Balkanica, in musica per la pace

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Ballate struggenti e canti d’amore per un inno alla fratellanza, con la musica che compie la magia contro le divisioni radicate che nemmeno la fine della guerra è riuscita a sanare. Nasce dalla tradizione albanese harberesh, dai canti della nonna, grazie all’intuito musicale di Danilo Blaiotta (pianista diplomato con la passione per il jazz), ma si estende «in un grande abbraccio» alle sonorità della Serbia, della Macedonia il progetto “Balkanica”.

E poi ci sono gli odori ed i sapori, l’anima della terre a noi vicine ma, per certi versi, differenti, come è diverso il tempo dispari che caratterizza il ritmo della loro musica. Ancora una volta è Sergio Gimigliano, patron del “Peperoncino Jazz Festival” che, con la Picanto Records, ha creduto al singolare progetto che vedeva il quartetto formato dall’anima, il pianista Danilo Blaiotta, Marco Rossin al sassofono tenore e baritono, Sasà Calabrese al contrabbasso e Fabrizio La Fauci alla batteria.
Galeotto fu il concerto di Cetraro e l’incontro con Achille Succi (presentato da Sasà Calabrese), al sassofono e clarinetto basso, conosciuto per la collaborazione perenne con Vinicio Capossela, «è da un po’ che sta suonando con i greci» chiarisce Succi a proposito del musicista.

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«Praticamente siamo un quintetto e prima dell’estate uscirà il nostro primo disco, dall’omonimo titolo Balkanica», spiega Blaiotta intanto però il gruppo va in giro per l’Italia (a Padova, al festival di Asiago, A Milano e Varese) a fare promozione. Il concerto si apre con la velocissima  “Perendeshe”. Sin dalle prime note si capisce che sarà una serata movimentata. Jazz caldo e ritmato, tempi dispari, il clarinetto tipico delle sonorità dell’Est, piacevolmente invasive.

Si mescolano i suoni della festa all’andirivieni flemmatico in “Vemi o suemi”, “Kappa”, “Aaba”, “Macedonia”, “Lulubore”, “Lullaby”, le ninna nanne immancabili, strumenti dei ricordi della fanciullezza, armonizzati e riarrangiati dal pianista, chiude “Balcanica”. Seguendo l’esempio dell’orchestra palestinese, ancora una volta, mai banale, sincero passa il messaggio di pace di Blaiotta, per sanare le mille ferite della guerre dei Balcani «Chissà che l’arte non possa fare il miracolo…». Un “grazie” particolare a fine concerto, un inchino che è un “abbraccio” solenne al pubblico che gradisce.

Gabriella Lax
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