In un film il lato oscuro di Hitchcock

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La sua genialità è fuori da ogni dubbio. Il suo modo di fare cinema è divenuto un cult dopo aver definito un’epoca. Alfred Hitchcock con i suoi capolavori ha creato modelli ed inaugurato il filone della suspense. E’ uscito nelle sale “Hitchcock. A volte per essere un genio ci vuole una moglie”. Cronaca del tempo infelice, fine anni Cinquanta, in cui, per restituire verve ad un talento che sembrava in decadenza Hitchcock (interpretato dal poliedrico Anthony Hopkins) decise di realizzare un film “Psycho” per la riuscita del quale, indispensabili saranno i consigli della moglie, Alma Reville, rimasta nell’oblio per molti anni.

Il film diretto dal quasi esordiente Sacha Gervasi si concentra sulla nascita del capolavoro del regista per il successo clamoroso di pubblico e critica e i lauti incassi che consentirono al cineasta e alla moglie di tirare un sospiro di sollievo, appianando le tensioni che avevano minato il loro rapporto durante le riprese. Gelosie e turbamenti sul set erano stati causati dall’attrice Vivien Leigh (Scarlett Johansson in foto con Hopkins), una delle protagoniste, il cui personaggio per esigenze di copione (ma non solo nds) venne fatto morire a metà storia. Il genio della settima arte in realtà era solito innamorarsi innocentemente di molte delle sue muse sul set. Tra le più desiderate Grace Kelly e Ingrid Bergman su cui il regista imbastiva storie improbabili, spiattellate in società, con Alma muta e presente.

Il film rivela tanti particolari: come il fatto che il regista soffrisse per il proprio aspetto, ossessionato dalla bellezza maschile, che fosse un sadico (anche questo si) che umiliava la moglie con cui aveva un rapporto asessuato, raccontando che aveva sbattuto al muro la Bergman per baciarla o ancora che per lui Marilyn “aveva il sesso scritto in faccia e quindi non era eccitante”. Anthony Hopkins del regista dice «deve essere stato un uomo difficile con cui vivere, ma penso anche che abbia nascosto la sua vulnerabilità a tutti tranne che ad Alma… Forse non erano molto intimi, ma condividevano un amore puro e una reciproca compagnia». Un matrimonio con un equilibrio precario, insidiato dalle passioni che Hitchcock coltivava per le sue attrici predilette, bionde, algide, apparentemente asessuate, ma capaci, nei suoi sogni e nei suoi film, di scaldarsi all’improvviso. Per Hitchcock la sensualità doveva essere una sorpresa. Il rapporto matrimoniale di Hitch e Alma è raccontato come un giallo, una sorta di mistero che trova nei suoi intrecci e nelle sue perturbazioni, e solo nel finale che scioglie (in un bacio) tutti i nodi, il senso profondo della sua esistenza.

Gabriella Lax

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