Bowie, il ritorno del “Duca Bianco”

david bowie
Io, io sarò re E tu, tu sarai la regina Sebbene niente li porterà via Li possiamo battere, solo per un giorno Possiamo essere Eroi, solo per un giorno” (da “Heroes”).

Di lui si è persino detto e scritto che fosse un alieno. Il volto senza tempo, gli occhi di colori differenti. David Bowie si è prestato bene, artefice del glam rock fino agli anni Settanta, al gioco dell’ambiguità. Per me David Bowie è la corsa di Christian F., in “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”, al tempo di “Heroes”. Un personaggio, il Duca Bianco, per certi versi inquietante, fuori dalle mode perché è lui stesso a crearle, un precursore dei tempi che non ha paralleli o paragoni nel panorama musicale. Ha disertato gentilmente la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Londra del 2012.

Dunque, dopo dieci anni di assenza, quando oramai si pensava di non rivederlo mai più sulla scena musicale: squillino le trombe perché, nel giorno del suo sessantaseiesimo compleanno viene pubblicato il nuovo singolo di Bowie. “Where are we now”, s’intitola il brano che circola su ITunes (prodotto dal fedelissimo Tony Visconti), precursore del disco che, in Europa, uscirà l’undici marzo, dal titolo “The next day”. Se il Duca Bianco, nel suo ultimo parto, si sia ispirato alla profezia dei Maya non lo sapremo mai, certe sono invece le atmosfere malinconiche della ballata lenta, a tratti quasi apocalittica (“Dovetti prendere il treno da Potzdamer Platz, non avresti mai detto che sarei stato capace di farlo, un uomo perso nel tempo nei pressi di KaDeWe, come morti che camminano. Dove siamo adesso? Nel momento in cui lo sai, lo sai…Purché ci sia il sole, purché ci sia la pioggia, purché ci sia il fuoco, purché ci sia io, purché ci sia tu”).

Dopo dieci anni da “Reality”, pubblicato nel 2003, i fan di tutto il mondo si godono anche il nuovo superbo video, frimato da Tony Oursler.Un ritorno che chiude la trilogia di Berlino (insieme a “Low”, “Heroes” e “Lodger”), nei fotogrammi Bowie guarda le immagini di Berlino in bianco e nero, proiettate su uno schermo, mentre accanto al suo viso si vede quello di una, circondati da ricordi e souvenir d’epoca, in un garage pieno di reliquie d’arte e manichini, frammenti certi di passato.

Gabriella Lax

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