Ciampino, riaffiorano i segreti di Ovidio

ciampinoOvidio aveva raccontato ne “Le metamorfosi” il mito di Niobe che lodò così tanto i suoi quattrordici figli, da suscitare l’ira funesta della dea Latona che decise di tramutarli in statue di pietre. Si pensa dunque che le statue che rappresentavano le quindici figure, Niobe ed i figli in posizioni dinamiche, uccisi o inginocchiati, in procinto di morire, circondavano probabilmente il bordo delle natatio (la piscina) della villa del mecenate Marco Valerio Messala Corvino, già protettore di Tibullo e dello stesso Ovidio.

Sette statue di quel gruppo sono state rinvenute questa estate a Ciampino. La notizia dell’eccezionale ritrovamento è stata però diffusa solo qualche giorno fa dalla sovrintendenza archeologica del Lazio, dopo che i reperti sono stati messi al sicuro negli appositi magazzini. Con molta probabilità le statue sono crollate nella piscina in tempi antichi, sono state ricoperte di terra creando, in appena 60 centimentri di profondità, una sorta di cripta naturale. Altri ritrovamenti a tal proposito erano stati fatti in passato. Adesso toccherà agli esperti mettere insieme le tessere del puzzle.

Ed è la sovrintendente ai beni archeologici del Lazio, Elena Calandra che spiega la dinamica delle statue «L’uccisone dei figli, racconta il momento più drammatico del mito, con la bellezza mozzafiato delle statue che colgono l’acme della tragedia, l’eccidio dei figli di Niobe; statue dinamiche, panneggi svolazzanti, tre figure femminili in ginocchio ferite dalle punte di frecce in bronzo, che fanno parte della scenografia. E la novità esclusiva sono le figure maschili definiti “tipi iconografici inediti”, due personaggi osservatori». La domanda è se il mito ha ispirato Ovidio o le statue vengono dopo. Dibattito in corso che Ovidio abbia ispirato il ciclo iconografo di Niobe, un punto sul quale si confronteranno ancora gli studiosi.

Gabriella Lax

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