Archivio | maggio 2013

“NESSUNO PUÒ METTERE BABY IN UN ANGOLO” (Vangelo per tutte le donne)

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Stasera in tv lo rifaranno. E sarò arrivata al settantacinquesima visione. Ma l’emozione è sempre grandissima. Tutti abbiamo un film del cuore. Il mio è “Dirty Dancing” ossia “Balli proibiti”. No, non l’ho visto al cinema, ero troppo piccola per andarci, ma la prima volta che lo mandarono in onda in tv (tra mille censure ed altrettante interruzioni pubblicitario) lo videoregistrai.

Vieni ricordato come il film che ha consacrato sul grande schermo Patrick Swarze, prima ancora che circondasse, con le sue braccia muscolose, Demi Moore in “Ghost”.
“Dirty Dancing” è molto di più. Datato 1987, è diretto da Emile Ardolino. Arriva in sordina anche se ricordo che il settimanale delle teenager “Cioè” lo aveva pompato moltissimo. Pensate era uscito in regalo un piccolo librettino di fotogrammi che si lasciava scorrere tra le dita, riproponendo, come un sequenza veloce, due scene del film: il ballo in sala finale ed il salto mentre nuotavano del lago. A proposito del salto: cento volte ho preso il compagno di banco di turno, costringendolo ad afferrarmi mentre m’involavo leggiadra (ero un fuscello di quaranta chili…) e invece del volo d’angelo le uniche cose che riuscivo a rimediare erano lividi sulla pancia e botte sulle coste provocate dalle dita poco avvezze del malcapitato.

Il film è l’incontro magico tra due persone nate e cresciute in mondi molto diversi. Siamo negli anni Sessanta, durante la vacanza in un villaggio turistico (Kellerman) la giovane Frances (Baby) Houseman (Jennifer Gray), di buona famiglia, con grandi aspirazioni (vorrebbe entrare al Mounty Holyoke College per economia e accedere al Peace Corps e poi diventare la prima donna residente degli Stati Uniti) incontra un gruppo di ballerini di mambo, tra questi c’è il giovane Johnny Castle (Patrick Swayze) che imparato a ballare per sfuggire alla strada e che, nel tempo libero, arrotonda i guadagni intrattenendo donne nel villaggio. I ballerini danzano il sensuale mambo in un posto lontano da occhi indiscreti. Da qui il titolo del film, balli proibiti. Per una serie di vicissitudini Johnny viene accusato di furto e Baby, credendo vivamente nella sincerità e negli ideali, testimonia di essere stata con lui per cercare di salvargli la carriera. Il giovane viene licenziato ugualmente. Ma una volta lontano dal villaggio capisce l’amore sincero, che non ha classi sociali, e la dedizione mostratagli dalla ragazza che per lui ha sacrificato la sua dignità.
«Non mi pento di nulla -dice Baby mentre saluta il suo amore che sta partendo -abbiamo dato scandalo» e sorride. Ma, soprattutto al suo ritorno, per l’ultimo indimenticabile ballo al villaggio turistico, Johnny trova Baby, su una sedia, in disparte. «Nessuno può mettere Baby in un angolo» afferma, prendendola per mano per iniziare quello che sarà il ballo “Time of my life”, il tema del film.

In un momento in cui affiora prepotentemente a galla il tema della violenza sulle donne mi piacerebbe che ognuna di noi ricordasse quelle paroleNESSUNO PUÒ METTERE BABY IN UN ANGOLO”. Non sono solo le superficiali parole di un film d’amore. Questa frase dovrebbe essere il vangelo di ogni donna. La sola semplice cosa che ognuna di noi dovrebbe ricordare.

Gabriella Lax
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A Lipsia, il festival del “Gotico”

41725886_smoking_416Darkettoni di tutto il mondo uniti a Lipsia dove, come ormai è tradizione dal 1991, si è svolto “Wave Gotik Treffen”.
Ci sono look anche molto aggressivi (creste, tatuaggi, latex, abiti ed accessori borchiati e sadomaso), mise che spaziano dal fetish al neomedievale, dal camouflage del military-fashion alle più esplosive rivisitazioni dello sfarzo rinascimentale e poi c’è il romanticismo di pizzi rococò e vittoriani.

Un vetrina e un paradiso dunque per gli esibizionisti di tutta Europa. Una festa a metà fra un carnevale e una rassegna musicale, una vera attrazione turistica oltretutto per l’happening artistico evidenziato ed il più logico trionfo del consumismo modaiolo (alla faccia della crisi) nei mercati che riempiono alcune delle location più frequentate. Ed ancora si possono trovare gadget e giochi per adulti, libri, costumi, piercing, artigianato e ovviamente dischi e merchandising degli artisti della scena “goth”.

Come sempre si è visto di tutto. Oltre ventimila visitatori previsti per questa ventiduesima edizione, quasi duecento fra band e artisti in una trentina di location sparse per tutta la città, che per l’occasione fa addirittura attivare una linea speciale dei suoi rinomati tram. Un festival si snoda per i suoi quattro giorni a cavallo della Pentecoste nella più incredibile serenità: si possono intravedere famigliole gotiche con bambini educati e felici nei loro vestitini neri, pose in abiti stravaganti che si offrono agli obiettivi di fotografi professionali e occasionali.

Tra genio e talento, Coco Chanel

14 pizzo«La moda è nell’aria, per strada. La moda dipende da con chi stai uscendo»

Dopo la narrazione della nascita di Chanel n 5 non la amate ancora alla follia? Bene ho qualche stimolo nuovo da offrirVi. Buona lettura.

La storia della moda si divide in due parti: prima di Coco Chanel e dopo.La stilista più famosa di sempre si colloca in un punto qualsiasi, uno compreso tra talento e genio. La mia ambizione non è raccontare tutto lo scibile su Coco Chanel poiché, tra aneddoti, leggende e verità, si potrebbe scrivere un’enciclopedia. Focalizzo lo scritto sugli episodi del vissuto di “Mademoiselle” che hanno contribuito a creare il suo stile senza tempo.

L’infanzia. Orfana, figlia non riconosciuta, Coco viene affidata alle suore del convento del Sacro Cuore di Notre Dame, insieme alle due sorelline. Nelle sue collezioni è chiara l’influenza degli anni di vita monacale. Da li Coco prenderà l’amore per il bianco ed il nero per lo stile austero. Il bianco ed il nero non sono gli unici colori utilizzati da Chanel, che impiegò nei suoi abiti anche tonalità come il beige, il grigio e il blu marine.

Il primo amante. Fu certamente Etienne de Balsan, anche suo primo finanziatore, uomo appassionato di cavalli tanto che Chanel si ritrovò a passare le sue giornate nelle stalle dei purosangue del suo amante, imparò l’arte dell’amazzone che le ispirò, in seguito, i pantaloni da cavallerizza e le cravattine lavorate a maglia. Grazie alla rete di amicizie di Balsan, Chanel formò la sua prima clientela. Coco, nel tempo, mise a punto le tecniche di cucito imparate da zia Louise alla maglieria Maison Grampayre. Tra le amanti di Balsan vi fu Emilienne D’Aleçon, la prima cliente di Coco.

I cappellini. In un epoca in cui la moda prevedeva piume e paillettes in testa, con tanto di sostegno (farò lo stesso in seguito con gli abiti femminili) per contrasto, Chanel crea uno dei suoi oggetti must: fatto in paglia, con semplici fiori in raso o singole piume. E nel 1912, quando il primo piccolo negozio era già ormai avviato da due anni, Chanel iniziò a vendere oltre ai suoi capellini anche capi di vestiario come maglioni, gonne e qualche vestito.

5 con boy capelIl vero amore. Fu Boy Capel che la stilista conobbe proprio da Balsan. Alla sua prematura morte gli dedicherà l’essenza femminile d’eccellenza, la numero cinque. Anche Capel la aiutò economicamente e le aprì un nuovo negozio nella fortunata località balneare di Deauville.
Dai marinai al lavoro, Chanel trasse nuova ispirazione, realizzando dei maglioni col medesimo scollo “alla marinara”. Leggenda vuole che Chanel vagabondava nella stalla e chiese a Capel di prestarle il maglione. Che fastidio però poiché doverlo indossare dalla testa significava togliere l’audace ed inseparabile cappellino di paglia. Niente paura, Chanel prese un paio di forbici, tagliò il maglione in mezzo e se lo strinse con una cintura. Era nato il cardigan.
Questione di stile Gli esempi mostrano che lo stile di Chanel si rifaceva alla vita comune delle persone che la circondavano. Per questo motivo e per dare agli abiti delle donne la praticità negata dalla Belle époque, Chanel eliminò bustini, corsetti e impalcature per cappelli. Stile Pauvre (come sottolineava Paulo Poiret), in realtà è uno stile “che attinge dal genere umano”.

Petite robe noir. In principio fu Susanne Orlandi, mondana ed aristocratica,ad indossare il primo vestito firmato Chanel, un abito in velluto nero ornato da un semplice colletto bianco a petalo, proprio perché Coco sosteneva che «il nero conteneva tutto. Anche il bianco. Sono d’una bellezza assoluta. È l’accordo perfetto». Il tubino nero fa il suo ingresso nel mondo della moda nel 1926. Coco rivoluziona il concetto di femminilità creando, secondo alcuni, “una nuova uniforme per la donna moderna”. Una femminilità accentuata per paradosso. E per chi ha cercato di collocarla in una corrente artistica (la Schiaparelli era definita surrealista) Chanel era scollegata dalle tendenze e dalle mode del momento.

Eleganza è semplicità. Chanel era l’unico negozio di abbigliamento rimasto aperto durante la Grande Guerra e offriva capi di vestiario che in quella situazione si presentavano pratici e adatti alle esigenze secondo le indicazioni che si era prefissa mademoiselle. Il suo colpo da maestra fu quello di rendere femminile l’abbigliamento maschile, inserendo parametri di eleganza assolutamente contrastanti rispetto a quelli in auge all’inizio del ventesimo secolo. «Finiva un mondo, un altro stava per nascere. Io stavo là; si presentò un’opportunità, la presi. Avevo l’età di quel secolo nuovo che si rivolse dunque a me per l’espressione del suo guardaroba. Occorreva semplicità, comodità, nitidezza: gli offrii tutto questo, a sua insaputa».

La camelia. Simbolo rubato a Marcel Proust divenne l’emblema mondiale del suo marchio.

Concludo con una massima la massima di Mademoiselle per cui «L’eleganza è rifiuto». Un rifiuto che può essere quello della maionese sulle patatine come anche quello di prestare troppa attenzione ai nostri rivali.

(fine)

Gabriella Lax
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Chanel n.5, un successo “Inevitabile”

18Ogni 55 secondi nel mondo ne viene venduto un flacone. Così sono tornata sul luogo del delitto. La mia profumeria del cuore. Ho voluto risentirlo. Chanel n.5 è il «profumo di donna e non di rosa».

Certamente è in linea col concetto di “essenziale”, tanto caro alla sua creatrice Gabriella Coco Chanel. Leggenda vuole che il tempo si sia fermato nel momento in cui Mademoiselle ha scelto l’essenza che porta il numero cinque. Chanel non si sforza nemmeno di trovargli un nome. Punta il dito verso la boccetta. E quel profumo resta senza nome. Semplicemente è Chanel N. 5. Il profumo che, per sempre, avrebbe dovuto ricordare l’essenza (e l’assenza) di Boy Capel, il suo nuovo amore, morto prematuramente.
E’ il 1921 e la stilista lanciava sul mercato la fragranza che, negli anni, sarebbe rimasta ammantata di un assoluto potere evocativo. Coco lo aveva creato col figlio del profumiere dello Zar Nicola II, rifugiatosi in Francia durante la Rivoluzione russa.

Nel tempo diviene la camicia da notte di Marilyn Monroe. Ed è il profumo più venduto nel mondo. Sarà in mostra a Parigi, al Palais de Tokyo, fino al 5 giugno (dal 5 maggio, simbolismi nelle date?) la fragranza iconica divenuta a tutti gli effetti un’opera d’arte, affidata alle mani di Jean-Louis Froment (ha curato le esposizioni “Culture Chanel” di Mosca, Shanghai e Pechino) che chiarisce «È una mostra che ruota su un segreto legato ad un profumo. Proprio per definizione il profumo è qualcosa di intimo. Ci riporta a dei ricordi e a degli istanti personali ed è per questo che lo indossiamo».

All’evento per l’inaugurazione c’erano le protagoniste e storiche testimonial del profumo: da Vanessa Paradis a Carol Bouquet, Estella Warren, Audrey Tautou, insieme alle attrici ambasciatrici di Chanel nel mondo: Astrid Bergès-Frisbey, Zhou Xun, al regista Jean-Pierre Jeunet e artisti, creativi e it girl come Harumi Klossowski, Alma Jodorowsky, Gaïa Repossi, la top model Sigrid Agren e la fotografa artefice che ha scattato alcune campagne Chanel, Dominique Issermann.

Ogni donna, vorrebbe nel suo guardaroba un pezzo Chanel, perché è come avere un pezzo di lei. Anche quando si tratta di un “semplice” profumo. (1. Continua)

Gabriella Lax
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Abiti da star in “Hard Rock couture”

mado_01_941-705_resizeLa tutina zebrata “slimfit” di Freddie Mercury; la giacca di John Lennon, indossata per la foto di copertina dell’album Rubber Soul; il provocatorio corsetto dorato, disegnato da Jean Paul Gautier, indossato da Madonna in versione “Like a Virgin”; la giacca da carcerato indossata da Elvis Presley nel film “Jailhouse Rock” e quella di pelle rossa di Michael Jackson, che ha caratterizzato le tendenze degli anni Ottanta, sfoggiata nel video di “Beat It” e poi ancora ci sono pezzi di Elton John, dei Kiss, di Kate Perry.

Passa dai costumi di scena, dai look dei concerti memorabili la storia del rock. Da qualche giorno in esposizione nelle vetrine milanesi di Virgin Radio ci sono gli abiti della mostra, pronti a volare a Venezia, dal 7 al 16 giugno 2013, al Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni”, dove sarà allestita la mostra “Hard Rock Couture – a music inspired fashion collection”.

Un lungo lavoro di ricerca portato avanti da due anni dagli “Hard Rock Café”, alla pazza ricerca nei bauli delle soffitte, per scegliere i pezzi più significativi, simboli della cultura rock dagli anni ’50 ai giorni nostri tra i quasi ottantamila pezzi della collezione.

«Ci abbiamo messo quasi due anni, scegliendo accuratamente dal patrimonio della nostra collezione, per poter mettere insieme una mostra che potesse sbalordire i nostri ospiti La rassegna mette in luce una parte unica della storia della musica e offre agli appassionati di vederla da vicino». Così spiega gli obiettivi dell’evento Jeff Nolan, curatore della mostra e storico di Hard Rock.

Oltre agli abiti, a impreziosire i pezzi unici della mostra contribuiranno anche cimeli storici di Elton John e Elvis Presley, un raro manoscritto per un brano di Jimi Hendrix, note originali di John Lennon, una dedica amorosa di Freddy Mercury, disegni di John Entwistle degli Who e gli annuari scolastici di giovanissimi Michael Jackson e Madonna.

Gabriella Lax
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Kate Moss, a nudo per “Saint Tropez”

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«Ho usato quell’autoabbronzante fin dall’inizio. Circa 15 anni fa, la prima volta che sono andata a Ibiza non volevo essere l’unica persona bianca in spiaggia».

La sua bellezza senza tempo è uscita indenne dai cambiamenti dettati dalla moda e dalla società. Così, ancora oggi, la splendida quarantenne Kate Moss è una modella richiestissima. Non stupisce dunque il fatto che, di recente, abbia posato senza veli per la nuova campagna di “St. Tropez”, colosso dei prodotti solari che, in particolare, si dedica agli autoabbronzanti. Una collaborazione per certi versi annunciata, considerato che la modella britannica ha dichiarato di utilizzare le creme del marchio americano da 15 anni. Dopo essere stata protagonista di tante copertine, dopo aver lavorato coi marchi di moda più famosi al mondo (il suo viso è comparso nelle campagne Rimmel, Dior, Chanel e Kérastase) al curriculum la Moss aggiunge adesso una linea di prodotti per il corpo. E St. Tropez, per la sua nuova campagna, l’ha spogliata integralmente, svelandone le forme perfette.

Sulla soglia dei quarant’anni, nonostante lo scandalo legato alla droga nel 2005 (col quale stava per giocarsi una carriera all’epoca della turbolenta relazione con Pete Doherty) Kate Moss resta sulla cresta dell’onda da quando aveva quattrordici anni. Madre natura ha svolto bene il suo lavoro in questo caso ma, a parte qualche breve parentesi, molto peso ha la vita equilibrata, lontano dagli eccessi condotta dalla Moss che si conferma la modella più pagata al mondo dopo la collega Gisele Bündchen.

E, a sottolineare il prestigio del personaggio, ci pensa Michelle Feeney, proprietaria del brand di autoabbronzanti che afferma: «Siamo assolutamente entusiasti del fatto che Kate Moss ha scelto di lavorare con noi per la nostra nuova campagna: ci dà l’approvazione finale sulla qualità dei nostri prodotti. Kate incarna con un approccio naturalmente glamour il concetto di abbronzatura di St.Tropez ed è una sostenitrice di lunga data del marchio».

Gabriella Lax
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“Gioia”, facile cadere nella rete…

Anne Garcia con uno dei suoi costumi

Anne Garcia con uno dei suoi costumi

La nuova tendenza, d’ispirazione Saint Tropez, si chiama “Gioia”. Si tratta di un costume intero a rete che è stato presentato durante la sfilata della modella e stilista brasiliana ventottenne, Anne Garcia, che prende il nome dell’attrice e produttrice cinematografica Gioia Scola (storica ex fidanzata di Paolo Berlusconi al quale è rimasta legatissima) e che certamente rappresenterà uno dei “must” dell’estate 2013.

Elegante, raffinata e glamour la mondanissima serata organizzata nell’hotel di design Abitart per la presentazione della collezione di costumi da bagno della griffe Anne Garcia. Bellissime modelle hanno sfilato tra cento ospiti. A fine spettacolo, i costumi in puro “Brazil style”, disegnati dalla modella e stilista Anne Garcia, dunque bikini coloratissimi in lycra, nei modelli e nei colori più svariati, con il reggiseno a fascia o a triangolo, sono andati a ruba. A far impazzire tutte è stato il pezzo forte della collezione, il costume intero a rete e si chiama “Gioia”, in onore della attrice e produttrice cinematografica Gioia Scola che l’ha ideato ispirandosi ad un vecchio costume che aveva comprato anni fa a Saint Tropez. Gioia e Anne sono da tempo molto amiche e, piuttosto che invidiarsi e tirarsi le chiome, hanno ben pensato di mettere insieme la loro energia creativa e hanno anche deciso di lanciarsi come imprenditrici in questa avventura.
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Il costume “Gioia” si può scegliere nei colori fluò più alla moda, dal rosa shocking e arancio, giallo, verde al turchese..Il capo è impreziosito da conchiglie dipinte a mano sulla scollatura. C’è anche nella versione color carne per un effetto nude-look e mimetico con tanto di proiettile sulla scollatura per le più giovani e audaci che non hanno paura di osare.
E tra le prime fan del nuovo modello ci sono la principessa Irma Capece Minutolo (ha apprezzato il modello color carne) e Sofia Bruscoli e Anna Falchi che presto vedremo proprio in costume a lanciarsi dal trampolino nello show di Canale 5 “Stasera mi tuffo”.

Affrettatevi dunque perché “Gioia”, elegante e sexy farebbe invidia anche ad un Bond Girl…

Gabriella Lax
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