Archivio | gennaio 2013

Facebook, posologia e controindicazioni

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Ho opposto una dura resistenza. Tre anni senza sentire ragioni. I fatti miei tali avrebbero dovuto restare. Non mi sarei iscritta a Facebook mai e poi mai. Il mio lavoro, come responsabile della cultura in una redazione, è fatto però di una fitta rete di contatti ed amicizie (più o meno interessate) che certamente non può prescindere dall’attingere a foto o informazioni reperibili anche sui social network. Ho ceduto.

E devo dire che, alla soglia del terzo anno d’iscrizione, non posso lamentarmi. Certo ho imparato a conoscere di Facebook anche i (perversi) meccanismi. Stile ed eleganza ovviamente devono essere un must on line. E mentre io lo utilizzo come preziosa fonte lavorativa e frequente circuito di farfallone rie con gli amici più cari, una serie di studi sul fenomeno creato da Mark Zuckerberg dimostrano quanto, uno dei social network più utilizzati, sia in realtà una sorta di “dea della discordia” per gli habitué della piazza virtuale.

La ricerca, condotta a Berlino, i cui risultati saranno resi noti tra qualche settimana, ha mostrato come Facebook sia capace di scatenare sentimenti di invidia, insieme a tutte le sensazioni dolorose connesse. In pratica, se un utente scrutando il profilo di un altro ne percepisce la felicità (vera o solo ostentata non ha importanza) è stimolato a offrire un’immagine di sé migliore e più positiva dal suo stesso profilo che diventerà così a sua volta fonte di invidia per gli altri. I ricercatori hanno inoltre dimostrato che, al contrario, gli utenti raramente ammettono di provare invidia poiché tendono ad attribuirla ad altri utenti e soprattutto che esiste una correlazione tra l’invidia provata su Facebook on line e la soddisfazione generale per la vita off line.

Gabriella Lax

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Scarlett sul tetto che scotta

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Trovato e punito il ladro informatico che le aveva rubato scatti intimi, Scarlett Johansson si è potuta dedicare anima e (bellissimo) corpo a lavorare in teatro. Impegnata ed acclamata interprete in “Cat on a hot tin roof”( “La gatta sul tetto che scotta”), ha fatto suo il ruolo che, molti anni fa, portò tanta fortuna a Liz Tylor che aveva interpretato il dramma di Tennessee Williams al fianco di Paul Newman, nel celebre film del 1958. Fino alla fine di marzo, la bionda attrice interpreterà Maggie, la protagonista della storia, al Richard Rodgers Theatre di Brodway. E, nel confronto con quella che era stata l’interprete storica, ha retto benissimo. Sensuale e formosa, Scarlett ha ammaliato il pubblico con la sua voce roca, incarnando perfettamente la donna sensuale e femminile per eccellenza.

E, dopo la riuscitissima e molto applaudita prima che ha convinto anche i critici più agguerriti, la bella Scarlett si è concessa agli scatti dei fotografi insieme al collega Benjamin Walker sul red carpet dell’evento inaugurale tenutosi al “The Lighthouse” del Chelsea Piers di New York. Per l’occasione di gala la star indossava una giacchettina nera in bouclé, completa di pantalone coordinato, tutto rigorosamente “Dolce e Gabbana”, compreso il rouge sulle labbra, sempre della linea per la quale è una delle madrine più affermate. Capelli raccolti e orecchini color turchese.

Gabriella Lax

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Erotismo noir per Andrea Camilleri

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La verità è che non avevo neanche finito di leggere “Una voce di notte” (peraltro tra le storie con Montalbano protagonista c’è di meglio) che, sul bancone della mia depredata libreria del cuore ho visto un altro libro firmato da Andrea Camilleri. Dal format e dalla copertina ho immediatamente realizzato che non si trattava di un’altra avventura del Commissario siciliano.

Mi era sembrata una storia d’amore. Ho bypassato. Ci ho messo un po’ a scoprire “Il tuttomio”. Ora che l’ho letto, a gran voce posso solo dirvi dimenticate il Camilleri che conoscete. Atmosfere cariche di sensualità molto carnale, e non solo per i contenuti della narrazione, conditi dal linguaggio che, abbandonato una tantum il siciliano di Palermo, torna ad essere un italiano scorrevole.No, nessuna voglia di emulare la trama de “L’amante di Lady Chatterley” (a cui la protagonista stessa si paragona, ma della trama non vi anticipo nulla), nessun riferimento a ben noti moderni romanzi hardcore. Arianna, la figura femminile senza tabù, una donna bambina, primeggia dalla prima pagina.

L’autore è bravo a fuorviare il lettore. Non è solo un pruriginoso racconto come inizialmente appare. E Arianna si scopre capricciosa e tenera, a tratti sadica, impossibilitata a cedere ad uno strano amore. In più passi rientrano nel romanzo gli elementi di magia (che riportano alla trilogia che conteneva anche “Maruzza Musumeci”), piccoli e grandi incantesimi (la strana stanza/luogo “Il tuttomio” appunto), con la storia che raccoglie impennate noir. Camilleri rimane un grandissimo scrittore, sia che prosegua nel comporre in dialetto siculo le avventure di Salvo Montalbano, sia che decida di trasportarci nella Sicilia di inizio secolo in un romanzo (storico) o che interagisca con uno scrittore moderno (“L’intermittenza” con Carlo Lucarelli) per un poliziesco ad effetto. Unico nel far perdere al lettore le tracce. La grandezza del mio siciliano preferito (ovviamente dopo mio padre!) sta proprio in questo.

Gabriella Lax

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Gattinoni, ad “Alta Roma” in 3D

Roma - Moda. Altaroma, sfilata di GattinoniSfilata futuristica, da vedere rigorosamente con occhiali 3D. Guillermo Mariotto stupisce gli affezionati di Gattinoni alle sfilate “Alta Roma” per gli abiti primavera estate, nel salone d’onore del Museo delle Arti e Tradizioni Popolari dell’Eur, lo stesso posto che ospita la mostra di abiti delle maison storiche italiane, ideata da Stefano Dominella, “La seduzione dell’artigianato – ovvero: Il Bello e Ben fatto”.

«A disegnarli sembra facile, ma per realizzarli ci vogliono cinquecento mani» ha esclamato lo stilista sudamericano, a margine della presentazione. Dunque, quando la moda sposa la tecnologia, come in questo caso, sulle passerelle si alternano nuovissime sperimentazioni sartoriali, tra cui originali ricami in 3/4D, tessuti manipolati al computer grafica, macro gioielli a forma di trono di sovrano e fiabesche scarpe di Cenerentola, o di carrozza-zucca. Merletti, pizzi e trasparenze per una collezione dai motivi altamente surrealisti.

Il tutto per dar vita a lavorazioni tridimensionali, sulle modelle trasformate in eteree damine di un’immaginaria scacchiera di Alice nel Paese delle meraviglie. Ed altre strabilianti e sensuali sorprese le riserva la lingerie. Guillermo Mariotto disegna sottovesti preziose da notti di fuoco su di una nave misteriosa, leggere vestaglie in organza e satin con volant e ricami che sembrano appena uscite da una nuvola.

Gabriella Lax

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JLo regina ai Golden Globes

A sinistra l'abito del 2000, a destra quello del 2013

A sinistra l’abito del 2000, a destra quello indossato ai Golden Gobes

Ci sono persone che sembra abbiano fatto un patto col diavolo. Il tempo passa e, su alcuni personaggi, non porta alcun mutamento. Jennifer Lopez ne è un esempio. Il suo corpo scultoreo, col lato B sempre da record, continuano a primeggiare, anche sulle giovanissime, come se nulla fosse. Tutti ricordano, dopo tanti e tanti anni, quell’ingresso della diva, nel febbraio del 2000, alla serata dei Grammy Awards. Si era presentata al braccio di Puff Daddy, JLo, tredici anni fa, con un abito Versace tutto spacchi e trasparenze, tanto da lasciare ben poco all’immaginazione. Le sue foto avevano fatto, all’epoca, il giro del mondo, facendo salire alle stelle le sue quotazioni. La stessa scena si è ripetuta qualche sera fa. La Lopez, insieme a Miranda Kerr, Eva Longoria ed altre splendide quarantenni, all’evento dei Golden Globes hanno fatto impazzire i fotografi, per un red carpet che non era mai stato così hot.

Jennifer Lopez è fatta immortalare sempre bellissima, con un abito da capogiro, fatto ancora di scollature vertiginose, da un lato e dall’altro, insieme al “toy boy”, il fidanzatino Casper Smart, mostrando di essere davvero in forma smagliante. D’altro canto per un fidanzato giovane ci vuole una donna in forma e scattante e questo la volpina JLo, lo sa bene…

Gabriella Lax

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Il giardino segreto di Dior

dior_200 Non potete immaginare che cosa si può scoprire in una semplice sessione di trucco. Quando poi si tratta di un esperto di make up della maison Dior, la sessione si può rivelare un’interessantissima lezione di storia dello stile. No, non fatevi trarre in inganno, non immaginate libroni a forma di mattone da leggere e imparare. Con Emiliano Mereu, make up artist, originario della Sardegna e in pianta stabile a Bologna, le informazioni sono venute fuori in maniera del tutto naturale.

Ho scoperto così che le palette di ombretti, le boccettine dei profumi e persino gli astucci di mascara (rigorosamente Dior) portano dietro pezzetti di una storia, cominciata tanti anni fa. Così sui blush c’è il motivo “cannage”, cioè la stessa fantasia di righe delle sedie sulle quali, nella sfilata “New Look” (proprio come l’ultimo mascara), nel 1947, Christian Dior fece accomodare la stampa alla presentazione della sua prima collezione. Intanto vi racconto i prodotti per il mio trucco:ombretto liquido usato come primer (eye gloss, colore neutro, chiaro); un ombretto/matitone usato per ottenere un effetto di definizione lungo la rima cigliare nei toni del nero (“Twin Set” é il nome del matitone/ombretto) e un ombretto a 3 nei toni del rosa (3 couleurs smoky) con decorazione “Pied de Poule” (il tessuto che Dior rubò dal guardaroba maschile, traslandolo in quello femminile), sulla palpebra mobile per un effetto glamour.

E il profumo “J’adore” (note J’adore: Bergamotto di San Carlo, Rosa Di Damasco, Gelsomino Sambac)?  “J’adore!” fu l’espressione che Dior esclamò quando finì la sua prima sfilata.Boccetta sinuosa come il corpo di una donna, come un anfora, come la boccetta firmata Lalique del primissimo profumo Dior, adornata dal collare tipico delle donne Masai che abbiamo visto in molte sfilate. Emiliano mi ricorda che Christian Dior riuscì a disegnare i suoi abiti “scultura”, a rivelare le sue sorprese per soli dieci anni prima di morire. Ma, tutti gli stilisti che vennero dopo, seguirono lo stile “Dior” perché quando si disegna per una casa di moda ci son delle regole alle quali ogni stilista, in automatico, si adegua. Ed il più longevo per Dior è stato certamente John Galliano, alla guida della maison per ben dodici anni.

E dulcis in fundo, mentre termina la sessione di trucco ed io mi sento sobriamente coccolata e bellissima, si avvicina la signora agée, che ha l’appuntamento successivo al mio, ed arriva con un pacchettino di dolcetti al bergamotto. Ed Emiliano mi svela l’ultimo segreto. Un paesino calabrese, San Carlo, custodisce il “giardino Dior”, un luogo cioè in cui vengono coltivati i bergamotti che poi andranno a far parte delle essenze confezionate e prodotte dalla casa francese. Poiché «Pioniere dell’etnobotanica da oltre 20 anni, Dior seleziona risorse vegetali rare ed efficaci all’interno dei propri giardini in tutto il mondo. La sua équipe di 10 etnobotanici esplora così la biodiversità vegetale e identifica gli ingredienti cosmetici del futuro: dalle piante ad un’azione giovinezza efficace e ottimale per la pelle. Sono necessarie 3 fasi per sviluppare un ingrediente all’interno dei Giardini Dior: la selezione delle piante, l’identificazione del terreno nel quale la pianta sviluppa le sue proprietà più eccezionali e la definizione di specifiche precise per garantire una perfetta riproducibilità degli estratti».

Gabriella Lax

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Zanisi, miglior talento di Top Jazz

imagesHa appena vinto il premio “Top Jazz 2012”, categoria miglior nuovo talento. Enrico Zanisi è un giovanissimo pianista romano di ventidue anni, dalle origini cosentine (da parte di madre) e dalle idee molto chiare. In trio con Joe Rehmer al contrabbasso e Alessandro Paternesi alla batteria (lui l’ho sentito l’anno scorso ed davvero bravissimo, pazzo ma entusiasmante), porterà in giro per l’Italia i pezzi dell’ultimo album, uscito lo scorso ottobre per “Cam Jazz”, dal titolo “Life variations”.

E’ un figlio d’arte, cresciuto in una casa con un pianoforte a muro, visto quasi come un misterioso oggetto del divertimento, da esplorare e conoscere al più presto. Ed è così la musica concepita dal giovane pianista, sanguigna e sperimentale, ambiziosa e disarmante. «Mio padre e mia madre suonavano, davano lezioni e quindi per me è stato naturale avvicinare il pianoforte». Uno strumento che inizia a suonare a sei anni, ad otto anni Zanisi inizia a studiare il pianoforte classico, base indispensabile, che gli consentirà, nel tempo, di spaziare tra i generi, fino all’incontro col jazz. «I miei genitori hanno visto il modo col quale mi approcciavo al piano e mi hanno iscritto ad una scuola di jazz a 14 anni. L’impatto è stato disastroso. In quel periodo ascoltavo i Genesis, i Pink Floyd, band di rochk duro, era difficile imparare tutte quelle scale». L’impatto con Siena Jazz e l’ascolto di “The sound of trio” di Oscar Person cambiano decisamente le cose.

A diciannove anni esce il suo primo disco, “Quasi troppo serio”. Per il nuovo disco un titolo non messo a casa, piuttosto «liberamente ispirato alle variazioni di Goldberg scritte da Bach nell’ultimo periodo della sua vita quando parlo di variazioni, per me, in musica, mi riferisco ad uno sviluppo e ad una conoscenza consapevole e mai casuale». In trio con gli altri due protagonisti del disco hanno già suonato a Orvieto, Vicenza, Piacenza, in varie manifestazioni jazz ma, soprattutto, si preparano a metà febbraio all’evento di Dublino “12 points”, selezionati tra dodici gruppi di giovani di tutta Europa per rappresentare l’Italia. Senza dimenticare però la Calabria e la sua Cosenza «non avrei potuto fare un tour e non passare dalla mia terra d’origine, ci torno tutte le estati».

Gabriella Lax

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