Archivio | aprile 2013

Balkanica, in musica per la pace

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Ballate struggenti e canti d’amore per un inno alla fratellanza, con la musica che compie la magia contro le divisioni radicate che nemmeno la fine della guerra è riuscita a sanare. Nasce dalla tradizione albanese harberesh, dai canti della nonna, grazie all’intuito musicale di Danilo Blaiotta (pianista diplomato con la passione per il jazz), ma si estende «in un grande abbraccio» alle sonorità della Serbia, della Macedonia il progetto “Balkanica”.

E poi ci sono gli odori ed i sapori, l’anima della terre a noi vicine ma, per certi versi, differenti, come è diverso il tempo dispari che caratterizza il ritmo della loro musica. Ancora una volta è Sergio Gimigliano, patron del “Peperoncino Jazz Festival” che, con la Picanto Records, ha creduto al singolare progetto che vedeva il quartetto formato dall’anima, il pianista Danilo Blaiotta, Marco Rossin al sassofono tenore e baritono, Sasà Calabrese al contrabbasso e Fabrizio La Fauci alla batteria.
Galeotto fu il concerto di Cetraro e l’incontro con Achille Succi (presentato da Sasà Calabrese), al sassofono e clarinetto basso, conosciuto per la collaborazione perenne con Vinicio Capossela, «è da un po’ che sta suonando con i greci» chiarisce Succi a proposito del musicista.

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«Praticamente siamo un quintetto e prima dell’estate uscirà il nostro primo disco, dall’omonimo titolo Balkanica», spiega Blaiotta intanto però il gruppo va in giro per l’Italia (a Padova, al festival di Asiago, A Milano e Varese) a fare promozione. Il concerto si apre con la velocissima  “Perendeshe”. Sin dalle prime note si capisce che sarà una serata movimentata. Jazz caldo e ritmato, tempi dispari, il clarinetto tipico delle sonorità dell’Est, piacevolmente invasive.

Si mescolano i suoni della festa all’andirivieni flemmatico in “Vemi o suemi”, “Kappa”, “Aaba”, “Macedonia”, “Lulubore”, “Lullaby”, le ninna nanne immancabili, strumenti dei ricordi della fanciullezza, armonizzati e riarrangiati dal pianista, chiude “Balcanica”. Seguendo l’esempio dell’orchestra palestinese, ancora una volta, mai banale, sincero passa il messaggio di pace di Blaiotta, per sanare le mille ferite della guerre dei Balcani «Chissà che l’arte non possa fare il miracolo…». Un “grazie” particolare a fine concerto, un inchino che è un “abbraccio” solenne al pubblico che gradisce.

Gabriella Lax
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Torna la magia di “Carosello”

carosello-rai-300x225«Tutti a nanna dopo Carosello». Chissà quanti riconoscono questo refrain, ripetuto da genitori non indulgenti davanti alla televisione. Dopo tanto tempo, tra qualche giorno, quello che era il rituale della sera per molti italiani, ritornerà.
Fino agli anni Settanta, Carosello è stato un grande contenitore pubblicitario che dava posto a personaggi divenuti cult per la storia della televisione: Calimero (il pulcino nero), Topo Gigio e la super coppia Carmencita e Caballero.
Carosello era nato esattamente il 3 febbraio 1957, andò in onda per vent’anni, fino al primo gennaio 1977. Ogni puntata del contenitore era formata da quattro filmati pubblicitari, della durata di due minuti l’uno, che dovevano rispettare delle regole ben precise. In televisione dunque rappresentava la pubblicità come vera forma di spettacolo ed intrattenimento in cui vigevano regole ferree, e non si era abituati all’onnipresenza degli spot pubblicitari come accade adesso.

calimero_68Rigida segmentazione dunque, per questo motivo, i filmati si dividevano così: una parte da dedicare allo spettacolo (della durata di un minuto e 45 secondi) in cui era vietato fare riferimento al prodotto, e una parte conclusiva, chiamata “codino”, di 15 secondi destinata al messaggio pubblicitario vero e proprio. Le due parti dovevano essere ben distinte e riconoscibili e il passaggio tra i momenti veniva “segnalata” con una frase-chiave pronunciata dal protagonista della pubblicità (che aveva il pregio di rimanere ben impressa nella mente).
Per i più giovani che non hanno conosciuto questa sorta di rituale serale: dal 6 maggio prossimo alle 21.10 su Rai Uno si riparte con “Carosello”. E’ stata proprio la rete cadetta a La Rai a decidere di rimandare in onda Carosello attraverso un nuovo formato e con il nome di “Carosello Reloaded”: ci saranno 3 spot da 70 secondi l’uno, un formato più “snello” rispetto a quello a cui eravamo abituati

Gabriella Lax
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JLo “Ho sofferto per mia zia gay”

ama-2011-jennifer-lopez-trionfa-e-a-pitbull-i-L-mSOW59Un periodo pieno di impegni per Jennifer Lopez. La pop star dalle origini latine si prepara per l’uscita di “The Fosters”. Si tratta di una produzione americana di Entertainment Tonight per il telefilm in arrivo su Abc Family, ispirato al ricordo di uno dei suoi affetti familiari. In un’intervista televisiva, insieme a Rob Marciano, la Lopez, dopo aver parlato della serie, si commuove e scoppia in lacrime quando il discorso si focalizza sulla persona che l’ha convinta a puntare su una produzione indubbiamente rischiosa dal punto di vista degli ascolti.

«Mia zia era gay, vivevo con lei e le volevo bene. È appena deceduta a causa di un cancro. Mentre valutavo questo progetto ho pensato molto a lei e ai pregiudizi che ha dovuto affrontare. Il primo episodio della serie andrà in onda il 6 giugno in prima serata su una delle emittenti più seguite negli Stati Uniti, dove già va in onda un altro telefilm gay-friendly, Pretty Little Liars». L’attrice coglie l’occasione per dichiarare nuovamente il proprio appoggio ai diritti civili delle persone LGBT perché «Quando si tratta di amore, credo semplicemente nell’amore. Quando due persone si amano, devono avere la possibilità di trascorrere la propria vita insieme».

Andando alla musica invece, primo vero amore della cantante pop, con una cinguettata la Lopez ha annunciato che sta per tornare e che si chiamerà “Live It Up”, in uscita l’8 maggio, e sarà il primo singolo estratto dal suo nuovo studio album pronto già nel 2013. Anche questa volta la formula resta sempre la stessa, e insieme a JLo troviamo Pitbull (in foto dimostra di gradire particolarmente il balletto con la sexy latina durante gli American Music Award 2011) e il produttore RedOne. Proprio questa combinazione ha contraddistinto la scelta dei primi singoli dell’ultimo album “Love?” e del greatest hits pubblicato la scorsa estate, dando alla luce i due tormentoni estivi “On The Floor” e “Dance Again”.

Gabriella Lax
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L’Arena celebra Luciano Pavarotti

PavarottiE’ stato un simbolo di italianità in tutto il mondo. Uno degli artisti dell’opera dalla spiccata sensibilità. Sul palco ha lavorato con i più grandi, da Frank Sinatra, a Bono Vox e Liza Minnelli. Per questo resta grande il vuoto che Luciano Pavarotti ha lasciato dal 2007, anno della sua scomparsa. Per celebrare il maestro, ed in occasione del centenario del festival lirico dell’Arena, lo scorso 23 aprile, a Verona, a Palazzo Forti, è stata inaugurata la mostra “AMO Pavarotti”.

Tanti video, restaurati ed elaborati graficamente, ancora grandi installazioni multischermo, strutture trasparenti e di tessuto, dall’effetto tridimensionale e di grande impatto emotivo, disposte a ricordare le quinte di un palcoscenico. Storie d immagini mai viste, oggetti che rivelano il Maestro e il suo strettissimo rapporto con l’Arena, le sue opere preferite, la registrazione dei suoi 9 “do” di petto, i costumi, gli spartiti, le onorificenze, le fotografie con le celebrità e i capi di stato, i carteggi verdiani (di sua proprietà). Tra le tante chicche presenti da segnalare soprattutto la registrazione delle prove (mai vista prima) di Pavarotti che si apprestava a interpretare nuovamente Turandot, vent’anni dopo la sua ultima recita nel ruolo di “Calaf”, raro documento video che risale al 27 settembre 1997, dell’opera andata in scena Metropolitan Opera House di New York, diretta da James Levine con la regia Franco Zeffirelli.

Nicoletta Mantovani, anima della “Fondazione Pavarotti” si sente «particolarmente orgogliosa di questo tributo al Maestro, in un anno così simbolico per l’Opera Lirica alla quale Luciano ha contribuito con la sua passione, semplicità e spontaneità, facendola amare in tutto il mondo».

Mentre il Sovrintendente della Fondazione Arena, Francesco Girondini evidenzia «Abbiamo inaugurato lo scorso anno a Verona il Museo dell’Opera affinché fosse pronto per il Centenario del Festival lirico areniano. E chi meglio di Luciano Pavarotti poteva rappresentare il mondo dell’opera, lui che all’Arena di Verona ha cantato nel corso degli anni in ben sette stagioni. È stato naturale inserire il suo percorso artistico all’interno del Museo che celebra la creazione dell’Opera lirica. Saluto inoltre con grande soddisfazione la collaborazione fra AMO e la Fondazione Pavarotti che ci permetterà, uniti, di portare nel mondo la storia di un grande artista e di un grande teatro».

Gabriella Lax
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Berardi ha provato a volare

gianfranco-berardi-modugnoMattacchione, un po’ mimo, un po’ Totò, divertente, a tratti malinconico ma sicuramente capace di dipingere, con attualità estrema, lo spaccato difficile ed in salita che caratterizza la realtà dei giovani. Gianfranco Berardi ripropone (in una differente versione) la pièce “Io provo a volare”, della Compagnia Berardi Casolari, in collaborazione con Festival Internazionale Castel dei Mondi e Teatro Stabile di Calabria. Con il viso dipinto di bianco, quasi come una maschera di clown circense, Berardi è un narratore con punteggiature brillanti ed esilaranti. La regia e le luci sono di Gabriella Casolari, i costumi Pasqualina Ignomeriello.

Sul palco, la figura di Domenico Modugno (a cui il titolo del testo si rifà, per certi versi) rimane come sfondo, sospesa nella vicenda del protagonista, nel monologo narrativo, interrotto, a tratti dalle incursioni (musicali perché, per il resto, fanno parte integrante della scena) di Davide Berardi chitarra e voce solista e Giancarlo Pagliara alla fisarmonica. Modugno arriva per caso, poiché il protagonista ritrova in due sacchi della spazzatura (lasciati dallo scemo del villaggio davanti alla sua porta), i dischi che gli fanno scoprire le simmetrie esistenziali: anche Modugno è stato un ragazzo della provincia, nato a pochi chilometri dal posto in cui la storia è ambientata, un personaggio che è divenuto mito perché ha creduto nelle sue potenzialità.

Modugno ispiratore, «mi entrò dalla testa e non mi uscì dal cuore. Era un genio popolare» spiega Berardi, nell’attesa spasmodica di chiarire il concetto di “popolare”. Un personaggio che fa da “stantuffo” alla vita del protagonista e lo spinge a lasciare il paesello natio e a studiare al Dams. La buon volontà non basta e, per ogni giovane volenteroso, studioso, c’è sempre un demente pronto a mettere i bastoni tra le ruote e a beffeggiarne i sogni. Ricalcando nella trama un’antica leggenda, il protagonista finisce in un circo a far le veci della scimmia e così, per disperazione, dopo i sacrifici, è costretto a tornare a casa. Ed è il teatro della sua città d’origine, in Puglia, che tiene il filo della narrazione, dapprima ospitando il suo primo lavoro, come addetto alle pulizie e poi, al suo ritorno, accogliendolo con un mondo cambiato (non è più un teatro, inutile, ma è divenuto una sala) dal quale, inossidabilmente, non riuscirà a dividersi.

Domenico Modugno si ripropone infine al termine come valvola di commiato per accogliere ed abbracciare, come una conchiglia primigenia, l’ultima parte del monologo, quello in cui “Volare”, “Nel blu dipinto di blu”, diviene quasi un inno, ad aprire le ali, ad ascoltare la voce interiore (spesso completamente ignorata o, peggio, zittita) che ci suggerisce l’azzardo, o ancora, ciò che, ad un primo impatto, potrebbe sembrare tale. Si tratta invece, di raccogliere la valigia dei sogni presente in ognuno e trovare lo spazio per poterla disfare.

Gabriella Lax
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Mannarino, la musica può cambiare il mondo…

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Malinconia che si trasforma in insana allegria. Racconti frastornati e poetici di una realtà, di insperata speranza, descritta con parole avvolte nel fumo. Non delude Alessandro Mannarino, cantautore romano col live “Corde: concerto per sole chitarre”. Ho cercato di curiosare in quest’intervista nel suo mondo e nell’anima delle sue canzoni.
C’è un modo (anche se le definizioni segnano limitazioni) in cui potrebbe definire la sua musica?
«Io mixo talmente tanti stili che non riesco a trovare un modo per definire la mia musica, sarebbe riduttivo e semplicistico. Nei miei brani c’è acustica, folk, musica balcanica, sonorità latine e gitane e gli stornelli romani».
Si riconosce nella definizione di “Tom Waits” italiano?
«È normale che ci siano delle influenze con ciò che si è amato e ascoltato. Il giorno in cui conobbi la musica di Tom Waits fu per me sconvolgente. Non capivo nulla dei testi, ma era come se stesse raccontando la mia vita. Ascoltavo i suoi dischi senza sosta, ne immaginavo le storie. In un certo senso è stato lì che ho iniziato a raccontarmele».
Chi è il pubblico di Mannarino invece?
«Il mio pubblico è composto da persone di tutte le generazioni, e in questi anni ho visto crescere sempre più questa trasversalità ai concerti. Penso che il collante sia fatto da un misto di musica, che credo possa essere piacevole da ascoltare e dalle storie che racconto».
Live e studio, quanto sono importanti per lei questi momenti?
«Sono fondamentali e spesso si fondono tra loro. Il live mi fornisce tanto materiale umano ed esperienziale per raccontare storie che diventeranno canzoni e che prenderanno forma in studio».
Che sensazioni regala esibirsi in teatro?
«Il teatro è uno dei miei habitat naturali, e lo è ancora di più per questo tour. “Corde: concerto per sole chitarre” è uno spettacolo unplugged, dove per la prima volta le mie canzoni ritrovano, in questa nudità sonora, una nuova vita. Sono più essenziali, più dirette, più forti. Sul palco sarò accompagnato da tre grandi chitarristi: Tony canto è un musicista coltissimo, grande conoscitore dei ritmi sudamericani. Mesolella è un “pittore” dello strumento. Chimenti è il mio chitarrista, è il più giovane, ma è un grandissimo musicista».
Quanto “impegno sociale” c’è nella sua musica?
«Quasi tutte le mie canzoni sono un “lavoro di denuncia”: anche dietro la risata e l’apparente leggerezza c’è il lato tragicomico e lo spunto di riflessione. Sono convinto che l’arte è lo spazio di libertà che è lasciato all’uomo, e quindi si confronterà sempre con il potere, e anche questo fa parte della mia musica».
Ha avuto tra le mani il libro di Piero Sansonetti, “La sinistra è di destra”, considerata la sua attenzione alla politica e gli ultimi avvenimenti, dove sta andando la sinistra (se ancora di sinistra si può parlare)?
«Io ho le mie idee, quelle che mi sono fatto attraverso studi e letture. La nostra sinistra sono vent’anni che ha abbandonato la classe operaia. Come uomo, pensatore e libero cittadino sono molto deluso, le mie idee fanno riferimento a dei capisaldi della sinistra che oggi in Italia non riscontro».
La musica può ancora salvare il mondo?
«La musica può cambiare le idee che possono cambiare il mondo».

IMG_0196 copiaSi alza il sipario su una scena fatta di tessuto gessato, immobili, come coriandoli appesi, tante chitarre. Ed altre ancora sul palco per i musicisti che lo accompagnano nel tour: chitarre acustiche, semiacustiche con Tony Canto, Fausto Mesolella (già “Avion Travel”) ed il giovane Alessandro Chimienti. Un concerto unplugged dove, per la prima volta, le canzoni ritrovano, senza fronzoli sonori, una nuova vita. Una dimensione d’impatto più grande, essenziale, più forte e diretta. Ricorda il Claudio Baglioni degli esordi, il timbro roco e profondo, accarezza e descrive le dimensioni, a tratti surreali che visita con le sue canzoni. Tra mille arpeggi apre la “Rumba magica”, e poi “Le cose perdute” le parole “sbattute in faccia al governante”, Mannarino si dinoccola ne la “Serenata silenziosa”. “Piccola vita”, l’amore che abita, “in un letto di stracci”, è l’esempio della descrizioni dei personaggi che popolano la fantasia descrittiva di Mannarino. Volti e ruoli solo in apparenza impalpabili ma che, in verità, compongono una galleria di ritratti popolari, senza indulgenza, nell’emarginazione. Proprio l’attenzione che il giovane cantautore riserva a queste figure, ed il suo modo di curarne i particolari e le vicende, ne fa uno dei più apprezzati musicisti riconosciuti fin dagli esordi: con il suo primo lavoro discografico, che si intitola “Bar della rabbia”, arriva tra i finalisti del “Premio Gaber” e del “Premio Tenco”, proprio nella categoria album emergenti.

«L’estate scorsa ho scritto questa canzone (“Piccola vita” nds) i cui protagonisti sono Giuda e Maddalena, ho raccontato il lato oscuro: la fine di un amore coincide spesso con un buco nero, così l’ho immaginato, il buco nero che stringe come un cappio al collo, anche se non è la fine fisica di un uomo può coincidere con la sua distruzione». Che siano innamorate o prostitute, sono coraggiose le donne di Mannarino, come la paladina dell’amore “Maddalena” «di questa storia – afferma il cantautore – è la parte allegra, la donna che riesce a guardare in faccia Dio e ha urlargli “Non mi fai paura”». Come in un amplesso musicale, il concerto è un crescendo che tocca vette come  “Marylù”, “Il pagliaccio”, “Il carcerato”, “Svegliatevi italiani”, “L’ultimo giorno”, “Chetateve vajò”, “Osso di seppia”, “L’onorevole”, “Mestieri”. Si scioglie il pubblico in “Me so ‘mbriacato” e c’è ancora spazio per un’altra serenata che stavolta è “Serenata lacrimosa”,  “Tevere Gran Hotel”. “Quando l’amore se ne va” e chiude uno dei successi più grandi con “Bar della rabbia”.

Gabriella Lax
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Le Tragedie al teatro greco di Siracusa

Teatro-di-SiracusaC’è un posto in cui la cultura resta un elemento di primissimo piano, fonte di ricchezza e di prestigio per il territorio. Un luogo in cui si riesce a pieno a sfruttare lo scenario naturale per trasformarlo in scenografia dei luoghi che hanno dato origine al mito: il teatro greco di Siracusa. La solidità dell’organizzazione ha fatto si che si registrato, in due lustri, un crescendo di presenze quintuplicato. Festeggia il 49° anno il “Ciclo di Rappresentazioni classiche al Teatro Greco di Siracusa”, il più importante evento al mondo dedicato al dramma antico.

Inizia l’11 maggio, per concludersi il 23 giugno, la stagione in cui andranno in scena le tragedie “Edipo re” e “Antigone di Sofocle” e la commedia “Le donne al Parlamento” di Aristofane. I cast d’eccezione annoverano, tra gli altri, stelle della recitazione italiana quali Isa Danieli, Ilenia Maccarrone, Daniele Pecci e Anna Bonaiuto, e, tra i compositori, il maestro Stefano Bollani.
Tanti grandi protagonisti della scena teatrale italiana come Mauro Avogadro (Servo e Sacerdote in Edipo re), Anna Bonaiuto (Prassagora in Le donne al parlamento), Isa Danieli (Tiresia in Antigone), Maurizio Donadoni (Creonte), Ilenia Maccarrone (Antigone), Laura Marinoni (Giocasta), Ugo Pagliai (Tiresia in Edipo re), Daniele Pecci (Edipo), Graziano Piazza (Secondo Nunzio in Edipo re). Mentre tra i compositori troviamo il celebre Stefano Bollani per Antigone di Sofocle, Marco Podda che firma le musiche di Edipo re e Luca Mauceri quelle della commedia di Aristofane.

E’ cresciuto nel tempo il prestigio che ha portato Siracusa a essere uno tra i maggiori centri di cultura del mondo classico e meta tra le più ambite per i cultori di teatro all’aperto. Un successo testimoniato dai dati che mostrano un aumento degli spettatori del 500% negli ultimi 10 anni, con una media annua di 150.000 presenze durante le circa 35 recite della rassegna, una struttura organizzativa che coinvolge oltre 400 persone tra attori, tecnici e maestranze, che creano un rilevante indotto economico per la città siciliana.

La produzione degli spettacoli è realizzata interamente e direttamente dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico (Fondazione Inda Onlus), che ne cura ogni singolo particolare, anche le scene e i costumi dei drammi in cartellone sono realizzati presso i laboratori di sartoria e scenografia della Onlus. Ma non solo, alla produzione degli spettacoli, l’Inda affianca un’intensa attività scientifica e si occupa costantemente di formazione, dai master universitari alla collaborazione con le sedi universitarie italiane e straniere.

Costante anche la produzione scientifica con la rivista Dioniso e I Quaderni di Dioniso. Altissima poi è l’attenzione dell’Inda per le future generazioni. In concomitanza della Rassegna siracusana, va in scena anche il Festival internazionale del Teatro Classico dei Giovani, nel 2013 alla sua XIX edizione, che impegna centinaia di scuole nella rappresentazione dei classici e nella loro rielaborazione, nella preziosa cornice del teatro antico di Palazzolo Acreide.

Ps: Anche in questo caso, come per Pantelleria, è l’altra metà del mio cuore, il nido di ricordi che mi aiuta e mi sostiene nella scrittura.

Gabriella Lax
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