Archivio | marzo 31, 2013

…Buon viaggio a Iannacci ed al Califfo

Ecco la musica è finita. In pochissime ore se ne sono andati via in due: Enzo Iannacci e Franco Califano. Si rischia di esser banali a scrivere di due pezzi di storia della musica, differenti, ma nello stesso tempo, provocatori e innovativi.
iannacci
“Faceva il palo” è la canzone di Iannacci che mi hanno insegnato a scuola. Non vi nascondo che l’ho canticchiata più volte per addormentare mio nipote neonato in braccio e l’impresa è sempre riuscita. Il testo della canzone è estremamente ilare. Leggevo le parole nello spartito e ridevo, ridevo da sola a pensare che una persona mezza “non vedente” si potesse ritrovare a fare il palo. Poi, in un giorno di festa, a “Domenica In” appare lui. Enzo Iannacci, divertente ed imprevedibile. Risuonano nelle orecchie le parole di mia madre. «Pensare che questo è un chirurgo. Io non mi farei operare mai da lui!!». “E perché?”, avevo pensato con ingenuità. Mi sembrava così “particolare” e “curioso”. Con Giorgio Gaber costituita una coppia musicale stellare. Cantava dei poveri, degli emarginati, della sua Milano, ha dato un contributo enorme a “svecchiare”, partendo dal dialetto, la canzone nazionalpopolare italiana. Era cabarettista, cantautore e attore. Non dimentichiamo che, negli anni Cinquanta, ha avuto la capacità di suonare con mostri sacri del jazz, tra i quali figura Chet Baker.
califanoEd è la nascita che, nella maggior parte dei casi, segna la vita di un uomo. Così è stato per Franco Califano che era venuto al mondo in una delle maniere più avventurose. La madre aveva partorito in aereo vicino Tripoli, allora colonia italiana. E un volo a ritmo tempestoso ed inarrestabile è stata la vita de “Er Califfo” come era soprannominato. Due volte in prigione, due volte perfettamente reinserito nella vita. Ha cantato fino a pochi giorni fa, Califano, una vita di eccessi, da latin lover incallito, cinico e romantico, lui che vantava la conquista di migliaia di donne, affascinante e maledetto, così “personaggio” da meritarsi persino le imitazioni. Più in ombra invece il suo lato poetico e di scrittore ed autore di alcune tra le più belle canzoni della musica italiana: “Minuetto” per l’amica Mia Martina, “Un grande amore e niente più” per Peppino di Capri o “E la chiamano estate” per Bruno Martino. La scena più bella della fiction di “Romanzo criminale”, l’efferato omicidio di un boss, mentre contemporaneamente si sposa un componente della Banda della Magliana, avviene con “Tutto il resto è noia” in sottofondo, capolavoro assoluto del cantante di Acilia. In sintesi, la sua filosofia di vita…

Chiudo con le parole postate dal caro amico imitatore geniale Gennaro Calabrese. Califfo «Perché piangete per me? Io sono felice, sono qui con De Andrè, con Dalla, con Battisti, con Mia Martini. Sono io che dovrei piangere per voi, che state la con Gigi D’Alessio!».

Gabriella Lax

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