Zero per un mese al Palalottomatica

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“Bella è la vita che se ne va”. Sulla sabbia fine ed appiccicosa del lido di Noto ascoltavo le parole di questa canzone. Per me la vita era appena iniziata. Del testo non capivo nulla ma, certamente, ricordo che il brano mi attaccava addosso una gran malinconia.

Sono passati tanti anni, tanti sorcini sono cresciuti (si son trasformati in Zeromani?) ma Renato Zero è ancora li, sulla cresta dell’onda (per rimanere in tema marittimo).
Da qualche giorno, il Palalottomatica di Roma si è trasformato nel “PalaZero”. Quindici concerti che diventeranno probabilmente venti (le richieste ci sono già) per lo showman, cantautore che batterà un record: per un mese nella struttura sportiva andrà avanti con le date del suo “Amo” Tour. E sinora non era mai accaduto nella storia della musica italiana che un cantante rimanesse in concerto nello stesso palazzetto per un mese intero. Da sabato scorso, con la prima delle 15 date romane in cartellone, a settembre poi sarà anche a Milano. Record con cui Zero ha riscritto il libro del music business per gli oltre 90.000 biglietti venduti.

Un artista che ha superato indenne il tempo e le mode. Trasformista, capace di adattarsi pur rimanendo unico, portatore di istanze di malinconia e, soprattutto, d’amore, inteso come forza che abbraccia l’universo («Quando si ama si fa un favore a noi stessi» dice riproponendo un moderno “Love no war”). Una maratona, una sorta “super autocelebrazione”, un modo per far sapere “Io ci sono”, a più non posso. Uno spettacolo quello andato in scena che non si accontenta della sfilata di suoni, luci e costumi (marchio di fabbrica di Zero, collezione infinita di giacche e palandrane piumate e non, realizzati dalla maison Cavalli e da “The One” di Gabriele Mayer) ma contempla un’abbuffata di canzoni senza limitazioni in tre ore e un quarto di musica. Anche troppo forse.

Zero va in scena con 8 musicisti, un’orchestra di 34 elementi (in total look white) diretti dal maestro Renato Serio e 12 ballerini (che accompagnano i brani più ritmati) con le coreografie di Bill Goodson. Una scaletta infinita con trenta canzoni, di cui quattrordici dall’album “Amo”, per tre ore e venti minuti di spettacolo, forse troppi anche per Renato Zero. Ed a fine evento, dopo mezzanotte, sul maxi schermo appare la frase «È tutto scritto nel cielo». Non sono pochi i fan che esclamano: «bello, ma poteva durare un’oretta in meno» e che si erano accesi poco prima con “Mi vendo” e “Il triangolo” ed avevano sospirato di delusione per le poche note, quasi sussurrate, de “I migliori anni”.

Gabriella Lax
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