Archivio | marzo 2013

In Svezia il manichino è curvy!

il manichino curvySono uomini senza sangue, avevo letto in un fumetto horror. In realtà, i manichini sono sempre stati piatti, plastificati come Barbie, freddi e, contro qualunque regola umana, capaci di indossare perfettamente (anche con l’aiuto di spillini invisibili!) ogni tipo di capo. Succede così, qualche tempo fa, a una blogger in Svezia, di fotografare e riportare sul web, le immagini di un manichino curvy (foto a fianco). Si è scatenato un putiferio. Su Facebook nasce una polemica relativa all’utilizzo di manichini femminili troppo esili (basic) che non rispecchiano affatto le curve delle donne più “generose”. Riproposta sul social network, da una pagina chiamata Women’s Rights News, la fotografia della 29enne Rebecka di Malmo, scattata in un punto vendita della catena Åhléns, è stata condivisa da decine di migliaia di utenti, che hanno apprezzato i manichini svedesi in quanto, più in carne e generosi, risponderebbero maggiormente alla realtà femminile. La foto di Rebecka fa il giro del mondo, trovando grandi apprezzamenti.

La foto  mostra due manichini: un standard e l’altro curvy. La mia domanda è, rispondete sinceramente, quale dei due più si attaglia alla realtà? L’immagine della donna formosa è stata legata, di recente, a sintomatologie patologiche di sovrappeso. In verità, nel passato, le donne con qualche chilo in più, erano simboli di fertilità e di salute: si pensi alla Venere di Willendorf. Le cause dell’attuale forma di “emarginazione” nei confronti delle donne curvy risiede nei modelli che tv, media e cinema ci propongono (non senza l’utilizzo di Photoshop), in realtà non veritieri, di donne magrissime e senza un filo di grasso, al limite della perfezione.

Personalmente il mio impatto col mondo curvy è stato del tutto casuale e molto piacevole. Alle sfilate di Milano, lo scorso settembre, ho conosciuto Barbara Christmann, giornalista italo tedesca, impegnata a realizzare interviste per il suo blog curvy (http://www.beautifulcurvy.com). La cosa che mi ha colpita è lo stato di benessere e serenità che si specchiava nel suo sguardo. Serenità nell’accettarsi e nel viversi anche se con qualche chilo in più. Una realtà di donne che, semplicemente, vivono bene con sé stesse.

Gabriella Lax

Tutti i diritti riservati. Senza l’autorizzazione è vietata la riproduzione in qualsiasi forma.

“Distensio animi” di Davide Ricchetti

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«Era da un po’ di tempo che avevo pensato a soggetti che fossero della donne. La mostra mi ha dato l’opportunità di realizzarli. I due colori presenti, il bianco ed il nero, mi son serviti a dare più delicatezza alle figure. Poiché in alcuni casi i colori riescono a distrarre. Ho preferito soffermarmi su queste donne, delle quali non si distingue il ceto sociale. Alcune sono giovani, come la ballerina, poi ci sono altre più mature». Nell’ambito della mostra d’arte “Underground”, organizzata da SosBeniCulturali, la personale dell’artista Davide RicchettiAttimi”, allestita nel sito archeologico ipogeo di Piazza Italia a Reggio Calabria.

I volti e le figure in bianco e nero, sono nove, tutti realizzati per quest’esposizione. Ci sono tele ad olio, ma anche carboncino su foglio, sempre in bianco e nero. E poi ci sono un paio di altri dipinti già realizzati dall’artista per altre mostre per una contemporaneità figurativa che, anche in questa occasione, si sposa bene col classico arcaico dei resti di piazza Italia.

«Gli attimi, sono quegli istanti in cui il tempo, il kronos, non esiste, svanisce di fronte ad un’emozione interiore, ad un ricordo o ad un pensiero che, per un istante appunto, abbraccia l’universo. L’“attimo” in cui l’interiorità si allarga fino a divenire “mondo senza confini spazio-temporali”, dopotutto anche la luce che vediamo delle stelle non è altro che passato nel presente (il pensiero astronomico è stato all’origine dell’ispirazione nds). “Attimo” è quindi la “distensio animi”, un’estensione dell’anima. E’ questa a darci la misura del tempo. Ciò che viene misurato dall’anima non sono, quindi, le cose nel loro trascorrere, ma la traccia che esse lasciano e permane nella nostra anima anche quando esse sono ormai un ricordo . Le dimensioni dell’esistenza sono quindi articolazioni del distendersi dell’anima: l’attesa, il momento, il ricordo». Questa volta, a quanto pare è stato più in lavoro di “pancia”, «è stato un percorso molto istintivo, una lunga ricerca, ho fatto molte foto, ma mi sono lasciato guidare maggiormente dall’ispirazione che dalla razionalità, contrariamente ad altre volte».

Gabriella Lax

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In biblioteca il pane della cultura

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Mentre il pane nutre il corpo, i libri sostengono la mente. Per questo, ceste di pane collocate in biblioteca assumono un grande significato simbolico. Ed è questa l’idea di due maestri riconosciuti a livello internazionale, Jannis Kounellis e Bizhan Bassiri, che hanno creato appositamente due opere nell’antico Salone Vanvitelliano della Biblioteca Angelica che, per la prima volta, si apre all’arte contemporanea. Nella parte sinistra dei grandi tavoli (la destra rimane a disposizione dei lettori) sono stati posizionati venticinque sacchi di juta con dentro un profumato pane appena sfornato.

Il contributo di Bassiri è invece un grande sole rosso (formato da due cerchi sovrapposti e carichi di una materia) e immobile che sormonta la scena: il sole fonte di luce, calore, motore primigenio di sviluppo e di crescita. L’astro resta sospeso nel vuoto tra gli scaffali disegnati a metà del Settecento da Vanvitelli riportando al cuore pulsante dell’universo.

Una sorta di percorso di arte povera con la peculiarità che il maestro greco Kounellis non pretende che le sue creazioni siano immobili a fare il loro tempo anzi, spontaneamente afferma «Sarei contento se si portassero da casa un coltellino e un pò di burro per far merenda nelle pause dello studio». Il pane (al naturale, non trattato), come se fosse una scultura, sosterà sui tavoli della biblioteca. Ed alla fine dell’esposizione, non verrà buttato, ma sarà dato in pasto agli animali.

«Quando il pane sarà finito, o ammuffito, o sarà diventato troppo duro da masticare lo porterò nel pollaio della mia casa in Umbria e lo darò alle galline». Parola di Kounellis.
I due artisti giurano di non aver concordato i loro interventi nella biblioteca. Invitati dalla direttrice Fiammetta Terlizzi e coordinati da Isabella de Stefano, Bassiri e Kounellis hanno avuto carta bianca per il loro progetto, che rientra negli eventi organizzati dal periodico quadrimestrale Mozart fondato dal critico Bruno Corà.

Gabriella Lax

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“Woofun”, corteggiamento senza controindicazioni

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L’arte del corteggiamento senza controindicazioni. Comunicare i propri sentimenti senza il rischio di rimanere delusi perchè l’altro/a non ricambia. Si chiamerebbe “genialata” ed è invece la semplice idea partorita da un coraggioso e giovanissimo ragazzo italiano, Alvise De’ Faveri Tron (il nome è già tutto un programma nds), brillante liceale bolognese di diciassette anni. Alvise ha costatato la difficoltà dei suoi amici nell’approccio, dunque nel fare la prima mossa, soprattutto quando non si conoscono i sentimenti dell’altra persona.

Il giovane ha trovato un’alternativa alla classica “ricerca indizi” dall’usuale sondaggio del terreno con amici/amiche del cuore, sviluppando un sistema che aiutasse le persone a “provarci” senza timori ed ha creato “Woofun”, sottotitolo “More than friends” (…più che amici).
Si tratta di un’applicazione web e mobile (iPhone, iPad, Android), già integrata in Facebook, totalmente italiana (disponibile in altre lingue), che consente di superare, nel rapporto con l’altro sesso timidezza, imbarazzo, paura di non piacere e di essere rifiutati. Come? Basta inviare un “woo”, cioè corteggiamenti in forma anonima, all’interno della propria rete di amicizie Facebook, senza alcun timore di essere scoperti o rifiutati.

Chi riceve il “woo” (“qualcuno ti sta pensando”) a sua volta può inviare i propri “woo” a qualcuno che gli piace. Se due persone, inviando reciprocamente “woo”, provano sentimenti l’una per l’altra allora ciascuna viene a conoscenza dell’altra, altrimenti nessuno saprà mai nulla.
Da precisare che “Woofun.com” non è un sito di incontri on line, dove le persone si cercano senza conoscersi piuttosto è uno strumento che aiuta a corteggiare persone che già si conoscono. L’obiettivo finale è comunicare sentimenti di affetto, amore, attrazione, in modo non volgare e in totale riservatezza. Per questo Woofun non richiede registrazioni o inserimento di informazioni personali. In sintesi, se le condizioni sono queste, non c’è il rischio di ricevere “due di picche”.

Gabriella Lax

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Lady Gaga: «Emma, la mia sedia a rotelle»

Lady-Gaga-Terry-Richardson-200x300«Vi presento Emma, la mia sedia a rotelle». L’annuncio è volato su Twitter, con tanto di foto illuminante. Così Lady Gaga, mostra a tutti i fan la sedia a rotelle, fedele compagna di questo periodo di convalescenza dopo l’operazione all’anca che l’ha costretta a cancellare le venticinque date del tour “Born this way ball”. Si tratta di una edia a rotelle d’oro a 24 carati, con tanto di seduta in pelle nera.

Lady Germanotta ha commissionato l’accessorio niente meno che allo stilista israeliano Ken Borochov, fondatore del brand di lusso Mordekai. Si tratta di un oggetto di design creato per venire incontro alle richieste dell’esigente proprietaria, ossia di potersi sdraiare in caso di necessità. E’ dotata di tettuccio removibile, sempre in pelle nera che si rifà, a sentire il designer Borochov, alle giacche da motociclista che, tra l’altro, molto all’artista statunitense. Per il resto, nel realizzare il modello, il designer si è ispirato a un trono (immancabile per una regina come Lady Gaga) ed è per questo che tutte le parti in metallo sono state placcate in oro.

Sembra sia stato un lavoro faticoso, considerato che la richiesta di Lady Gaga è giunta inaspettata e si è dovuta concretizzare in appena una settimana, ma probabilmente molto redditizio dal punto di vista economico, anche se il prezzo dell’opera (“Emma” per la cantante e Chariot “carrozza” dal suo ideatore) resta secretato.

L’annullamento del tour ha pesato molto sulla psiche della pop star che ha confessato di essere per questo molto provata, chiedendo poi apertamente perdono a tutti gli ammiratori
«Spero possiate perdonarmi, perché io non riesco a perdonare me stessa. Sono triste e devastate. Spero guarisca presto. Odio questa situazione così tanto. Vi voglio bene e vi chiedo scusa». E ad una pop star così si può veramente perdonare tutto. Anche perché, in questa situazione, le cause sono state di forza maggiore.

Gabriella Lax

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Il 15 aprile ritorna Montalbano

20080330_montalbano_zingaretti2Questa notizia, dopo quella della proclamazione del Santo Padre Francesco, mi sembra la più interessante del mese. Tornano sulla rete cadetta dal prossimo 15 aprile le avvincenti storie del Commissario Montalbano, create dall’instancabile penna di Andrea Camilleri e messe in onda per la regia (impeccabile) di Alberto Sironi.
Un ritorno televisivo preannunciato da mesi e, per questo, più che sospirato. Una fiction che, grazie a Rai International, viene trasmessa in moltissimi paesi europei, dalla Finlandia alla Spagna, passando per l’Est.

Non sono neutrale in questo racconto, né è mia intenzione esserlo. Sono un’appassionata lettrice di Camilleri, ho profondo desiderio di annusare gli odori che solo lui mi fa percepire e la luce diversa. Un mondo strettamente legato alla memoria del mio “io” bambino ed alla mia splendida Sicilia. Le quattro prime visioni saranno trasmesse da lunedì 15 aprile in prima serata. I nuovi romanzi trasposti in episodi televisivi saranno quattro: “Il sorriso di Angelica”, “Il gioco degli specchi”, “La lama di luce”, “Una voce di notte”. Con questi ultimi quattro salgono in totale a ventisei i film tv realizzati a partire dai romanzi dello scrittore di Palermo sul commissario più amata dagli italiani e, soprattutto, concedetemelo, per il suo gran fascino (testosteronico), dalle italiane.

Tra le novità di questa seria l’assenza dell’attrice Katharina Bohm, impeccabile interprete di Livia Burlando, storica fidanzata di Montalbano, per impegni già presi in precedenza. La produzione della fiction la sostituisce un’attrice svedese conosciuta molto somigliante alla Bohm, Per chi ha letto il romanzo il personaggio di Livia sarà significativo nell’episodio “La lama di luce”. Ma Montalbano non finirà coi quattro nuovi episodi perché, in coda, dal 13 maggio prossimo, saranno riproposte quattro repliche selezionate tra i migliori successi della serie televisiva: “Il campo del vasaio”, “La danza del gabbiano”, “Caccia al tesoro” (stranamente agghiacciante) e “L’età del dubbio” (divertentissimo per Salvuccio entra in crisi…). Per quanto mi riguarda, “Vi addomando pirdonanza” ma non vedo l’ora di ridere fino alle lacrime per la prossima buffa impresa dell’inopportuno Catarella.

Ps: Se non lo avete fatto, il miglio modo per conoscere Camilleri, scevro da ogni “moltalbanata” è leggere “La scomparsa di Patò” (vi farete grandi risate) o ancor meglio la trilogia delle metamorfosi, un po’ più drammatica, costituita da “Maruzza Musumeci”, “Il casellante” ed “Il sonaglio”. Viscerale.

Gabriella Lax

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Se l’arte del tatuaggio è al femminile

tatuatrice-opera-223331_tnFarlo era diventata un’ossessione. Il vero dilemma era individuare ciò che per me aveva un significato. Il tatuaggio è come un sacramento: una volta che lo fai non lo puoi eliminare. Se non quelle fisiche resteranno dentro di te le cicatrici di una scelta. Il posto era chiaro: in fondo alla schiena. Lo volevo presente ma invisibile. Non doveva diventare come una di quelle persone che si parano davanti anche quando non le vuoi vedere. Laggiù, avrei saputo che c’era, senza averlo davanti agli occhi. Sembra una farfalla ma in realtà è un simbolo degli elfi, da me modificato. Mai dimenticherò la simpatia (…) del tatuatore che, a fine lavoro, disse che la sua “A”, come Antonio, in mezzo al disegno, si sposava alla perfezione. Scherzo cretino. Era dicembre. Nessuno sapeva di questa mia scelta. Immaginate cosa accadde quando, circa tre mesi più tardi, mentre ero piegata a parlare al telefono fisso, mi si sollevò la maglia e, mia madre, passando, lo scoprì . Era venerdì santo.

Stanno benissimo i tatuaggi (non son per gli eccessi) fatti alle donne e…dalle donne!  E per questo nasce la prima convention di tatuaggi dedicata esclusivamente alle donne, qualche giorno fa all’Ergife Palace Hotel di Roma, col titolo “The other side of ink”. Un fine settimana caratterizzato da rumori di macchinette e stand coloratissimi di stencil ed inchiostri. Dunque non solo cinquanta artiste del disegno su pelle che hanno lavorato per adornare i corpi dei visitatori ma, sul palcoscenico, si sono alternati performer, pole dancer, swing, una dimostrazione di shibari l’arte giapponese del bondage. All’evento erano presenti anche tre mostre: Vis Dearum, collettanea pittorica dedicata all’aspetto divino della donna curata da Ilaria Beltramme e Viola Von Hell, Natura et Ratio, curata da Andrea Oppenheimer composta da opere di media differenti che si confrontano con il femminino, e Plurale Femminle, anch’essa dedicata al filo rosso della convention, le donne. Da registrare una massiccia presenza delle attuatrici italiane. Solide basi dunque perché l’evento faccia le radici e diventi uno degli appuntamenti fissi della capitale.

La domenica di Pasqua, mentre ero sulla terrazza della casa nella mia ridente Sicilia, mia madre si avvicinò, mi scostò la maglia, guardò il tatuaggio e mi sorprese: “Ma lo sai che è proprio bello!”.

Gabriella Lax

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