Archivio | marzo 2013

…Buon viaggio a Iannacci ed al Califfo

Ecco la musica è finita. In pochissime ore se ne sono andati via in due: Enzo Iannacci e Franco Califano. Si rischia di esser banali a scrivere di due pezzi di storia della musica, differenti, ma nello stesso tempo, provocatori e innovativi.
iannacci
“Faceva il palo” è la canzone di Iannacci che mi hanno insegnato a scuola. Non vi nascondo che l’ho canticchiata più volte per addormentare mio nipote neonato in braccio e l’impresa è sempre riuscita. Il testo della canzone è estremamente ilare. Leggevo le parole nello spartito e ridevo, ridevo da sola a pensare che una persona mezza “non vedente” si potesse ritrovare a fare il palo. Poi, in un giorno di festa, a “Domenica In” appare lui. Enzo Iannacci, divertente ed imprevedibile. Risuonano nelle orecchie le parole di mia madre. «Pensare che questo è un chirurgo. Io non mi farei operare mai da lui!!». “E perché?”, avevo pensato con ingenuità. Mi sembrava così “particolare” e “curioso”. Con Giorgio Gaber costituita una coppia musicale stellare. Cantava dei poveri, degli emarginati, della sua Milano, ha dato un contributo enorme a “svecchiare”, partendo dal dialetto, la canzone nazionalpopolare italiana. Era cabarettista, cantautore e attore. Non dimentichiamo che, negli anni Cinquanta, ha avuto la capacità di suonare con mostri sacri del jazz, tra i quali figura Chet Baker.
califanoEd è la nascita che, nella maggior parte dei casi, segna la vita di un uomo. Così è stato per Franco Califano che era venuto al mondo in una delle maniere più avventurose. La madre aveva partorito in aereo vicino Tripoli, allora colonia italiana. E un volo a ritmo tempestoso ed inarrestabile è stata la vita de “Er Califfo” come era soprannominato. Due volte in prigione, due volte perfettamente reinserito nella vita. Ha cantato fino a pochi giorni fa, Califano, una vita di eccessi, da latin lover incallito, cinico e romantico, lui che vantava la conquista di migliaia di donne, affascinante e maledetto, così “personaggio” da meritarsi persino le imitazioni. Più in ombra invece il suo lato poetico e di scrittore ed autore di alcune tra le più belle canzoni della musica italiana: “Minuetto” per l’amica Mia Martina, “Un grande amore e niente più” per Peppino di Capri o “E la chiamano estate” per Bruno Martino. La scena più bella della fiction di “Romanzo criminale”, l’efferato omicidio di un boss, mentre contemporaneamente si sposa un componente della Banda della Magliana, avviene con “Tutto il resto è noia” in sottofondo, capolavoro assoluto del cantante di Acilia. In sintesi, la sua filosofia di vita…

Chiudo con le parole postate dal caro amico imitatore geniale Gennaro Calabrese. Califfo «Perché piangete per me? Io sono felice, sono qui con De Andrè, con Dalla, con Battisti, con Mia Martini. Sono io che dovrei piangere per voi, che state la con Gigi D’Alessio!».

Gabriella Lax

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Dimmi che Pasquetta fai…

abateCarmine Abate (scrittore). Nonostante la vittoria la premio Campiello è inarrestabile. Quando lo sentiamo non vorremo turbare la sua verve scriptorea…«Sono molto impegnato a scrivere e son molto contento per il momento che sto attraversando, naturalmente. Purtroppo per il momento Non tornerò in Calabria, a Pasquetta resterò in Trentino». Ma il perché è presto svelato. Lo scrittore sarà nella sua terra d’origine i primi giorni di aprile, per la presentazione de “La collina del vento”, ospite nella scuole di Reggio e della provincia. «Mi piace la Pasquetta tradizionale in famiglia. Ci sarà solo da decidere se andare in montagna o sul Lago di Garda, certo confesso che io sono più attirato dall’acqua, ma la scelta dipenderà dal tempo. Voglio fare una bella mangiata e giocare a pallone con i miei figli».

imagesGiuseppe Giofre (ballerino). Da qualche mese ha lasciato la sua Calabria definitivamente per andare a stabilirsi a Roma. Super impegnato per la promozione del disco nel quale si cimenta sia nel canto (è prodotto dalal Maionchi), sia nel ballo, come ha fatto anni fa il suo idolo, la bellissima Britney Spears. Dunque, sempre via per tutto l’anno e quale migliore occasione, che le vacanze di Pasqua, per il vincitore di Amici 2012 per tornare nella sua terra?«Passerò Pasqua e Pasquetta con la mia famiglia. Non vedo l’ora di rientrare in effetti perché da quando è uscito il suo single “Break” è spesso in viaggio per il Paese. Mangerò il mio uovo di cioccolata, rigorosamente al latte, e starò con i miei parenti e con i miei amici, finalmente. Insomma approfitto di questi pochi giorni per ricaricare le batterie».
micaela____foti.jpg___th_220_220Micaela Foti (cantante) . All’insegna del riposo, per il momento lontana dalla capitale, le vacanze pasquali della giovane cantante reggina, già da qualche giorno nella città dello Stretto. «Sto studiando (è iscitta in gurisprudenza, poverina, come ti capisco…) ma non diciamo la materia per scaramanzia. Rispetto allo scorso anno, al grande fermento per l’uscito del fortunato single “Splendida stupida”, ora è un momento di pausa: sto lavorando ad un nuovo progetto e, soprattutto, agli spettacoli live. Non so ancora di preciso il mio programma per il lunedì dell’Angelo ma so che certamente trascorrerò quella giornata coi miei amici, quelli che, stando a Roma, non vedo per il resto dell’anno».

gennaro-calabrese-200x300Gennaro Calabrese (imitatore). Prosegue con successo sulle reti di Sky nelle parodie de “Gli sgommati”, in cui interpreta svariati politici dando voce ai personaggi di gomma per il terzo  anno consecutivo. Nel frattempo, a Roma, fino al 28 aprile, ci saranno cinque repliche e andranno in scena i suoi personaggi speciali de “L’imitatore non è l’imitato”, divertentissimo show di cui cura la regia.. Torna a casa per le feste l’imitatore di origine reggina sempre contento di riabbracciare la famiglia e gli amici. Per la Pasquetta «Ancora non ho deciso. Son già contento di tornare a casa, prendere una pausa, rifiatare. Non so cosa combinerò a Pasquetta, ma, di solito, io sono il “fuochista” della comitiva per le grandi mangiate. Mi piace cucinare, mi piace arrostire la carne e finirà così anche stavolta, sicuramente».

Gabriella Lax

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Jack, il cane salvadanaio

jackCentoundici monetine dentro lo stomaco e non sentirle! Questa è l’incredibile (e a lieto fine) storia capitata ad un cane di nome Jack. Il jack russel ha deciso di emulare i porcellini di porcellana ed è riuscito ad ingurgitare (senza effetti letali) ben 111 monete da un penny nell’arco di tredici anni.

Ingoiandone una dopo l’altra, Jack ha accumulato un piccolo patrimonio nel suo stomaco fino a quando, dai suoi lamenti, il suo padrone, Tim, si è accorto che qualcosa non andava.

Chissà quanto male avrà provato il povero cagnolino! Non ci voglio pensare. Tim ha portato il cane dal veterinario e così, dopo una lastra all’addome, si è finalmente (ed incredibilmente) scoperta la causa dei dolori. Dopo un piccolo intervento tutte le monete sono state recuperate dal pancino del cane che è poi ritornato alla sua dieta onnivora!

Gabriella Lax

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A Stoccolma il museo degli Abba

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Sento forte il richiamo della carne e voglio raccontare di una significativa iniziativa dei cugini svedesi.

Un luogo dove salvare, dall’usura del tempo, un pezzo di storia della musica di un paese. Aprirà il prossimo 7 maggio a Stoccolma il museo degli Abba. La sede prescelta è l’edificio che già ospita la Swedish Music Hall of Fame, vicino alla famosa sala dei concerti Liljevalchs konsthall e del parco dei divertimenti Gröna Lund. Sarà un museo interamente dedicato al leggendario gruppo svedese e alla storia della musica pop scandinava ed a carattere interattivo, nelle sofisticate ambientazioni che riportano agli anni Settanta. Nella famosa sala d’incisione del gruppo, ricostruita in scala ridotta, il “Polar Studio”, i visitatori potranno identificarsi nei quattro componenti indossando i loro abiti e registrando la voce sulle musiche originali.

L’annuncio è stato dato da Björn Ulvaeus, uno dei ex membri della band che si è sciolta ormai trent’anni fa. «Un tempo pensavamo solo a fare un museo degli Abba e nient’altro, ma sia io che Benny Andersson volevamo iscriverci in un contesto più ampio e cioè quello della storia della musica popolare svedese». Il compositore svedese ha ammesso di avere avuto qualche dubbio al pensiero di diventare un “oggetto da museo prima della morte”, ma allo stesso tempo ha riconosciuto che il gruppo insieme ha creato qualcosa di “enorme”.

«E’ la storia di Cenerentola che vale la pena di essere raccontata» chiarisce, rimarcando che, ha spiegato, sottolineando che tutti e quattro hanno approvato il progetto. Il quartetto di “Mamma mia!”, che ha venduto più di 378 milioni di dischi in tutto il mondo, ha fatto il suo debutto nel 1970 con la formazione che avrebbe sempre mantenuto: Björn Ulvaeus, Benny Andersson, Agnetha Fältskog e Anni-Frid Lyngstad. I biglietti si possono comprare on line sul sito del museo svedese.

Vi sarete chiesti perché, inizialmente, ho scritto di “richiamo della carne”. Oddio, ora che ci penso avrei dovuto scrivere richiamo del “salmone”. Semplicemente perché il mio cognome, Lax, ha origini svedesi e significa, appunto, “salmone”. Deriverà da questo il mio rifiuto totale di nutrirmi di animali marini e di fiume?

Gabriella Lax

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Montanari, il Libanese diventa Romeo

una-foto-di-francesco-montanari-96633Truce e spietato, ma incredibilmente affascinante. Queste le caratteristiche del “Libanese”. Proprio in questa interpretazione, il grande pubblico ha imparato a conoscere l’attore Francesco Montanari qualche anno fa, su Sky, nella fiction di successo mondiale, in cui impersonava proprio il capo della Banda della Magliana nella trasposizione televisiva. Ha fatto un bel salto di qualità però. Un salto che lo porta al teatro Eliseo di Roma, giusto per iniziare, per rimpiazzare, in questa nuova edizione, Riccardo Scamarcio, nei panni di Romeo Montecchi. Si tratta del capolavoro del maestro inglese “Romeo e Giulietta”, con traduzione e adattamento di Fausto Paravidino e Valerio Binasco, per la regia di quest’ultimo

E’ un attore impegnato Montanari, nato nel 1984, che ha maturato parecchio in questi anni e che fa della sua arte un mestiere e la sua fonte ispirazione e che afferma senza reticenze «Mi piace variare, mi diverte cambiare i ruoli» e o dimostra coi fatti poiché non ha avuto paura di abbandonare il personaggio che gli ha dato notorietà.

«Non vivo questo impegno come una sostituzione, quindi non posso che desiderare di andare in scena nella mia città. Non avrei mai immaginato di interpretare Romeo nella mia vita e per questo ritengo che sia un’occasione straordinaria. Di solito, quando mi accosto a un personaggio, cerco nei suoi tratti delle similitudini con altri caratteri che ho interpretato oppure ho visto interpretare. Si tratta di piccoli punti d’appoggio che rendono più fluido il lavoro sul testo. In questo caso ho deciso di lanciarmi in una sfida estrema. Ho abbandonato completamente me stesso e da giugno, tutti i giorni, leggo il testo di Shakespeare, perché voglio affidarmi solo alla sua poesia. Ho pianto, riso, mi sono emozionato e arrabbiato» afferma sulla nuova opportunità teatrale.

Montanari fa il pienone di critiche positive poiché sembra esserci calato perfettamente nella parte del protagonista del classico shakespeariano (affiancando un’affascinante Deniz Ozdogan, nel ruolo di Giulietta) e hanno scritto di lui “conferisce il regista piemontese, muovendosi con naturalezza tra l’insicurezza rabbiosa, la passione gioiosa”.

E’ lo stesso attore a chiarire che «L’opportunità di interpretare Romeo sotto la guida di un regista come Valerio Binasco è una fortuna e una grande ricchezza per un attore, sono estremamente felice di questa esperienza. Tutta la compagnia è un insieme di talenti al servizio della recitazione e del pubblico. non ci sono individualità ma un bellissimo gruppo dove tutti in egual modo sappiamo di essere funzionali come ingranaggi di un grande orologio».
Lo spettacolo, dopo essere andato in scena a Roma, passerà a Bolzano, Reggio Emilia, Varese, Genova e Torino. Sul palcoscenico ci saranno inoltre Milvia Marigliano, Andrea Di Casa, Filippo Dini, Francesco Formichetti, Massimiliano Frateschi, Simone Luglio, Riccardo Morgante, Fulvio Pepe, Giampiero Rappa, Sergio Romano, Marcela Serli, Roberto Turchetta, Gianluca Viola, Antonio Zavatteri. Lo spettacolo è valso a Binasco il premio Ubu 2011 miglior regia. Io invece continuo a rosicare perché il bel tenebroso è impegnato a convincere la fidanzata Vanessa a sposarlo…

Gabriella Lax

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Il mistero del Rembrandt ritrovato

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Fino a qualche tempo fa era stato considerato lavoro di un allievo del grande maestro fiammingo. E invece si scopre che è stato proprio Rembrandt a dipingerlo. Parliamo del quadro che raffigura un uomo, in abiti seicenteschi, che indossa un cappello con una lunga piuma bianca.
Nel 1968 un gruppo di ricercatori stabilì che il quadro, sul quale sono visibili la firma di Rembrandt e la data 1635, quando l’artista aveva 29 anni, fosse stato dipinto da un suo allievo.
Ma, una successiva indagine, guidata da Ernst Van De Wetering, il più rinomato esperto del pittore olandese a capo del “Rembrandt Research Project”, ha riscontrato che la tela fu dipinta proprio dal maestro.

Il quadro era stato ritrovato e donato al “National trust britannico”, l’agenzia per la conservazione del patrimonio artistico della nazione, nel 2010 dagli eredi di lady Edna, moglie del barone Harold Samuel di Wych Cross, il quale era un noto collezionista di arte olandese e fiamminga. Il quadro è esposto nella tenuta di Buckland Abbey, nel sudovest dell’Inghilterra, l’ex casa di Francis Drake, il primo inglese a circumnavigare il globo dal 1577 al 1580.

E’ esaustivo Van De Wetering «Negli ultimi 45 anni abbiamo raccolto molte informazioni su autoritratti di Rembrandt e sulle oscillazioni del suo stile. La tecnica adottata per realizzare questo quadro in particolare, assomiglia ad altre opere della fase iniziale della carriera del pittore». Il National Trust non può vendere il quadro, che rimarrà per altri otto mesi al Buckland Abbey prima di essere sottoposto a ulteriori test e verifiche. L’autoritratto di Rembrandt ha oggi un valore stimato in 20 milioni di sterline (23 milioni di euro).

Gabriella Lax

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Gas, il primo push- up per il lato “b”

gas-pop-up_225X349La natura non è sempre buona con tutti. Non a caso Leopardi parlava di lei come di una matrigna. Le moderne tecnologie hanno mostrato però, ed in tanti modi, come sopperire alle “naturali” imperfezioni. Per avere un lato “b” da urlo, modello J Lo per intenderci, e sconfiggere la forza di gravità nasce “Pop-Up Jeans”.

Si tratta di un modello particolare di jeans, prodotti dalla casa italiana, con tagli e cuciture strategici, tessuto elasticizzato che modella e definisce fianchi e glutei, ai quali si aggiunge (per rasentare la perfezione) un piccolo trucco “invisibile”.

Il Gas Pop-Up Jeans regala due invisibili coppe anatomiche in materiale anallergico da inserire in due taschine interne posizionate sopra i glutei in modo da renderli pieni. Il segreto strategico sono un paio di coppe, di diverse dimensioni a seconda della taglia del jeans, che donano una curva invidiabile al fondo schiena. Insomma una sorta di “Wonderbra” per il lato “b”.

«Il Pop-Up Jeans è un brevetto internazionale che arriva dopo un anno di test del laboratorio di ricerca e sperimentazione» chiarisce spiega Barbara Grotto, Head of Communication di Gas, l’azienda fondata dal padre Claudio nei primi anni Settanta e che si trova nel cuore pulsante e laborioso del Nord-Est d’Italia.

Gabriella Lax

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In Svezia il manichino è curvy!

il manichino curvySono uomini senza sangue, avevo letto in un fumetto horror. In realtà, i manichini sono sempre stati piatti, plastificati come Barbie, freddi e, contro qualunque regola umana, capaci di indossare perfettamente (anche con l’aiuto di spillini invisibili!) ogni tipo di capo. Succede così, qualche tempo fa, a una blogger in Svezia, di fotografare e riportare sul web, le immagini di un manichino curvy (foto a fianco). Si è scatenato un putiferio. Su Facebook nasce una polemica relativa all’utilizzo di manichini femminili troppo esili (basic) che non rispecchiano affatto le curve delle donne più “generose”. Riproposta sul social network, da una pagina chiamata Women’s Rights News, la fotografia della 29enne Rebecka di Malmo, scattata in un punto vendita della catena Åhléns, è stata condivisa da decine di migliaia di utenti, che hanno apprezzato i manichini svedesi in quanto, più in carne e generosi, risponderebbero maggiormente alla realtà femminile. La foto di Rebecka fa il giro del mondo, trovando grandi apprezzamenti.

La foto  mostra due manichini: un standard e l’altro curvy. La mia domanda è, rispondete sinceramente, quale dei due più si attaglia alla realtà? L’immagine della donna formosa è stata legata, di recente, a sintomatologie patologiche di sovrappeso. In verità, nel passato, le donne con qualche chilo in più, erano simboli di fertilità e di salute: si pensi alla Venere di Willendorf. Le cause dell’attuale forma di “emarginazione” nei confronti delle donne curvy risiede nei modelli che tv, media e cinema ci propongono (non senza l’utilizzo di Photoshop), in realtà non veritieri, di donne magrissime e senza un filo di grasso, al limite della perfezione.

Personalmente il mio impatto col mondo curvy è stato del tutto casuale e molto piacevole. Alle sfilate di Milano, lo scorso settembre, ho conosciuto Barbara Christmann, giornalista italo tedesca, impegnata a realizzare interviste per il suo blog curvy (http://www.beautifulcurvy.com). La cosa che mi ha colpita è lo stato di benessere e serenità che si specchiava nel suo sguardo. Serenità nell’accettarsi e nel viversi anche se con qualche chilo in più. Una realtà di donne che, semplicemente, vivono bene con sé stesse.

Gabriella Lax

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“Distensio animi” di Davide Ricchetti

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«Era da un po’ di tempo che avevo pensato a soggetti che fossero della donne. La mostra mi ha dato l’opportunità di realizzarli. I due colori presenti, il bianco ed il nero, mi son serviti a dare più delicatezza alle figure. Poiché in alcuni casi i colori riescono a distrarre. Ho preferito soffermarmi su queste donne, delle quali non si distingue il ceto sociale. Alcune sono giovani, come la ballerina, poi ci sono altre più mature». Nell’ambito della mostra d’arte “Underground”, organizzata da SosBeniCulturali, la personale dell’artista Davide RicchettiAttimi”, allestita nel sito archeologico ipogeo di Piazza Italia a Reggio Calabria.

I volti e le figure in bianco e nero, sono nove, tutti realizzati per quest’esposizione. Ci sono tele ad olio, ma anche carboncino su foglio, sempre in bianco e nero. E poi ci sono un paio di altri dipinti già realizzati dall’artista per altre mostre per una contemporaneità figurativa che, anche in questa occasione, si sposa bene col classico arcaico dei resti di piazza Italia.

«Gli attimi, sono quegli istanti in cui il tempo, il kronos, non esiste, svanisce di fronte ad un’emozione interiore, ad un ricordo o ad un pensiero che, per un istante appunto, abbraccia l’universo. L’“attimo” in cui l’interiorità si allarga fino a divenire “mondo senza confini spazio-temporali”, dopotutto anche la luce che vediamo delle stelle non è altro che passato nel presente (il pensiero astronomico è stato all’origine dell’ispirazione nds). “Attimo” è quindi la “distensio animi”, un’estensione dell’anima. E’ questa a darci la misura del tempo. Ciò che viene misurato dall’anima non sono, quindi, le cose nel loro trascorrere, ma la traccia che esse lasciano e permane nella nostra anima anche quando esse sono ormai un ricordo . Le dimensioni dell’esistenza sono quindi articolazioni del distendersi dell’anima: l’attesa, il momento, il ricordo». Questa volta, a quanto pare è stato più in lavoro di “pancia”, «è stato un percorso molto istintivo, una lunga ricerca, ho fatto molte foto, ma mi sono lasciato guidare maggiormente dall’ispirazione che dalla razionalità, contrariamente ad altre volte».

Gabriella Lax

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In biblioteca il pane della cultura

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Mentre il pane nutre il corpo, i libri sostengono la mente. Per questo, ceste di pane collocate in biblioteca assumono un grande significato simbolico. Ed è questa l’idea di due maestri riconosciuti a livello internazionale, Jannis Kounellis e Bizhan Bassiri, che hanno creato appositamente due opere nell’antico Salone Vanvitelliano della Biblioteca Angelica che, per la prima volta, si apre all’arte contemporanea. Nella parte sinistra dei grandi tavoli (la destra rimane a disposizione dei lettori) sono stati posizionati venticinque sacchi di juta con dentro un profumato pane appena sfornato.

Il contributo di Bassiri è invece un grande sole rosso (formato da due cerchi sovrapposti e carichi di una materia) e immobile che sormonta la scena: il sole fonte di luce, calore, motore primigenio di sviluppo e di crescita. L’astro resta sospeso nel vuoto tra gli scaffali disegnati a metà del Settecento da Vanvitelli riportando al cuore pulsante dell’universo.

Una sorta di percorso di arte povera con la peculiarità che il maestro greco Kounellis non pretende che le sue creazioni siano immobili a fare il loro tempo anzi, spontaneamente afferma «Sarei contento se si portassero da casa un coltellino e un pò di burro per far merenda nelle pause dello studio». Il pane (al naturale, non trattato), come se fosse una scultura, sosterà sui tavoli della biblioteca. Ed alla fine dell’esposizione, non verrà buttato, ma sarà dato in pasto agli animali.

«Quando il pane sarà finito, o ammuffito, o sarà diventato troppo duro da masticare lo porterò nel pollaio della mia casa in Umbria e lo darò alle galline». Parola di Kounellis.
I due artisti giurano di non aver concordato i loro interventi nella biblioteca. Invitati dalla direttrice Fiammetta Terlizzi e coordinati da Isabella de Stefano, Bassiri e Kounellis hanno avuto carta bianca per il loro progetto, che rientra negli eventi organizzati dal periodico quadrimestrale Mozart fondato dal critico Bruno Corà.

Gabriella Lax

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