“Spingi e respira”, metafora della vita

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La corsa in bicicletta come metafora della vita, con le sue (faticosissime) salite, le sue (pericolose) discese. “Spingi e respira”, monologo, di e con, l’attore Lorenzo Praticò, per la regia di Gaetano Tramontana, ha debuttato a “Spazio Teatro”. Uno spettacolo che ha visto un promettente esordio alla scrittura teatrale per il giovane reggino, accompagnato dalla sapiente guida di Tramontana, direttore artistico del sodalizio.

Una scrittura che tocca tanti punti della vita: il rapporto tra genitori (soprattutto, in questo caso, spicca la figura paterna) e figli, il sentimento per la persona amata, il dolore e la perdita che si annidano per anni dopo un lutto, la distruzione delle cadute ed il miracolo nel trovare la forza di rialzarsi. Protagoniste sulla scena, una sedia, la bicicletta rossa “Sara” ed un grande e consunto album di fotografie. La storia del rapporto tra un padre, che ha corso in bici, ed un figlio, che ne ricalca le orme, con sullo sfondo la figura del “Leone delle Fiandre”, Fiorenzo Magni.

«Spingi e respira, spingi e respira». Poche parole che districano lo sforzo fisico e che accompagnano il protagonista sulla scena quasi fossero un mantra. Le immagini della vita di Magni, del suo aver vissuto, in un tempo in cui era protagonista lo scontro tra Bartali e Coppi, scorrono nel video curato da Lucio Lepri. «Quello che si è sulla strada si è nella vita». La saggezza del padre, maestro di vita, che chiarisce come esistano tre tipi di uomini, come per i corridori in bici: ci sono gli scalatori, quelli che vogliono bruciare subito tutte le tappe; i passisti, con una forte resistenza, e gli scalatori, quelli per cui la vita si caratterizza come una lotte, prima con sé stessi e la montagna che l’io rappresenta. Ed anche sui sentimenti, alle domande del giovane sull’amore per Nina, «Fiato, tempo e movimento» spiega il padre, servono tutti e tre. Perché in bici, come nella vita, «tutti, anche i più bravi, prima o poi cadono».

Un rapporto, quello tra padre e figlio, che vede sullo sfondo la madre. Il dolore di un lutto che porta il nome della bicicletta, “Sara”, come la sorella della madre, già amata, alla follia, dal padre, morta giovanissima, la cui storia si svela, grazie all’album dei ricordi, solo a fine spettacolo, con l’aiuto delle tavole di fumetto del disegnatore crotonese Fabrizio De Masi.
Un grande dispendio di energie fisiche nello spettacolo, per un Praticò comprensibilmente emozionato all’esordio nella sua città d’origine. L’uso del dialetto calabrese rende forza ai dialoghi «L’ho sentito proprio come una necessità. Mi rendo conto che la nostra lingua originaria è un po’ messa da parte, quasi disprezzata, e invece, nella recitazione, sento che ha un potere evocativo immenso».

Gabriella Lax
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