Archivio | gennaio 26, 2013

Il giardino segreto di Dior

dior_200 Non potete immaginare che cosa si può scoprire in una semplice sessione di trucco. Quando poi si tratta di un esperto di make up della maison Dior, la sessione si può rivelare un’interessantissima lezione di storia dello stile. No, non fatevi trarre in inganno, non immaginate libroni a forma di mattone da leggere e imparare. Con Emiliano Mereu, make up artist, originario della Sardegna e in pianta stabile a Bologna, le informazioni sono venute fuori in maniera del tutto naturale.

Ho scoperto così che le palette di ombretti, le boccettine dei profumi e persino gli astucci di mascara (rigorosamente Dior) portano dietro pezzetti di una storia, cominciata tanti anni fa. Così sui blush c’è il motivo “cannage”, cioè la stessa fantasia di righe delle sedie sulle quali, nella sfilata “New Look” (proprio come l’ultimo mascara), nel 1947, Christian Dior fece accomodare la stampa alla presentazione della sua prima collezione. Intanto vi racconto i prodotti per il mio trucco:ombretto liquido usato come primer (eye gloss, colore neutro, chiaro); un ombretto/matitone usato per ottenere un effetto di definizione lungo la rima cigliare nei toni del nero (“Twin Set” é il nome del matitone/ombretto) e un ombretto a 3 nei toni del rosa (3 couleurs smoky) con decorazione “Pied de Poule” (il tessuto che Dior rubò dal guardaroba maschile, traslandolo in quello femminile), sulla palpebra mobile per un effetto glamour.

E il profumo “J’adore” (note J’adore: Bergamotto di San Carlo, Rosa Di Damasco, Gelsomino Sambac)?  “J’adore!” fu l’espressione che Dior esclamò quando finì la sua prima sfilata.Boccetta sinuosa come il corpo di una donna, come un anfora, come la boccetta firmata Lalique del primissimo profumo Dior, adornata dal collare tipico delle donne Masai che abbiamo visto in molte sfilate. Emiliano mi ricorda che Christian Dior riuscì a disegnare i suoi abiti “scultura”, a rivelare le sue sorprese per soli dieci anni prima di morire. Ma, tutti gli stilisti che vennero dopo, seguirono lo stile “Dior” perché quando si disegna per una casa di moda ci son delle regole alle quali ogni stilista, in automatico, si adegua. Ed il più longevo per Dior è stato certamente John Galliano, alla guida della maison per ben dodici anni.

E dulcis in fundo, mentre termina la sessione di trucco ed io mi sento sobriamente coccolata e bellissima, si avvicina la signora agée, che ha l’appuntamento successivo al mio, ed arriva con un pacchettino di dolcetti al bergamotto. Ed Emiliano mi svela l’ultimo segreto. Un paesino calabrese, San Carlo, custodisce il “giardino Dior”, un luogo cioè in cui vengono coltivati i bergamotti che poi andranno a far parte delle essenze confezionate e prodotte dalla casa francese. Poiché «Pioniere dell’etnobotanica da oltre 20 anni, Dior seleziona risorse vegetali rare ed efficaci all’interno dei propri giardini in tutto il mondo. La sua équipe di 10 etnobotanici esplora così la biodiversità vegetale e identifica gli ingredienti cosmetici del futuro: dalle piante ad un’azione giovinezza efficace e ottimale per la pelle. Sono necessarie 3 fasi per sviluppare un ingrediente all’interno dei Giardini Dior: la selezione delle piante, l’identificazione del terreno nel quale la pianta sviluppa le sue proprietà più eccezionali e la definizione di specifiche precise per garantire una perfetta riproducibilità degli estratti».

Gabriella Lax

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