al più fragile e ricco della compagnia, Mario Totaro, il tastierista del gruppo che le affitta un bilocale al Giambellino. Ben presto emerge che lei ha un figlio e nel bilocale compaiono effetti personali di un altro uomo. Finché un giorno il colpo di scena: Totaro la sorprende con un altro uomo. Lucio Battisti? No. Mogol». Nel libro esce il ritratto di un Battisti dalle risorse imprevedibili che, una notte, resta senza benzina al freddo nei pressi di Corbetta. Così chiama il fedele amico Pietruccio, il quale, giunto sul posto si domanda da dove avesse telefonato. Lucio, in silenzio e con una punta di vergogna, indica un distributore di gettoni col lucchetto appena forzato. Era a trovare un’amica e la storia era seria. E, nell’ultimo ricordo di Montalbetti «Lo vidi a Capodanno. Era mia abitudine passare a fargli gli auguri ogni anno prima di raggiungere mia moglie a sciare a Saint Moritz. Niente mi faceva presagire una fine così vicina, lo ricordo giù di tono. La notizia della sua morte, a settembre, mi raggiunse alla radio, mentre da Napoli stavo andando a Roma in macchina. Non era morto Lucio Battisti, era morto un mio grande amico».

Gabriella Lax
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