Archivio | aprile 20, 2013

L’ “Alma” dei Màs en Tango

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Corrispondenze di armoniosi sensi: gli accenti tipici del tango, proposti con strumenti (sostanzialmente) inusuali, sposano le note del mare e della terra del Mediterraneo. Hanno commosso ed entusiasmato nel loro viaggio, melodico e disinibito, nelle viscere della musica il
trio calabrese dei “Màs en tango” ed il trombettista Luca Aquino che, venerdì sera, si sono esibiti al teatro Siracusa di Reggio Calabria. Un sodalizio musicale che affonda le radici nell’ultimo disco della band calabrese “Alma”(prodotta da Picanto Records di Sergio Gimigliano, patron del
Peperoncino Jazz Festival).  Dieci tracce audio, cinque composte proprio dai “Màs en tango”, il resto lasciato alla libera fruizione dei suoni.

«La musica ci piace farla, non siamo artisti solo sulla carta», con questo mantra, spontaneo e veritiero, pronunciato dietro le quinte da Calabrese, lo show può cominciare. A piedi scalzi, com’è nel loro costume, Cauteruccio, Calabrese e La Fauci prendono posto sul palco e danno vita, per più di un’ora e mezza, ad un live che inizia con la malinconia catartica del “Tango pour Claude”.Immancabili gli omaggi a Javier Girotto ed al grande maestro Astor Piazzolla. Con “Oblivion” e “Libertango” scorrono, sulla scena, le immagini della milonga in piazza, in quella che sembra una Buona Aires dai toni struggenti. Protagonisti i ballerini Vincenzo Ciciarelli e Mariella Pace per il primo video del gruppo realizzato da Andrea Grosso Ciponte.

E, nel mezzo della versione  riproposta e riarrangiata di “Libertango”, l’irruzione, commovente, della tromba, che continua a far navigare i suoni in un perfetto miscuglio. Un rendez vous improvvisato, fatto di alchimie raccolte e messe insieme nei pochi minuti di sound check, ma perfettamente riuscito come nel caso del loro primo incontro. “Mi Bandoneon”, “Spleen”, “Descalzo”, “Desaparecidos” con l’eco silenziosa della madri di Plaza De Majo, voci del dolore universale, identici riflessi delle donne, delle madri calabresi in lacrime, “Alma mia” in un sodalizio vincente e  comunicativo forse proprio perché la musica è «universale fratellanza che c’incanala in un’unica vita».

Un incontro musicale capace di far cambiare rotta. Così è nato il gruppo calabrese “Màs en tango”, formato dal fisarmonicista Salvatore Cauteruccio, il contrabbassista Sasà Calabrese e il batterista Fabrizio La Fauci. Una musica che travolge: il tango. La stessa musica che Cauteruccio ha proposto agli altri due musicisti (jazz), un sodalizio inusuale, dal quale nasce un sound che «è pura magia», pur non contemplando, fino al momento, ad eccezione del contrabbasso, degli strumenti tipici del tango quali il bandoneon, il violino. Allo stesso modo, in sera del 2010, a San Nicola Arcella è stato scritto il primo capitolo di una storia.
Che sapore ha l’ultimo lavoro dal titolo “Alma”?
«Il significato di “alma” lo riferiamo al latino “almus” ossia “nutriente”. Ed è così che è nato il lavoro, tutti insieme allo stesso tavolo, ognuno uguale all’altro, senza ipocrisie e senza invidie. E lo stesso è stato per i musicisti che hanno partecipato al disco (Luca Aquino, Robertinho De Paula, Juan Carlos Zamora, Roberto Cherillo, Franco Marino, Enzo D’Arco) a nessuno abbiamo detto cosa portare, ognuno ha suonato dando il proprio, spontaneo, contributo».
E la collaborazione con Luca Aquino, appunto, quando è nata?
«Anche in questa occasione è stata una casualità. Ci trovavamo a Castrovillari a suonare ad un festival di jazz. Avrebbero dovuto esserci due esibizioni. Poi cominciò a piovere e quindi ci trovammo a suonare tutti insieme in un locale al chiuso. Ci è piaciuto davvero tanto che abbiamo pensato di chiamarlo al primo disco e così è stato».
E qual è stato il suo contributo musicale al vostro progetto?
«Anche in questo caso Luca Aquino suona uno strumento, la tromba, che non è uno di quelli adoperati per il tango. C’è stata una congiunzione tra i suoi suoni del Mediterraneo e gli accenti del nostro tango»
Prossime date?
«Suoneremo anche in Calabria ma adesso abbiamo parecchie date al Nord Italia, Milano, Bergamo e Brescia, sono posti in cui ci troviamo a suonare almeno due volte all’anno. A settembre avremo delle date in Olanda e in Slovenia. L’obiettivo è portare la nostra musica nell’Europa del Nord, Svezia, Norvegia, paesi che, in questo momento, mostrano grande apertura alla musica».
Un sogno nel cassetto?
«Suonare insieme ad una grande orchestra, con venti o trenta elementi che, insieme a noi propongano la nostra musica. Non sappiamo se potrà succedere entro l’estate, speriamo al massimo il prossimo autunno. Sarebbe un’ottima e nuova chiave di lettura…».
Naturalmente voi sapete ballare il tango?
«Sappiamo i passi base, li abbiamo imparati in Olanda si. Ma di sicuro alle nostre milonghe nessuno riesce a star fermo».

Gabriella Lax

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